Il Campidanese non esiste…

 

Ciao. Cerco di farla breve e semplice. Dicono che il campidanese e il logudorese non esistono. Tra l’altro sarebbe a dire che non esiste il sardo settentrionale e neanche meridionale, anche se questi termini li usano tutti, senza essere consci del fatto che è la stessa cosa. Bene.

La linguistica di solito parte da due scuole di pensiero. La prima analizza la lingua come sistema perfetto (fr.la langue) e la seconda analizza ciò che il parlante fa effettivamente (fr.la parole), questi termini sono stati stabiliti da Saussure.

Nella “langue“ abbiamo tutto ciò che ci serve, le parole, la grammatica ecc… ma è evidente che il parlante può scegliere quando e come dice cosa. Se andiamo ad un funerale, è ovvio che non diciamo: “Mi rompe le palle che tuo padre è crepato“. Diaciamo delle cose che sono “adatte“ alla situazione: „Mi dispiace che tuo padre si è addormentato“.

Sulla base di questa coscienza, il linguista E. Coseriu ha stabilito un sapere linguistico (o anche metalinguistico) che i parlanti sviluppano grazie alla loro educazione, la società e identità. (Sprachkompetenz. Grundzüge der Theorie des Sprechens, Narr: 2007)

Su altre e dopo su queste ricerche scientifiche e sociolinguistiche il mio professore T. Stehl ha fatto una ricerca sull’ italiano regionale di varie regioni. Qui ha scoperto che i parlanti sono in grado, partendo dalla loro storia e identità linguistica, di distinguere dei sistemi linguistici. (Esempio: Die Mundarten Apuliens, Aschendorffsche: 1980).

Sappiamo che una frase come: “dormendo sei“ fa parte di una certa interferenza che normalmente è radicata in gente che ha il sardo come prima lingua. Tramite le tradizioni di discorso, si è trasformato in: “dormendo stai“.

Questa inversione di solito la riconoscono i parlanti del continente, ma anche noi stessi, visto che è una cosa tipica e fa parte della nostra storia e del nostro sapere linguistico. Ma non finisce qui.

I parlanti, secondo la loro storia sono anche in grado di decidere dove abinare le loro parlate. Il sardo era una lingua anche molto prima di essere stata riconosciuta politicamente perché i parlanti del sardo sapevano che il loro sistema di dialetti non fa parte delle parlate italiane.

Sono partita da qui con la mia piccola richiesta ai parlanti.

https://alexandrarrexinisarrexonus.wordpress.com/2014/05/27/se-siete-sardi-e-conoscete-il-sardo-per-favore-rispondete-e-condividete/

Sinceramente devo sottolineare che per me non ha importanza da dove fosse nato il sapere linguistico.

Qui inizia il problema di chi vuole tornare nella storia e mettere in evidenza che tutto ciò che i parlanti sanno ora fosse stato creato sulla base di miti, bugie, invenzioni ecc.

Intanto R. Bolognesi e anche G. Corongiu con i loro libri vogliono provare che tutto ciò che i parlanti sanno fosse basato su miti, gente in malafede e invenzioni. (“Le identità linguistiche die sardi“, Condaghes: 2013 / “Il sardo una lingua normale“, Condaghes: 2013).

Non sono d’accordo su tutti i punti che loro toccano, su alcuni invece sì. Ma questo per me non é significativo. Noi, la storia, non la possiamo cambiare e dobbiamo partire da ciò che succede oggi.

I parlanti del sardo hanno sviluppato un sapere linguistico (può essere basato sui conti de foxili, sulle prime grammatiche del sardo, sul grande razzista tedesco Wagner, su ciò che dice nonna).

Ma la situazione attuale è questa: I parlanti distinguono e valutano tramite certi parametri che gli sono stati dati dalla società, dalla educazione e dalla loro identità (linguistica).

Secondo me, il parlante è la cosa più importante per descrivere le lingue, per categorizzare le lingue e per standardizzare le lingue.

