Risposta di Paolo Zedda a Limba Sarda 2.0

Buongiorno a tutti,

vi mando il link della risposta di Paolo Zedda a limba 2.0 e mellus a Pepi e Company.

Credo che sia una risposto molto ben chiara e ben articolata.

Intanto Paolo Zedda è rimasto molto signore, senza averli mandati in quel paese come se lo meriterebbero, ma non solo per gli articoli scritti ora, ma anche nel passato ci sono stati attacchi personali con foto scarse ecc. ne avevamo già parlato dello “stile” di quella pagina e altro.

Ecco, buona lettura:

https://www.facebook.com/notes/paolo-zedda/politicas-po-sa-lingua-sarda-e-sententzia-de-sa-consulta-resposta-a-limbasarda-2/984055261714525

 

Cacio e Pepi

Stavo leggendo ora su Facebook le ultime news sulla lingua sarda. Pur troppo forse non ho capito tutti i dettagli, ma vediamo. Se non ho capito bene, corregetemi. Allora, fatemi capire …

Si sta parlando del fatto che la Corte Costituzionale nega i seggi europei alle minoranze linguistiche. Ai sardi e ai friulani. Ovviamente non è carino. Giacché ci ricordiamo altri eventi nel passato laddove la lingua sarda è stata discriminata. La lingua parlata, non quella scritta.

In questo caso però qualcuno ci vuol far credere che la negazione nel caso attuale ha a che vedere con lo standard scritto della lingua sarda. Cito:

“Sa Corte Costitutzionale botzat su recussu subra de sa lege eletorale europea e negat a sa Sardigna su status de minoria linguìstica de prima categoria. Pro sa  Cunsulta su sardu, ca mancat  de tutela in s’istatutu ispetziale e  ca non b’at una limba comuna, non podet atzèdere a sos collègios eletorales ispetziales riservados a su tedescu de su Sud Tirolu, a su frantzesu de sa Badde de Aosta e a s’islovenu  de su Friuli Venètzia Giùlia.”

Questo sardo citato qui dovrebbe essere la soluzione. Il sardo “comune”. Nell’articolo del quale ho preso queste frasi poi seguono le solite autocelebrazioni della CSU e di quanto siano bravi e belli. Chiudendo la giornata d’oggi nel loro blog con un articolo di Frantziscu Sedda che si esprime pro LSC, anche se non parla il sardo.

Intanto cito una risposta di Paolo Zedda a queste affermazioni:

“La decisione è stata la stessa per il ricorso dei friulanofoni e dei sardi e tutti sanno che in Friuli lo Statuto della Regione Autonoma tutela la lingua friulana. L’ordinanza lamenta che i giudici non abbiano compiuto più approfonditi accertamenti sulla appartenenza linguistica dei ricorrenti, non che non esista un sardo unificato.”

Leggendo tra le righe, vuol dire che il friulano ha uno standard scritto e ha subito lo stesso la negazione.

Fatevi la vostra opinione, io la mia me la sono fatta, de diora🙂

 

 

Sa die de sa Sardinnia, risposta a Salimba2.0, Antoni Ribichesu, no at cumpresu

Bellixeddus, adoro la pagina di Pepi, la leggo in metro, di solito leggo le barzellete in metro, infatti, e a volte la pagina de salimba2.0, che secondo me sono salimbaAD. L’ultima proprio, il titolo spaccante:

“Sa derrota de sa die de sos migrantes imposta dae Firino”

Imposto? Bellixeddus, un gruppo di persone che cercano di imporre una lingua comune a tutti i sardi che non è comune a nessuno, parlano di una cosa “imposta” dall’Assessore alla Cultura. Ma questo “giornalista di polpette” non fa neanche finta di scrivere in LSC, come si fa di solito, almeno mettendo “is”, l’accontentino che danno ai sardi meridionali. No, lui Antoni Chiacchieroni, è proprio convinto. Complimenti.

La Firino non ha imposto un bel niente, ha scelto questo tema. Certamente, si può criticare e dire che Sa Dii de sa Sardinnia non ha bisogno di un “tema”, ma ripeto, anche Fondazione Sardinia ha scelto un tema e nessuno ha detto niente. E c’è chi ha fatto un incontro parlando di libri, c’è chi ha fatto un incontro per mangiare e così via…

Bene, non è ben visto che si scelga un tema. L’abbiamo capito. Però far finta che la Firino abbia scelto il tema per non dover parlare della storia, per “neutralizzare” e “occultare” Sa Dii d e sa Sardinnia, mi sembra assurdo.

