Michela mala …

Mamai mia est emigrada in su 1976. Meda bortas mi fia preguntendi “po ita”.

Mamai mia est emigrada in su 1976. Meda bortas cumprendu su “po ita”.

Davvero … a volte le cose osservate da qui sembrano una barzelletta. Poi, sinceramente, come sapete … se leggete il mio Blog spesso, a volte non capisco tutto bene e magari mi sfugge qualcosa. In questo caso però credo di aver capito bene, correggetemi se sbaglio.

Cerco di ricostruire l’avvenuto per i miei lettori tedeschi (o in Germania) e per chi non stava seguendo la storia.

Michela Murgia ha scritto nel suo Facebook che aveva problemi di trovare un volo in continente per andare ad un funerale. Il problema ovviamente sono i trasporti pubblici. O non ci sono o costano molto. La Murgia allora prende un volo Ryanair, però augura nel suo Facebook al presidente della Regione Autonoma Sarda Francesco Pigliaru e al Assessore dei trasporti degli ultimi tre anni Massimo Deiana che i figli avranno le stesse difficoltà un giorno.

E tutto si gira intorno a questa frase:

“Così auguro ai vostri figli lontani quando di andarvene toccherà a voi.”

In questa frase qualcuno ha voluto leggere che la Michela “mala” volesse augurare la morte, solitudine e dolori ai figli delle persone menzionate.

Una forma grave di “Cyberbullismo” … che ha portato Deiana chiamare la Murgia “l’Accabadora viva”. Poi sono intervenuti anche altri politici, parlando della forza delle parole e che dobbiamo “rimanere umani”. Io personalmente mi metto a ridere se lo dicono persone di destra … ma vabehh 🙂 (scusate la polemica)

La mattina stessa 4 senatori hanno scritto una lamentela alla RAI, dicendo che una persona pubblica, Michela mala, non dovrebbe esprimersi così. Un comportamento da quattordicenni dal mio punto di vista – spero proprio che nessuno di loro legga il mio Blog, altrimenti mandano una lettera alla presidente del circolo sardo di berlino, o al mio donatore di lavoro o addirittura a mia mamma … quella emigrata nel 1976 …

La prima cosa che mi sono chiesta è dov’erano tutti questi con la loro “political correctness” quando Ugo Cappellacci disse che Michela Murgia fosse la “Costa Concordia della politica”? A quanto pare alcuni politici non hanno il dovere di “restare umani”, visto che il gap tra “schettino della politica” (come lo chiamò lei a lui) e la risposta del ex-governatore, è molto grande … ma forse lo capisce solo una donna. Ok, acqua passata … beviamoci una tisana e rimaniamo calmi 😉

Per tre giorni non ho scritto niente, ma infondo mi brucia sotto le unghie… Il tema nel mondo degli emigrati sardi è abbastanza presente e come ricordo volentieri la frase di Franciscu Sedda “I Sardi sono emigrati, appena lasciano la Sardegna, non quando lasciano l’Italia”. Vuol dire che se dobbiamo vedere qualcuno o andare solo “a casa”, dobbiamo per forza superare quel mare.

Ho (soltanto) quasi 40 anni, ma mi ricordo i viaggi dalla Germania in Sardegna, quando ero piccola. Mia madre non ha la patente e abbiamo sempre preso il treno per Genova e da li la nave. Tre giorni ci abbiamo messo. Dormivo nel suo grembo, mentre lei era seduta sul divano nel bar della nave tutta la notte. Poi suo fratello o qualcun’altro veniva a prenderci. Il primo aereo che ho preso era forse agli inizi degli anni 90. Viaggiavo da Berlino a Roma con l’Alitalia e poi dopo addirittura da Olbia a Cagliari con l’Alisarda. A volte da sola, se non bastavano i soldi per entrambe.

Lo scrivo perché stavo leggendo gli “Atti del Sesto Congresso FASI: Continente / Sardegna. La rete degli emigrati sardi patrimonio dell’Isola. Solidarietà, cultura, progettualità: risorse per un nuovo sviluppo”, Quartu Sant’Elena (Cagliari) / 28-30 ottobre 2016. Ci sono tanti. Il tema è molto importante per la FASI e tutti gli emigrati ovviamente … e ho ricordato questi viaggi che feci da bambina. A questi congressi si parla sempre molto dei trasporti. Vorrei citare una parte dell’articolo di Tonino Mulas, presidente onoraio della FASI (p.28/29).

“Noi vogliamo che la questione della continuità territoriale venga intesa anche come assunzione di responsabilità da parte della Regione. Attualmente, nella convenzione con Tirrenia la Regione Sardegna non ha alcun ruolo. L’accordo scadrà nel 2020 e vogliamo che la Regione Sardegna si prepari e si impegni alla scadenza della convenzione ad essere presente come firmataria insieme con lo Stato, e continui a prevedere la possibilità degli oneri sociali per mantenere la continuità territoriale. Per una Regione autonoma che interviene sulle proprie ricchezze, i propri bisogni e ha una sua potestà legislativa sarebbe grave non intervenire sul problema centrale dei trasporti! È una questione di diritto, il diritto alla mobilità per tutti i cittadini, ma per la Sardegna è anche una questione di interesse vitale, perché, senza un sistema di trasporti adeguato alla richiesta, efficiente ed economico, non ci sarà turismo capace di reggere; non ci sarà sviluppo economico, visto che il turismo sta diventando uno dei settori principali dell’economia della nostra regione; sappiamo quanto siano in difficoltà l’industria e l’allevamento. Questa partita non dobbiamo giocarla solo noi che difendiamo il nostro interesse di emigrati ad avere il diritto di ritornare nella nostra terra, questa battaglia deve essere di tutti i sardi – questo non è sempre accaduto -, deve essere di tutta l’opinione pubblica e in primo luogo del governo della Sardegna.”

Il tema è stato affrontato anche qui in Germania durante il Congresso della Federazione dei Circoli Sardi in Germania. Ciò che porta la rabbia è che aspettare ad un mezzo ci costa molto tempo, poter fare solo un viaggio all’anno vuol dire avere meno tempo con i nostri cari, ma anche per organizzare eventi all’estero per fare promozione per la Sardegna, costa tempo e si possono fare meno cose … e niente ha più valore del nostro tempo.

Io, intanto vorrei fare le condoglianze a Michela Murgia per l’amica che ha perso. Visto che qualcuno si è infastidito del “non-frastimu” della Murgia, mentre lei ha veramente perso una persona cara.

Vorrei chiudere il mio commento a questa gonfiata inutile del Facebook della scrittrice, dicendo che i politici non hanno solo la responsabilità di pensare ai propri figli, ma di migliorare la vita di tutti i figli che quella terra ha partorito.

 

 

Italiener trauern um Fabrizia di Lorenzo- Opfer des Terroranschlags in Berlin

fabrizia

(Profilfoto Facebook)

Fabrizia wollte nur noch schnell ein paar kleine Geschenke besorgen, weil sie an Weihnachten zuhause in Italien gewesen wäre. Eine braune, leicht gekräuselte Strähne fiel ihr ins Gesicht und glitzerte unter den bunten Lichtern des Marktes auf dem sie sich befand. Es war zwar ein kalter Montagabend, aber in der Luft lag ein süßer Geruch, der sie bezauberte. Ihre funkelnden Augen suchten nach farbenfrohen und ungewöhnlichen Objekten, die sie in ihre Heimat begleitet hätten, während sie ihrer Mutter Giovanna am Telefon sagte, dass sie sich am Mittwoch wieder sehen würden.

Sie schaute sich um, sie trat an einen Stand und betrachtete ein paar Wachskerzen, als ihre Aufmerksamkeit von selbstgemachten Holzfiguren nebenan erregt wurde, die sich wunderbar auf der Kommode im Flur des Hauses in Italien gemacht hätten. Sie berührte die Gegenstände und lächelte die Verkäuferin an. Sie freute sich, weil sie sich dachte, dass das eine oder andere ihren Eltern hätte gefallen können. Mitgebracht aus Berlin, der Metropole, in die sie gezogen war, um zu arbeiten, um eine neue Sprache zu lernen und vor allem, um dort zu leben.

