Ciò che Alessandro Dessì non dice … e non sa

 

Grazie Alessandro Dessì dell’illuminazione, di averci spiegato perché

“La Limba Sarda Comuna ha già vinto”

In realtà non sapevo che in Sardegna l’identità delle persone e le loro parlate stanno in competizione. Non sapevo che c’era una medaglia da vincere quando ho scelto di scrivere in sardo meridionale standard, scegliendo le Arregulas.

Deu apu sceberau cussa grafia poita est prus a s’oru a su sardu de basciu. Custu no fait duas linguas.

Ma qui torniamo all’ignoranza di certa gente, di non saper distinguere la differenza tra lingua, lingua storica, dialetto, dialetto primario, socioletto e idioletto e infine cosa qualcuno intende quando parla di “grammatica”. Io so cosa intendeva Blasco quando parlava di “grammatica”, Alessandro Dessì a quanto pare no.

La grammatica non è solo il libro con le regole che usiamo per definire le regole di uno standard. Nella sociolinguistica può essere anche la descrizione sistematica di una lingua, un dialetto e anche di uno stile. Non deve neanche esistere in realtà, se vediamo altre scuole di pensiero e parliamo di “grammatica universale” e così via.

Io potrei per ciò anche paragonare la “grammatica” bavarese con quella berlinese o no?

Ma fermiamoci un attimo qui, laddove nasce il problema in assoluto. Un problema che del quale parlò già Massimo Pittau in una relazione qui a Berlino nel 2001. Nella sociolinguistica questo si chiama “il sapere linguistico” o “il sapere metalinguistico” (seguendo io qui la terminologia di Eugenio Coseriu).

Cito Pittau:

” …  dobbiamo affermare, in termini esatti di scienza linguistica, che la parlata campidanese esiste realmente, così come esiste realmente la parlata logudorese? Per due differenti ed importanti ragioni: a) Nel campo della lingua, di tutte le lingue, assume un ruolo enorme la coscienza o consapevolezza linguistica dei parlanti. Nel Capo di Sotto, cioè in tutto il Meridione dell’Isola, i singoli parlanti, anche quando parlano con individui di altre località della Sardegna meridionale, hanno piena consapevolezza di avere a che fare con la medesima ed unica parlata campidanese. E questa stessa piena consapevolezza c’è nella situazione contraria, quando cioè essi parlano, comprendendosi alla perfezione, con individui che vengano dall’area del Marghine oppure del Goceano: questi altri Sardi parlano un’altra varietà del sardo, la parlata logudorese. b) Noi linguisti, con in testa il grande Wagner, abbiamo avuto il grande torto di prestare poca o punta attenzione alla parlata campidanese dei poeti e degli scrittori. Ebbene tutti questi adoperano una varietà di lingua letteraria che è universalmente conosciuta ed accettata da tutti i Sardi, anche da quelli dell’area logudorese.” (p.164)

Certo, l’abbiamo capito che poi tutti hanno iniziato a farsi il balletto sull’uovo, dicendo che i concetti “logudorese” e “campidanese” non esistano, che sono “invenzioni arbitrarie”, ignorando il fatto che sono solo due termini popolari per indicare “sardo centrale-settentrionale” e “sardo meridionale”.

Sappiamo benissimo che il termine “campidanese” non intende il sardo che si parla nella zona geografica del Campidano, ma che si parla del sardo meridionale. Anzi non bastavano questi terminie abbiamo addirittura affiancato il concetto di “mesania”.

Se ora vogliamo negare l’esistenza di aree ben chiari definite nella dialettologia in generale, iniziamo a negare la dialettologia in se e l’esistenza di dialetti … tutto questo si basa, come dice Michel Contini (nel stesso volume, p. 117) su tratti ai quali i sardi danno molta attenzione, i tratti più evidenti d’altri. Quelli che conosciamo tutti. Se ora vi volete perdere in un bicchiere d’acqua, bene.

Questo non nega che le ricerche di altri linguisti siano sbagliati, anzi … sbagliato è solo l’approccio, secondo il mio modesto avviso. Entrare in un contesto di una storia linguistica di un popolo in maniera anacronistica, mi sembra molto sbagliato.

Ed è questo che è successo in Sardegna e nella “Questione della lingua sarda”, laddove si è cercato di imporre una grafia con la quale la gente non s’identifica per fare amarolla su chi ant fatu is italianus, faendi s’italianu standard.

Inutile che gli independentisti sono convinti del fatto che la lingua sarda sia più forte, quando è unificata. La lingua sarda è più forte quando viene usata dai sardi, infatti non solo la lingua parlata, ma anche quella scritta.

Ecco … e anche qui il nostro Alessandro Dessì ha una visione un pochino ridotta della situazione (secondo me). Giacché siamo solo quattro gatti che scrivono in sardo, addirittura lui sostiene che la grafia più usata è la LSC. Ma dove mi chiedo? Il sardo medio non sa neanche che cos’è.

Qui a Berlino stanno arrivando un sacco di sardi giovani che stanno emigrando dalla Sardegna o che fanno vacanze qui, di tutte le zone. Ne parlo almeno con 1-3 persone a settimana. Età 25-45 anni. Il 90% non ha mai sentito ne della LSC o che qualcuno addirittura si mette a scrivere in sardo.

Certo, il numero sarà aumentato, ma ajò, ita ses narrendi? La LSC ha vinto lo scudetto? No! Si è fatto molto di più per promuovere quello standard perché ci hanno pompato un paio di soldi, anche pochi, per l’importanza che il tema dovrebbe avere.

Invece qualcuno avrebbe dovuto avere l’intelligenza di coinvolgere le persone che facevano parte del movimento linguistico sardo, di tutto il sardo, visto che il futuro sono i giovani. Invece tanti sono semplicemente stati tagliati fuori.

Alessandro Dessì, nel suo articolo racconta solo una parte, la sua realtà, ignorando che la realtà sarebbe stata forse diversa, se qualcuno non si avesse autoproclamato il Papa della lingua sarda.

Sembra quasi che gli orientalisti, nemici, quelli della scuola campidanese, partzidoris ecc.- dovrebbero anche ringraziare che possono scrivere la -X-, e scrivere “acua” e “lingua”, grazie, vermente, dopo 10 anni qualcuno arriva a questa conclusione perché fa addirittura parte dell’identità. Forse qualcuno non ha ben chiaro che Bolognesi queste cose le disse già nel 2007 a Paulilatino. Nel documento non è stata cambiata neanche una virgola.

Auguri per aver vinto!

Sostinibilità, indipendentismo e lingua sarda …

Negli ultimi giorni stavo seguendo con molto interesse il dibattito sulla sostenibilità e l’indipendentismo che si è creato nel blog di Anthony Muroni che aveva pubblicato un articolo di Vito Biolchini, che a sua volta si riferiva ad un altro articolo di Muroni.

Poi seguirono altri articoli che parlavano di questo tema. Intanto è stato Muroni il primo che ha detto:

“Ecco, dicendo cosa probabilmente faranno sinistra e destra, ho detto implicitamente cosa dovrebbe essere invece – in alternativa – questa nuova alleanza. I valori della giustizia sociale, il dialogo con le imprese, la centralità del lavoro, l’introduzione del concetto di sostenibilità, la valorizzazione di cultura/ambiente/paesaggio come motori di sviluppo …”

Muroni, in quest’ultima frase spiega perfettamente cos’è la “sostinibilità”, almeno in generale. Non ho capito perché poi altri dopo facciano finta come se il concetto di “sostinibilità” non fosse chiaro e un concetto “equivocabile”, come lo definisce Alessandro Mongili poco dopo e gli altri indipendentisti che poi rispondono.

Vito Biolchini spiega il concetto e la sua opinione con esempi chiari. Vi dico già in partenza che l’articolo di Vito Biolchini mi è piaciuto molto perché ha troppo ragione. Ciò che lui dice infondo è che:

“Se vogliamo costruire una casa, non possiamo partire dal tetto”.

Il concetto di sostinibilità in Germania si chiama “Nachhaltigkeit”, è più chiaro in tedesco, vuol dire “tenere dopo / durativo”. In Germania è molto legato all’ambiente e come trattiamo le risorse che ci offre la terra, la natura. Infatti a me spaventa da anni l’uso dei piatti di plastica che vedo in Italia. Che non ci sta il deposito sulle lattine per il Recycling. In Germania abbiamo 4 – 5 bidoni per separare l’immondizia.

Per farla breve: Trattare il nostro mondo così che anche i nostri figli avranno la possibilità di usufruire a lungo delle risorse.

Qual’è stato ora il “problema”? Secondo me è diventato un pochino personale tra Anthony Muroni e Vito Biolchini (la gente intelligente capisce queste cose, infatti “inter-legge”, legge tra le righe).

Biolchini non ha mai detto che la sostinibilità debba sostituire i concetti di autodeterminazione, non-dipendenza, indipendenza o nazionalismo. Ciò che dice Biolchini è che in Sardegna siamo lontani, ma veramente lontani, di poter parlare del “tetto di una casa”, quando abbiamo un cantiere laddove gli architetti stanno bisticciando sul fatto se la casa alla fine sarà rossa, nera, gialla, blu o verde … nolens volens est diaici.

Ciò che infatti è successo in questa discussione è che i soliti Bustianu a contrario si sentono aggrediti perché credono che qualcuno stia mettendo in dubbio che la casa va comunque rifatta.

La casa si chiama: Sardegna.

Qualcuno l’ha quasi distrutta, quasi rovinata, quasi resa al suolo. Ci sono rimasti solo i ricordi di quando giocavamo liberi …

… ma si sente ancora il profumo della legna bruciata nel cortile, si sente ancora la voce dei nonni che parlano quella lingua, si sente ancora il pavimento caldo sotto i nostri piedi.

Ecco dove la sostenibilità incontra tutti gli altri concetti dei quali si discute. Infondo lo scopo è di essere sardi e rimanere sardi con la dignità di poter mandare avanti ciò che i nostri avi ci hanno lasciato, grazie al fatto che questa terra ha partorito una cultura.

Per Muroni, la sostinibilità è anche la “valorizzazione della cultura”. Bene!

Infatti, la lingua sarda è stata menzionata più di una volta in alcuni di questi articoli. La lingua sarda -nella nostra casa- sarà una stanza, magari la biblioteca. Una stanza dove entra tanta luce, piena di scaffali con libri, accogliente, con poltrone e cuscini.

Non voglio approfondire il discorso sulla lingua sarda, visto che non è un segreto come la penso. Voglio solo dire che ieri, 28.04, ho letto un sacco di volte “Nara cixiri” e certamente chiuderò con la polemica sul fatto che in LSC sarebbe cosa? “Chighere” o “ciscire”?

No ddu sciu … ciò che so è che i sardi sono le pietre per costruire la casa …

… e alla fine, quando la casa sarà costruita, non serviranno le chiavi perché la porta deve essere aperta.

 

Traduzione dell’ultimo testo: Terrorismo a Berlino

11017529_10154199264471988_1915318932780351684_o

Ciao amici,

scusate che solo ora è stata pubblicata la traduzione del mio ultimo articolo qui in tedesco.

Ovviamente ci siamo rimasti un pochino male tutti per quanto riguarda l’attentato a Berlino. Poi natale e capodanno.

Vorrei comunque esprimere anche la mia tristezza per la mancanza di Giulio Angioni e Eduardo Blasco Ferrer.

Ti ringrazio Mario d.S. per la traduzione del testo in sardo meridionale standard dal tedesco. Altri mi hanno anche offerto di tradurrlo in LSC, ma non mi andava bene per motivi che sapete.

Sinceramente lo volevo in italiano perché avrei voluto che lo leggessero i genitori di Fabrizia. Io non me la sentivo in italiano. Lo volevo scrivere nella mia lingua materna.

Ti ringrazio Vito Biolchini per averlo pubblicato.

Ecco il link: http://www.vitobiolchini.it/2017/01/23/berlinu-pensamentus-inpitzus-de-su-terrorismu/

Italiener trauern um Fabrizia di Lorenzo- Opfer des Terroranschlags in Berlin

fabrizia

(Profilfoto Facebook)

Fabrizia wollte nur noch schnell ein paar kleine Geschenke besorgen, weil sie an Weihnachten zuhause in Italien gewesen wäre. Eine braune, leicht gekräuselte Strähne fiel ihr ins Gesicht und glitzerte unter den bunten Lichtern des Marktes auf dem sie sich befand. Es war zwar ein kalter Montagabend, aber in der Luft lag ein süßer Geruch, der sie bezauberte. Ihre funkelnden Augen suchten nach farbenfrohen und ungewöhnlichen Objekten, die sie in ihre Heimat begleitet hätten, während sie ihrer Mutter Giovanna am Telefon sagte, dass sie sich am Mittwoch wieder sehen würden.

Sie schaute sich um, sie trat an einen Stand und betrachtete ein paar Wachskerzen, als ihre Aufmerksamkeit von selbstgemachten Holzfiguren nebenan erregt wurde, die sich wunderbar auf der Kommode im Flur des Hauses in Italien gemacht hätten. Sie berührte die Gegenstände und lächelte die Verkäuferin an. Sie freute sich, weil sie sich dachte, dass das eine oder andere ihren Eltern hätte gefallen können. Mitgebracht aus Berlin, der Metropole, in die sie gezogen war, um zu arbeiten, um eine neue Sprache zu lernen und vor allem, um dort zu leben.

Und plötzlich wurde es dunkel …

So habe ich sie mir vorgestellt, die letzten Minuten des Lebens von Fabrizia di Lorenzo, die am 19.12 auf dem Berliner Weihnachtsmarkt am Breitscheidplatz starb. Zuvor habe ich nichts gedacht. Bevor man das Handy der 31 jährigen in der Nähe des Platzes gefunden hatte, habe ich gar nichts gedacht oder empfunden.

Ich dachte, dass es sich um einen gewöhnlichen Unfall handelte. Ein Betrunkener am Steuer hat die Kontrolle über sein Fahrzeug verloren. Wer würde denn ausgerechnet diesen Weihnachtsmarkt als Ziel auswählen? Und wieso sollte eine Italienerin ausgerechnet dort hin gehen? Alleine?

Es war ein seltsamer Abend, es wurde insgesamt eine seltsame Woche. Manche Straßen waren wie leer gefegt und man hörte von Weitem Sirenen, immer wieder. In den Zeitungen und in den sozialen Netzwerken brodelten die Mutmaßungen und die letzten News hoch auf ein ziemlich unerträgliches Pensum an Informationen. Es berührte mich nicht. Ich bin Berlinerin. Ich bin hier aufgewachsen. Mir macht niemand Angst in meiner Stadt, redete ich mir ein … und fuhr über Umwege zur Arbeit und war schon selbst nach diversen anderen Anschlägen fast nirgendswo mehr hingegangen.

9 Tote, 10 Tote, 11 Tote, 12 Tote, viele Verletzte, um die fünfzig. Das hört man jeden Tag und man sieht Bilder vom Krieg und vom Elend in der Welt. Ich wollte nicht trauern, ich wollte verdrängen, ich wollte es einfach ignorieren. Die sardischen Zeitungen meldeten sich bei mir, um ein Statement zu bekommen, “wie ich mich fühlte und was ich so dachte”. Besorgte Freunde riefen mich an und schrieben mir Nachrichten.

Ich war jedoch wie gelähmt, ich fasste mich kurz, ich dachte selbst nur an wenige Menschen von denen ich wissen wollte, ob es ihnen gut ging. Von den meisten erfuhr ich in Facebook, was sie taten, dass sie da waren, in “Sicherheit” waren. Partiell sogar Leute, von denen ich wusste, dass sie seit Jahren keinen Fuß in den Bezirk der Schreckenstat gesetzt hatten. Ich markierte mich nicht mal in Sicherheit, jemand anders tat das. Ich glaube, ich habe eine innere Blockade aufgebaut und wollte nichts fühlen …

… und dann war da Fabrizia di Lorenzo aus Sulmona in Italien. Im Laufe der Tage erfuhr ich immer mehr über sie. Sie schrieb gerne, sie hatte Internationale Beziehungen studiert und sprach sehr gut Deutsch und Englisch. Wir hatten einige gemeinsame Freunde, ihre Titelbilder auf Facebook zeigen, dass sie Landschaften mochte, dass sie Städte mochte, dass sie Kunst mochte. Vor allem aber lachte sie viel und freute sich über Kleinigkeiten. Ganz bestimmt hielt sie einen kleinen Gegenstand in der Hand und betrachtete ihn auf diesem Weihnachtsmarkt.

Die Stunden und Tage vergingen immer mühseliger. Man wartete auf das Ergebnis des DNA-Tests, weil viele der Verstorbenen nicht ohne identifizierbar waren. Der Vater, so sagte er, hatte schon jede Hoffnung aufgegeben. Sie wäre nicht unentschuldigt der Arbeit fern geblieben und hätte ein Lebenszeichen von sich gegeben. Was für eine schreckliche Situation für die Familie. Was für eine schreckliche Situation insgesamt, in der jeder eigentlich nur versuchen konnte, nicht die Fassung zu verlieren.

Sie war tatsächlich unter den Opfern und die italienische Gemeinschaft in Berlin trauert. Unendlich viele Klicks, unendlich viele Kommentare. Heute morgen sah ich ein kleines Video über sie mit Bildern. Es tat mir so leid und mir sind ein paar Tränen die Wangen herunter geflossen. Je mehr das Geschehene zeitlich wegrückte, umso mehr fing es an, mich zu berühren, weil diese junge Frau dem Ganzen ein Gesicht gab.

Ich kannte dich nicht, Fabrizia, aber ich werde dich in Erinnerung behalten. Ruhe in Frieden.

 

Risposta di Paolo Zedda a Limba Sarda 2.0

Buongiorno a tutti,

vi mando il link della risposta di Paolo Zedda a limba 2.0 e mellus a Pepi e Company.

Credo che sia una risposto molto ben chiara e ben articolata.

Intanto Paolo Zedda è rimasto molto signore, senza averli mandati in quel paese come se lo meriterebbero, ma non solo per gli articoli scritti ora, ma anche nel passato ci sono stati attacchi personali con foto scarse ecc. ne avevamo già parlato dello “stile” di quella pagina e altro.

Ecco, buona lettura:

https://www.facebook.com/notes/paolo-zedda/politicas-po-sa-lingua-sarda-e-sententzia-de-sa-consulta-resposta-a-limbasarda-2/984055261714525

 

Cacio e Pepi

Stavo leggendo ora su Facebook le ultime news sulla lingua sarda. Pur troppo forse non ho capito tutti i dettagli, ma vediamo. Se non ho capito bene, corregetemi. Allora, fatemi capire …

Si sta parlando del fatto che la Corte Costituzionale nega i seggi europei alle minoranze linguistiche. Ai sardi e ai friulani. Ovviamente non è carino. Giacché ci ricordiamo altri eventi nel passato laddove la lingua sarda è stata discriminata. La lingua parlata, non quella scritta.

In questo caso però qualcuno ci vuol far credere che la negazione nel caso attuale ha a che vedere con lo standard scritto della lingua sarda. Cito:

“Sa Corte Costitutzionale botzat su recussu subra de sa lege eletorale europea e negat a sa Sardigna su status de minoria linguìstica de prima categoria. Pro sa  Cunsulta su sardu, ca mancat  de tutela in s’istatutu ispetziale e  ca non b’at una limba comuna, non podet atzèdere a sos collègios eletorales ispetziales riservados a su tedescu de su Sud Tirolu, a su frantzesu de sa Badde de Aosta e a s’islovenu  de su Friuli Venètzia Giùlia.”

Questo sardo citato qui dovrebbe essere la soluzione. Il sardo “comune”. Nell’articolo del quale ho preso queste frasi poi seguono le solite autocelebrazioni della CSU e di quanto siano bravi e belli. Chiudendo la giornata d’oggi nel loro blog con un articolo di Frantziscu Sedda che si esprime pro LSC, anche se non parla il sardo.

Intanto cito una risposta di Paolo Zedda a queste affermazioni:

“La decisione è stata la stessa per il ricorso dei friulanofoni e dei sardi e tutti sanno che in Friuli lo Statuto della Regione Autonoma tutela la lingua friulana. L’ordinanza lamenta che i giudici non abbiano compiuto più approfonditi accertamenti sulla appartenenza linguistica dei ricorrenti, non che non esista un sardo unificato.”

Leggendo tra le righe, vuol dire che il friulano ha uno standard scritto e ha subito lo stesso la negazione.

Fatevi la vostra opinione, io la mia me la sono fatta, de diora 🙂

 

 

Sa die de sa Sardinnia, risposta a Salimba2.0, Antoni Ribichesu, no at cumpresu

Bellixeddus, adoro la pagina di Pepi, la leggo in metro, di solito leggo le barzellete in metro, infatti, e a volte la pagina de salimba2.0, che secondo me sono salimbaAD. L’ultima proprio, il titolo spaccante:

“Sa derrota de sa die de sos migrantes imposta dae Firino”

Imposto? Bellixeddus, un gruppo di persone che cercano di imporre una lingua comune a tutti i sardi che non è comune a nessuno, parlano di una cosa “imposta” dall’Assessore alla Cultura. Ma questo “giornalista di polpette” non fa neanche finta di scrivere in LSC, come si fa di solito, almeno mettendo “is”, l’accontentino che danno ai sardi meridionali. No, lui Antoni Chiacchieroni, è proprio convinto. Complimenti.

La Firino non ha imposto un bel niente, ha scelto questo tema. Certamente, si può criticare e dire che Sa Dii de sa Sardinnia non ha bisogno di un “tema”, ma ripeto, anche Fondazione Sardinia ha scelto un tema e nessuno ha detto niente. E c’è chi ha fatto un incontro parlando di libri, c’è chi ha fatto un incontro per mangiare e così via…

Bene, non è ben visto che si scelga un tema. L’abbiamo capito. Però far finta che la Firino abbia scelto il tema per non dover parlare della storia, per “neutralizzare” e “occultare” Sa Dii d e sa Sardinnia, mi sembra assurdo.

Ma non parliamo di opinioni, parliamo un attimo dei fatti. Soprattutto parliamo delle cose che Antoni Magnum ha scritto su questo incontro. Peccato che non ha avuto the guts per avvicinarsi e parlare direttamente con me. O forse l’ha fatto, o forse ci ho parlato direttamente senza sapere che era uno dei James Bond di salimbasarda007?

Poi, fa questi commenti su Eja! Tv.

Cun a palas una publitzidade manna de Eja tv, chi oramai non mancat mai a sas cosas aparitzadas dae sa Regione e chi aiat partetzipadu a sa Die de s’annu coladu dedicada a su màndigu …”

Ehmbe? Cessu, cessu. Qualcuno ha avuto l’idea geniale di fare un canale in streaming, online, in sardo ( e stiamo parlando di Tore Cubeddu ), e voi lo criticate anche? Ma siete proprio in malafede.

E poi parlate anche di soldi? Ehhh, ma possiamo sapere quanti soldi sono stati spesi per la Limba Sarda Comuna? I superprogetti? 10 anni di LSC? Eja, eja … mi giro intorno e il popolo sardo ha proprio capito che la LSC sia la cosa giusta. Ahh no… scusate, colpa degli orientalisti. Ma torniamo a bomba.

Prima di tutto non era una conferenza sulla lingua sarda. Io in Facebook ho detto che parlerò con Claudia Firino della lingua sarda. Non ho detto che lo farò in pubblico. In privato ne ho già parlato più di una volta con la Firino e con le persone che portano avanti la questione in Regione.

A parte questo… il nostro inspector Colombo addirittura ha il coraggio di dire sul mio intervento:

“ma in s’interventu suo, unu pagu dudosa e mesu in sardu e mesu in italianu”

Io non ero “dudosa”, ero emozionata perché mi tocca il tema dell’emigrazione, perché ne conosco tante di quelle storie di emigrati, perché li vedo ogni giorno gli emigrati, non solo sardi. Vivo in una città multiculturale e multietnica e ci sono un sacco di problemi che queste persone hanno.

Ho parlato dei giovani che lasciano la Sardegna perché non c’è speranza e l’ho anche detto. Arrivano in Germania, senza conoscere il sistema sanitario, senza conoscere la lingua, senza una casa e senza un lavoro. E non sapete quanto aiuto hanno già dato i ragazzi del mio direttivo, del circolo, ma anche altri sardi ad altri sardi perché siamo fratelli. Certo, non tutti, ma una parte grande. Questi sono i fatti! E questo sì che mi emoziona e nello stesso momento mi fa arrabbiare.

E certo, possiamo dire, si poteva creare la giornata dell’emigrato e magari sa dii de sa sardinnia non era l’occasione giusta. Certo, ma comunque se già ne parliamo e se già ci eravamo, sminuire il mondo dei sardi che hanno lasciato la Sardegna e quelli che sono arrivati in Sardegna, scrivendo un articolo con così poco amore, c’è da vergognarsi.

Secondo te siamo contenti del fatto che la Sardegna si sta spopolando? Non vediamo i problemi? Non leggiamo le cose? Arriviamo da fuori con la Sardegna nel cuore, una Sardegna mistificata dai nostri ricordi? E non lo sappiamo che è stata la fame a portare via la gente? E non sappiamo che il Sulcis è una delle più povere parti dell’Italia? Certo qualcuno se ne va anche per studiare, per fare un avventura, per amore, ok… ma intanto, un sardo staccato dalla Sardegna prova un dolore. Un dolore profondo, un dolore che trasemette anche ai propri figli, ai sardi di seconda generazione. Guarda tu.

Ma intanto volevi solo mettermi in cattiva luce con queste insinuazioni di basso livello… poi aggiungendo che ho parlato mezzo in sardo e mezzo in italiano, non si capisce neanche perché hai messo quella frase?! La mia lingua materna è il tedesco, seconda lingua materna l’italiano ed in una conferenza laddove 80% delle persone ha parlato in italiano, tu che sei “nel movimento linguistico” dovresti solo apprezzare questo atto da parte mia!

Ma arriviamo alla più grande scemenza che hai scritto, o Sherlock, che sorpresa? La sorpresa dell’anno. Ho detto che si deve migliorare la LSC. Cauli. Mai cosa detta da parte mia.

  1. Innoi
  2. Innoi

3. Ma non sono io quella che scrive ovunque che si devono aggiungere un paio di cose alla LSC per aprirla, dicendo che io sono veramente del parere che si dovrebbe seguire il documento così come è stato pensato e NON facendo quello che avete fatto voi, volendo fare una “limba sarda comuna” abusando il termine per “imporre” il sardo che volete voi a tutti?

Non sono io quella che dice che possiamo anche vivere con qualche apertura in più? Non sono io quella che dice che la miglior proposta è stata quella di Puddu, peccato che ci messo tutte quelle -h-? E non sono io quella che ha detto che la proprosta di Bolognesi e i suoi emendamenti potrebbero almeno essere presi in considerazione?

Ma hai mai letto le cose che scrivo? Informati meglio! Tu e la tua cricca!

In più, giusto per mettere in evidenza di quanto sei veramente inutile da “giornalista”, del mio intero discorso, la seconda frase che metti è:

“e at chistionadu puru de sos problemas chi tenet sa Sardigna pro su turismu”.

Sul tursimo io ho detto una frase. UNA.

E la prossima volta, Miss Marple, avviccinati e parliamo faci a faci, se vuoi un intervista. Ma non permetterti di estrappolare cose del Facebook, giudicare di cosa dico o come mi comporto, senza conoscermi (e se mi conosci e mi sorridi anche in faccia e torni al tuo computer per scrivere balle, sei ancora peggio).

Ecco, e grazie che abbiamo tutto resgistrato. Io parlo dopo 1 ora: