L’ultimo articolo di Bolognesu

Torraus:

http://bolognesu.wordpress.com/2014/10/28/giganti-fantasmi-isoglosse-sardo-unitario-e-carriere/

Ma questa scemenza viene da Bolognesu o da Corongiu???

Corongiu, “Il sardo una lingua normale… “p.44:

“Il lavoro di Michel Contini, forse il primo che è sceso sul campo a studiare i dialetti con gli strumenti della linguistica moderna insieme a Maurizio Virdis (ma quest’ultimo solo per i dialetti meridionali), ha disturbato le verità “sociali” della linguistica accademica e curiosamente non è stato neppure tradotto in italiano dalla lingua in cui è scritto, il francese. Né il suo testo è stato adottato nelle università sarde. “

Non so com’è in Sardegna, ma di solito una persona che si occupa di lingue romanze (“ein Romanist”, nel senso classico della parola, uno laureato in Romanistik) conosce il francese, per ciò, non è necessario tradurre testi dal francese all’italiano per le catedre di romanistica e i loro studenti. Non avere almeno una conoscenza passiva del francese, cioè riuscire a leggere testi in francese, è impossibile, almeno per studenti di Romanistik in Germania.

È giusto un argomento per farci credere che le università sarde (e altre) vogliano nascondere i testi di Contini. Callonada manna… li conosciamo anche tutti in Germania. Tra l’altro anche nella sua relazione qui a Berlino 2001, Contini, aveva fatto la sua relazione con questa cartina, riportata nel libro “Su sardu, limba de Europa, Limba de Sardigna” (2004) che troviamo qui:

http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/fullsize/2010072213042400039.pdf (p. 113-139)

in italiano… accessibile per tutti e non solo nel blog di Bolognesu.

Ciò che rimane è di voler mettere in bocca roba alle persone che non hanno mai detto.

Potremo anche sostituire le due parole “Logudorese” e Campidanese” con i termini “sardo meridionale” e “sardo centrale-settentrionale”, termini che tutti usano senza problemi anche le persone che dicono che il “campidanese” e il “logudorese” non esistano. Wagner ha scritto questo, basta leggerlo bene.

Sappiamo benissimo che nessuno ha in mente i dialetti che si parlano nel Campidano quando si parla del “Campidanese”, ma che il termine funge come una metonimia per le parlate di tutto il sud della Sardegna.

Sappiamo che nessuno pensa alla zona storica del “Logudoro” quando si parla del “Logudorese”, ma che stiamo parlando dei dialetti del centro-settentrionali della Sardegna (fino a quelle isoglosse forti che si vedono anche nella cartina di Contini).

Cioè, i termini “Logudorese” e “Campidanese” non indicano nient’altro che “sardo meridionale” e/o tutto ciò che non lo è.

Infatti, il caro Bolognesi, parla sempre di “meridionalizzare” la LSC? Cosa intende con questo?

Intende di avvicinarsi a quei tratti che per i sardi sono “meridionali” ovvero: “campidanesi”, la X per esempio… o il lessico libero.

Sono tutti giochi di parole inutili perché sappiamo tutti benissimo che si parla delle stesse isoglosse che differenziano il sardo “meridionale” dagli altri dialetti sardi… questo nella mente dei sardi, in un linguaggio popolare è il “campidanese”.

Non di più e non di meno… è talmente stupido e futile questo discorso che fa ridere ai polli.

In pratica le “Arregulas” sono solo una “merodionalizzazione” della LSC più forte di quella che propone Bolognesi, aggiungendo anche altri tratti “meridionali” o “identitari”, come li chiama Bolognesu stesso.

La “bugia” in realtà consiste nel voler far credere a tutti che gli intellettuali “meridionali” vogliano creare “due lingue”, quando propongono solo l’uso di finali in -i e -us e due altre cazzate… così come nella LSC si può usare ddu/dda – lu/la e is-sos/sas.