Und plötzlich wurde es dunkel …

So habe ich sie mir vorgestellt, die letzten Minuten des Lebens von Fabrizia di Lorenzo, die am 19.12 auf dem Berliner Weihnachtsmarkt am Breitscheidplatz starb. Zuvor habe ich nichts gedacht. Bevor man das Handy der 31 jährigen in der Nähe des Platzes gefunden hatte, habe ich gar nichts gedacht oder empfunden.

Ich dachte, dass es sich um einen gewöhnlichen Unfall handelte. Ein Betrunkener am Steuer hat die Kontrolle über sein Fahrzeug verloren. Wer würde denn ausgerechnet diesen Weihnachtsmarkt als Ziel auswählen? Und wieso sollte eine Italienerin ausgerechnet dort hin gehen? Alleine?

Es war ein seltsamer Abend, es wurde insgesamt eine seltsame Woche. Manche Straßen waren wie leer gefegt und man hörte von Weitem Sirenen, immer wieder. In den Zeitungen und in den sozialen Netzwerken brodelten die Mutmaßungen und die letzten News hoch auf ein ziemlich unerträgliches Pensum an Informationen. Es berührte mich nicht. Ich bin Berlinerin. Ich bin hier aufgewachsen. Mir macht niemand Angst in meiner Stadt, redete ich mir ein … und fuhr über Umwege zur Arbeit und war schon selbst nach diversen anderen Anschlägen fast nirgendswo mehr hingegangen.

9 Tote, 10 Tote, 11 Tote, 12 Tote, viele Verletzte, um die fünfzig. Das hört man jeden Tag und man sieht Bilder vom Krieg und vom Elend in der Welt. Ich wollte nicht trauern, ich wollte verdrängen, ich wollte es einfach ignorieren. Die sardischen Zeitungen meldeten sich bei mir, um ein Statement zu bekommen, “wie ich mich fühlte und was ich so dachte”. Besorgte Freunde riefen mich an und schrieben mir Nachrichten.

Ich war jedoch wie gelähmt, ich fasste mich kurz, ich dachte selbst nur an wenige Menschen von denen ich wissen wollte, ob es ihnen gut ging. Von den meisten erfuhr ich in Facebook, was sie taten, dass sie da waren, in “Sicherheit” waren. Partiell sogar Leute, von denen ich wusste, dass sie seit Jahren keinen Fuß in den Bezirk der Schreckenstat gesetzt hatten. Ich markierte mich nicht mal in Sicherheit, jemand anders tat das. Ich glaube, ich habe eine innere Blockade aufgebaut und wollte nichts fühlen …

… und dann war da Fabrizia di Lorenzo aus Sulmona in Italien. Im Laufe der Tage erfuhr ich immer mehr über sie. Sie schrieb gerne, sie hatte Internationale Beziehungen studiert und sprach sehr gut Deutsch und Englisch. Wir hatten einige gemeinsame Freunde, ihre Titelbilder auf Facebook zeigen, dass sie Landschaften mochte, dass sie Städte mochte, dass sie Kunst mochte. Vor allem aber lachte sie viel und freute sich über Kleinigkeiten. Ganz bestimmt hielt sie einen kleinen Gegenstand in der Hand und betrachtete ihn auf diesem Weihnachtsmarkt.

Die Stunden und Tage vergingen immer mühseliger. Man wartete auf das Ergebnis des DNA-Tests, weil viele der Verstorbenen nicht ohne identifizierbar waren. Der Vater, so sagte er, hatte schon jede Hoffnung aufgegeben. Sie wäre nicht unentschuldigt der Arbeit fern geblieben und hätte ein Lebenszeichen von sich gegeben. Was für eine schreckliche Situation für die Familie. Was für eine schreckliche Situation insgesamt, in der jeder eigentlich nur versuchen konnte, nicht die Fassung zu verlieren.

Sie war tatsächlich unter den Opfern und die italienische Gemeinschaft in Berlin trauert. Unendlich viele Klicks, unendlich viele Kommentare. Heute morgen sah ich ein kleines Video über sie mit Bildern. Es tat mir so leid und mir sind ein paar Tränen die Wangen herunter geflossen. Je mehr das Geschehene zeitlich wegrückte, umso mehr fing es an, mich zu berühren, weil diese junge Frau dem Ganzen ein Gesicht gab.

Ich kannte dich nicht, Fabrizia, aber ich werde dich in Erinnerung behalten. Ruhe in Frieden.