Sostinibilità, indipendentismo e lingua sarda …

Negli ultimi giorni stavo seguendo con molto interesse il dibattito sulla sostenibilità e l’indipendentismo che si è creato nel blog di Anthony Muroni che aveva pubblicato un articolo di Vito Biolchini, che a sua volta si riferiva ad un altro articolo di Muroni.

Poi seguirono altri articoli che parlavano di questo tema. Intanto è stato Muroni il primo che ha detto:

“Ecco, dicendo cosa probabilmente faranno sinistra e destra, ho detto implicitamente cosa dovrebbe essere invece – in alternativa – questa nuova alleanza. I valori della giustizia sociale, il dialogo con le imprese, la centralità del lavoro, l’introduzione del concetto di sostenibilità, la valorizzazione di cultura/ambiente/paesaggio come motori di sviluppo …”

Muroni, in quest’ultima frase spiega perfettamente cos’è la “sostinibilità”, almeno in generale. Non ho capito perché poi altri dopo facciano finta come se il concetto di “sostinibilità” non fosse chiaro e un concetto “equivocabile”, come lo definisce Alessandro Mongili poco dopo e gli altri indipendentisti che poi rispondono.

Vito Biolchini spiega il concetto e la sua opinione con esempi chiari. Vi dico già in partenza che l’articolo di Vito Biolchini mi è piaciuto molto perché ha troppo ragione. Ciò che lui dice infondo è che:

“Se vogliamo costruire una casa, non possiamo partire dal tetto”.

Il concetto di sostinibilità in Germania si chiama “Nachhaltigkeit”, è più chiaro in tedesco, vuol dire “tenere dopo / durativo”. In Germania è molto legato all’ambiente e come trattiamo le risorse che ci offre la terra, la natura. Infatti a me spaventa da anni l’uso dei piatti di plastica che vedo in Italia. Che non ci sta il deposito sulle lattine per il Recycling. In Germania abbiamo 4 – 5 bidoni per separare l’immondizia.

Per farla breve: Trattare il nostro mondo così che anche i nostri figli avranno la possibilità di usufruire a lungo delle risorse.

Qual’è stato ora il “problema”? Secondo me è diventato un pochino personale tra Anthony Muroni e Vito Biolchini (la gente intelligente capisce queste cose, infatti “inter-legge”, legge tra le righe).

Biolchini non ha mai detto che la sostinibilità debba sostituire i concetti di autodeterminazione, non-dipendenza, indipendenza o nazionalismo. Ciò che dice Biolchini è che in Sardegna siamo lontani, ma veramente lontani, di poter parlare del “tetto di una casa”, quando abbiamo un cantiere laddove gli architetti stanno bisticciando sul fatto se la casa alla fine sarà rossa, nera, gialla, blu o verde … nolens volens est diaici.

Ciò che infatti è successo in questa discussione è che i soliti Bustianu a contrario si sentono aggrediti perché credono che qualcuno stia mettendo in dubbio che la casa va comunque rifatta.

La casa si chiama: Sardegna.

Qualcuno l’ha quasi distrutta, quasi rovinata, quasi resa al suolo. Ci sono rimasti solo i ricordi di quando giocavamo liberi …

… ma si sente ancora il profumo della legna bruciata nel cortile, si sente ancora la voce dei nonni che parlano quella lingua, si sente ancora il pavimento caldo sotto i nostri piedi.

Ecco dove la sostenibilità incontra tutti gli altri concetti dei quali si discute. Infondo lo scopo è di essere sardi e rimanere sardi con la dignità di poter mandare avanti ciò che i nostri avi ci hanno lasciato, grazie al fatto che questa terra ha partorito una cultura.

Per Muroni, la sostinibilità è anche la “valorizzazione della cultura”. Bene!

Infatti, la lingua sarda è stata menzionata più di una volta in alcuni di questi articoli. La lingua sarda -nella nostra casa- sarà una stanza, magari la biblioteca. Una stanza dove entra tanta luce, piena di scaffali con libri, accogliente, con poltrone e cuscini.

Non voglio approfondire il discorso sulla lingua sarda, visto che non è un segreto come la penso. Voglio solo dire che ieri, 28.04, ho letto un sacco di volte “Nara cixiri” e certamente chiuderò con la polemica sul fatto che in LSC sarebbe cosa? “Chighere” o “ciscire”?

No ddu sciu … ciò che so è che i sardi sono le pietre per costruire la casa …

… e alla fine, quando la casa sarà costruita, non serviranno le chiavi perché la porta deve essere aperta.

 

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