Stiamo parlando di quattro cazzate che si potranno usare parallelamente (e che tra l’altro è già così, se ci guardiamo intorno tra le persone che scrivono in sardo).

Ma… volete bisticciare? Bisticciamo ancora, mentre il sardo da 15 anni sta solo morendo per questa incapacità di voler ammettere che il sardo che è UNA lingua dovrebbe e potrebbe avere per un certo periodo una grafia più aperta… perché tanto poi, si unifica da sola.

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Eja Tv

Non è un segreto che sono mentalmente innamorata di Ivo Murgia e Tore Cubeddu e di altre persone autentiche e belle che lavorano in maniera umile per la lingua sarda da anni come può essere Micheli Ladu o Perdu Perra. Eja Tv è il futuro. Eja Tv est su benidori. Una cosa bella frisca, cumenti Drer e sa truma de aterus musicistas ant tzerriau su discu insoru. Is giovunus depint traballai, is giovunus depint fai e sighiri a chistionai de sardu in sardu… e de musica, literadura e ateras fainas in sardu. Gratzia meda po su traballu ca seis faendi in logu. Balit meda, poita s’ identidadi balit, sa terra sarda balit e donnia sardu.

http://www.ejatv.com/literas-alex-porcu/

Renato Soru e la Limba Sarda Comuna

Ultimamente gli LSC’isti fanno quello che sanno fare. Si arrampicano sugli specchi cercando gente di “fama” che fa pubblicità per la LSC.

Ultimamente non ha funzionato tanto bene, visto che tutti dicono solamente che il bilinguismo è importante, ma nessuno vuole fare affermazioni sullo standard (la LSC). Neanche la prof. di Edinburgo, la Prof. Sorace ha voluto intervenire su questo ed è stata furba e neanche Claudia Firino è entrata nella tematica dello standard.

Perché questo? Perché sanno che ne sanno troppo poco per parlarne. L’unico che si è espresso “a favore” è stato Michel Contini. Vabehh, conosciamo tutti i meccanismi di Pepe Corongiu & Co.

Cercare complici. Gente che parla in maniera positiva della LSC.

E chi altro potrebbe essere ora? Renato Soru.

L’avevo anche votato tra l’altro nella campagna elettorale “Meglio Soru” proprio perché aveva fatto qualcosa per la lingua sarda e la cosa bellissima nata sotto il suo governo, la Sardegna Digital Library. Cosa stupenda. Ecco le cose buone di Soru dal punto di vista culturale.

Ma tutti crescono. Renato Soru a quanto pare no. Giacché la delibera è stata firmata solo da lui stesso e dal “segretario” e che poi abbia messo Giuseppe Corongiu al posto del direttore de s’Ufitziu pro sa LIMBA senza nessun concorso, erano degli errori.

Ma ora.. addirittura ora l’ex governatore, dopo otto anni di fallimento assoluto della Limba Sarda Comuna, lingua usata solo da Corongiu, Corraine e company, dopo un sacco di soldi buttati per tradurre roba che non legge nessuno, dopo progetti falliti come FILS, FOLS, FALSE e dopo anni di resistenza e controproposte dei sardi meridionali, di associazioni, intelletuali e linguisti…

Renato Soru ha veramente “the guts” di participare a convengi per parlare di “limba”. Ma vorrei sapere quanto ne ha letto il signor Soru e quanto fosse veramente importante il tema per lui…

… e quanti testi issu scrit in sardu donnia dii e cantu chistionat in sardu e candu chistionat in sardu de sardu cun sa genti? Mhhh???

Per me, un politico / una persona pubblica si deve informare prima di parlare, in più dovrebbe essere in grado di riflettere sui propri errori e rimediarli, invece di far finta di niente e continuare a lasciarsi fare il “brain washing” di quattro gatti che vogliono imporre una grafia ai sardi che i sardi non vogliono.

Piticu su carraxu chi at fatu Renato Soru. Complimenti.

