Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa (III)

Giuseppe Corongiu stava cercando di sputanarmi nel suo Facebook, inserendo delle affermazioni di una certa Antoilette Charbons che probabilmente in realtà non esiste e che sarà sa sorri de Giulia Aresu (il famoso avatar di Giuseppe Corongiu nel blog di Roberto Bolognesi).

In questo gesto si vede il caratterino di Giuseppe Corongiu … la ca ti ddu dongiu…

Invece di informarsi meglio, fa girare foto mie, prese dal mio facebook mentre stavo festeggiando natale con la mia famiglia.

Cose che io non ho mai fatto perché rispetto la privacy delle persone.

Bene, Giuseppe Corongiu parla dei cosidetti “luoghi comuni”, nel suo… lo vogliamo ancora chiamare libro? Il messo insieme di accuse, scemenze e acttacchi personali… tutto solo per sostenere la Limba Sarda Comuna?

I luoghi comuni, niente di nuovo.

Ne hanno già parlato Roberto Bolognesi / Wilbert Heeringa (2005) La Sardegna fra tante lingue.Il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo a oggi (Cagliari: Condaghes)

e Francesco Casula La Lingua sarda e l’insegnamento a scuola (2010), Quartu S.E: Alfa Editrice (un altro libro che Corongiu non menziona).

Al contrario di Giuseppe Corongiu non ho potuto verificare chi fosse il colpevole di questi “luoghi comuni”. Lui da la colpa alle universtià, agli studiosi e alle catedre di filologia e linguistica romanza e alle persone che non vogliono unificare il sardo perché in realtà sono tutti italofili.

In realtà è molto difficile parlare del libro di Giuseppe Corongiu, siccome in ogni pagina ci sarebbe qualchecosa da criticare. Infatti si vede che lui negli ultimi anni ha fatto prevalentemente il giornalista politico, infatti non scrive come un filologo o linguista.

Lui se la gira come vuole. Quando Pittau dice che il logudorese non è omogeneo, gli sta bene, ma che Pittau abbia proposto due norme, una logudorese ed una campidanese, non lo dice. Wagner è stato grande perché diceva che il sardo è una lingua, ma la sua tesi sull’arcaismo, non andava bene. Invece Guido Mensching gli sta bene, visto che è andato contro l’arcaismo, ma non menziona che il raggruppare dei dialetti di Guido Mensching è quello di sostenere le due macrovarietà… e così via. Si prende ciò che vuole da ogni linguista, senza andare in fondo e senza analizzare che cosa è vero e che cosa non è vero e senza cercare di trovare una mediazione tra ciò che i linguisti hanno scritto nel passato e quelle che succede oggigiorno.

Ma, andiamo step by step. Oggi parliamo del “Campidanese” e del “Logudorese” e le prossime volte parliamo degli altri “luoghi comuni”.

Potremo anche sostituire le due parole “Logudorese” e Campidanese” con i termini “sardo meridionale” e “sardo settentrionale”, termini che tutti usano senza problemi anche le persone che dicono che il “campidanese” e il “logudorese” non esistano.

Sappiamo benissimo che nessuno ha in mente i dialetti che si parlano nel Campidano quando si parla del “Campidanese”, ma che il termine funge come una metonimia per le parlate di tutto il sud della Sardegna.

Sappiamo che nessuno pensa alla zona storica del “Logudoro” quando si parla del “Logudorese”, ma che stiamo parlando dei dialetti del centro-nord della Sardegna.

Cioè, i termini “Logudorese” e “Campidanese” non indicano nient’altro che “sardo settentrionale” e “sardo meridionale”.

Ovviamente è stato anche Wagner a fare la distinzione tra “Logudorese” e “Campidanese”, prima di lui Madao, Spano, Porru, Diez e gli altri. Infatti, possiamo ben dire che la cartina linguistica di Guido Mensching rispecchi perfettamente la suddivisione dialettale delle parlate in Sardegna, secondo Wagner. Anche il fatto che il campidanese sarebbe più uniforme del logudorese è una tesi di Wagner.

Wagner, Max Leopold (1997): La lingua sarda. Storia, spirito e forma. Nuoro: Ilisso.

Chi lo volesse leggere: http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_4_20060330171122.pdf 

karte

Ecco. Su che cosa si basa questa classificazione? Quali sono i criteri per distinguere il “Logudorese” dal “Campidanese”? Se ci guardiamo le tesi di Wagner, nel libro menzionato prima, vediamo che la distinzione si basa su determinate isoglosse (281seg.).

Le isoglosse che conosciamo tutti quanti benissimo.

Ma vediamo cosa dice Corongiu:

“Il lavoro di Michel Contini, forse il primo che è sceso sul campo a studiare i dialetti con gli strumenti della linguistica moderna  insieme a Maurizio Virdis (ma quest’ultimo solo per i dialetti meridionali), ha disturbato le verità “sociali” della linguistica accademica e curiosamente non è stato neppure tradotto in italiano dalla lingua in cui è scritto, il francese. Né il suo testo è stato adottato nelle università sarde. ”

Non so com’è in Sardegna, ma di solito un romanista conosce il francese, per ciò, non è necessario tradurre testi dal francese all’italiano per le catedre di romanistica. Essere romanista, e non avere almeno una conoscenza passiva del francese, cioè riuscire a leggere testi in francese, è impossibile.