Per questo ho fatto il “test“. Non mi sarei neanche aspettata tutte queste risposte. Addirittura volevo stabilire tutto su venti persone. Ora sono cento.

Per me, la cosa è chiarissima. I parlanti hanno radicato certe cose nel loro sapere linguistico. Le cose basilari, come ho detto su, che sanno cosa dire in certe situazioni e sanno quale lingua parlano. Negli altri contesti valutano e scegono a quale sistema linguistico appartengono.

Finisco qui, altrimenti diventa troppo noioso. Cosa ho fatto?

Ho messo a disposizione 3 testi scritti in sardo. Le proposte di standard secondo me più validi.

  1. La LSC, testo preso direttamente dal sito salimbasarda 2.0 che dovrebbe essere abbastanza rappresentativo perché è questa la “lingua scritta“ LSC.
  2. Un testo dal blog di Ivo Murgia, scritto in “Arregulas“.
  3. Un testo in GSC, la LSC emendata di R. Bolognesi.

Ho chiesto ai sardi di dirmi quale testo rispecchia secondo loro la parlata delle loro biddas e del sardo che usano di solito.

Le risposte toccano quasi un 100% a ciò che noi chiamiamo una linea tra campidanese e logudorese. Ciò che voglio dire è che… ovviamente può darsi che è così perché il cattivo Wagner l’ha detto e perché il cattivo Pittau e il talebano Blasco Ferrer abbiano promosso questo.

Sinceramente… possiamo anche chiedere se c’era prima l’uovo o la gallina.

I fatti sono questi, raccolta nel mio blog e in Facebook di un giorno. No è scientifico perché ci vorrebbero più persone, ma sono sicura che la percentuale chiedendo tutti sardi (quelli senza opinione politica di dover unificare amarrolla ecc…), rimarrà la stessa.

1.

Daniela: Ghilarza, Alessio: Sassari, Luisella: Cuglieri, Maurizio: Nuoro, Carlo: Bosa, Ottavio: Bosa, Maria Antonietta: Ittiri, Diego: Santo Lussurgiu, Pitzente: Perfugas, Gavino: Suni, Carlo: Santu Lussiugiu, Nanni: Isacanu, Maria Rosaria: Bosa, Salvatore: Santu Lussurgiu, Anna: Bosa (no est logudoresu prezisu), Tonello: Romana, Illenia: Bultei, Bonacata: Sedilo, Barbara: Abbasanta, Anna: Brebì (con -dh- di Puddu), Mariarosaria: Bosa, Fabio: Silanus

2.

Gianpiero: Decimomannu, Ignazio: Teulada, Arianna: Iglesias, Daniele: Cagliari, Andrea: Sant’Antioco, Bruno: Arbis, Stefano: Mogoro, Marco Thomas, Casteddu, Gnuppy: Cagliari, Antonio: Assemini, Alessandra: Iglesias, Rita: Nuragus, Emanuela: Nuragus, Alessandro: Villaputzu, Alessia: Uta, Marianna: Pula, Ottavia: Sestu, Cristian: Assemini, Carlo: Campidano, Mauro: Cagliari, Mario: Quartucciu, Bizio: Sinnai, Francesca: Cagliari, Francesco: Ceraxus/ Cagliari, Paolo: Marmilla-Mediocampidano, Cagliaritano: Cagliari, Maurizio: Cagliari, Laura: San Vito, Manuela: Portoscuso, Anna: Gerrei e Sulcis, Gianluca: Elmas, Riccardo: Cagliari, Monica: Cagliari e Seui, Giuanni: Biddaxidru, Andrea: Iglesias, Brunello: Pauli, Walter: Serrenti, Alec: Cagliari, Giulio: Oristano, Massimo: Pauli, Mauro: Cagliari, Lis: Oristano, Paolo: Sinnai, Ara: Cagliari (babu de Ilbono e mamma di Guspini, Paulesu: Pauli, Adriano: Iglesias, Fedelici: Senorbì, Daniele: Pirri, Massimiliano: Assemini, Giovanni Battista: Sinnai, Nanny: Marmilla, Bonaria: Villaspeciosa, Simonetta: Marmilla, Laura: Quartucciu, Maria Luisa: Arbus, Cristian: Senorbì, Be Niang (nome in Facebook): Cagliari, Mauro: Cagliari, Michele: Pirri, Bruno: Sinnai, Carlo: Carbonia, Francesca: Oristano, Rino, Cagliari, Nicola: Villacidro, Sandor: Cuartu, Paolo A.: Mogoro, Matteo: Cagliari , Manuela: San Gavino, Marianna: Villaputzu, Simone: Fluminimaggiore.