Scusate… su carragiu… carrasciu… carraghe… o cumenti cauli iat a essi, Renato?

 

 

Polemica su Claudia Firino: Risposta a Alessandro Mongili e Marco Murgia

http://sardegnapossibile.com/quando-dibattito-diventa-faida-nostra-lingua-diventa-straniera/

http://www.castedduonline.it/cagliari/centro-storico/17734/lingua-sarda-al-livello-di-quelle-straniere-bufera-sulla-firino.html

 

Ripeto ciò che ho scritto in Facebook (e tutti sanno che ho sostenuto Sardegna Possibile durante la campagna elettorale), ma qui si cerca solo di fare polemica e di interpretare male ciò che Claudia Firino ha detto veramente e quello che intendeva.

Certamente un preda facile per la polemica e l’incomprensione da parte di gente che è politicamente attiva come Marco Murgia e Alessandro Mongili (che tra l’altro non hanno una visione chiara sulla questione linguistica e vorrebbero imporre il primo la LSC a tutti e il secondo, una specie di Mesania inventata)

Credo che Claudia Firino voleva dire un altra cosa e che è stata interpretata male o che non abbia espresso il suo pensiero in maniera chiara. Sapendo come la pensa lei (più o meno) credo che lei sappia benissimo che il sardo è la lingua del popolo sardo e che se fossimo in una situazione ‘normale’ di bilinguismo orizzontale e non verticale, sarebbe abbastanza facile sparare delle idee e dei soldi destinati a determinate cose.

PUR TROPPO la situazione in Sardegna non è questa e l’ultima persona a questo mondo che discriminerebbe una minoranza linguistica, una persone religiosa, omosessuale o gente diversa da altra, credetemi, è Claudia Firino.

Infatti lei tocca il vero problema, sapendo che non dovrebbe essere così, ma di fatto, è così come dice lei! Io ho da anni tantissimo a che fare con ragazzi sardi dai 16-35 anni e solo pochi sanno parlare decentemente il sardo.

Eja, mi da fastidio, eja, mi piacerebbe che tutti facessero come qualcuno di noi, me o altre persone e ricuperarla, non solo nel parlato, ma anche nello scritto… e per me è stata una lingua straniera, ma anche per tanti altri che hanno avuto il sardo come L2 o lingua passiva (come anche i nostri amici Alessandro Mongili e Marco Murgia, mica loro due conoscevano il sardo e lo sapevano scrivere o parlare perfettamente. Certamente non era una lingua straniera, sentita dagli anziani, ma l’hanno imparata come tale, almeno la grafia! Per ciò!)

Se ora fossi in Claudia Firino, dovrei partire dalla situazione attuale. Il sardo sta scomparendo, grazie alla politica linguistica imbarazzante degli ultimi 20 anni… dalla sinistra e dalla destra… o da chi ne era responsabile che ha portato alla situazione che il sardo è L1 di pochi giovani… e che forse è la L2 di quattro gatti e che tanti hanno solo una conoscenza passiva.

Voglio ricordare che qui Sardegna Possibile e le liste diventano anche abbastanza criticabili, non avendo avuto un programma chiaro per la lingua sarda durante la campagna elettorale. Anche qui si parlava solo dell’importanza del sardo e d’inserirlo nelle scuole, ma non ci è mai stata una risposta alla questione dello standard o su come muoversi in futuro. L’unico “segnale” di sardo che Sardegna Possibile ha dato sul sardo era che Michela Murgia ha parlato in sardo nell’intervista con Anthony Muroni. Gli unici che avevano un programma decente linguistico era il partito di Pier Franco Devias. Per ciò…

Comunque, il sardo non è morto, ma direi che è abbastanza in pericolo, anche se un gruppo di sardi interessati, soprattutto indipendentisti, sta tornando a leggerlo e scriverlo, ma non è la regola. Claudia Firino dice infatti questo:

Chi ha una competenza da L2 o passiva, imparerebbe lo stesso il sardo come ‘lingua straniera’. Non dice che lei vede il sardo come lingua straniera o che dovrebbe essere insegnata come tale, ma per avvicinarla ai ragazzi, sarebbe la miglior soluzione.