È giusto un argomento per farci credere che le università sarde (e altre) vogliano nascondere i testi di Contini. Callonada manna.

Ma, a quanto pare, sono così importanti i testi di Contini che Corongiu stesso non li mette neanche nella sua bibliografia… Lì, troviamo solo un libro di Contini per bambini e nient’altro…scritto in italiano…

Poi…sempre pagina 44.

“A questo proposito alcuni obiettano che, se è vero che il Campidano è l’area più popolata, il numero dei parlanti effetivi nel centro-nord dell’isola è probabilmente più alto, dato che la sardofonia è molto più diffusa nelle zone centrali. Le osservazioni dell’Ufficio Regionale della Lingua Sarda che resisterebbe nella trasmissione intergenerazionale, solo in poche aree centro-orientali e in particolare nell’Alta Barbagia, nella Baronia e nel Goceano e in poche altre aree centrali.”

Ecco, adesso abbiamo visto come nascono i “luoghi comuni”. Tra breve avremo un sacco di gente che dirà che più gente all’interno della Sardegna parli il sardo e che sopraviverà solo lì. E questo, senza una fonte credibile, analisi o dati.

Si basa su chini? “Dell’Ufficio Regionale della Lingua Sarda”… ?! Est Giuseppe Corongiu e is amigus suus a nai cussas cosas??? Sa mitza est s’Ufitziu de sa Limba Sarda??? You and yourself? Ajò!

Cosa significa “parlanti effetivi”?

Intende il Campidano geografico o intende tutto il sud della Sardegna?

In più, giàcché, secondo lui si conserverà solo lì, addirittura vuole imporrere quel sardo a tutti?

Continua:

“Ma questa argomentazione ha ragione di essere se si dà per scontato che il “logudorese” e il “campidanese” esistano veramente e siano due varietà omogenee. Cosa che non è, visto che si tratta di due definizioni arbitrarie inventate da linguisti e para-linguisti e date per scontate senza nessuna verifica sul campo, anche se nella polemica contro lo standard comune vengono presentate come lingue “naturali” e tradizionalmente accettate. Anche se, è chiaro, a forza di dirlo, il meccanismo è che la gente si convince poi che esistano veramente. E le popolazioni sarde, in quanto italianizzate, sono particolarmente credulone in merito alle bugie raccontate dalle autorità.

Giusto per farvi vedere un pochino lo stile di Sir Corongiu. Non ho nessun problema con critiche o nuove tesi ecc… ma se è lui il primo a non avere fonti, ad essere a-scientifico e inventarsi le cose… come può andare in giro a attribuire agli altri, ciò che fa lui stesso?

Arriviamo ai testi di Contini. Userò un testo suo scritto in italiano che vi posso mettere anche a disposizione, così lo potete leggere anche voi.

Contini, Michel (2004): “Noragogume, così vicina a Nuoro…”, in: Grimaldi, Lucia / Mensching, Guido. Su Sardu. Limba de Sardigna e Limba de Europa. Atti del congresso di Berlino, 30 Novembre-02. Dicembre 2001, Cagliari: CUEC (113-139).

http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/fullsize/2010072213042400039.pdf

Contini si chiede: Dov’è la “lacana” tra sardo meridionale e sardo settentrionale? Tra Logudorese e Campidanese? (pag. 119). Dal punto di vista linguistico o “geolinguistico”, Contini, ci dimostra che queste “astrazioni” non esistano, analizzando vari suoni, la morfologia e il lessico. Infatti poi, ci ritroviamo con delle cartine di questo genere:

contini

“… le ricerche geolinguistiche dimostrano, al contrario, l’esistenza di una grande frammentazione dialettale all’interno di ciascuna di loro. Senza contare, poi, che anche la tradizionale divisione nord-sud del sardo, continua ad imporre l’immagine di una frontiera linguistica interna che, in realtà, non esiste. […]. Si può quindi ammettere perfettamente, l’esistenza di un “sardo continuo’”, all’interno di una “Romania continua”.” (2004: 115).

Io non sono d’accordo con lui per quanto riguarda l’ultima frase. Allora mette in dubbio tutti i dialetti e tutte le macrovarietà e anche lingue minoritarie? Allora non esiste neanche il siciliano, il piemontese, il catalano, l’occitano, il friulano … tutto Romania continua? Sono sicura che però troveremo da per tutto dei dialetti di contatto. L’esistenza di dialetti (o biddas) che hanno tratti del sardo meridionale e del sardo settenrtionale, non prova un cavolo.

A parte questo. Io, non sono d’accordo con Contini dal punto di vista sociolinguistico.

Certamente, possiamo andare in giro, come Giuseppe Corongiu e dire che i parlanti del sardo sono stati manipolati da duecento anni.

Ma sarà vero questo?

Vediamo cosa dice Contini:

“Se prendiamo in considerazione le sei isofone che delimitano alcune caratteristiche fonetiche considerate come le più rilevanti per l’opposizione nord-sud dobbiamo constatare che i loro tracciati divergono, delimitando un’area in cui numerose parlate sono settentrionali per certi tratti e meridionali per altri: 1. n) cane / (s) cani 2. (n) coro / (s) coru 3. (n) chelu / (s) celu 4. (n) sos, sas / (s) is 5. (n) roda / (s) arroda 6. (n) iscala / (s) scala.” (pag.117).

Qui infatti Contini dice che esistono delle isoglosse più rilevanti di altre…

In generale non esiste una linea chiara e concisa laddove i paesi nel centro (nel continuum) abbiano tutti i tratti in comune per essere dichiarati chiaramente logudorese o campidanese.

Addirittura, queste isoglosse a volte si trovano nell’altra parte. Può succedere che in un paese “campidanese” si dica anche “abba” o che abbiano le finali in -e- e non in -i-…o che in una parte del logudorese si usi -is- ecc…

Ehmbe?

Se noi facciamo una lista di queste caratteristiche considerate le più rilevanti, arriviamo ad un certo numero di “caratteristiche”, non solo quelle sei, attenzione! Sono molto di più. Se prendiamo in considerazione anche aspetti grammaticali, la morfologia, il lessico ecc. ovviamente arriviamo a ciò che io chiamerei “texte” o “discours”.

Se adesso prendiamo due testi (Lettera di Oreste Pili alla Regione) dando solo un occhiata:

1. “Como, tentu contu de totu custos bisonzos chi non si poden ponner prus in abbandonu, est de leare in cunsideru chi sa polìtica isperimentale de sa Regione ch’est colada pro su logu istrintu chi issa etotu s’est dadu e, pro su seberu de sa LSC, cheret narrer de una limba sarda comuna, cuss’isperimentu, teninde contu fintzas de sas bonas intentziones, at mustradu chi non b’aiat capia. Sos fatos an mustradu chi s’intentu de nde bogare a pizu unu còditze linguìsticu ebbia, chi totu deperen sighire, at fatu bider un’aerru grae chi, comente si timiat, at ispartighinadu sa zente imbesse de l’aunire. In custu mamentu su tretu inter su Campidanesu e su Logudoresu est de gai chi non si podet acolumare a perisse. No est serbidu a nudda, tando, e nemancu a perun’àtere, su aer fatu a nou a taulinu unu còditze misturadu, proite s’est mustradu de esser atesu dae sos unos e dae sos àteros, chena poder assimizare a su limbazu de peruna realidade linguìstica de como,francu paghitzeddas minorias de su logu de mesania.”

2. “Imoi chi est craru ca cust’abisòngiu no fait a ddu stesiai a àtera dii, fait a nai puru ca oindii sa polìtica linguìstica sperimentali de sa Regioni est faddia, siat po s’essi acunortada de impreai su sardu in domu sua sceti, siat po ai sceberau sa LSC, est a nai una lìngua sarda comuna, presentada comenti un’esperimentu cun tentas mannas e bonas, ma chi agoa de totu no at batiu frutu perunu. A contus fatus, sa realidadi nos’amostat ca su bolli aprontai unu còdixi linguìsticu ùnicu e bonu po totus est stètiu una grandu faddina, e at partziu sa genti in logu de dda ponni impari, comenti nosu etotu timemus. Oindii su tretu intra de Campidanesu e Logudoresu est mannu tambeni de no fai a ddus acucurai. E no est serbiu a nudda – e a nemus – su ai aprontau, sètzius aingìriu de una mesa, unu còdixi amesturau, ca custu est atesu meda de s’unu e de s’àteru e no aciapat cumparàntzia in peruna de is realidadis linguìsticas de oi, sarvu unas cantu biddixeddas piticas de is logus de mesania.”

Insandus?

Io sono convinta che possiamo chiedere a tutti i parlanti della lingua sarda, quale testo ritengono campidanese (o meridionale) e quale testo ritengono logudorese (e settentrionale) e la risposta sarà sempre la stessa.

Mi interesserebbe come Contini ci vuol spiegare questo fenomeno … ?

Adesso torniamo al mio non-amico Giuseppe Corongiu che dice che è solo la colpa degli studiosi e delle università che la gente pensi questo.

Come si fa a negare una cosa talmente evidente? Non dovete credere a me, non dovete credere a nessuno, ma credete solo ai vostri occhi. Queste isoglosse “considerate più rilevanti”, ogniuno di voi, le vede subito.

Corongiu che dice:

“Ma la verità vera è che la classica divisione del sardo in due gruppi dialettali, quasi due lingue distinte, è datata, non ha fondamento scientifico serio, non è provata né verificata sul campo. È più che altro una posizione tradizionale, ideologica, mediata, derivante da testi non linguistici o scritti prima che la linguistica moderna fosse addirittura pensata. È un luogo comune approssimativo che pur troppo gli accademici ripetono all’infinito e così è entrato nella testa della gente.”

E così Giuseppe Corongiu cerca di prenderci per il culo. Andate un secondo sulla pagina: http://www.salimbasarda.net

La pagina del “Movimento Linguistico” dove scrivono tutti gli amici e amichetti di Pepi.

È tutto scritto in Limba Sarda Comuna: ovvero in “Logudorese”.

Lo vorrebbe negare il Prof. Michel Contini che qui nessuna delle “caratteristiche più rilevanti” per i sardi meridionali esista…

Lo vorrebbe negare che ogni parlante del sardo meridionale ritiene quello LOGUDORESE???

Ajò… ma quali cavolo prove sul campo?

È come negare l’esistenza di uomo e donna, dicendo che esistono anche donne con la barba e uomini con tette…

Cosa succede realmente e cosa fanno i parlanti realmente?

Se prendiamo un paese di “mesania” e lo facciamo vedere ad un parlante, il parlante automaticamente presta la sua attenzione alle caratteristiche più evidenti… il nostro parlante ha una lista mentale in testa di isoglosse più evidenti di altre e fa una selezione e poi decide dove abinare un determinato dialetto.

Questa signora cosa parla? Siamo ad Asuni …

http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=195356

Campidanese.

Andiamo un pochino più su: Ruinas

http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=195371

Ecco, SA LACANA – qui è esattamente sa lacana…

E poi andiamo a Samugheo:

http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=194152

Logudorese

Questo giochino, lo potremo fare da est a ovest e troveremo esattamente sempre sa bidda de transitzioni. Ecco, adesso chiederanno… e Ruinas, allora dove appartiene?

Secondo me, questo lo dovrebbero decidere loro stessi. Io direi che ha più tratti del campidanese, ma questo è solo la mia opinione…

Come vediamo, certamente il sardo è UNA lingua, ma i parlanti sono in grado di riconoscere delle isoglosse e dargli un peso, valutarli come nostre o vostre… e questo ” sapere linguistico” non deriva dalle “bugie” delle università o dai professori o chissà chi…

… ma deriva dal semplice fatto che alcune differenze sono troppo evidenti e lo sono sempre state…

La prossima volta parliamo del cattivo razzista Wagner.

Annunci

Ciò che Giuseppe Corongiu non dice… e non sa (II)

Stiamo ancora parlando del libro di Giuseppe Corongiu:

Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea.

L’introduzione al libro l’ha scritta Alessandro Mongili, (Lisandru Mongile in LSC). Almeno, Mongili sa citare e usare le fonti.

Sappiamo che Alessandro Mongili è mentalemente innamorato di Giuseppe Corongiu, l’ha chiamato il “suo didino“ in un articolo che ho commentato nel mio blog (“Su didinu de Lisandru Mongile“) e cerca ovviamente di sostenere le tesi di Corongiu.

Ma vediamo solo alcune citazioni dell’introduzione di Lisandu, alle quali vorrei rispondere brevemente.

Mongili:

“Non solo i linguisti, ma perfino gli antropologi e gli storici non fanno altro che sparare ad alzo zero contro qualsiasi proposta di tutela del sardo“. (pag.11)

Ovviamente!!!

Tutte le proposte che sono state fatte a partire dal 2001 con la LSU, rispecchiavano al cento per cento, ciò che ogni parlante del sardo riconoscerebbe come sardo settentrionale, ovvero: Logudorese.

Parlerò nel mio prossimo post della questione della famosa “lacana“.

In attesa d’arrivarci, faccio la premessa che per me esistono le macrovarietà logudorese e campidanese.

E per ogni persona per la quale esiste questa distinzione, ovviamente tutte le proposte fatte erano inaccettabili.

Inaccettabili  per ogni parlante di un dialetto meridionale, ovvero: Campidanese.

Mongili inizia ovviamente raccontandoci che Giuseppe Corongiu è un eroe (pag. 13).

Un brodo di storia della lingua sarda mischiata con la biografia di Corongiu, inserendo nomi come Giovanni Lilliu e Max Leopold Wagner e poi dopo inserendo altri nomi di gente famosa in Sardegna, tipo Giovanni Columbu, Elena Ledda e Graziano Milia.

Certamente per dare al lettore un immagine che Giuseppe Corongiu fosse stato coinvolto in ogni passo che si è fatto per la lingua sarda e posizionarlo tra gente famosa, potente e creativa.

E poi ci racconta come il suo didinu diventò il direttore dell’uficcio della limba. Questo ruolo gli è stato affidato da Renato Soru e dopo da Ugo Cappellacci.

Quando ho chiesto a Cappellacci il perché, lui mi ha semplicemente risposto: “Perché me l’hanno proposto i miei consiglieri”.

Ecco. Vi dico una cosa. Non do neanche la colpa a Soru o Cappellacci. Per loro è importante che abbiano lì una persona che faccia il suo mestiere, visto che di lingua sarda e di linguistica sarda (o Sardologia), i presidenti della Giunta, non se ne intendono niente.

In buona fede, ci mettono la persona “più adatta”… e pur troppo forse anche “consigliata” da un amico …

Cerchiamo di non essere paranoici. Non ho nessun problema con la meritocrazia, anche se preferisco concorsi aperti a tutti… e questo non lo dico perché volevo diventare io la direttrice o perché volevo che ci fosse un mio amico.

Lo dico perché ci voleva una persona senza interessi politici personali, una persona che conosca i processi linguistici di standardizzazione, una persona che non crei la monopolizazione (per non dire mafietta) della lingua sarda.

In più credo che ci deve essere sempre un meccanismo di controllo per garantire democraticamente che nessuno faccia quello che vuole. Ovviamente und controllo non composto da persone che ha scelto la persona che deve essere controllata.

Aggiungo che Corongiu ha fatto tanto per la lingua sarda, già quando era incaricato a Quartu Sant Elena e quando gestiva il blog “sotziulimbasarda” insieme a Micheli Ladu. Lì, a quei tempi, era ancora diverso… e lì forse l’avrei fatto diretori anch’io…

… a quei tempi quando a Corraine non lo poteva vedere, i tempi quando era contro la LSU per motivi d’ inguistizia, i tempi quando non scriveva fesserie sulla linguistica, sociolinguistica e sui linguisti.

Infatti, proprio in questo contesto, arriviamo alle frasi più assurde di Mongili:

“Nel caso della lingua sarda, il processo ha raggiunto una fase importante di stabilizzazione grazie alla Limba de Mesania (2004), alla LSU (2001) e al tentativo di fondere le due proposte, anche se in precedenza vi erano stati tentativi e proposte di schemi di standardizzazione del sardo.” (pag.22).

poi (pag.23)

“Le discussioni sono stati generali, cioè provenienti dai contrari alla lingua sarda in generale, molto presenti all’interno del ceto intellettuale che è leggimitato nella sua funzione anche dal proprio buon italiano, ma anche da chi è d’accordo per l’adozione di uno standard, ma non di questo standard. (Qui fa riferimento alla proposta delle Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda, Quartu S.E.: Alfa Editrice: 2009, in una nota a fine pagina). Ma anche questi aspetti sono frequenti in qualsiasi processo di standardizzazione.”

AHHHHH… infatti, così frequenti che anche a sua volta Giuseppe Corongiu faceva parte di questo tipo di gente.

Ciò che Mongili NON dice è che la Limba de Mesania, è nata da una critica alla LSU ed era equivalente alla posizione che ora hanno le Arrègulas paragonate alla LSC!

Una controproposta mandata avanti da Giuseppe Corongiu stesso. Intervista fatta a lui il 20.03.2004 da Paolo Pillonca

(http://www.sotziulimbasarda.net/mesesdinnantis/eleonora.htm)

-Ma i sostenitori della Lsu si dichiarano disponibili al confronto.

«Parlano di un modello emendabile. Ma alle parole non sono seguiti fatti concreti».

– Quali sono le vostre critiche?

«Si possono riassumere in quattro punti: artificialità dello standard creato, privilegio di una macrovariante rispetto all’altra, progetto velleitario di perentoria unificazione totalizzante, proposta calata dall’alto in maniera avventata».

MAAAAAHHHHH, guarda il caso… direi che qui si tratta delle stesse osservazioni fatte dalle Arrègulas per quanto riguarda la LSC!

Infatti, cos’è la LSC? Una mediazione tra la LSU e la Limba de Mesania. Giuseppe Corongiu lo ammette a pag. 121.

“Dal compromesso della proposta linguistico-tecnico di LSU e dalla mediazione politico-strategica di Mesania, nasce poi la Limba Sarda Comuna…”

Cioè un compromesso tra Corraine e Corongiu, tra Logudorese e Zona grigia.

Significa che non siamo arrivati ad una mediazione per i sardi meridionali e neanche mediazione per tutti i sardoparlanti.

Scusate, ma il sud della Sardegna, finisce a Laconi?

Cagliari-Laconi

… e la geografia, non è un opinione.

Lìtera a sa Regioni po su Sardu a duas normas

Acadèmia de su Sardu

In bàsciu sa lìtera chi s’Acadèmia de su Sardu onlus at intregau su 18 de su mesi de ladàmini 2013 a totu is Consilleris regionalis, a su Presidenti de sa Regioni Ugo Cappellacci, a sa Presidenti de su Consillu regionali Claudia Lombardo, a s’Assessori a sa Cultura Sergio Milia e a sa de otu Commissionis (a sa Cultura).

A is Consilleris regionalis s’Acadèmia at pediu de si donai incuru coidadosu po chi sa Regioni lompat luegus atotu  a is cambiamentas pedias in sa lìtera: Sardu a duas normas – Campidanesu e Logudoresu – Sardu amarolla in dònnia scola.

A su Presidenti de sa Regioni Ugo Cappellacci, a sa Presidenti de su Consillu regionali Claudia Lombardo, a s’Assessori a sa Cultura Sergio Milia e a sa de otu Commissionis (a sa Cultura) s’Acadèmia at pediu un’atòbiu po arraxonai apitzus de sa polìtica linguìstica adelantada finas a imoi de sa Regioni.

In is diis afatantis s’Acadèmia  at a cuncordai una conferenza stampa po spricai mellus cali est su tretu – a parrimentu…

View original post 26 altre parole

Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa.

Ho letto il libro di Giuseppe Corongiu.

Il sardo, una lingua normale. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea,                                                      Cagliari (Condaghes: 2013).

Non scriverò la critica tutta in una volta, oggi inizio con premesse e aspetti generali.

Premesse:

Ovviamente, Giuseppe Corongiu, non ha torto in tutto quello che scrive, soprattutto condivido la parte giuridica, amministrativa e la sua descrizione sul modo in cui lo Stato Italiano abbia cercato di soffocare le lingue minoritarie negli ultimi sessant’anni. Ma questo lo descrissse già Sergio Salvi nelle Le lingue tagliate. Storia delle minoranze linguistiche in Italia, Milano (Rizzoli: 1975). Uno dei tanti libri che Corongiu non elenca nella sua bibliografia. E  comunque anche altre persone ne hanno scritto anche nei nostri giorni, per ciò, niente di nuovo.

Ciò che mi ha dato fastidio è, più che altro, che Giuseppe Corongiu cerca di sostenere la sua opinione parlando male di quasi duecento anni di Romanistica, della filologia italiana (e sarda), scienza mandata avanti da centinaia di studiosi italiani, sardi, tedeschi e altri.

Secondo Giuseppe Corongiu, la maggior parte dei filologi e linguisti che hanno scritto sul sardo (a parte dei suoi amici-guarda il caso) l’hanno fatto solo per accattivarsi le simpatie del proprio professore e per ottenere una catedra o altri benefici. E i loro professori nei loro tempi hanno fatto la stessa cosa… e così sono nati tutti i “miti” sul sardo.

Secondo Giuseppe Corongiu gli studiosi (a parte dei suoi amici-guarda il caso) hanno scritto bugie sul sardo per marginalizzarlo, per lasciare il sardo nel suo ghetto, in modo tale che il sardo non diventi mai una lingua “normale”.

Secondo Giuseppe Corongiu, gli studiosi vanno in giro da duecento anni e raccontano balle al popolo sardo. Scrivono e dicono che ci siano tanti dialetti del sardo, che ci siano due macrovarietà, e che il sardo abbia dei tratti arcaici ecc…

…perché vogliono dividere i sardi, per rafforzare l’italiano e perché infondo vogliano in realtà che il sardo rimanga una “lingua museo” solo usata nel folkglore… con il futuro che porterà prima o poi alla sua sicura morte.

Tutto questo hanno voluto quasi tutti gli studiosi… e adesso, grazie al cielo, viene Giuseppe Corongiu, il salvatore della situazione e il suo “Movimento Linguistico” per unire il popolo sardo e la lingua sarda.

Scusate, ho dimenticato…

Secondo Giuseppe Corongiu, quelli che adorano la lingua sarda, soprattutto gli intellettuali meridionali,  le persone che sono contro la LSC come lingua per tutti i sardi, soffrono di “orientalismo” e sono dei poverini che dovrebbero prendere delle medicine.

Può essere vero tutto quanto? Certo…

boomerang-art

Giuseppe Corongiu lancia, ma tutto torna indietro…

Ci sarebbe anche un altra verità? Certo…

Cerchiamo di guardare anche l’altra parte della medaglia:

Secondo me, Giuseppe Corongiu sostiene queste accuse, per rafforzare la “Limba Sarda Comuna”.

Secondo me, Giuseppe Corongiu cerca di eleminare i “nemici” della “lingua sarda” con il suo libro perché ci vuol far credere che la LSC sia la lingua di tutti i sardi.

Secondo me, Giuseppe Corongiu vuole insabbiare il fatto che lui non segue il documento della LSC. Non segue la LSC così com’era prevvista. Fa quello che vuole, senza aver rispetto della gente che, in buona fede, l’aveva pensata come “sperimentale”.

Perché?

Perché forse infondo lui e i suoi amici (quasi tutti del centro-nord della Sardegna-guarda il caso) hanno fatto la Limba Sarda Comuna tra Ploaghe e Laconi.

Perché forse la maggior parte delle persone che usano la LSC, il sardo non lo conoscono. Basta leggersi le traduzioni che escono dall’Ufitziu… e non devo neanche essere purista o orientalista per vedere che quello non è sardo. Ma questo l’ho già scritto nell’articolo: “La verità sulla LSC” (in questo blog).

Perché forse così ha dato importanza a persone che velocemente hanno imparato la LSC e sono diventate “operadores de sa limba”. Persone che si sentono uno piú cool dell’altro… e sono diventate il suo esercito personale nei social network.

Perché forse, Giuseppe Corongiu e i suoi amici (qualcuno editore-guarda il caso) ci guadagnano soldi con la LSC.

Perché forse così saranno loro a dire a tutti come si scrive, con la pennina rossa in mano… quando c’è gente che il sardo lo scrive e lo conosce meglio di loro.

Perché forse così, Giuseppe Corongiu e la sua cricca di Baronis, sperano di entrare nella Storia della Lingua Sarda come Bembo, De Sanctis, Manzoni o chissà chini fanno parte della storia della lingua italiana. Il grande Corongiu e “Il Movimento Linguistico Sardo”.

Cari amici, vi lascio la scelta di pensare quello che volete. Se Giuseppe Corongiu poi se ne esce fuori con la storiella che io scrivo questo perché sono offesa, vi consiglio di leggere l’articolo: “Is faulas de is Baronis de sa Lingua Sarda” in questo blog. Credetemi che io avrei avuto solo ed esclusivamente dei benifici, se non mi avessi opposto alla LSC.

Cito il mio carissimo amico Frantziscu Lai che dice sempre per quanto riguarda la lingua sarda:

“Dove non c’è giustizia, non ci può essere armonia. È questo il motivo per il quale stiamo combattendo”.

Aspetti generali: 

Mi chiedo… cos’è il libro di Giuseppe Corongiu? Non lo so, ma vi posso dire che non è scientifico.

Non menziona i testi importanti per verificare ciò che noi chiamiamo Forschungsstand, current status of research, état de la recherche (stato di ricerca). 

Non sa citare e non cita le fonti che dovrebbero sostenere le sue tesi.

Sono sicura che non abbia letto tutti gli autori che menziona, altrimenti conoscerebbe la loro scuola di pensiero e saprebbe scrivere i loro nomi.

Non si può scrivere di standardizzazione senza menzionare Einar Haugen, scrivere di diglossia e non menzionare Charles Ferguson, parlare di “lingua e dialetto” senza citare Eugenio Coseriu, parlare di “Arcaismi” senza citare Heinrich Lausberg, Massimo Pittau e ovviamente Max Leopold Wagner.

Parlare di sociolinguistica senza citare William Labov, Peter Trudgill e Brigitte Schlieben-Lange e infine parlare di sociolinguistica sarda e ignorare del tutto i testi di Ines Loi Corvetto, Rosita Schjerve Rindler (in memoriam- mancata un mese fa, 23.09.2013) o Giovanni Masala.

Giovanni Masala è lo studioso che ci ha riportato l’opera lirica “I Shardana” che si recita ora nel Teatro Lirico di Cagliari… laddove l’unica parte non sottotitolata è quella cantata in sardo da Elena Ledda. Sinceramente, mi aspetterei dell’Ufitziu de sa Limba Sarda, e il suo direttore, che si occupassero di queste cose per rendere il sardo una “lingua normale”. Mahh, chissà forse è un problema che Elena Ledda non canta in LSC?

Giuseppe Corongiu non cita nessuno di questi scrittori, e pochissimo gli altri che menziona nella sua bibliografia.

La citazione nella scienza serve a dimostrare che ciò che stai dicendo, l’abbiano detto anche altre persone. Così colui che legge può cercarsi la fonte e vedere se è veramente stato detto così … o se è solo un’interpretazione di colui che ha citato.

La citazione serve in più a distinguere quali sono delle riflessioni degli altri e quali pensamenti sono i tuoi, altrimenti sarebbe un “furto intellettuale”, conosciuto meglio come “plagio”.

Si cita mettendo la frase, l’autore, l’anno della pubblicazione e la pagina. Normalmente con una nota a fine pagina. Tanti usano anche lo stile della Modern Language Association (MLA), inserendo le stesse informazioni direttamente nel testo. Negli ultimi anni si è stabilita anche una forma “mista”.

Ovviamente uno non deve sempre riportare la frase di un altro e neanche la frase intera di un altro, basta anche solo perifrasare, dire il nome dell’autore, l’anno, pagina. Poi si fa riferimento inserendolo nella bibliografia… così che anche in questo caso colui che legge, possa trovare la pagina.

Giuseppe Corongiu, nel libro del quale stiamo parlando tuttora, invece parla di tesi di Pittau (pag, 110) e senza citarlo e senza metterlo nella sua bibliografia.

Ma il mio caso preferito è il seguente:

“Le ricerche compiute da Contini, ma anche da Roberto Bolognesi e Diego Corraine, finora testimoniano […]”. (pag. 44) e poi niente Corraine nella bibliografia.

Sono molto curiosa di vedere le “ricerche” di Corraine… al livello degli altri due linguisti menzionati.

Fa addirittura riferimento a Wikipedia (pag. 53). Wikipedia ovviamente è un portale molto importante e ci aiuta a capire velocemente le cose che vorremo approffondire, ma il mio professore, per esempio, l’ha vietato su ogni testo universitario.

E questi sono giusto pochi esempi dei quali il libro è pieno.

Esistono pochissimi linguisti che si possono permettere di non citare le fonti e di essere presi sul serio lo stesso. Ma qui stiamo già entrando ai livelli di Noam Chomsky o Joshua Fishman. Giuseppe Corongiu non fa di sicuro parte di questo gruppo. Addirittura uno dei linguisti più famosi al mondo, Steven Pinker, tradotto in tantissime lingue, linguista, che scrive ciò che possiamo chiamare “scienza/ linguistica popolare”, cita e mette le fonti.

Ma non finisce qui, il delettantismo scientifico di Giuseppe Corongiu che addirittura scrive frasi come:

“[…] che non trova realtà verificata scientificamente […] ” (pag. 36), “[…] ha disturbato le verità ‘sociali’ della linguistica accademica […]” (pag. 43),   “[…] pregiudizi accademici, mai verificati scientificamente […]”, (pag. 106) ecc.

Arriviamo alla parte più ridicola. Giuseppe Corongiu non sa copiare…

Ovviamente tutti facciamo errori scrivendo e anche copiando. Tutti i libri spesso vengono letti e riletti e ristampati… e troviamo sempre qualche errore. Ammetto di fare tanti errori quando scrivo in italiano, lingua che ho scritto per la prima volta a 22 anni, ma non sto parlando di questo.

Parlo del fatto che un vero studioso si riguarda 10.000 volte i nomi degli autori che cita, visto che un filologo e linguista ci pensa un pochino di tempo, prima di citare un testo… su dove impostarlo.

Un vero studioso che ha rispetto della linguistica e dei linguisti, in generale di altre persone, cerca di non sbagliare i loro nomi. Un vero linguista si cerca i caratteri in altre lingue…

Ci piacerebbe se uno (studioso) straniero scrivesse male i nomi di (studiosi) sardi? O di luoghi? Come possiamo pretendere che gli altri abbiano rispetto della nostra lingua, se noi non l’abbiamo della loro?

Può succedere, per carità… ma vediamo un attimo:

Giuseppe Corongiu (pag. 102):

Manczack / Heringa / Meyer-Lubke

Giusto: Mańczak / Heeringa / Meyer-Lübke

Giuseppe Corongiu (bibliografia):

Helsloot, Karin / Crystall / Weirich / Hobsbawn / Lorinczi / Pinker, Stephen / Tubingen

Giusto:

Heelslot, Karijn / Crystal / Weinrich / Hobsbawm / Lőrinczi / Pinker, Steven / Tübingen

Se cercate Harald Weinrich nel libro di Giuseppe Corongiu, cercatelo sotto la lettera -H- e non -W- e se cercate Eleonora D’Arborea, cercatela sotto -E- e non -D-, visto che a volte Carronzu Giussepe non sa qual’è il nome o il cognome di alcune persone.

… e questi sono solo gli esempi che ho trovato a prima vista.

Proprio lui si dovrebbe riempire la bocca di ciò che è scienza, unità, normalità?

Proprio lui dovrebbe avere il diritto di giudicare su tante persone che non hanno intenzioni cattive, che si occupano di lingua sarda da anni e anni, persone laureate in romanistica, linguistica e sociolinguistica?

Ma come si permette di analizzare studiosi morti in maniera così anacronistica come lo fa?

Ma come si permette?

Vi dico la verità. Sono scioccata da questo libro. Da sarda – tedesca, da linguista e da essere umano.

Voglio parlare di ciò che Giuseppe Corongiu NON dice perché gli fa comodo, perché vuol far stare zitto alla gente che non è d’accordo con lui. Proprio per questo non ha usato altre fonti, non parla di persone che per la lingua sarda hanno fatto tanto e che parlano e scrivono il sardo meridionale.

No, non sono frustrata perché non mi abbia menzionato, se avessi voluto quello avrei solo dovuto bacciargli i piedi ed essere d’accordo con lui.

Fatto sta è che io sono coerente e io ho voluto seguire la LSC così come il documento è stato prevvisto.

Cari amici, siete tutti invitati a riflettere … e poi tanto pensate quello che volete, ma almeno abbiamo anche sentito l’altra campana.

Vorrei solo parlare della probabilità, che esiste, che le cose non stanno come ci vuol fa credere Sir Giuseppe Corongiu.

La prossima volta parlerò dell’introduzione di Alessandro Lisandru Mongile Mongili e le prime tesi di Giuseppe Corongiu.

S’arroliada de Giancarlo Labate

Ita podeus fairi in is tempus de crisi?

20131006_160311

Podeus ponni sa conca in s’anea o mellorai su mundu.

Giancarlo Labate at scioberau sa segundu cosa. Tenit 43 annus, est psicologu e est de Carbonia.

Issu at fatu una cosa bella meda, unu biaxixeddu in sa terra sua e nosa, in Sardinnia.

Unu testimongiu, po fai biri a totus ca no depeus abarrai cun is manus in is buxacas.

Donnia unu podit fai calincuna cosixedda. Puru sena dinai e sceti cun sa boluntadi.

Giancarlo at tzerriau una pariga de amigus e at fatu su giru de sa Sardinnia, in crapitas de rodixeddas, in doixi diis.

S’at fatu 70 chilometrus donnia dii, 900 chilometrus in suma.

At inghitzau su binticincu de capidanni in Calasetta e est lompiu su seis de ladamini a Carbonia.

Poita dd’at fatu? Una metafora cun su sport.

Sa frasia de importu mannu est stetia: “S’agiudu siat torrau”.

20131006_161702

Is sardus ant agiudau a sa trumixedda de Giancarlo e a issu etotu, traballendi impari. Famillas, comunis, assotzius e biddas.

Giancarlo e is amigus ant drumiu e papau sena dinai in donnia logu aundi funt passaus.

Gratzias a totus chi ant cretiu in issus e in su progetu:

“Un progetto di proposta, non un progetto di protesta”, ddu at pensau.

Podit essi s’inghitzu de fai biri a totu su mundu cantu est bella sa Sardinnia, sa naturalesa, is traditzionis, s’energia, su spiritu e su stimu po sa terra nosa, narrendi meda cosas sena fueddus, sceti faendi diaderus calincuna cosixedda, movindi-si:

“Un viaggio del dire facendo”, difatis.

Su chi bisongiat in custu momentu in is domus sardas est una cosa positiva.

Calincunu chi fait, calincunu chi si movit, calincunu chi tenit su bisu de unu tempus benidori mellus po sa genti nosa.

T’agradessiu, Giancarlo e a totus chi t’ant agiudau.

20131006_165231