3.

Daniele: secondo lui per la nonna di Trexenta andrebbe bene, Marco Thomas: pensa che la 3. è la LSC e secondo lui si dovrebbe ancora migliorare, Giulio: “Te la sei inventata tu?“, Brunello: “Soluzione non impossibile, non condivido l’uso della -k-“, Davide: Oristano: “Su sardu prus comprensibili“

Giuseppe: Mandrolisai se le mastica tutte

Giovanna: “peruna de custas grafias mi ocasionat, pro mimi iant a podere andare bene totus“.

Bene, qui vediamo che i parlanti che hanno risposto sono in grado di scegliere quale sardo scritto fosse più vicino alla loro parlata e vediamo benissimo che la “lacana“ è Oristano.

Ripeto, non m’interessa se è tutto basato su bugie o miti…

Questa è la situazione.

I sardi meridionali in questo test si sono riconosciuti al 100% nelle Arregulas.

No ho niente da aggiungere. Fate voi… se volete continuare a imporre la LSC, scelta in questo test solo da sardi che si trovano nel nord di Oristano, avrete una bella scidada.

Inutile aggiungere che la GSC di R. Bolognesi sarebbe perfetta dal punto di vista della “langue“, ma purtroppo lui si dimentica i parlanti.

Con questo non dico che si debba fare un doppio standard, ma dico che si dovrebbe creare uno standard nel quale si riconoscono anche i parlanti meridionali… e che non sia un miscuglio strano tra le due macrovarietà che i parlanti hanno nel loro sapere linguistico.

Basterebbero delle aperture semplici… ed è fatto… ma sarebbe troppo semplice… e nessuno ci guadagnerebbe soldi.

 

 

Chistionas su sardu? Insandus arrespusta torra, po prexeri

Tengu una pregonta sintzilla po bosi.

Innoi apu a ponni 3 scriduras diferentis. funt tres grafias in sardu. po prexeri no castiais su chi narant, perou sceti is fueddus e sa strutura, sa grafia.

Bollu sciri, cali grafia segundu bosi est prus a s’òru de is biddas de bosaterus…?

Insandus, scioberei intru 1.2.3. e ponneis su nomini e sa bidda e de cali dialetu fait parti su chi si chisiotnat in sa bidda de bosaterus.

O innoi in su blog miu o in facebook…

Gratzia meda. 🙂

1.

Finas ca, comente nos imparant àteras limbas, s’istandardizatzione no l’ant mai promòvida e atuada sas universidades ma sos espertos de limba chi punnant a sistematizare e dare fortza a sa limba natzionale pro nd’otènnere s’ufitzialidade. Custu non cheret nàrrere chi semus contràrios a sos istùdios linguìsticos e dialetològicos, chi sunt indispensàbiles in cale si siat òpera de istandardizatzione. Ma chi semus contràrios a s’impreu “polìticu” e “ideològicu” de sa dialetologia contra a s’unidade e a s’ufitzialidade de sa limba sarda.

2.

Tenei passièntzia, is chi si ligeis custu blog, ma mi tocat a fai una serrada de duas cidixeddas po arrexonis personalis. Sendi ca depu movi a s’èsteru, in d-un’àteru continenti ma a s’àtera parti de s’Àfrica custa borta, e no potzu atendi sa faina, mi cumbenit a mi firmai e a torrai a pigai inderetura faci a su 20 de custu mesi. Ponei-dda diaici, est una manera toga de incingiai s’annu nou, po mei assumancu, e a parti de agoa eus a biri comenti at a girai sa cosa.