Dice che il sardo è per una gran parte dei ragazzi una “lingua straniera” nel senso e che infatti tanti ragazzi dovrebbero prima ripassare la grammatica del sardo, il lessico, la fonetica ecc. così come si farebbe con una “lingua straniera”, ma solo all’inizio.

Claudia Firino ha dimostrato il suo interesse per la lingua sarda. Ha partecipato a convegni e si è messa in contatto con varie associazioni e persone private per capire meglio il problema della “questione della lingua sarda” (che tra l’altro Marco Murgia e Alessandro Mongili stanno ignorando). Intanto è vero che ci sono stati tanti litigi e polemiche private, sono la prima ad ammetterlo…infatti anche questa è una polemica… e sono la prima di dire che ci sono dei gruppi che stanno gravemente bisticciando da anni.

Capire questo da esterno, non è facile e … questa è solo la parte umana della questione della lingua sarda …, figuriamoci della parte linguistica (che tra l’altro secondo me, Marco Murgia e Alessandro Mongili non hanno capito neanche, altrimenti non scriverebbero il sardo LSC o LSC pseudo emendata). In più, non dimentichiamoci che non è l’unico problema che l’Assessore alla COSA???

Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

POCO vi sembra? A me no… che sta prendendo sul serio il tema e che non ci è cascata al blablabla di Giuseppe Corraine mi fa tantissimo piacere… e anche che sta prendendo in considerazione di cambiare la LSC e di organizzare un convegno con tutte le associazioni ecc. per infatti ASCOLTARE TUTTI è fantastico! Le sta spaccando il monopolio linguistico della piccola cricca intorno all’ex direttore della LIMBA.

Non mi piace come Alessandro Mongili e Marco Murgia la mettono in cattiva luce solo perché non hanno letto tra le righe, perché non si sono informati su quello che lei in realtà sta facendo per il sardo e perché si vuole sempre solo criticare e dimostrare che qualcuno di loro sarebbe stato più bravo… o cosa?. Condivido che il sardo non dovrà essere insegnato come lingua straniera, ma con ore in più di una lingua straniera per riattivarla e normalizzarla…

All’inizio però si dovrebbe inserire con un paio di ore a scuola come una lingua straniera, cosa che le giunte passate non hanno mai realizzato in maniera intelligente per tutta la Sardegna sardofona… anche per sensibilizzare i genitori che diranno (sotto voce) che l’inglese sia più importante del sardo… ma… lo sto dicendo da qualche anno che ciò che serve è una politica linguistica di “avvicinamento”e uno “standard di avvicinamento”… perché il popolo sardo non si lascia imporre niente, perché tutti devono essere prima informati bene, perché le scuole dovranno avere una linea chiara, ma senza ammazzare la scuola impropria e il contatto linguistico con gli anziani ecc.

Ci sono tanti di quei problemi. Criticare possono tutti… una malattia sarda che abbiamo, ma vorrei veramente sapere cosa farebbero gli amici Alessandro Mongili e Marco Murgia e gli altri criticoni della domenica mattina? Cosa farebbero se fossero lei?

Ps… se s’ insegnerebbe la LSC o il Mongilese a Escalaplano, Muravera o a Nuxis sarebbe comunque una ‘lingua straniera’… o almeno una cosa molto lontana da una cosa già abbastanza lontana, almeno per tanti ragazzi sardi.

Senza peli sulla Limba

diario precario 2.0

Non so se mi stupisce di più la puntuale mistificazione dei fatti o la paternalistica assoluzione che mi viene a volte riservata, come se la responsabilità di ciò che accade nell’assessorato che rappresento sia sempre altrove. Ringrazio della simpatia e dell’indulgenza preventiva, ma devo deludere i miei simpatizzanti dichiarando la piena titolarità di ogni atto che riguarda il mio incarico.