Ma non parliamo di opinioni, parliamo un attimo dei fatti. Soprattutto parliamo delle cose che Antoni Magnum ha scritto su questo incontro. Peccato che non ha avuto the guts per avvicinarsi e parlare direttamente con me. O forse l’ha fatto, o forse ci ho parlato direttamente senza sapere che era uno dei James Bond di salimbasarda007?

Poi, fa questi commenti su Eja! Tv.

Cun a palas una publitzidade manna de Eja tv, chi oramai non mancat mai a sas cosas aparitzadas dae sa Regione e chi aiat partetzipadu a sa Die de s’annu coladu dedicada a su màndigu …”

Ehmbe? Cessu, cessu. Qualcuno ha avuto l’idea geniale di fare un canale in streaming, online, in sardo ( e stiamo parlando di Tore Cubeddu ), e voi lo criticate anche? Ma siete proprio in malafede.

E poi parlate anche di soldi? Ehhh, ma possiamo sapere quanti soldi sono stati spesi per la Limba Sarda Comuna? I superprogetti? 10 anni di LSC? Eja, eja … mi giro intorno e il popolo sardo ha proprio capito che la LSC sia la cosa giusta. Ahh no… scusate, colpa degli orientalisti. Ma torniamo a bomba.

Prima di tutto non era una conferenza sulla lingua sarda. Io in Facebook ho detto che parlerò con Claudia Firino della lingua sarda. Non ho detto che lo farò in pubblico. In privato ne ho già parlato più di una volta con la Firino e con le persone che portano avanti la questione in Regione.

A parte questo… il nostro inspector Colombo addirittura ha il coraggio di dire sul mio intervento:

“ma in s’interventu suo, unu pagu dudosa e mesu in sardu e mesu in italianu”

Io non ero “dudosa”, ero emozionata perché mi tocca il tema dell’emigrazione, perché ne conosco tante di quelle storie di emigrati, perché li vedo ogni giorno gli emigrati, non solo sardi. Vivo in una città multiculturale e multietnica e ci sono un sacco di problemi che queste persone hanno.

Ho parlato dei giovani che lasciano la Sardegna perché non c’è speranza e l’ho anche detto. Arrivano in Germania, senza conoscere il sistema sanitario, senza conoscere la lingua, senza una casa e senza un lavoro. E non sapete quanto aiuto hanno già dato i ragazzi del mio direttivo, del circolo, ma anche altri sardi ad altri sardi perché siamo fratelli. Certo, non tutti, ma una parte grande. Questi sono i fatti! E questo sì che mi emoziona e nello stesso momento mi fa arrabbiare.

E certo, possiamo dire, si poteva creare la giornata dell’emigrato e magari sa dii de sa sardinnia non era l’occasione giusta. Certo, ma comunque se già ne parliamo e se già ci eravamo, sminuire il mondo dei sardi che hanno lasciato la Sardegna e quelli che sono arrivati in Sardegna, scrivendo un articolo con così poco amore, c’è da vergognarsi.

Secondo te siamo contenti del fatto che la Sardegna si sta spopolando? Non vediamo i problemi? Non leggiamo le cose? Arriviamo da fuori con la Sardegna nel cuore, una Sardegna mistificata dai nostri ricordi? E non lo sappiamo che è stata la fame a portare via la gente? E non sappiamo che il Sulcis è una delle più povere parti dell’Italia? Certo qualcuno se ne va anche per studiare, per fare un avventura, per amore, ok… ma intanto, un sardo staccato dalla Sardegna prova un dolore. Un dolore profondo, un dolore che trasemette anche ai propri figli, ai sardi di seconda generazione. Guarda tu.

Ma intanto volevi solo mettermi in cattiva luce con queste insinuazioni di basso livello… poi aggiungendo che ho parlato mezzo in sardo e mezzo in italiano, non si capisce neanche perché hai messo quella frase?! La mia lingua materna è il tedesco, seconda lingua materna l’italiano ed in una conferenza laddove 80% delle persone ha parlato in italiano, tu che sei “nel movimento linguistico” dovresti solo apprezzare questo atto da parte mia!

Ma arriviamo alla più grande scemenza che hai scritto, o Sherlock, che sorpresa? La sorpresa dell’anno. Alexandra Porcu ha detto che si deve migliorare la LSC. Cauli. Mai cosa detta da parte mia.

  1. Innoi
  2. Innoi

3. Ma non sono io quella che scrive ovunque che si devono aggiungere un paio di cose alla LSC per aprirla, dicendo che io sono veramente del parere che si dovrebbe seguire il documento così come è stato pensato e NON facendo quello che avete fatto voi, volendo fare una “limba sarda comuna” abusando il termine per “imporre” il sardo che volete voi a tutti?

Non sono io quella che dice che possiamo anche vivere con qualche apertura in più? Non sono io quella che dice che la miglior proposta è stata quella di Puddu, peccato che ci messo tutte quelle -h-? E non sono io quella che ha detto che la proprosta di Bolognesi e i suoi emendamenti potrebbero almeno essere presi in considerazione?

Ma hai mai letto le cose che scrivo? Informati meglio! Tu e la tua cricca!

In più, giusto per mettere in evidenza di quanto sei veramente inutile da “giornalista”, del mio intero discorso, la seconda frase che metti è:

“e at chistionadu puru de sos problemas chi tenet sa Sardigna pro su turismu”.

Sul tursimo io ho detto una frase. UNA.

E la prossima volta, Miss Marple, avviccinati e parliamo faci a faci, se vuoi un intervista. Ma non permetterti di estrappolare cose del Facebook, giudicare di cosa dico o come mi comporto, senza conoscermi (e se mi conosci e mi sorridi anche in faccia e torni al tuo computer per scrivere balle, sei ancora peggio).

Ecco, e grazie che abbiamo tutto resgistrato. Io parlo dopo 1 ora:

 

Roba da leggere

Ieri mi hanno chiesto in Facebook informazioni su libri che secondo me sono importanti o da leggere, se si parla della questione della lingua sarda.

Ecco, ho deciso di pubblicare la lista dei titoli che ho usato per la mia tesi. Ovviamente c’é anche roba in tedesco e le cose che sono uscite negli ultimi anni ancora non ci sono, ma magari potrebbe essere un aiuto per qualcuno che è interessato nel tema.

Certamente non è tutta roba scientifica e qualche titolo non c’entra niente (se uno non conosce la mia tesi), ma poi, più avanti la “pulisco”.

Ecco:

 

  • Alighieri, Dante (1996): De vulgari eloquentia, Cambridge: University Press.

  • Argiolas, Mario / Serra, Roberto (Hrsg.): (2001): Limba, lingua, language. Lingue locali, standardizzazione e identità in Sardegna nell’era della globalizzazione, Cagliari: CUEC.

  • Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport (2001): “Limba Sarda Unificada”. Sintesi delle norme di base: ortografia, fonetica, morfologia, lessico, Cagliari: Regione Autonoma della Sardegna.

  • Back, Otto (1982): „Sprachsituationen und Sprachennamen“, in: Braga, Giorgio / Monti Civelli, Ester (Hrsg.) Linguistic problems and European unity, Milano: Franco Angeli Editore (233-237).

  • Blasco Ferrer (1994): Ello Ellus. Grammatica sarda, Nuoro: POLIEDRO.

  • Blasco Ferrer (2000): “Valutazione comparativa dei progetti di normalizzazione del sardo. Progetti di: Dr. Roberto Bolognesi e Dr. Diego Corraine”, in: http://www.condaghes.it/get_document.asp?id=10&ver=it (1-8).

  • Blasco Ferrer, Eduardo (2002): Linguistica sarda. Storia, metodi, problemi, Cagliari: Condaghes.

  • Blasco Ferrer, Eduardo (2004): “Filologia sarda. Storia, metodi, problemi”, in: Turchi, Dolores (Hrsg.) Max Leopold Wagner. Lingua e Cultura sarda. Atti del Convegno Internazionale di linguistica sarda. (Oliena 23.marzo 2003), Nuoro: IRIS (43-48).

  • Blasco Ferrer / Ingrassia Giorgia (2009): Storia della lingua sarda. Dal paleosardo alla musica rap, Cagliari: CUEC.

  • Blasco Ferrer, Eduardo (2011): “La Limba Sarda Comuna. Al disopra di ogni variazione”, in: Overbeck, Anja / Schweickard, Wolfgang / Völker, Harald (Hrsg.) Lexikon, Varietät, Philologie: Romanistische Studien, Günter Holtus zum 65. Geburtstag, Berlin-Boston: Walter de Gruyter (27-32).

  • Bolognesi, Roberto / Helsloot, Karijn (Hrsg.): (1999): La lingua sarda. L’identità socioculturale della Sardegna nel prossimo millenio. Pro loco di Senorbì. Atti del convegno di Quartu Sant’ Elena 9-10 Maggio 1997, Cagliari: Condaghes.

  • Bolognesi, Roberto (1999): “Per un approccio sincronico alla linguistica e alla standardizzazione del sardo”, in: Bolognesi, Roberto / Helsloot, Karijn (Hrsg.): (1999): La lingua sarda. L’identità socioculturale della Sardegna nel prossimo millenio. Pro loco di Senorbì. Atti del convegno di Quartu Sant’ Elena 9-10 Maggio 1997, Cagliari: Condaghes (27-97).

  • Bolognesi, Roberto (2002): Una normalizzazione democratica della lingua sarda. Norme per la convivenza pacifica delle varietà del sardo, Cagliari: Condaghes.

  • Bolognesi, Roberto / Heeringa, Wilbert (2005): Sardegna fra tante lingue, Cagliari: Condaghes.

  • Bolognesi, Roberto (2006): La limba sarda comuna e le varietà tradizionali del sardo, http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070518130841.pdf

  • Bolognesi, Roberto (2010): “Linguistica o politica?”, in: http://bolognesu.wordpress.com/2010/04/10/linguistica-o-politica/ (o.S.).
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  • Calaresu, Emilia (2011): “Una lingua di plastica forgiata sull’italiano”, in: http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2960 (o.S).

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  • Casula, Francesco (2010): La Lingua Sarda e l’insegnamento a scuola. La legislazione europea, italiana e sarda a tutela delle minoranze linguistiche, Cagliari: ALFA EDITRICE.

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  • Coseriu, Eugenio (2007): Sprachkompetenz. Grundzüge der Theorie des Sprechens. Tübingen: Narr.

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-Regione Autonoma della Sardegna

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-Limba Sarda Comuna. Adotzione de sas normas de referèntzia de caràtere isperimentale pro sa limba sarda iscrita in essida de s’Amministratzione regionale

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http://www.uni-protokolle.de/Lexikon/Argumentum.html

-Vivaldi (Vivaio Acustico delle Lingue e dei Dialetti d’Italia)

http://www2.hu-berlin.de/Vivaldi/index.php?id=m2327&lang=de

Risposta a RobertO Bolognesi

elefante

 

Ciao RobertO,

e torraus cumenti a semperi a nai: Bolognesu est atesu!

Facile criticare e fare le battute, ma tu ti alzi la mattina in Ollanda e combatti i mulini al vento. Ti piacciono le battute sulle persone? Intanto, tohh che aumentiamo i click! Ma giusto perché mi hai menzionato e te la stai cercando.

Come ti devo chiamare in questo post? Robertu? Ma la tua O finale? Ma scusa? Ma visto che io un pochino di stile ce l’ho non inizio di parlare dei tuoi genitori come tu veramente ti permetti di parlare dei genitori o antenati di altri.

Sai qual’è il problema di Caludia Firino e di altre donne che osi ad attaccare in contunuazione, e parlo di Michela Murgia e parlo di Marinella Lőrinczi (e poi non è neanche un problema, anzi è solo da stimare)? Loro sono troppo buone. E le ho conosciute tutte tre di persona. Se donne molto in gamba con le loro idee e cose e riescono proprio ad ignorare le minchiate che scrivi a volte. Io no e ti dico tra noi due, il nostro supercode, il famoso

BKG!

Posso essere d’accordo con la politica o meno delle persone e ormai sono indipendentista da un paio di anni e Claudia questo lo dovrebbe sapere.

Posso essere d’accordo con Marinella nella linguistica o meno e lei ha già commentato nel mio blog senza problemi e non siamo d’accordo su tutto, non succede niente.

Posso essere d’accordo o meno su come e cosa scrive Michela della Sardegna e un paio di polemiche sull’Accabbadora mi sono scappate.

Possiamo criticare e possiamo fare qualche battuta, ma tu stai proprio cagando fuori. E hai fortuna che loro sono troppo buone, anche se qualche commento te lo sei preso, ma con me, O frori, hai proprio sbagliato. Vuoi sapere cosa c’entra una tedesca alla festa del popolo sardignolo? Te lo dico e ti racconto tutto.

Ieri dopo il mio intervento, si è avvicinato Keki Ladu e mi ha detto che si aspettava il mio atteggiamento un pochino più forte e magari “aggressivo”. Allora, qui devo un attimo distinguere una cosa che ho detto anche a lui.

Ovviamente se vengo invitata da un istituzione come rappresentante della comunità sarda di Berlino, sono un altra persona. Per questo sono stata invitata, per parlare dell’emigrazione sarda a Berlino.

Infatti tanto è vero che ci sono state un sacco di polemiche su Sa dii de sa Sardinnia. Nimancu deu apu cumprendiu poita nci est unu tema. Non lo so. Il tema dovrebbe essere un evento storico. Si potrebbero fare dei pezzi di teatro, si potrebbe fare una conferenza sui personaggi storici. Certo, ma a quanto pare, vanno a tema da qualche anno e questo non se l’ha inventato Claudia Firino.

Sarebbe interessante sapere come avresti reagito, se il tema fosse stato la lingua sarda e avessero intivato a te, Robertu?

In più mi sembra anche strano che non hai criticato Fonadazione Sardinia che come tema hanno avuto le start-up che mi sta anche bene. Collegare il passato con il futuro non mi sembra una cattiva idea.

Allora se già si va a tema, il tema scelto dei sardi emigrati e quelli che arrivano in Sardegna, visto ciò che succede al mondo non è del tutto da criticare. Ma va bene. Vuoi sapere cosa ho detto? Ti potevi guardare anche tutta la cosa in streaming su eja! Tv in diretta. Sinceramente sono scappata dal concerto, perché non sono tipa da musica (scusate). Ma mi sono fermata al bar e ho attaccato bottone a Paolo Zedda.

Ecco, cosa ho detto nel mio intervento a Caludia Firino? E poi ho fatto fifty-fifty in sardo e italiano. La moderatrice, Paola Pilia, ha parlato in sardo, io e Priamo Farris abbiamo parlato in sardo e qualche altra persona qualche frase nei saluti.

Ho detto come sono arrivata al circolo e perché mi sento sarda. Ma una persona con questo cognome come fa a non sentirsi sarda? Eja, mio padre è tedesco, mio padre era fuggito dalla DDR quando c’era il muro e ho preso il cognome di mia madre.

Fa parte della mia identità nolens volens. Appena apro la bocca e parlo nella mia seconda lingua materna (italiano regionale di Sardegna) ogni italiano sente subito che sono sarda. E se mi guardi in faccia, proprio teutonica, non sono. L’unica cosa che si nota è che sono 10 centimetri più alta della donna sarda media.

Poi ho detto che la lingua sarda deve entrare nelle scuole e che lo standard LSC così com’è non va bene, va migliorato e che Claudia Firino dovrebbe assolutamente mettere a lavorare le persone su questo perché è importante.

Ho detto che i sardi che arrivano a Berlino sono spesso laureati che preferiscono lavare i piatti a Berlino, piuttosto di rimanere in Sardegna perché non vedono futuro e perché manca la meritocrazia. Si dovrebbe molto lavorare su questo. E stata questa la parola chiave nelle interviste agli emigrati a Berlino che fecero due ragazze nel 2009. “In Germania c’è la meritocrazia”.

Poi ho detto che i sardi lavorano molto a volontariato e per passione in Sardegna e fuori dalla Sardegna. Ho detto che vorrei vedere il casino che succede se tutti i giovani, le pro loco, le associazioni e così via, in Sardegna smettessero di fare queste cose per un mese. Non si muove una bella patata in Sardegna. Quella sarebbe veramente “Sa dii de sa Sardinnia” in termini moderni.