3.

Duncas, est torra contende faulas. Faet sa parte ki sa partzidura de su sardu in duos siat una cosa de sa gente, de is Sardos, e non imbentada dae is “linguisti delle caverne”. Ma is corraineddos non podent tzitare su trabballu scientificu cosa mia, ca deo seo “traitore”: sigo a narrer su ki apo semper nadu e non su ki cumandat Munsennore Corraine. A bellu puntu semus! Sa discussione est passada in manu a is ki ddas contant prus mannas, is faulas.

Siete sardi e conoscete il sardo? Per favore rispondete e condividete :-)

Semplice domanda sulla lingua sarda… ai parlanti… per favore! In questo post metto 3 testi in sardo. Non guardate i contenuti, ma solo le parole, i grafemi e il testo in se.

Poi commentate, scrivendo 1.2.3. per indicare quale testo rispecchia secondo voi la vostra parlata. Per favore scrivete il vostro nome se è possibile, vorrei essere sicura che esistete veramente, bidda e  a quale dialetto appartiene la parlata della vostra bidda o città, secondo voi. Ovviamente il vostro indirizzo email è sicuro e non verrà visualizzato.

Per favore se è possibile commentate nel mio blog, altrimenti in facebook

🙂

Grazie mille!

1.

Finas ca, comente nos imparant àteras limbas, s’istandardizatzione no l’ant mai promòvida e atuada sas universidades ma sos espertos de limba chi punnant a sistematizare e dare fortza a sa limba natzionale pro nd’otènnere s’ufitzialidade. Custu non cheret nàrrere chi semus contràrios a sos istùdios linguìsticos e dialetològicos, chi sunt indispensàbiles in cale si siat òpera de istandardizatzione. Ma chi semus contràrios a s’impreu “polìticu” e “ideològicu” de sa dialetologia contra a s’unidade e a s’ufitzialidade de sa limba sarda.

2.

Tenei passièntzia, is chi si ligeis custu blog, ma mi tocat a fai una serrada de duas cidixeddas po arrexonis personalis. Sendi ca depu movi a s’èsteru, in d-un’àteru continenti ma a s’àtera parti de s’Àfrica custa borta, e no potzu atendi sa faina, mi cumbenit a mi firmai e a torrai a pigai inderetura faci a su 20 de custu mesi. Ponei-dda diaici, est una manera toga de incingiai s’annu nou, po mei assumancu, e a parti de agoa eus a biri comenti at a girai sa cosa.

3.

Duncas, est torra contende faulas. Faet sa parte ki sa partzidura de su sardu in duos siat una cosa de sa gente, de is Sardos, e non imbentada dae is “linguisti delle caverne”. Ma is corraineddos non podent tzitare su trabballu scientificu cosa mia, ca deo seo “traitore”: sigo a narrer su ki apo semper nadu e non su ki cumandat Munsennore Corraine. A bellu puntu semus! Sa discussione est passada in manu a is ki ddas contant prus mannas, is faulas.

 

Corraine mi fait arriri…

Dopo l’incazzo che mi sono presa ieri notte con Pepi per la sua diffamazione verso Blasco Ferrer e Zedda, devo ringraziare Diego Corraine per avermi fatto ridere.

Il suo post era troppo ridicolo

http://www.tempusnostru.it/parrere-1.page?docId=2685

Non trovo parole sto ancora ridendo. Leggetelo, merita…

Speriamo che il cattivo Talebano Blasco Ferrer, un linguista che odia le lingue (logica?), sta notte non si trasformi in una bestia per succhiare il sangue dei Cagliaritani.

Ma in realtà l’abbiamo capito… sapete perché Blasco sta imparando il turco? È un agente segreto dei mussulmani… infatti ora arriviamo alla connessione tra lui e Luca de Martini. Stanno pianificando di vendere la parte meridionale della Sardegna ai curdi. Poi la chiameranno Campanolia.

In più Blasco Ferrer è un doppio agente e lavora per il FBI americano. Dopo aver venduto la parte meridionale ai curdi, Logudoria City sarà occupata dagli americani per controllare il mare mediterraneo.

Ma visto che Blasco in realtà è un vecchio catalano che odia tutti… poi farà bisticciare i turchi e gli americani. Appena loro renderanno al suolo uno all’altro, Blasco Ferrer stabilirà il vecchio Regno di Aragon e lo chiamerà Regno di Eduargon.

Hahaha…  Corraine… tropu togu… hahaha

Pepi est unu faulargiu

 

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/sa-campadania-de-abdullah-su-frutu-malaidu-de-blasco-e-zedda/

Corongiu ha veramente pubblicato questo post. L’ex direttore dell’Ufficio della lingua sarda che ancora gestisce (a quanto pare) un blog pubblico… che non dovrebbe più gestire,  essendo l’ex direttore dell’Ufficio della lingua sarda.

Ma lo fa tranquillamente diffamando gente pubblica come un proffessore universitario, Blasco Ferrer e un consigliere regionale come Zedda.

Non c’è nessun collegamento tra A. Luca de Martini che ha pubblicato un testo sulla Natzioni campidanese e le due persone menzionate su.

Luca de Martini non usa neanche le Arregulas scrivendo in sardo e Giuseppe Corongiu fa finta che l’opinione di Luca de Martini fosse la stessa opinione di tutte le persone che sono contro la LSC.

Pepi, ses una bregungia… po mei est una bregungia chi ses sardu.

E ti potzu scriri in sardu su chi bollu sicumenti sa cassatzioni italiana narat chi siat sceti unu dialetu.

Beni. Ses unu faulargiu mannu. No tenis perunu arrespetu de nemus.

Ses sceti innoi ca nci est logu…

E no apu mai connotu una personi chi tenit su bisongiu diaici mannu de si pigai una bella surra verbali.

Legiu faulargiu chi no ses ateru…

Donnia personi podis frastimai … podis nai cosa mala de donnia unu… ma ponni Paolo Zedda e Blasco cumenti talebanus chi bolint partziri is sardus… imoi as diaderus esagerau…

Non sei d’accordo con loro perché non ti piace l’idea del doppio standard,  non sei d’accordo perché non vuoi emendare la LSC… ok… bene…

… e possiamo fare le nostre battute nei nostri blog personali e possiamo anche offenderci in Facebook… ma questa roba qui va oltre ogni limite.

Veramente hai troppo cagato fuori…

Non mi risulta che uno di loro ti abbia mai aggredito o insultato in questa maniera.

Sei una vergogna per ogni funzionario e ogni persona che si muove nel mondo linguistico.

Io ho definitivamente dichiarato di non condividere l’opinione di Luca de Martini per quanto riguarda la divisione di nazione in sud e nord e nessun altro.

Implicitamente ci vuoi far passare tutti per talebani matti solo perché non accettiamo la tua LSC fascista… ma ses diaderus a frori…

Cammina…

 

 

 

Riflessioni sulla Natziòni Campidanesa

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A. Luca de Martini ha scritto che vuole la „Natzioni campidanesa“ nel blog di Vito Biolchini.

http://www.vitobiolchini.it/2014/05/23/sa-natzioni-campidanesa/

Vorrei analizzare senza polemiche ciò che ha scritto Luca di Martini perché lo ritengo molto importante discutere queste cose, invece di comportarsi come dei ragazzini di 13 anni e fare le battute come qualcuno nei commenti nel blog di Vito e in facebook.

Vi dico già in partenza che non condivido l’opinione di Luca di Martini, ma credo che abbia scritto anche delle frasi molto interessanti e da prendere in considerazione nell’analisi del conflitto e della problematica per quanto riguarda la „Questione della lingua sarda“:

Perché non sono d’accordo:

Perché siete già solo quattro gatti in Sardegna e mi basterebbe che la Sardegna come isola diventi meno dipendente e più sovrana nei confronti dello stato italiano. Non parlo neanche di indipendenza, anche se quello sarebbe il massimo.

Già spiegare alla gente non italiana che la Sardegna non è la Sicilia est unu carraxu, immaginiamoci una frase come questa:„Io sono mezza tedesca e ho il passaporto italiano, mia madre è sarda. Ahh, non sai dov’è la Sardegna? È l’isola tra Corsica e la Sicilia… sì sì, c’é un’altra isola… ma in realtà la mia nazione non è sarda, sono „campidanese“.

La parola „campidanese“, così come „logudorese“ sono metonimie. Usiamo queste parole in realtà per indicare: „sardo meridionale“ e „sardo settentrionale“, infatti negli ultimi anni il sardo centrale, dopo Pudhu ha preso il nome „sardo di Mesania“ (credo… correggetemi se mi sbaglio e se esisteva già prima???)

Bene. Questo vuol dire che la parola campidanese si riferisce ad un gruppo di dialetti del sud che hanno dei tratti per noi importanti. La geografia è un altra cosa. Il campidano non è tutto il sud e non funge come metonimia per tutto il sud, almeno per quanto riguarda la mia impressione. Io direi che sono sarrabese, non campidanese, ma parlo un dialetto meridionale: ovvero campidanese.

Non mi piace il concetto di nazionalismo o di nazione, ne di destra, ne di sinistra, ne di sotto, ne di sopra. Anche se Luca di Martini qui spiega il suo concetto, non mi piace tanto. A parte questo, una nazione non nasce solamente per motivi linguistici, anzi tutte le nazioni che parlano l’inglese ci dimostrano che non è assolutamente un criterio.

Il „campidanese“ ovvero: sardo meridionale… e sappiamo tutti di che cosa stiamo parlando, per ciò scordatevi is scillorius e scimprorius del „partzire su sardu in duus“, comunque il campidanese non è una lingua. Per me esistono i dialetti meridionali o se vogliamo campidanesi.

Abbiamo i nostri criteri per riconoscerli e lo sanno tutti e non lo vogliono ammettere… altrimenti dovrebbero meridionalizzare la LSC o ammettere che qualcun’altro ha ragione. Fatto sta che il „campidanese“ non lo possiamo dichiarare lingua.

Ecco questi sono i punti per spiegare dove non sono d’accordo con Luca di Martini per quanto riguarda la „Nazione campidanese“. Però mi sto chiedendo… come mai esistono persone che sviluppino idee di questo genere? E ce lo dice anche lui stesso sottilmente nel suo testo e questo lo capisco benissimo e lo condivido anche.

Il fascismo interno della Sardegna è una cosa che mi fa venire un incazzo assurdo. Credo che Luca di Martini non ha più voglia di essere discriminato dai „veri sardi“, anche se ora gli girano la frittata, dicendo che è lui il talebano… ma siamo già abituati a queste stronzate.Vi dico intanto che anch’io mi sono veramente rotta le scatole di gente che parla di una Sardegna pura e arcaica e fa finta come se gli altri sardi non fossero veri sardi.

“Cagliari non va bene ci sono passati tutti e parlano un sardo italianizzato… la città è poco sarda“, “Carbonia non è sarda… construita dagli italiani, infatti hanno quasi tutti qualche nonno italiano“, “Il vero sardo, quello puro si parla nelle montagne perché tutti i poeti sardi vengono da lì“, “Quando parliamo il nostro sardo è molto più stretto del sardo meridionale“, “I tenores esistono solo nel nord e per questo hanno più tradizione in quei paesi“, “Il costume sardo dell’interno è più bello e ricco“,“Noi abbiamo il codice barbaricino e giriamo con sa leppa“…

Le più grandi scemenze e le ripetono in continuazione, eja… tutti quanti… sempre le sento queste stupidaggini… la gente che dice queste cose sarebbe da prendere a schiaffi!

Mi ndi seu arroscia, ma arroscia diaderus… arratza de arrexonadas legias…

Credo che la “contaminazione” ci faccia anche bene… almeno io, essendo contaminata e un pochino teutonica non ho nessun problema con questo… cessu cessu… doppio problema, solo mezza sarda e poi anche del sud.

Infatti, questo porta a Luca di Martini di parlare della LSC Wagneriana… Pepi voleva sempre distruggere tutti i miti di Wagner sul sardo, ma in effetti, la LSC però segue perfettamente la „purezza“ della quale ci parlava Wagner (poi sempre vedendolo nel suo contesto analizzandolo meglio… così come ho fatto io in „Ciò che Giuseppe Corongiu non dice …e non sa III” (archivio di Ottobre 2013)).

Si vede perfettamente che Luca di Martini usa un sardo meridionale con qualche elemento di Lepori e la -dh- di Pudhu, ma si vede subito che è il sardo che secondo gli LSC’isti non esiste. Il sardo che usiamo quasi tutti, a parte infatti qualche elemento grafico, si vede benissimo che il sardo meridionale scritto è uniforme e che esiste… Scusate… lo so che la maggior parte die Baronis ha già superato i 55 anni, ma tzurpus gei imoi?

Queste idee nascono perché i sardi meridionali da sempre, e linguisticamente da quando è uscita la LSU, hanno dovuto difendere le loro parlate, il loro essere e le loro tradizioni.

Fare resistenza, fare del tutto che i loro figli non saranno costretti a scrivere il sardo che si usa in Limbasarda2.0.net … laddove non si può commentare niente… monopolio dell’opinione privata di Pepi & Curry che non rappresenta nessuno e niente… solo loro stessi e la gente che viene pagata per propagare la LSU/C.

Ci ricordiamo il casino che c’era dopo la pubblicazione della LSU nel 2001? Io me lo ricordo molto bene… e non è cambiato niente… la LSC ora sarà trasformata in LSU, piano piano… e poi vi meravigliate che ne esce fuori uno come Luca di Martini???

Ciò che lui dice sottilmente, per farla breve è: “Se noi sardi meridionali non siamo veri sardi, non siamo arcaici, puri, tradizionali e le nostre parlate non vi piacciono neanche… allora lasciateci in pace… cosa volete da noi? Ce ne andiamo per i cavoli nostri allora e saremo liberi di essere sardi come vogliamo noi.”

Ecco. Secondo me, questa è una reazione, non un azione. Poi, non so come Luca di Martini la pensi se uno discutesse l’argomento profondamente con lui.

Ciò non mi piace è che venga diffusa questa opinione di Luca di Martini come opinione di tutte le persone che non vogliono la LSC. Non è affatto così!

Buona serata a tutti sardi e un sorriso da parte mia a quei mezzi sangue come me, coloro che nascono e vivono in Sardegna da genitori immigrati, i miei adorati e amati cagliaritani e carboniensi…

 

 

 

 

 

 

 

 

Piga, Bolognesu

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Ho letto con molto piacere uno degli ultimi post di Roberto Bolognesi.

http://bolognesu.wordpress.com/2014/05/22/la-storia-di-filius-fillu-figiu-e-fizu/

Si riferiva ad un intervista a Mariantonietta Piga

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/piga-lsc-isperimentada-a-fitianu-cun-adatamentos-e-emendamentos-ma-como-lompent-tempos-tristos/

Ovviamente non sono contraria  all’analisi che fa Roberto sul cambiamento di certi suoni, la diacronia fonologica, se lo vogliamo chiamare così. Sa di che cosa sta parlando e lo spiega anche bene per non-linguisti.

Però ho qualche dubbio per quanto riguarda il futuro, non il passato. Bolognesi scrive:

“Così, se qualcuno glielo spiegasse, continuerebbero a pronunciare fizu, ozu, foza, ecc.

Tutto quello che dovrebbero fare è applicare la regola del loro dialetto alle forme sottostanti figiu, ogiu, fogia, ecc.

Ma anziché spiegare loro queste cose, si è preferito rinunciare all’idea stessa di una norma ortografica.”

Bene. Perfetto, se per il sardo settentrionale una regola così funziona… auguri e figli maschi.

Mi chiedo però… e qui torno alla domanda di Frantziscu Lai, alla quale Roberto ha risposto dandogli dell’ignorante…

– È applicabile la regola per il sardo meridionale”.-???

Certamente, per “fillu” funziona. Scriviamo “figiu” e lo pronuciamo “fillu”, “mengius” diventa “mellus”, “ogiu” diventa “ollu”.

Sintzillu… ma cosa facciamo con le parole che in sardo meridionale hanno già in partenza la -gi-?

“Angione” iat a essi “Anllone”, “migia” iat a essi “milla”, “pingiada” diventa “pinllada” e “apu ligiu” diventa “apo lillo” nella pronuncia???

… o cumenti iat a essi? Chi spiega che con certe parole la regola è applicabile e con altre no?

Chi spiega quando si tratta di una “forma sottostante” e quando no? Non mi è tanto chiaro se Roberto voleva solo spiegare che queste parole valgono solo per il sardo settentrionale?!

Non mi è tanto chiaro come Roberto voglia insegnare questo in pratica e logisticamente?

Di questi problemi ce ne possiamo porre anche altri. Come ho già detto l’altra volta, inserendo la -X- in parole laddove non c’entra nudda, tipo:

“lexer” e “faxer”, ai sardi meridionali gli viene da pronunciare il suono che usano per “paxi” e “nexi” o no?

ehhh, glielo dobbiamo solo spiegare… e gli dobbiamo solo spiegare che la -e- si pronuncia -i-, che la “forma sottostante” di “cani” è “cane”.

Certo, li dobbiamo solo fare dislessici e poi alfabetizzare… facile…

Bene. Arriviamo alla signora Piga. Mettiamo a parte il suo discorso su fizu e figiu che a me sta bene, se scrivono fizu, basta che a noi ci lasciano scrivere fillu…

… trovo più preoccupante la sua affermazione:

“Nois naramus “pache”, “fizu”, “faveddare”, “naraliu”, “manicare”, “istau”!
Pro non mentovare is dialetos baroniesos: “manicatu”, “istatu”…
Totus amus dèpidu rinuntziare a carchi cosa, fortzis prus de is àteros puru.”

Ahhh… sciadada… ovviamente: arrivare da “pache” a “paghe” è complicatissimo… certamente, molto più sacrificio di arrivare da “paxi” a “paghe”…

“faveddare”, oioi… “faeddare”… ovviamente: “chistionai” è molto più vicino… ahhh no, quello diventa “chistionare”, visto che il lessico è libero…

peccato che non se ne accorge mai nessuno che nella maggior parte dei testi nella pagina web di salimbasarda preferiscono il lessico settentrionale…

“manicare”, com’è in LSC? “mandigare”… avete mai visto che uno di loro scrivesse: papai o papare?

E certamente ci vuole uno sforzo pazzesco per arrivare da: “istatu” a “istadu”… non so… la forma più usata da noi, almeno per quanto lo veda io scritto è “stetiu”… ???

sinceramente non so cosa significa “naraliu” e neanche il Pudhu lo sa… “nara lu”?, “nara-ddu, “nara si-ddu”? scusate… non lo so, ma sono sicura che anche qui la distanza tra “naraliu” e la LSC sarà più piccola paragonata alla corrispondente meridionale.

La domanda qui non è di rinunciare… sono d’accordo, tutti devono rinunciare, ma la domanda è come e quanto?!

insandus, piciocus… seu sceti faendi pregontas… ma… le sto facendo da anni, senza risposte… state proponendo. Bene, ci sto, ma spiegate anche come farlo nella pratica…

perché in teoria siamo tutti bravi.