Il tema della Lingua sarda, come ho più volte ribadito, patisce la stessa difficile situazione di tutti i settori che afferiscono all’assessorato, e non solo. La pesantissima eredità della giunta Cappellacci e la spesa fuori controllo delle Asl ci hanno obbligato a studiare un assestamento “in diminuzione”, come si dice in gergo. I vincoli imposti dal patto di stabilità hanno completato il quadro, rendendo di fatto virtuali gli stanziamenti previsti in finanziaria (sulla cui bizzarra distribuzione non mi dilungo in questa sede, se non per sottolineare che Sel è…

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Una breve introduzione alla “Questione della lingua sarda”

Pubblico l’articolo che ho scritto per Rivista Etnie giusto per condividerlo anche con i miei follower: Buona lettura

http://www.rivistaetnie.com/questione-lingua-sarda/

Il movimento linguistico in Sardegna è animato da personaggi di varia estrazione: si tratta in prevalenza di scrittori, poeti, linguisti, hobby-linguisti, insegnanti, politici, funzionari, addetti agli sportelli linguistici, e intellettuali in generale.

In realtà tutte queste persone hanno lo stesso scopo, il raggiungimento di un bilinguismo equilibrato, o quantomeno un rafforzamento del sardo affinché non muoia. Una situazione nella quale questa lingua − oltre all’uso nella vita quotidiana − venga insegnata nelle scuole, utilizzata dai media e nella pubblica amministrazione.

Per raggiungere l’obiettivo è necessario stabilire precise norme di riferimento (le altre lingue dell’isola e i dialetti non sardi si dovranno comunque tutelare in un modo adatto, dato che anch’essi fanno parte del nostro patrimonio culturale).

I primi tentativi risalgono al 1999, quando lo Stato Italiano ha riconosciuto il sardo con la legge 482, e in questi anni le diverse proposte di standard hanno spaccato il movimento linguistico in varie frazioni. La “Questione della lingua sarda” ha creato malumori, polemiche e litigi che, in definitiva, hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi menzionati.

Esistono due principali gruppi contrapposti. Del primo fanno parte i seguaci della Limba Sarda Comuna (LSC), una proposta di standard varata dalla giunta di Renato Soru nel 2006 come esperimento per i documenti emessi dalla Regione Sardegna. Gli esponenti di questo gruppo vogliono una grafia unica per tutti sardi e ne fanno uso anche negli scritti quotidiani e nella letteratura. Il curatore della grafia è stato l’Ufitziu de sa Limba Sarda.Il problema di questa norma, creata da una commissione nominata dal governatore Soru, è che non viene accettata da una gran parte dei sardi, intellettuali e non. Per una parte è troppo logudorese, per l’altra è una “lingua artificiale”, e qualcuno non gradisce i pochi tratti campidanesi.

La lingua sarda è composta da tutti dialetti dell’isola. Nella coscienza dei parlanti esistono due macro varietà: il logudorese e il campidanese. Da un paio di anni si parla anche della Limba di Mesania, la zona di contatto tra i due gruppi.

Chi segue la LSC, sostiene invece che queste due macro varietà non esistono né si possono attribuire caratteristiche particolari a ciascuna di esse. Tutto ciò che non è LSC, finisce per essere uno dei tanti dialetti della Sardegna. Tutti, insomma, dovrebbero rinunciare a qualcosa della propria variante o parlata per avere una grafia universale.

Il secondo gruppo non aderisce alla LSC, ma propone uno standard del sardo meridionale da affiancare a essa (ed eventualmente a una terza varietà ancora più settentrionale della LSC), ottenendo almeno due norme.

LeArrègulas sono state scritte da un gruppo d’intellettuali sardi meridionali nel 2009: il concetto portante è che i sardofoni hanno ormai abbracciato queste due macro varietà, quindi dovrebbero esistere due standard linguistici che permettono una maggiore apertura a livello di grafemi, lessico e sfumature della grammatica.In pratica dovrebbe essere possibile usare:andare/andai, cane/cani, paghe/paxi, coro/coru, sorres/sorris, eletzione/eligidura, rosa/arrosa, sambene/sanguini, e così via.

La LSC permette solo le prime forme qui elencate, o almeno le “consiglia” ritenendole più “rappresentative”. Le seconde sono invece considerate “dialettali”. Il grafema X, come in nuraxi, pixi e Maxia è dialettale. I soli casi in cui la LSC permette l’uso di forme diverse sono: lu-la/ddu-dda e sos-sas/is.

L’argomento di alcuni LSC’isti è che anche nel nord si doveva rinunciare a nessi consonantici come -th- di puthu o -ch- in alcuni casi dove si dice pache. E alcuni si lamentano della “meridionalizzazione” dell’uso di parole come: figiu, gente, agiu,eccetera, che comunque nella maggior parte del sud non sono “meridionali”, ma di Mesania, visto che nel meridione sarebbe:fillu, genti, allu.

Certamente il problema è ancora più complesso, ma più o meno sono questi i punti che hanno spaccato il movimento linguistico.

L’idea della proposta delle Arrègulas è che, avvicinando i parlanti al sardo de su connotu (tradizionale), la grafia prima o poi si unificherà da sola. Lo faranno i parlanti e rimarrà ciò che loro scelgono in maniera naturale.

Invece gli LSC’isti temono che due norme o una norma molto aperta possa creare due lingue, due identità sarde, e certamente si pone anche il problema del materiale didattico. Hanno paura che l’apertura porti a un “anarchismo” linguistico laddove alla fine ognuno scriverà come gli pare.

Poi c’è una minoranza che vorrebbe “emendare” la LSC. Inserire qualche elemento che possa rendere questo standard più meridionale. Anche qui si creano problemi tecnici. Magari sarebbe possibile scrivere “cane” e pronunciarlo /kani/ o magari si può scrivere “coro” e pronunciarlo /koru/. Per singole cose si potrebbe trovare una soluzione, ma per altre diventa più difficile. Improbabile inserire la X per un sardo settentrionale. Scrivere “paxe” e pronunciarlo /pake/, /page/ e così via.

Essendo la X però un grafema molto importante per i sardi meridionali, non paragonabile al -th-, già vedendo il numero dei parlanti che lo usa si crea un conflitto molto grande. Anche per gli altri esempi. Qui torniamo alla proposta delle norme più aperte per soddisfare un pochino tutti.

La tesi che “tutti dovranno rinunciare a qualcosa” potrebbe funzionare soltanto se “il rinunciare” fosse bilanciato. E non lo è.

Questo è il circolo vizioso che si è creato negli ultimi quindici anni. Ormai gli esponenti dei vari movimenti linguistici sono entrati in conflitti e polemiche personali, decisi a difendere più che altro il proprio “dialetto” o la propria macro varietà.

Esistono però anche aspetti positivi. La “Questione della lingua sarda” ha suscitato l’interesse degli isolani. In tanti hanno ripreso a scrivere in sardo e a interessarsi alla propria lingua. Movimenti linguistici e cittadini si stanno attivando, scrivono in sardo nei blog e nelle riviste; si produce letteratura e si traduce in sardo, gli insegnanti si impegnano ad approfondire la didattica e le grammatiche, numerosi musicisti cantano in sardo, si fanno film e reportage in sardo, piccoli annunci e persino pubblicità…

Questo sta creando la vera koinè del sardo che dovrebbe essere, insieme alle altre lingue della nostra isola, sostenuta e tutelata molto di più dalla Regione Autonoma, e non soltanto durante la campagna elettorale.