Poi ho detto che l’età media di quello che in Italia sarebbe un “giovane” a me fa ridere. Un giovane chiamano gente di 45 anni. Ma seis brullendi? Io nel nostro Circolo sono già la vecchiona a 38 anni. L’ho fatto ora 5 anni e sto uscendo. Magari se diventasse presidente una persona di 25 anni. Infatti ho parlato di progetti che abbiamo fatto con giovani. Ne abbiamo fatto un paio ultimamente con giovani. S’orchestra in limba di Monica Dovarch e la presentazione del libro di Daniela Spoto “2 valigie, 5 anni”. Abbassare la scaletta e sostenere chi ne ha bisogno di sostegno, non quelli che già sono famosi.

Poi ho chiuso, dicendo che ci sono molti ragazzi a Berlino che “sono arrabbiati” con la Sardegna. Io, non voglio che qualcuno è arrabbiato con la Sardegna. Allora si devono cambiare un paio di cose. Inutile piangersi adosso, come fanno tanti. Io non sono una vittima, ne io e neanche i ragazzi del mio direttivo che ho ringraziato. Non ho fatto nomi, ma li faccio adesso, visto che si danno da fare: Teresa Cui, Battista Fadda, Francesco Lai, Pitzente Bianco Giovanni Casu.

Ecco, la situazione in Italia in generale è quella che è. Ma non la cambiamo senza fare le cose. Credo che gli emigrati e soprattuto i giovani emigrati nelle grandi città, possono creare un ponte tra la Sardegna e l’estero perché anche qui per esempio la Sardegna è incapace di vendersi bene. Anzi, alle fiere turistiche si può fare molto di più.

Prus o mancu apu nau custu!

Ecco, Robertu.

Che poi abbiano speso, qui ho sentito delle cifre dai 40.000 Euro ai 100.000 Euro, veramente non si sa, intanto sono soldi che rimangono in Sardegna.

Che eja, piticu su fauxpas della musicchetta di Videolina, mettendo Conservet Deus su Re, criticato da Omar Onnis, anche giustamente, ma quello non è un errore della Firino.

E chissà qualcuno nel Facebook di Adriano Bomboi ha detto sottointeso che chi non è indipendentista (o nazionalista) non è un vero sardo.

E a me proprio vedere il mio nome in un volantino scritto in LSC non è proprio il massimo.

L’abbiamo capito. E tutto il blablabla che si è creato … bene, ma io non sono Sardignola, perché scelgo IO quello che sono. Questa è l’identità. Una persona se la sceglie. Non gli altri che sono sempre pronti a criticare.

Buona giornata.

Risposta a Omar Onnis ed altro …

Saludi a totus,

 

Vorrei rispondere all’ultimo articolo scritto da Omar Onnis. Cerco di non fare polemiche ma di rispodere parlando dei  fatti e non di opinioni.

La prima parte del suo post parla della storia linguistica in Sardegna, tutto giusto. Il problema nasce ovviamente nel momento in cui Omar Onnis cerca di convincerci della LSC.

Io, personalmente sono d’accordo in un paio di punti:

  1. La lingua sarda deve essere scritta e deve essere insegnata nelle scuole
  2. Il sardo è UNA lingua e non ci porta da nessuna parte, se tutti scrivono come vogliono, la lingua sarda si deve standardizzare

Qui però infatti, come sostiene Omar Onnis, sono nati alcuni problemi, prevalentemente negli ultimi quasi 20 anni, a partire dal 1997, più o meno. Possiamo chiamare questo discorso:

“La questione della lingua sarda“.

Ci sono state varie proposte, in primis la Limba Sarda Unificada (2001) che ha suscitato tante polemiche. Anche da parte di Michel Contini che a sua volta ha proposto di scegliere come standard il Nuorese, invece della LSU (che era secondo lui vicino al dialetto di Noragogume).

Poi, una seconda Commissione ha “emendato“ la LSU e poi l’hanno chiamata: Limba Sarda Comuna (LSC). Questo è poco ma sicuro perché le differenze tra la LSU e la LSC sono abbastanza ridicole. La LSC rimane comunque una grafia molto vicina al sardo settentrionale-centrale.

Omar Onnis dice che sono state scelte le forme più etimologiche. Ma questa scelta è molto ambigua. Si veda l’articolo mio: „La verità sulla LSC“. Le scelte erano sempre a favore del sardo settentrionale-centrale, spesso dando nessuna spiegazione, addirittura contradicendosi per poi riscegliere una forma settentrionale. Forme più etimologiche sarebbero anche „scola“, „scala“,senza prostetica. „Lingua“ e „acua“ più vicine al latino, ma qui furono scelte „limba“ e „abba“ (più rappresentative secondo la LSC), giusto per fare solo qualche esempio.

Omar Onnis dice che la LSC è anche lontana da alcuni dialetti settentrionali. Certo, ma se facessimo una lista vedendo le differenze tra la LSC / il dialetto di Pattada e la LSC / il dialetto di Muravera non c’è paragone. È evidente che i sardi meridionali dovrebbero rinunciare a molti grafemi. Soprattutto a grafemi che rispecchiano 1 a 1 la lingua parlata. Non entro nel discorso del „logudorese“ e „campidanese“, visto che anche qui ho già scritto abbastanza.

Fermiamoci un attimo però al problema della lingua standard, standard scritto. Standard non è la stessa cosa come lingua. Esistono tanti paesi che hanno UNA lingua con più standard. Esempi se ne trovano anche nel mio Blog. Il papiamentu/o per esempio, lingua creola che si parla sulle isole ABC. L’inglese. Io ho imparato a scuola due standard di inglese, senza problemi. Chi conosce l’inglese bene, conosce anche le differenze tra American Standard English e British Standard English (e non sono poche, come spesso si vuol credere – ci sono delle liste in internet che riguardano l’ortografia, la morfologia e il lessico). Lo stesso vale per lo spagnolo di Spagna e quello del Sudamerica.

Ancora meglio che Omar Onnis ci fa l’esempio del tedesco. A parte la grande discussione sul Schwyerdütschche secondo il mio modesto avviso, dovrebbe essere una lingua a parte, vediamo un attimo la mia lingua materna il tedesco della Germania. In Germania ci è stata una riforma ortografica tipo 20 anni fa. Faccio forse parte dell’ultima generazione che usa la vecchia norma. Le differenze infatti neanche qui sono poche. Il passaggio alla nuova norma durerà tipo 60 anni. Io scrivo con la vecchia norma ed è largamente accettato in Germania. Io scrivo „Delphin“, non „Delfin“, scrivo „daß“, non „dass“ (ecc.). È una norma aperta in questo momento.

Ciò che voglio dire (e lo dico ora da tedesca e da persona che di sociolinguistica ne sa più di qualcun’altro, e non lo dico da diffenditrice del sardo meridionale) NON si può imporre uno standard. Ancora meno politicamente. I passi politici linguistici che si dovrebbero prendere in Sardegna (sempre dal mio punto di vista), li ho anche già descritti. La lingua intanto non è una questione politica, la politica linguistica è solo una piccola parte.

Una critica la devo fare in più. Omar Onnis scrive che la LSC si usa già in testi letterari e in produzioni artistiche. Vabehhh (e qui sono polemica)! Se la gente che girava i soldi intorno alla lingua sarda spendeva e chiedeva soldi solo per promuovere la LSC e il resto è stato tagliato fuori, mi sembra anche logico. Credo che nessuno avrebbe usato quella norma se non fosse „ufficiale“e firmata da Renato Soru (che di linguistica e lingua sarda ne sa alquanto della maggior parte degli altri politici in Sardegna). La LSC non funziona in parte perché è così bella o comoda, ma perché c’erano e ci sono interessi dietro.

E qui, badiamo bene, hanno (il segretario pure) firmato il documento LSC che poi non è stato seguito per niente. Il documento diceva che le sue regole possono essere cambiate, arrichite, se ci fossero stati dei disaccordi. È successo questo, sebbene una gran parte degli intellettuali, scrittori, linguisti e parlanti l’abbiano rifiutata così com’è ora??? No, da 10 anni nudda!

Ecco. Secondo me si deve partire da uno standard più aperto della LSC che si può fare senza problemi. Si dovrebbero aggiungere un paio di cose e ci sarebbe una koiné per un periodo (come qui in Germania), cane/ cani – paghe/ paxi. No problem. Piano piano poi si unisce, vedendo le preferenze dei parlanti. Del popolo sardo, non di un sistema che ricorda molto al Duce italiano.

Detto questo, a proposito dell’articolo di Omar Onnis, cambio tema un secondo e continuo a lasciare a parte Alexandra di solito polemica e provocativa, ma vediamo un secondo la giornata di oggi.

Ho letto che oggi ci sarà una riunione / conferenza sulla lingua sarda. Il volantino che ho visto “Limba faedada, limba bia“ (o simile), sembra di essere privo di ogni concetto e coordinazione. Scusate, non riesco ad essere non ironica🙂

Ma cosa sarebbe quello?

  1. Linguisti ce ne sono due che poi fanno parte della vecchia squadra „Il sardo come ogetto della latinità e dell’arcaismo“, almeno la mia impressione. Ma anche se così non fosse, non è un convegno linguistico, scientifico, laddove uno presenta le sue ultime ricerche da linguista o filologo
  2. La maggior parte dei presenti non parla il sardo, ma neanche come seconda lingua materna, ma neanche passivamente. Presumo addirittura che lo parlo e lo scrivo meglio io della maggior parte dei presenti. È come se io parlassi del sorbo (lingua slava minoritaria in Germania)
  3. Forse è colpa del volantino, ma anche li almeno i titoli degli interventi ci potevano essere. O vanno tutti a braccio e parlano della loro esperienza. Una chiacchierata, laddove tutti diranno al presidente della RAS che il sardo nelle scuole è importante, che i sportelli linguistici sono importanti e che lo standard non va bene? I segreti della lingua sarda?
  4. In più la genialata di far parlare così tante persone. C’è da spararsi in testa. Già alcuni di loro non cela fanno di limitarsi ad un discorso di 10/15 minuti
  5. Alcuni politici di questa Giunta forse toccano per la prima volta l’argomento. Ascolteranno varie opinioni per poi fare cosa? Secondo me si crea un pochino un brodo tra settori molto diversi uno dall’altro. In questo momento dopo quasi 20 anni, tutti questi settori dovrebbero essere già operativi ed avere le loro conferenze. Conferenza sportellisti, conferenza insegnanti, conferenza miglioramento della norma, conferenza scrittori. E non è una questione di soldi, visto che la volontà delle persone c’è, sono sicura. È un problema di coordinamento.

Certamente, è sempre più facile, fare il furbo da fuori, quando sei li al tuo computer e ti guardi solo le novità, i commenti e risultati (che certamente non vedo fino infondo). Comunque un pochino di più chiarezza e visibilità ci potrebbe e ci dovrebbe essere.

S’orchestra in limba de Monica Dovarch

Saludi a totus,

s’annu passau apu scritu pagu e nudda poita no apu tentu tempus meda. Depu nai puru ca totu s’arrexonada inpitzus de sa lingua sarda no est prus de interessu po mei. Torraus semperi a nai su matessi de diora.

Oi apu a contai un atera cosa a bosaterus. Chistionu inpitzus de unu documentariu chi at fatu un amiga sarda de Nugoro chi bivit innoi in Berlinu e est assotziada a su Circulu Sardu de Berlinu.

M’arregodu ca eus picau unu cafeu me su bar, poita issa at tentu s’idei de registrai genti in totu sa Sardinnia. Genti ca chistionat su sardu in medas dialetus sardus.

Deu apu nau a issa ca mi praxit sa cosa e podiat essi de importu mannu. Insaras, issa dd’at fatu diaderus.

Su documetariu dd’eus fatu biri po sa primu borta innoi in Berlinu, Ferargiu 2015.

“S’orchestra in limba” de Monica Dovarch.

eus fatu unu progetu Monica, deu e Maurizio Rocca. In d-una intervista issa spiegat totu sa cosa.

Custu documentariu at bintu unu premiu in su Sardinia Film Fesival .

No acabat innoi sa cosa. Su mesi bennidori ant a fai biri su traballu de Monica Dovarch a sa Boddinale in Berlinu un atera borta.

Apu sceti bofiu scriri custa cosa poita sa genti in Sardinnia medas bortas no scit su chi faint is sardus disterraus e su chi organizant afora😉

Innoi su trailer: