Risposta a Lisandru Mongile

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Caro Lisandru,

Ci ho riflettuto parecchio.
Imoi t’ap a torrai s’arrespusta in italianu poita bollu essi crara diaderus.

Allora, certamente non ce l’ho con te (spero che non hai nessun problema che ti do del “tu”.

Capisco benissimo il tuo punto di vista. Perché? Io non ho avuto nessun contatto con la Sardegna, nel senso che non ci ho mai vissuto. Ho fatto solo le vacanze da bambina in Sardegna nel paese di mia mamma e ho sempre parlato in italiano con i miei parenti.

Il sardo lo sentivo, ma semmai ho solo sviluppato un legame passivo con il sardo.
L’ho imparato proprio da grande e ho avuto solo la possibilità di farlo al Circolo dei Sardi e con persone che andavano lì. Infatti parlo un miscuglio di tanti dialetti.

Per quanto riguarda questo aspetto e come si cresce linguisticamente e così via, mi è piaciuto parecchio il tuo articolo. Io, ovviamente non ho mai avuto questa “bregungia de chistionai in sardu” perché per me è stato come imparare il francese, lo spagnolo e ogni altra lingua che s’impara per curiosità e passione.

Ciò che mi ha dato fastidio è stato questo omaggio al “didino”. Perché? Io le cose essendo all’estero e avendo un mentalità molto diversa dalla vostra, non accetto come sono andate le cose negli ultimi anni.

Non ho nessun problema personale con Giuseppe Corongiu. Anzi, abbiamo addirittura tanti amici in comune e credo che sia un buon padre di famiglia e che abbia anche le sue ragioni per muoversi come si muove, almeno lo spero.

Ciò che rimane è un conflitto intellettuale e dal punto di vista linguistico. Lui è filologo/ linguista come me e certamente è più grande e avrà più esperienze con il sardo e la lingua sarda. Ho quasi tutti i suoi libri a casa e li ho anche letti.

La mia critica nasce da un paio di cose che non mi piacciono e io sto seguendo la “Questione della lingua sarda” da 14 anni. In pratica da quando sono piccolina e da quando ho iniziato a studiare. Sono molto cresciuta negli ultimi anni dal punto di vista d’identità, nel avere contatto con quasi tutti i circoli sardi nel mondo e soprattutto per quanto riguarda altri punti di vista che riguardano la ligua sarda.

Ciò che ho osservato è che:

1. Non so perché proprio lui è il direttore dell’uficcio della lingua sarda. Ci è mai stato un concorso per quest’incarica? Esiste anche un opposizione all’interno degli uffici? Gente che non la pensa come lui?

2. Perché si fanno solo conferenze per promuovere la Limba Sarda Comuna, invece di migliorarla, visto che è assolutamente necessario migliorarla, siccome ci sono tanti intellettuali sardi, soprattutto meridionali, che non sono d’accordo con le scelte della Comissione… ma neanche la Comissione stessa non è più d’accordo.

3. Io ho participato almeno 4 volte alle conferenze della LSC. Quando ho iniziato di esprimere critiche a questa norma, non sono più stata invitata ai convegni (e sarei venuta anche a spese mie!) Mi hanno dato la purista perché ho detto che alcune traduzioni che si fanno nell’amministrazione, inviti e così via, sono assolutamente inaccettabili da punto di vista culturale, identitario e sociolinguistico.

4. Ho bisticciato un paio di volte con Giuseppe Corongiu in vari blog. Lui usava un nome falso. A quanto pare, gli piacce il nome “Giulia”. Mi fa ridere, so che è lui, so benissimo come scrive… e gli argomenti che tocca e come pensa. Non abbiamo 13 anni. Ho affrontiamo il problema in maniera adulta, dicendoci le cose come persone adulte. Ma uno che discute con me sulla linguistica e arriva a non avere più argomenti validi e molla il discorso dicendomi che sono una pazza e dovrei chiamare l’ambulanza… (La stessa cosa con Corràine. Ho criticato le sue scelte “etimologiche” ed ho espresso in maniera scientifica il mio parere, finendo che lui diceva che io lo odio e che sono pazza). Ma mi chiedo se persone adulte che hanno un sacco di responsabilità e che dovrebbero essere “didini” si possono comportare in questo modo. Uomini di cinquanta, sessant’anni e non faccio altri nomi.

5. Invece, essendo la presidente di un circolo molto prestigioso nella capitale della Germania, essendo delegata della Federazione dei Circoli sardi in Germania che rappresenta circa sei mila sardi che vivono all’estero e in più linguista giovane che si muove negli ambiti universitari di Berlino- Brandenburgo, in più una delle poche donne che ha il potere di organizzare progetti e attività culturali che promuovono la cultura sarda all’estero e anche in Sardegna, credo di avere tutto il diritto di ascoltare anche l’opinione degli altri e valutarlo in un modo democratico.

6. Ho fatto questo. Quasi un anno e mezzo fa ho invitato al Circolo Sardo di Berlino ad Ivo Murgia per parlare della proposta: “Ainas po su sardu”. Per dirti la verità, ero molto contro questa proposta. Non mi piaceva il fatto di avere due norme di uno standard, per lo stesso motivo che hanno gli altri. “Partziri su sardu in duus” non mi sembrava la soluzione. Ho anche valutato per tanti anni la proposta di Roberto Bolognesi, la GSC una proposta buona. Ho riletto tutte le proposte e grammatiche con tanta attenzione per la mia tesi, con un approccio molto neutrale, analizzando anche altri posti nel mondo ed Europa e le teorie socio-linguistiche di standardizzazioni in generale. La LSU, la Limba de Mesania, la LSC e le Ainas po su sardu. Ho riletto la grammatica di Lepori, quella di Puddu e persino un paio di cose di Pittau. Estremi che vanno da: “Il sardo è composto da due macrovarietà fino a il sardo è tutto uguale”, il ‘vero’ sardo dovrebbe essere il “logudorese”, fino ad alcune estreme posizioni di “emancipazione” del “Campidanese”.

7. La mia proposta personale è molto semplice. Credo che si dovrebbe prendere una via di mezzo. Per fare questo, tutti dovrebbero essere molto più aperti a rinunciare ad alcune cose, ma anche accettarne i dubbi e i bisogni degli altri. La LSC fa finta di essere così, ma non è così e non è accettabile per niente. Sinceramente metto in dubbio che i parlanti veri di dialetti meridionali che usano la LSC conoscano veramente il “Campidanese”. La LSC è talmente lontana dai dialetti meridionali (e pur troppo dal sardo stesso perché si usano un casino di italianismi).

8. I parlanti ‘veri’ del sardo esistono ancora. Non stiamo parlando di una lingua morta che si deve ‘rifare’ come l’ebraico o tutti quegli altri esempi che si menzionano. I parlanti ci sono. Sono del parere che nessun intellettuale che parla di lingua sarda, la conosca come lingua materna. Per ciò perché non ci si arricchisce dei nostri vecchi. Perché non ci sono soldi? Credo che non vogliano soldi, credo che non sarebbe un problema che ogni collaboratore di un “ofitziu sardu” che fa una traduzione, venga affiancato da una persona che parla il sardo come prima lingua… per tradurre veramente i documenti in sardo. Credo che i sardi ci tengano molto alla loro lingua e che devono essere coinvolti. È inutile ‘fare’ una lingua tra linguisti ed intellettuali.

9. Credo che lo standard sardo dovrebbe essere molto aperto. Come proposta qui la Limba de Mesania era molto valida. Ci vuole un apertura della LSC. Non capisco perché non possano essere accettati più sinonomi e più modi di usare il sardo. L’uso di “ddu/dda” e di “sos/ sas e is” e l’uso libero del lessico è stato concesso. E allora perché non la scescia (x) finali i -i e le coniugazioni? Una delle cose più assurdi per me è stata quando ho scoperto che “passamus” in LSC è “passiamo” e in sardo meridionale è “passavamo”. Ripeto la domanda fatta un paio di volte: Perché i parlanti ‘veri’ del sardo meridionale dovrebbero diventare dislessici e cambiare addirittura un tempo verbale? È assurdo. Ma di che cosa hanno paura? Di una vera koiné? Del ‘monolinguismo isterico’ come lo chiama Bolognesi (che sta usando tre grafie diverse nel suo blog… LSC, GSC e il dialetto di Iglesias) e parla di “partzidura” proprio lui.

10. Mi auguro veramente che loro (e parlo del tuo “didino” e degli LSC’isti) si sveglino e che vedano che i loro oppositori non sono persone che vogliono fare ‘politica’, non si tratta di gente ‘cattiva’ o dei ‘nemici della lingua sarda’. Si tratta di persone che stanno lavorando da tanto tempo per la lingua sarda, persone che come te hanno in mente la lingua di ‘ajaja’, ma ancora ad un livello molto vivo. E chiudo con un piccolo annedoto di Frantziscu Lai di Muravera, persona che mi sta molto vicina da un paio di anni, essendo consigliere del Circolo e di lingua materna sarda. L’altro giorno ne stavamo parlando e ha detto: “Sai, quando io ero piccolo, ho fatto una passeggiata con mio babbo… e c’era questo ristorante di nome “Nuraxi” ed io avevo appena imparato di leggere e lo volevo leggere. Ho detto /nuraksi/ e mio babbo mi ha corretto… dicendo che non si pronunciava così… si pronuncia con il suono che noi chiamiamo scescia. In quel momento mi sono reso conto dove stanno le differenza tra l’italiano e il sardo. Ho trent’anni e da 23 anni so che quella è una cosa che appartiene alla mia cultura, alla mia infanzia e alla scrittura della lingua delle mie parti. Secondo te inizio ora a scrivere Nuraghe? Io, il sardo lo conosco e non è il mio problema che una commissione l’abbia deciso in maniera diversa, una commissione che non se ne rende conto del fatto che la lingua è la memoria storica dei sardi, di una società e di un popolo”.

Cordiali saluti, caro Lisandru, anche al “didinu” e i suoi amici che hanno un grande compito da fare. Mi auguro che lo facciano bene e che vedano che qui si deve ascoltare e accettarsi, tutti quanti e andare avanti. Per il bene della vostra memoria collettiva e il bene del popolo sardo.

Fino quando questo non accaderà, io ci lavorerò contro, visto che sono un amica della democrazia e della libertà di ogniuno di esprimere il proprio pensiero nella propria lingua, così com’è previsto in ogni paese democratico.

La lingua, la fa il popolo, non i linguisti, non gli intellettuali e neanche i politici. Ma le persone vanno informate e non manipolate. Io questo, da parte del tuo “didino” e la sua cricca, non lo vedo.

Buona giornata.

Su didinu de Lisandru Mongile

Wow… in tedesco si dice:

“Wir werden sehen, ob der Lahme gehen wird”, sagte der Blinde

(“Vediamo se il zoppo cammina, disse il ceco”.)

Ho letto l’articolo nel blog di http://www.vitobiolchini.it/2013/02/20/sa-die-chi-apo-faeddadu-in-sardu-a-disiscapiu/ scritu de Lisandru Mongile.

il mio commento Vito l’ha censurato… bene… ddu scit issu po ita! Narrat ca seu stetia “ironica”. Craru…

Po ita? Lisandru Mongile contat candu e poita at imparau su sardu…

Imoi depeus fai su “aplausu” a is sardus chi imparant su sardu?! Complimenti!

Po nai sa beridadi, s ‘articuleddu de cussu piciocu / sennore est belixeddu.

Chini est??? No ddu sciu…perou…no pensu chi siat una cosa bona. Narrat de cussa manera ca sa normalidadi siat chi unu si scidat de mannu e bidit ca su sardu est una lingua.

E apustis si fait festa … poita at imparau sa lingua sua.

Ajò… nimancu deu mi fatzu festa. Apu sceti imparau sa lingua de ajaja mia ( e seu tedesca)…e mi parrit una cosa normali.

E issu…  su frantzesu, su russu, s’ingresu…e apustis de totu is ateras linguas si ndi est tentu contu … su sardu est una lingua puru.

Ellu, ita cosa bella…. at imparau su sardu. Emancipatzioni.

Bolit normalidadi po sa lingua sarda e ddu est ponendi cumenti una cosa stravanada ca is sardus imparat sa lingua sarda…

Sa genti ddu bidit cumenti una cosa strollica.

O Lisandru, ascurta pagu pagu…

As imparau su sardu? As fatu beni!

Perou custu no est una dii de festa, custu est una dii de tristura…

Is sardus no depint imparai sa lingua insoru poita genti cumenti tui, intelletualis ddu narrant… is sardus depint chistionai e scriri su sardu po ita cussa est sa lingua de sa Sardinnia, sa lingua de is pensamentus e sa lingua de is antepassadus… sceti po cussu…

poita est sa sa lingua de is arrexinis e de su sanguini nosu e de… eja… ajaja…

E totus is scimprus de sa LSC funt cun issu?! bravus, bravus… cumentant chi funt prangendi candu ant ligiu su testu cosa sua…

Poi ita? Nimancu issus su sardu dd’ant imparau de minoreddus… e no ddu connoscint e no tenint nimancu sa passientzia de ddu imparai e imperai. Cussa est sa beridadi.

E scriint su sardu cumenti piciocus de dexi annus, amisturendi totu cun s’italianu… e issus bolint fai sa lingua?

Gei ddu sciu chi deu no ddu scriu mellus perou deu assumancu mi ndi apu circau didinus ca su sardu ddu conoscint diaderus…

Su didinu?  mellus…un de is Baronis de sa Lingua Sarda.

Su maistu tuu est stetiu chini? Una personi ca su sardu no ddu at imparau cumenti primu lingua? Ajò… la sento io… la differnza tra il tuo didinu e mia nonna…

e bandat beni chi unu ddu imparat puru de mannu perou no depit nai a is aterus cumenti depint chsitionai e scriri!

Su didinu? ahhh….

… gei ddu scis ca no t’at a cumbidai prus a is atobius candu no ti praxit prus sa LSC…e candu acabas de dda imperai?

Ti-ddu naro deu… est diaici…

Is atobius asuba de sa lingua sarda cun is “espertos”?!

No cumbidant linguistas, cumbidant genti chi narrat chi sa LSC siat una cosa bona.

Po difendiri su scilloriu de aterus “espertos”.

E cussa genti pensat chi siat de importu e chi fait parti de una “cosa manna”… Casi totu cussa genti de linguistica, standardisaduras e pruschetotu de su sardu no at cumprendiu una cibudda.

custa est sa beridadi…

ses afora candu no ti praxit prus sa LSC …ti bogant de is trumixeddas de facebook, ti innorant e circant fintzas de ti ofendiri… as a essi sa brebei niedda …

Po ita? deu ddu seu poita apu scioberau de scriri su sardu de ajaja mia… e no su sardu de is didinus e de is Baronis.

Is Didinus mius m’ant lassau casi totus a sa sola…funt cobardus o pigant dinai…

a dolu mannu est diaci…

e narrant chi sa maca seu deu…

e sa nimiga de sa lingua sarda…

e una purista… e….e….e….

Articolo nella rivista “Lacanas” 59

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La rivista Lacanas ha pubblicato recentemente un articolo su di me.

LACANAS pp.56-57-58 Anno x n.59 VI 2012

Si tratta di un intervista che mi fece Massimiliano Perlato per Tottus in Pari (2010).

http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2010/11/22/quel-forte-desiderio-interiore-di-parlare-in-sardo-dialogo-con-alexandra-porcu-vice-presidente-del-circolo-sardo-di-berlino/

Lacanas ha riproposto questo articolo senza informare ne a me e neanche alla persona che l’aveva scritto.

Ho chiarito questo errore con la rivista, ma comunque vorrei dire due o tre parole perché credo che una rivista dovrebbe garantire l’attualità delle informazioni che pubblica.

Non sono più la vicepresidente del Circolo Sardo di Berlino, ma sono stata la presidente del Circolo Sardo di Berlino per due anni. Non lo dico perché mi interessa di avere un “titolo” maggiore.

Lo dico perché stiamo parlando di un lavoro di volontariato che mi ha costato tanto tempo ed energie e a volte anche soldi propri. Ma non solo a me, ma anche alla comunità sarda di Berlino che mi aveva affidato questo ruolo.

Quando Tottus in pari pubblicò l’articolo le cose stavano molto diverse. I circoli sardi nel mondo stavano meglio. Soprattutto il Circolo Sardo di Berlino, uno dei più giovani, stava portando avanti tantissime attività culturali.

In primis perché c’erano il tripplo dei contributi della Regione Autonoma. Sostenevano la nostra promozione volontaria e il nostro lavoro volontario ad un livello molto alto.

Oggigiorno le cose stanno diversamente, anche se stiamo ancora portando avanti delle attività, la crisi è arrivata anche qui.

Nell’articolo ho detto che sostengo la Limba Sarda Comuna (LSC) e che la uso quando scrivo. È vero che lo facevo, ma non lo faccio più.

La LSC all’inizio sembrava una buona idea, soprattutto per una persona da fuori che stava imparando il sardo e che non aveva ancora approfondito il tema e credeva alle promesse fatte nella proposta stessa.

Negli ultimi due anni ho totalmente cambiato idea, non solo perché ho sentito altri punti di vista, non solo perché ho letto anche altre cose e sono cresciuta come linguista, ma soprattutto perché ho riletto la LSC. Non capisco neanche più come la potevo sostenere e ringrazio ad alcune persone come Frantziscu Lai, Ivo Murgia ed altri che mi hanno aperto gli occhi su questo tema.

Addirittura ho scritto una critica molto seria e negativa sulla LSC, sullo standard che adopera la Regione Autonoma Sarda qualche settimana prima che Lacanas pubblicasse la mia intervista.

Non mi piace per niente che ora ci sia questa confusione. Mi arrivano email di persone che non conosco e anche di persone che conosco.

Non mi piace che si faccia “pubblicità” con la mia faccia e il mio nome per cose che non vedo più con gli stessi occhi di allora, cose che sono molto cambiate.

Questo lo dico per quanto riguarda la mia opinione sulla situazione del nostro circolo e anche per quanto riguarda la mia posizione da linguista.

Berlino a Cagliari

Berlin-Island: EMPIRICAL SURVEY ON A HERITAGE | CAGLIARI

Lazzaretto di Cagliari, Sant Elia Image

via dei Navigatori

Opening: 1 Marzo 2013 – 18.00h

è un progetto di mostra d´ arte contemporanea che presenta le opere e gli artisti che hanno partecipato a tre diversi esperimenti Culturali iniziati a Berlino nel 2010.

La mostra vuole riunire le tre esperienze in una sola esposizione a Cagliari. Questo ci sembra il naturale proseguo delle esperienze fatte a Berlino dove l’arte contemporanea sarda e´stata protagonista.
Berlin-Island- Empirical survey on a heritage e´un progetto d´arte contemporanea che vuole essere uno strumento di promozione della identità sarda e della cultura contemporanea sarda in Europa e in Sardegna. Con la mostra Berlin-Island, il Comune di Cagliari avrà la possibilità di mostrare in un unico evento, sette giovani artisti sardi di livello internazionale tra i più promettenti della loro generazione e giovani artisti internazionali con alle spalle gia´un esperienza e un curriculum solido e affermato.

La mostra si terra´dal 1 al 31 Marzo 2013 negli spazi del LAZZARETTO a Cagliari.

L’ evento principale di Berlin-Island e´ il vernissage che apre e inaugura l’esposizione il Primo Marzo.

Evento Promosso da:

Comune di Cagliari – ASSESSORATO ALLA CULTURA – Servizio Cultura e Spettacolo
http://www.comune.cagliari.it/portale/it/cultura.page

Contribuisci al progetto qui:

www.friendfund.com/pool/P3P1.BERLIN-ISLAND-Cultural-experiment-EMPIRICAL-SURVEY-ON-A-HERITAGE?view=1#.UNrHEli_Z7M.facebook

Questa esperienza ha la cultura sarda come oggetto di indagine, l’arte contemporanea come strumento e Berlino come campo da gioco.

Può l’arte contemporanea, attraverso progetti artistici, verificare e controllare lo stato di salute di una cultura ?

Un progetto del Circolo Sardo di Berlino / Sardisches Kulturzentrum di Berlino
Ideato e coordinato da Giovanni Casu

Curato da Giusy Sanna

I tre esperimenti:

Genau! Sardinia 2010 www.genau.sardanet.de/
Holiday Island 2011 www.holiday-island.blogspot.it/
Berlin- Island 2012 – www.berlin-island.net/

www.berlin-island.blogspot.de/

Artisti partecipanti :

Irene Balia – www.irenebalia.blogspot.de
Giovanni Casu – www.giovanni-casu.blogspot.de
Roberto Fanari – www.robertofanari.blogspot.de
Ambra Pittoni – www.ambrapittoni.com
Carlo Spiga- www.carlospiga.blogspot.de

Nuno Vicente- Portugal www.nuno-vicente.com
Ewa Surowiec- Poland www.ewasurowiec.com
Bryn Chainey- UK www.brynchainey.com
Marisa Benjamim www.marisabenjamim.blogspot.it

Alessandro Sau – www.alessandrosau.it
Cristina Meloni – cristinameloni.blogspot.it
Rugiada Cadoni from Y Liver – www.yliver.com
Igor Muroni – www.igormuroni.com

Stella Veloce https://soundcloud.com/stella-veloce

Sarà presente la rappresentante del Circolo Sardo di Berlino /Sardisches Kulturzentrum Berlin

Alexandra Porcu

Grazie a la
REGIONE AUTONOMA SARDA
ASSESSORATO AL LAVORO – formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale
http://www.regione.sardegna.it/regione/assessorati/lavoro/

Circolo Sardo di Berlino / SARDISCHES KULTURZENTRUM BERLIN
http://www.sardanet.org/cms/

Fondazione per l’ arte contemporanea BARTOLI-FELTER
http://www.fondazionebartolifelter.it/

Friendfund.com
http://www.friendfund.com/pool/P3P1.BERLIN-ISLAND-Cultural-experiment-EMPIRICAL-SURVEY-ON-A-HERITAGE

Istituto Fernando Santi – CAGLIARI
http://www.istitutosanti.org/

MEME | arte contemporanea e prossima
http://memeartecontemporanea.blogspot.it/

Culturia- Berlin
http://culturia.de/?lang=de

Bolognesu e Blasco

S’atera dii apu ligiu unu articuleddu in su blog de Bolognesu. Seu una follower de su blog cosa sua de annus. A bortas mi praxit ita scrit issu, ateras bortas no. Custa borta seu de acordiu a su 50% cun issu. Seus semperi bravus a fai polemica, custa borta dd’at fatu asuba de Giulio Angioni e Blasco Ferrer. No seu amiga de Angioni e nimancu de Blasco e no m’importat nudda de ddos defendi. Ap a scriri custu poita pensu ca s’allega siat prus manna e no siat aici sintzilla. Custu est s’articulu de Bolognesu:

http://bolognesu.wordpress.com/2013/02/07/su-spantu-de-angioni/

Insandus, cali est su problema? Bolognesu narrat ca totus is sardus si cumprendint e po provai custu at mentovadu unu atobiu chi ant fatu pagu tempus a oi, citendi a Biolchini:

“Se un cagliaritano come me, che capisce il sardo ma che (per il momento ancora) non lo parla, riesce a capire senza difficoltà gli interventi di persone provenienti dalle più disparate zone dell’isola, vuol dire che la nostra lingua ha una unitarietà che non può essere negata.”Incredibile ad Aggius! Se un cagliaritano e un ozierese parlano tra di loro in sardo, si capiscono senza traduttore simultaneo! Bilinguismo subito!”

Perou. Chini fiat sa genti innia, de ita ant chistionau?

1. Funt casi totus intelletualis chi su sardu NO dd’ant imparau cumenti primu lingua.

2. Is temas de cussus atobius funt casi semperi linguisticus e politicus… candu sa genti fueddat de cussas cosas, sa mitadi de is paraulas funt italianismus. Craru ca nemus at a tenni perunu problema de ddu cumprendi.

3. Ellu, nci est puru genti ca tenit su sardu cumenti primu lingua, ma issus, candu andant a cussu atobius fueddant de manera “oberta”. Si ndi abitzant ca fortzis nemus at a cumprendi ita narrant.

Custu ddu fait puru Angioni candu chistionat su sardu in sa radiu, chistionat de manera “oberta” e chi no conoscit su sardu beni ddu fait automaticamente… Unu ateru esempru podit essi su programa S’Arrejonada cun Pier Sandro Pillonca (http://www.youtube.com/watch?v=yqps8f3b-II). Issu chsitionat beni meda su sardu, ma in sa televisioni ddu fait de manera “oberta”.

Lampu! In totu sa Sardinnia ddu ant a intendiri. Mi parrit logicu!

E Biolchini at scritu custu (http://www.vitobiolchini.it/2013/01/30/vuoi-parlare-in-sardo-ci-vediamo-venerdi-in-piazzetta-savoia-a-cagliari-no-est-brulla/) Iniziativa bellissima, complimenti!

“Ognuno parlerà il suo sardo e tutti ci capiremo lo stesso (funziona veramente così, ve lo assicuro)”

est craru chi si cumprendint… 1. poita sa majoridadi est genti chi su sardu no ddu conoscit beni o cumenti segundu limba. 2. Poita est genti chi chistionat de manera “oberta”.

perou… ita bolit nai custu? poi ita totus tenint semperi custu bisongiu de nai ca is sardus s’intendint unu s’ateru?

Teneus duus spanniolus (andalusus) chi bennint in su circulu sardu de berlinu e no nci est perunu problema candu issu chistionant in spanniolu cun is italianus e sardus.

Difatis, custu bolit nai chi is linguas romanicas casi totus funt “mutually intelligible”. Scoberau s’America?

Bolognesu tenit arrexoni candu scrit chi apustis de binti minutus, duas oras, cuaturu diis… eja… unu sardu de basciu at a intendi unu de susu e s’imbressi sena problemas… fortzis puru apustis de dexi minutus.

Ma pensu ca Blasco no boliat nai custu chi interpretat Bolognesu candu at scritu:

“Unu campidanesu in Ovodda est in terra straniera”. Ajò Blasco no est unu scimpru.

Bosi ap a fai unu ateru esempru. Cumenti carchi d-unu si podit imaginai, in is circulus sardus antigus, nci est genti chi est emigrada cincuanta annus colaus. Cussa genti, a bortas no at nimancu fatu cuaturu annus de scola.

Chistionant totus in dialetus diversus in sardu sena problemas, perou Attenzione! sceti candu si conoscint e candu funt de su matessi circulu.

Imbecis…Eus fatu unu atobiu carchi cida a oi cun genti de totu is circulus sardus de sa Germania e no est stetiu diaici. In s’inghitzu s’ant formau duas trumas… Ortueri, Ollolai e Nuoro in d-un ala e Mogoro, Escalaplano e Pula in s’atera.

Papendi in paris, craru ca funt totus in sa matessi mesa e nci est stetiu sa necessidadi de amisturai is allegas. E craru ca s’ant intesu… perou no totu e no totus. Est stetiu unu problema mannu po is sardus de basciu intendi is brullas. E puru fueddus, no ant intesu totu su discorsu luegu. Difatis nci boliat unu pagu de tempus… duus personis ant inghitzau de s’intender apustis de duus diis.

Ita bollu nai? Bollu nai ca no depeus serrai is ogus sceti po unificai sa lingua sarda amarrolla e po sempiri nai a is sardus ca su sardu siat UNA lingua. Pensu ca custu ddu ant cumprendiu totus… puru Angioni e Blasco.

Perou no podeus innorai is problemas e no si podit circai de scovai is problemas asuta de sa tramatza.

Is diversidadis nci funt e custu est una cosa bella meda… e eja, podit essi chi unu Mureresu no intendit a unu de Ovodda, cumenti podit essi ca unu Friulanu intendit apustis de tres minutus unu Portoghesu.

Risposta ad Adriano Bomboi 2

Granchio

Adriano Bomboi mi ha risposto nel mio facebook… poteva farlo anche qui, ma non l’ha fatto. Io comunque continuo a rispondere qui per avere maggior visibilità e per la gente che sta seguendo questa discussione.

Lui mi ha scritto:

“Ho letto. Non discuto di linguistica perché non sono un linguista, mi interesso al profilo politico del problema, ed osservando da esterno in modo “laico” non posso non osservare la polarizzazione delle posizioni, fra chi sostiene in toto la LSC e fra chi la avversa. Poi c’è la terra di mezzo, che dovrebbe essere il terreno della discussione, tu affermi che non è stato sufficiente, e anche questo naturalmente sarebbe un problema politico più che di linguistica ed è l’invito che si svolge al termine dell’articolo alle parti in causa. Ma l’articolo nasce da un timore molto preciso e tutto politico: ma non è che ci sono ambienti che proprio con la scusa della discussione intendono colpire la standardizzazione in sè?”

Caro Adriano.

Ma secondo te, chi sono queste persone che stanno cercando di “colpire la standardizzazione in sè, mandando avanti la discussione?”

Secondo me, ci sei un po’ cascato nel solito discorso dei “nemici della lingua sarda”. Chi chiama a chi così? Chi sarebbero questi nemici della lingua sarda?

La standardizzazione dovrebbe essere solo ed esclusivamente una cosa linguistica e sociale o culturale. La politica cosa c’entra? C’entra solo quando un politico l’abusa per farsi auto-pubblicità e/o per i propri vantaggi.

Le persone che sono contro la LSC non sono politici. I LSC’isti vogliono far credere questo a tutti. Anche Bolognesi in un post recente si è chiesto quale sarebbe lo scopo politico di coloro “chi bolint partziri su sardu”? Ma  nimancu Bolognesu ddu at intesu…NON esiste uno scopo politico, ne da parte mia e neanche da parte delle persone che sono contro la LSC.

La “Qestione della lingua sarda” iniziò già tantissimi anni fa, forse fu Antonio Gramsci a dargli questo nome. Comunque, secondo me ha raggiunto il suo punto massimo negli ultimi anni.

Vediamo le proposte di standard.

1. La LSU. Chi ha convocato la commissione e perché? Benedetto Ballero ha scelto la commissione e poi è stato sostituito da Pasquale Onida. Entrambi laureati in giurisprudenza, ma politici. Avranno avuto certo un grandissimo interesse nella lingua sarda… no, hanno avuto un interesse politico.

2. La reazione a questa era una forte resistenza. Perché? Perché la LSU era una presa in giro. Si è preso un “logudorese illustre” e si voleva spacciare per “il sardo di tutti”. Reazioni: La grammatica di Lepori (mi sa che è uscita prima, ma comunque i sardi meridionali hanno iniziato ad usarla). Solinas, Giulio (2001): Questione del <<sardo illustre>> e difesa del campidanese, Quartu Sant Elena: Edizioni Press Color. E poi la Limba de Mesania. Perché? Tutti avversari che cercavano di evitare la standardizzazione? Politici queste persone? NO, intellettuali e linguisti, filologi, psicologi ecc…

3. La LSC. Chi ha convocato la commissione e perché? Renato Soru. Economista e politico. Approvata da lui e Fulvio Dettori (all’ultimo proprio: no comment!).

4. Reazioni alla LSC? La maggior parte della commissione si è distanziata dalla norma. La metà non la sostiene più. Angioni, Brigaglia ecc. Intellettuali, non politici.  Linguisti si sono espressi al contrario (Pittau, Ferrer, Calaresu, Lörinzci ecc.) Anche Bolognesi la vorrebbe modificata e l’ha scritto più di una volta nel suo blog. Lui usa contemporaneamente 3 grafie nel suo blog. La LSC, la sua norma GSC (grafia sarda Comuna) e a volte, quando li gira, scrive in un campidanese di Iglesias… e poi va in giro a parlare di chi vuole “partziri su sardu?”, issu imperat giai 3 normas e tenit unu problema cun sa genti ca ndi bolit duus…? bene cavoli suoi. E poi ci è stata la proposta delle “Ainas po su sardu” di Cherchi, Murgia, Perra ecc. Po ita? perché anche la LSC, come la LSU è una presa in giro… ancora peggio, almeno la LSU era “logudorese”, la LSC è LSU + ddu/dda e is e lessico aperto (ma intanto ti dicono lo stesso che “abba” sia più bello di “acua” e “limba” sia più “rappresentativo” di “lingua”).

Insandus, ita bolit nai? Ca sa genti de puntu cuatru tenit unu interessu politicu de bogai sa standardisadura?

No. Gli unci che hanno sempre avuto un interesse politico, sono coloro che hanno incendiato le proposte ufficiali della Regione, i politic! e non coloro che hanno fatto la resistenza, che hanno mandato avanti la discussione. Secondo te, io posso avere un interesse politico? No, io ho un interesse culturale e socio-linguistico, così come le altre persone che si esprimono contro la LSC.

Se vuoi cercare gli interessi politici ed economici, cercali a coloro che sostengono la LSC. E guardateli bene i direttori de is uffitzius, e guardati bene coloro che hanno una casa editrice… o quelli che semplicemente potrebbero andare in giro a farsi pagare i seminari per diffondere la LSC, scrittori, traduttori…e anche i partiti politici indipendentisti… dimmi tu, U.R.N. Sardinnya e deciditi presto se vuoi essere come loro e fare pseudo politica linguistica… o se vuoi veramente che la lingua sarda sopravviva?

Su nimigu de sa lingua sarda funt issus e no nosaterus.

Tenidi a contu e inghitza a scriri in sardu puru tui… poita chistionai de sardu in italianu est legiu, no mi praxit e no depit essi diaci.

S’emancipatzioni de s’Italia no podit essi sena sa lingua sarda, sena sa lingua de su pobulu. Sa lingua est s’ispeju de s’anima e de is pensamentus de su sanguini nosu. E cussa lingua no podit essi sa LSC ca est unu dialetu de s’italianu! Sa colonisatzioni incumintzat in is concas de sa genti.

E la cosa che mi fa ridere più di tutte è che i cosidetti “nemici della lingua sarda” (cioè della LSC) di solito scrivono e parlano meglio il sardo degli LSC isti… non ti sembra assurdo?

Grazie della chiacchierata.

Ps.  non so se hai visto la notizia nel mio facebook: http://www.facebook.com/notes/alexandra-porcu/il-fascismo-del-gruppo-facebook-comitadu-pro-sa-limba-sarda/10152048381141988

“Terreno di discussione”, Adriano? Vuoi invitare a qualcuno a discutere… Mi piace la tua intenzione, ma non lo devi dire alle persone che cercano la discussione. Loro chiamano la lingua della “natzione sarda” il sardo che scrive questa persona, Mario Carboni, al vostro amico che a volte scrive articoli per voi. Logudorese Sardo Comune, Limba Sarda Corraine. Secondo te? Dobbiamo essere zitti, citius? poita seus a s’imbressi de sa “limba de sa natzione”, ma…chini est cussa genti? ita cauli cherrint?

Persone come Amos Cardia, Ivo Mugia, Mauro Podda e così via… e tanti altri sardi in Sardegna e all’estero, sardi meridionali che scrivono benissimo in sardo, devono diventare dislessici perché lo dicono Corraine, Corrongiu e company? Perché a loro piacerebbe mettere nelle scuole e da per tutto la LSC?!

Sai cosa succede insegnando la LSC ad un bambino ad Escalaplano o a Nuxis? Gli si toglie la “scuola impropria” (termine di Bolognesu). Il contatto con i nonni, zii e vicini… un danno psicologico, una sradicazione.

Pensaci bene sulle cose che ti scrivo… io sto seguendo ogni giorno le persone e la “Questione della lingua sarda”, da ormai 12 anni. E lo faccio da fuori, senza nessun interesse politico o economico.

Alexandra.

Risposta ad Adriano Bomboi

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Adriano Bomboi mi ha postato il suo articolo nel mio facebook (http://www.sanatzione.eu/2013/02/lingua-sarda-e-lecito-o-meno-adottare-uno-standard/).

Ecco la mia risposta:

Caro Adriano,
Non so se ho capito bene ciò che volevi dire con il tuo post. Non credo che qualcuno la fuori metta in dubbio l’importanza di uno standard scritto. Io per lo meno non lo faccio. Credo che la standardizzazione del sardo sia molto importante. Siamo però già passato oltre. Il problema è la Limba Sarda Comuna (LSC). Le discussioni negli ambiti intellettuali  e linguistici riguardano questo tema. Credo che nessuno metta in dubbio che il sardo sia una lingua, la lingua dei sardi. Credo che nessuno sia contro l’uso del sardo nell’amministrazione e soprattutto nessuno sia contro l’inserimento del sardo nelle scuole per garantire la sua sopravvivenza.

Il problema qui è che per un processo di standardizzazione ci sono vari punti da rispettare. Seguendo lo schema di Haugen (1966), sono i seguenti 4:

The initiation in the case of linguistic form will be called the selection of a norm, while implementation will be referred to as the codification of form. In the case of linguistic function the initiation will here be known as the elaboration of function, while the implementation will be called acceptance by the community.

Cioè:
1. Selezione di una norma
2. Codificazione di una norma
3. Elaborazione di una norma
4. Accettazione della norma della comunità

Il primo punto è avvenuto. È stata scelta una norma. La LSC che è un sardo settentrionale con qualche elemento meridionale, mischiato con l’italiano (si veda il mio articolo: https://alexandrarrexinisarrexonus.wordpress.com/2013/02/02/la-verita-sulla-limba-sarda-comuna-lsc/ ).

Il secondo punto è stato raggiunto da quattro gatti “esperti di lingua sarda” che hanno “codificato” una cosa che fa ridere ai polli e soprattutto alle persone che parlano veramente il sardo e i parlanti di dialetti meridionali, infatti proprio per questo ci è stata la reazione, le “Ainas po su sardu. Arregulas…”

Nella LSC c’è scritto che la sua “elaborazione” avverrà tramite altre istituzioni, esperti e il popolo. Cosa che da sette anni NON è successa per niente. Non vi è stata nessuna riforma  della LSC, ma neanche un intento approssimativo. Sifanno delle conferenze per diffondere lo standard così com’è e basta.

Ciò che dico io è che sarà molto difficile che il popolo, la natzione sarda, accetti quella cosa. L’accetteranno se gli verrà imposta, nei media, nelle scuole e nell’amministrazione. Si fa con i sardi (soprattutto meridionali) ciò che gli italiani hanno fatto con i sardi.

Il “Language planning” di Haugen che poi tramite Kloss, Fishman e lui stesso fu portato al “Revised model of language planning” (1987) in Sardegna è stato ignorato al massimo. Sono state mischiati interessi politici e interessi di singole persone con la linguistica.

Non è una questione politica. La politica in un processo di standardizzazione ha certamente importanza per l’implemetazione nelle leggi, per i soldi che si spendono per la lingua e per altre cose, ma NON per il processo di standardizzazione in se.

E qui che nasce il problema tra gente come me e altri che voglio far finta che stiamo parlando di politica. Io e altre persone non hanno nessun problema con la questione di avere un sardo scritto, due o dieci, se lo vuole la maggior parte del popolo e se veramente il popolo avrà la possibilità di far parte del processo di standardizzazione. Ma fino adesso NON è affatto così.

Perché? Il problema è il modo in cui sono avvenuti i punti 1 e 2. e l’ignorare conseguentemente i punti 3 e 4. Questo ci porta al risultato che troviamo ora:

Unu carraxu.

Per quanto riguarda la tua domanda o affermazione:
“E allora le domande che dovremmo porci sono: ma chi è l’avversario della Lingua Sarda e della Sardegna? L’adozione della LSC oppure la costante e preponderante invasione dell’italiano? Certamente quest’ultima.”

Il problema è che la LSC è un unica invasione della lingua italiana. Si tratta di una “dialettalizzazione” del sardo, o come chiameresti questo:

“Is obbietivos fundamentales ant a èssere cussos de sa promotzione, de s’isvilupu e de s’aplicatzione de sa leges derivadas dae sa Lege Regionale 26/1997, dae sa Lege 482/99 de sa Repùblica Italiana e dae sa Carta Europea de is Limbas Regionales o de Minoria (1992), e fintzas s’elaboratzione e sa proposta de acontzos normativos a totus is livellos istitutzionales, in ue bi nde siat sa netzessidade; in prus, s’ente at a tènnere su dovere de vigilare a pitzus de s’aplicatzione de is polìticas linguìsticas istabilidas dae su guvernu sardu e de coordinare is atziones e is mesuras de is assessorados in matèria de polìtica linguìstica.”

“Gli obbiettivi fondamentali saranno quelli della promozione, dello sviluppo e dell’applicazione della legislazione derivante dalla Legge Regionale 26/1997, dalla Legge 482/99 della Repubblica Italiana e dalla Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie (1992), nonché l’elaborazione e la proposta di adeguamenti normativi a tutti i livelli istituzionali, ove ne emerga la necessità; inoltre, l’ente avrà il compito di vigilare sull’applicazione delle politiche linguistiche stabilite dal governo sardo e di coordinare le azioni e le misure degli assessorati in materia di politica linguistica.”
(http://progeturepublica.net/comunicati/politicas-linguisticas-in-progres-istitutu-pro-su-plurilinguismu/#.UMjQZ6xc0_A)

Altri esempi si trovano e li ho anche citati nel mio articolo menzionato su.

Scusa, ma ci siamo con la testa? Sinceramente e questo te lo dico con il cuore in mano. Preferisco che la lingua di mia nonna muoia con dignità prima che diventi un dialetto dell’italiano. Per me è la stessa cosa, anzi è ancora peggio.

Il sardo non è morto, ci sono ancora tanti parlanti del sardo. Veri parlanti del sardo. Sono e dovrebbero essere una fonte. Dovrebbero essere un aiuto per coloro che cercano di standardizzarla. Ogni volta che uno accenna questo punto, ti danno il “purista” o uno che non abbia capito che sia una cosa “normale” quando lingue sono in contatto.

Ma non è vero. Io non ho nessun problema con italianismi, anglicismi, cambiamenti di struttura… sì, quello sì che è normale… ma non la perdita di un intero sistema linguistico che modifica la morfologia, la sintassi e la logica di una lingua. Perdendo la logica di una lingua, si perde di pensare in quella lingua.

Chi ha letto Thomason & Kaufman “Language contact, creolization, and genetic linguistics” (1991) se ne rende conto che la LSC è una “creolizzazione” del sardo, ciò che i due linguisti chiamano “heavy borrowing”. Ciò succede soprattutto e prevalentemente nei paesi colonizzati.

Deu e is aterus ca tenint su matessi pensamentu miu, ant cumprendiu custu. Deu no bollu essi tzerraca, mi podint bociri a mei e a sa lingua mia, ma ap a essi libera. Imoi ddu seu poita apu scioberau una lingua emancipada, una lingua ca tenit arrexinis.

Certo, il mio sardo sarà sempre influenzato dal tedesco e dall’italiano o anche dallo spagnolo che ho imparato prima. Non parlerò e non scriverò mai il sardo come gente che lo ha imparato come lingua materna, ma ci posso provare.

La LSC di sicuro non fa parte di questo processo, almeno non così com’è adesso. Se si cercherà di coinvolgere anche gli altri punti (3 e 4 menzionati su), cioè prendere in considerazione l’opinione di altri intellettuali e altre proposte di standard, i comuni e i parlanti veri, per me va bene.

Ma fino a quando il monopolio sarà di gente che vuole fare politica e guadagnare soldi con il sangue e i pensieri dei miei antenati,  preferisco la morte della lingua sarda, ma almeno sarà una morte dignitosa.