La confusione linguistica dei politici sardi

DSC01039Vedendo come i politici sardi si muovono quando parlano di lingua sarda, uno potrebbe pensare che sono ignoranti in materia.

Ovviamente, i politici non possono sapere tutto … ma pur troppo, si vede anche, che non hanno gente brava intorno che se ne intende…

…uno peggio dell’altro, senza eccezioni, parlano di lingua standard, di perfezione dello standard, di bilinguismo… e scommetto che tanti di loro non abbiano mai preso in mano il documento della Limba Sarda Comuna.

Ma oggi non voglio parlare solamente della Limba Sarda Comuna e dell’Ufitziu de sa Limbrangheta.

Sarà un testo lungo, ma con questo, una volta per tutte, ce ne possiamo rendere conto del quadro generale della “pianificazione linguistica” e dei modelli linguistici.

Con questi modelli, i linguisti coinvolti, lo stato, i dirigenti, insegnanti, ma anche i parlanti di una comunità linguistica possono analizzare quale fase di processo è già stata raggiunta e quali passi ci sono ancora da fare. Einar Haugen distingue 4 fasi nella sua prima proposta:

“The initiation in the case of linguistic form will be called the selection of a norm, while implementation will be referred to as the codification of form. In the case of linguistic function the initiation will here be known as the elaboration of function, while the implementation will be called acceptance by the community.(1966: 18).”

Cioè:

  1. Selezione della norma, delle regole generali.

  1. Codificazione della norma: Si cerca una corrispondenza coerente tra fonemi e grafemi e di migliorare e anche cambiare la norma scelta. Si creano delle regole grammaticali fisse, un ortografia e un lessico di base (dizionari, grammatiche).

  2. Elaborazione delle funzioni: Si cerca di inserire la norma nella vita quotidiana dei parlanti, in modo tale che tutti i parlanti la possano usare. Si cerca di sviluppare e ampliare il lessico e le forme grammaticali, creare neologismi, creare linguaggi settoriali e terminologie.

  3. Accettazione della comunità: Tutti i passi precedenti sono futili se quest’ultimo punto non andrà in porto. Non è possibile creare una norma scritta per una comunità linguistica che non la usa, presupposto che la comunità abbia l’interesse di scrivere e continuare a parlare la lingua. In più devrebbero accettare la norma in se e le innovazioni, i libri scritti e così via.

Negli anni successivi, Haugen ed altri linguisti come Heinz Kloss e Joshua Fishman per esempio, perfezionano questo modello. Alla fine Haugen presenta il suo Revised Model of Language Planning(1987) La base di questo modello “esteso“ rimarranno ovviamente i quattro punti elencati su.

Language Planning

Form (policy planning)

Function (cultivation)

Society

(Status planning)

Language

(Corpus planning)

  1. Selection

(decision procedures)

a) Identification of problem

b) Allocation of norms

  1. Codification

(standardization procedures)

a) Graphization

b) Grammatication

c) Lexication

  1. Implementation

(educational spread)

a) Correction procedures

b) Evaluation

  1. Elaboration

(functional development)

a) Terminological

modernization

b) Stylistic development

In questo modello si vede che le “fasi“ o i singoli “processi“ di pianificazione succedono quasi sempre contemporaneamente, i punti elencati si possono sovraporre e non devono per forza accadere uno dopo l’altro.

Haugen riassume i punti 1. und 3. Questi punti toccano la società.

  1. Lo Stato, la giunta. Parliamo dell’implementazione tecnica tramite leggi, decreti e delibere e dopo con fondi.

  2. I parlanti che hanno costantemente un influenza sul processo. Possono accetarlo o meno, decidono il prestigio della norma e il suo futuro. Accettano i cambiamenti o meno e certamente cambiano e completano attivamente la norma quando la usano, infatti si tratta della “pianificazione dello status“ (evitiamo la traduzione con “stato“ che potrebbe confondere).

I punti 2. e 4., invece parlano della lingua, del sistema linguistico.

Fanno parte della pianificazione del corpus (anche qui evitiamo la traduzione con “corpo“). Questa parte riguarda le persone ed istituzioni coinvolte ad un livello “meta-linguistico“. Infatti stiamo parlando degli “esperti della lingua“; linguisti, istituzioni linguistiche, docenti universitari, insegnanti ecc. Loro cercano di perfezionare la norma, prendendo in considerazione i bisogni dei parlanti, lo svillupo in generale, la pianificazione della didattica per le scuole ecc. Gli scrittori e giornalisti di solito le danno la perfezione nell’ambito stilistico (Haugen: 1987: 50 seg.)

In questo schema scientifico che fu la base per tanti processi di standardizzazione, si vede perfettamente che il processo di standardizzazione di una lingua (scritta) è in primis un atto socio-linguistico e socio-culturale. Lo stato (facendo tetto alla società e votato dalla società) ha un ruolo molto importante perché deve sostenere la lingua con leggi (e magari migliorando le leggi, decreti, delibere nel tempo). In più deve sostenere le istituzioni, le univeristà, i linguisti, le case editrici con fondi pubblici.

Qui si rischia di confondere la parola “politica linguistica“ con “pianificazione linguistica“. La “politica linguistica“ fa parte della “pianificazione linguistica“ (il policy planning), ma non è la stessa cosa. Invece in Sardegna, spesso e volentieri questi termini vengono confusi, anzi si fa finta che la questione linguistica dovrebbe essere risolta dai politici, funzionari e amministratori pubblici, quando non è affatto così. Addirittura sono loro che dovrebbero fungere a servizio della società.

Lo stato italiano ha dato la base con la legge 482, del 1999 e la Regione Autonoma Sarda nel 1997. Addirittura sono state alcune Regioni, come anche i Friuli Venezia Giulia che hanno spinto lo Stato italiano di rivedere le loro leggi.

A partire da quel momento, la Regione Autonoma ha cercato di fare il primo passo con una “Selezione di norma“, la Limba Sarda Unificada (2001) che fu subito respinta dalla società (linguisti, intellettuali, istituzioni, parlanti ecc.) perché era troppo “settentrionale“, ovvero: “logudorese“ nel sapere linguistico dei parlanti.

Il secondo tentativo, la Limba Sarda Comuna (2006) è stata messa a prova con la funzione di essere “sperimentale“ e solo per i documenti in uscita della Regione Autonoma Sarda.

Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale. Deliberatzione N. 16/14 De Su 18.04. 2006. Ogetu: Limba Sarda Comuna. Adotzione de sas normas de referèntzia de caràtere isperimentale pro sa limba sarda iscrita in essida de s’Amministratzione regionale.

http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_46_20060428172242.pdf

Questa volta però è stato fondato un Istituzione che si doveva occupare del secondo passo, “la codificazione e anche dell’implementazione della norma”. In colaborazione con la società, L’Ufitziu de sa Limba Sarda avrebbe avuto la funzione di:

Pagina 4 (LSC):

[] – de printzipiare s’isperimentatzione a manera de collire integratziones, modificatziones e irrichimentos;

– de andare prus a fundu, cun istùdios ulteriores, in su lèssicu, sa morfologia e un’ortografia comuna a prus bariedades; []

Custu bollit nai:

Tradurre testi in Limba Sarda Comuna e pubblicarli, aspettare le reazioni della società, discutere e incorporare le critiche e proposte, riproporre e aspettare, sperimentare in alcuni comuni, aspettare le reazioni della società, rivedere la letteratura scritta in sardo, provare nei media, con i miglioramenti le reazioni della società e così via, sostenere tentativi di elaborazione della norma, sostenere le case editrici, aspettare, migliorare e così via … fino a quando si sarebbe arrivati ad una norma che sarà “accettata dalla comunità linguistica“.

Questo però non è avenuto e si è preferito di confondere in continuazione la funzione dei pezzi del mosaico. Infatti, a contrario, le proposte della società sono state ignorate e non hanno avuto da sette anni nessun influenza sulla norma e non è stata cambiata neanche una virgola nel documento della LSC.

In un processo di standardizzazione, l’Ufficio della Lingua Sarda però dovrebbe essere, essendo il “rappresentante“ diretto della Regione Autonoma Sarda, a servizio di tutte le altre istanze che fanno parte del processo di standardizzazione e dovrebbe fungere come un mediatore tra il corpus planning e status planning, invece l’Ufficio della Lingua Sarda si è fatto “capo“ di tutto il processo di standardizzazione, decidendo autonomamente per gli altri. Facendo sì che non possiamo neanche più parlare di un “processo“, visto che non “procede“ assolutamente niente.

Le reazioni degli “esperti della lingua“ e dei parlanti respingono tuttora la norma perché non si è avviato il processo di “normalizzarla“, mettendola in contatto con i parlanti e le istituzioni pubbliche.

Il linguista Roberto Bolognesi, membro di entrambe le commissioni (LSU e LSC) richiede da sette anni degli emendamenti alla LSC che hanno creato una nuova proposta sua; Grafia Sarda Comuna (GSC, si veda il blog del linguista).

Troviamo (2006) una critica linguistica della UNIVERSIDADI DE IS STUDIUS DE CASTEDDU: Cursu de làurea in Scèntzia de sa Formadura Primària Maistaxu Universidàriu de II gradu in: Acostamentu interdisciplinàriu a sa didàtica de su sardu” Documentu de is studiantisasuba de sa lìngua standard LIMBA SARDA COMUNA deliberada de sa GiuntaRegionali:

http://www.comune.escalaplano.ca.it/uls/propostas/lsc/Documentu%20de%20is%20studiantis%20apitzus%20de%20sa%20LSC.pdf

Vari articoli scritti da linguisti come Massimo Pittau, Eduardo Blasco Ferrer, Marinella Lőrinczi, Giovanni Lupinu, Emilia Calaresu e Giulio Paulis e degli studiosi Giulio Angioni e Mario Puddu e così via… l’elenco sarebbe lunghissimo se mettessimo tutti i nomi.

Nel 2009 esce la grammatica: Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lingua Sarda, laddove si propone uno standard della lingua sarda con due norme. Significa che le regole della scrittura sono uguali per tutti, ma che ci sarebbe una coesistenza di forme “logudoresi” e “campidanesi”.

 Nel 2010, la provincia di Cagliari adotta le Arrègulas come norma per la provincia di Cagliari.

Deliberazione del Consiglio Provinciale N°17. Adottata nella seduta pubblica del 17 Marzo 2010. Oggetto: Lingua sarda- Adozione della norma campidanese contenuta nel testo “Arrègulas po ortografia, morfologia, e fueddusu de sa Norma Campidanesa de sa lingua sarda”

http://www.academiadesusardu.files.wordpress.com/2010/04/delibera.pdf

Infine interi comuni come Sinnai, Burcei, Mara, Villasalto e Muravera si sono uniti per fare corsi di sardo, insegnando la norma della provincia di Cagliari. (www.bilinguismuimparis.net

E non parliamo di gruppi pieni nei social network che scrivono solo in “campidanese“.

Ma mi chiedo? Dove sono i politici sardi che parlano di questo fascismo della lingua sarda standard che vorranno imporre così com’è a tutti i sardi che non lo vogliono?

Ahh… non ne sanno niente? e non ne vogliono sapere perché infondo non gliene sbatte niente, altrimenti qualcuno, ma solo uno, scriverebbe nel suo programma linguistico:

  • Rivista della delibera Limba Sarda Comuna

  • Considerazione della delibera della Provincia di Cagliari

  • Garantire uno svolgimento della pianificazione linguistica democratica e chiara.

  • Garantire che le leggi e le delibere vengano seguite, così come sono state implementate dalla giunta stessa o dalle giunte precedenti.

  • Emanare delibere aggiuntive.

  • Garantire un meccanismo di controllo composto da linguisti, intellettuali, scrittori e così via che colaborano con i funzionari, amministratori e operatori.

  • Scrivere un programma per garantire che ci saranno dei fondi e specificare per che cosa verranno usato i fondi.

  • Sottolineare che i fondi non vengano usati per persone singole, ma per progetti che riguardano la società.

  • Incaricare un gruppo di controllo per la codification che è mancata negli ultimi sette anni, prendendo in considerazione le “reazioni” degli intellettuali e parlanti.

  • L’Ufficio della lingua sarda dovrebbe sviluppare delle regole di approccio che vanno seguite, visto che tanto nessuno potrà imprare lo standard in tempo breve.

  • La norma “di approccio“ e man mano la versione controllata, emendata e migliorata, dovrebbe essere sperimentata in primis nelle scuole.

  • Qui si dovrebbe garatire di non distruggere la “scuola impropria“ (il contatto con i parlanti: nonni, zii, vicini di casa), di avere uno standard scritto “di approccio” che non si allontani troppo dai parlanti locali.

  • Nelle univeristà ci dovrebbe essere costantemente la possibilità di potersi laureare nella materia “Filologia sarda“ (lingua, cultura e letteratura scritta in sardo).

  • Si dovrebbero creare dei gruppi d’insegnanti e offrire corsi di formazione nelle università anche per loro, così come si è cercato nel progetto Formazione Insegnanti Lingua Sarda FILS (progetto assolutamente fallito).

  • Ogni scuola dovrebbe avere la possibilità di scegliere come inserire il sardo. E ovviamente essere sostenuti con fondi. Non solo le scuole che insegnano il sardo scritto, ma anche se ci sono dei volontari, parlanti del sardo, che farebbero dei giochi usando il sardo orale del paese.

  • Le scuole e i genitori dovrebbero avere la libertà di scegliere tra vari modelli d’introduzione del sardo. Come extra fuori dagli orari, come materia aggiuntiva (lingua e letteratura sarda) o come lingua “di traffico“ in altre materie a scelta (50% – 100%).

  • Le case editrici, giornali, televisioni ecc. dovrebbero ricevere dei fondi se pubblicano in sardo (testi primari e traduzioni), non solo usando la norma della Regione, ma anche altre norme che comunque seguono delle regole di base che tutte le proposte di standard hanno in comune.

  • Evitare delle “elite“. Se lo standard non è bilanciato tra le varie zone, si potrebbero creare dei parlanti di serie A e B.

  • Coinvolgere in progetti gli anziani nei paesi, gli sportelli linguistici, gli uffici linguistici, le Proloco e i genitori in serate informative per anche migliorare la toponomastica e i cartelli stradali delle biddas.

  • ECC…

Certamente alcuni di questi punti si possono trovare nei programmi politici, ma nessuno si esprime in maniera chiara, come vorrebbero migliorare lo standard scritto e come lo vorrebbero diffondere.

E invece di leggersi due o tre cosettine, o invece di chiedere gente che se ne intende, i politici sardi creano confusione.

E chi cavolo voti se sei linguista? 

  • Haugen, Einar (1966): Language Conflict and Language Planning. The case of modern Norwegian. Cambridge Massachusetts: Harvard University Press.

  • Haugen, Einar (1987): Blessings of Babel, Berlin- New York: Mouton de Gruyter.

La Limba Sarda Comuna, l’Ufficio della Lingua Sarda e Giuseppe Corongiu

 

Vorrei parlare del problema principale, dell’applicazione della LSC da parte dell’Ufficio della Lingua Sarda e del suo direttore Giuseppe Corongiu.

Cosa mi aspetto dall’Ufficcio della Lingua Sarda e dal suo direttore?

Loro, in termini linguistici, dovrebbero avere la funzione della codification of the norm (Codificazione della norma):

Dovrebbero seguire il documento della Limba Sarda Comuna, così com’è stato pensato dalla Commissione degli esperti che hanno fatto una prima selezione di una norma (selection of the norm).

Dopo 7 anni il suo status di “sperimentale“ dovrebbe finire, visto che lo sperimento non ha funzionato, visto che tanti linguisti, intellettuali e parlanti richiedono degli emendamenti o un cambio drastico della norma.

L’Ufficio della Lingua Sarda si dovrebbe unire a volte per evaluare le proposte, nel caso neccessario dovrebbero invitare linguisti, operatori degli uffici dei singoli comuni e parlanti del sardo come consultori per arricchire la norma, per addatarla ai parlanti e migliorarla.

Dovrebbero prendere la letteratura sarda come base per la LSC, analizzare le grammatiche sarde, rivedere le altre proposte di standard che sono state fatte ed estrapolarne gli aspetti importanti e aggiungerli alla norma.

Questo sarebbe la loro funzione, nel processo di standardizzazione.

Invece cosa fa l’Ufficio della Lingua Sarda e il suo direttore?

Le serate organizzate da loro cercano solo di promuovere la Limba Sarda Comuna così com’è attualmente. Una norma con la quale una grande parte dei parlanti non s’identifica, anzi la sentono lontana, altrimenti, la discussione non esisterebbe.

Non esisterebbero gruppi nei social net work che sono contro la LSC (bilinguismu oi per esempio), interi comuni come per esempio Sinnai, Burcei, Mara, Villasalto e Muravera che si sono uniti in bilinguismuimparis per fare corsi di sardo, insegnando un altra norma. Non esisterebbe il documento della Provincia di Cagliari, passato in consiglio, per accettare le “Arrègulas“ come norma della lingua sarda per la provincia di Cagliari.

Uno degli aspetti più importanti in un processo di standardizzazione è che la comunità accetti la norma (acceptance of the norm by the community).

Il documento LSC non è stato migliorato da quando fu firmato (2006), non è stato emendato e addirittura nel blog LSC si cerca di standardizzare anche il lessico che secondo la LSC dovrebbe essere libero.

Per ciò, a parte di poche cose, del tipo sinonimi degli articoli sos-sas / is e lu-la / ddu-dda, rimane una norma del sardo settentrionale, al massimo del sardo centrale, tagliando fuori i sardi di quasi tutto il sud della Sardegna. Lo indica anche il suo nome stesso “Limba“ Sarda Comuna, indica e preferisce già in partenza tutte le zone, laddove non si dice “lingua“, ma “limba“.

Le serate organizzate dall’Ufficio della Lingua Sarda, servono solo alla carriera personale del suo direttore, dei suoi amici e seguitori. Infatti, in questo momento viene prevalentemente mandato avanti il libro di Giuseppe Corongiu; presentazioni in tutta la Sardegna e in Spagna e chissà dove ancora. Ma anche se magari il suo libro non fosse stato finanziato dalla Regione e forse neanche le serate, comunque viene abusato il suo ruolo come direttore e dell’istituzione.

Cosa si fa con la LSC? Vengono fatti degli spot terribili in televisione, spendendo delle somme allucinanti per far credere al popolo sardo che quello fosse il “sardo giusto“ visto che la “televisione ha sempre ragione“. Vengono tradotti testi amministrativi che non leggerà mai nesseuno e si traducono libri da lingue stranieri in un sardo che la maggioranza dei sardi meridionali riconoscerebbe come “scritti in logudorese“.

Questa dovrebbe essere la elaboration of the norm (Elaborazione della norma)? Per carità!

Le persone e le associazioni che non sostengono le facende (quasi da mafia) dell’Ufficio della Lingua Sarda e di Giuseppe Corongiu, le tagliano fuori, persino aggredendole ed insultandole come “nemici della lingua sarda“, “orientalisti“, “talebani della lingua sarda“.

Certamente esisteranno persone che non sono a favore del sardo, ma non è la stessa cosa, come essere contro la LSC attuale, norma che loro hanno dichiarato “Lingua di tutti sardi“ senza seguire il documento LSC che speriamo pensato, in fede, dagli esperti della commissione, speriamo, in fede, firmato da Renato Soru e speriamo, in fede, mandato avanti da Ugo Cappellacci.

Cosa si dovrebbe fare con la LSC, l’Ufficio della Lingua Sarda e Giuseppe Corongiu?

Si dovrebbe creare una o più commissioni e proporre modelli alternativi per emendare la LSC.

Gli emendamenti dovrebbero:

Arrichire la LSC e renderla molto più aperta, in maniera tale che permetta ai sardi meridionali di mantenere, ciò che nel loro sapere linguistico, riconoscono anche come una lingua tetto dei loro dialetti, inserendo le -i finali, la-x-, morfemi dei plurali in -is e -us e così via con una funzione di sinonimi. Non capisco perché lu-la e ddu-dda possano coesistere, ma non -gh- e -x-?!

Altrimenti si dovrebbe fare uno standard con due o più norme. Chi dice che questo crea più lingue e più identità sarde, non sa niente di sociolinguistica e di altri processi di standardizzazioni e si arrampica sugli specchi ogni volta che nasce questa discussione.

Intanto, se ci guardiamo intorno, esistono già queste due, tre norme e stanno creando la vera lingua comune, nel senso di koinè, di Gemeinsprache. Scegliedone due o di più con regole chiare che valgono per tutti, il processo della unificazione del sardo si accelerebbe, il sardo si unificherebbe da solo, in maniera naturale e giocando su questo nei media e nelle scuole… addirittura tutti si potrebbero anche divertire per trovare e ritrovare IL SARDO.

Io qui, non voglio dare una direzione, ma voglio semplicemente dire che la LSC divide i sardi e imporrla a tutti senza neanche seguirla bene, è un atto fascista e ripete la storia della lingua italiana e ciò che si è fatto con il sardo durante il fascismo.

E addirittura, non seguendo la LSC, Giuseppe Corongiu & CO, dimostrano che infondo sono loro a pensare che l’apertura (emendamenti, miglioramenti verso il sardo meridionale ecc.) crei due o tre lingue del sardo. Intanto allora esistono e loro le stanno solo oprimendo? O se non è così, allora qual’è il problema?

Ve lo dico io: Giuseppe Corongiu. È assurdo che possa fare e decidere cosa succede con la lingua del popolo sardo. Chi lavora con o per lui, dipende dalle sue decisioni. Chi è contro lui, viene tagliato fuori, non viene più invitato alle serate, viene aggredito o addirittura perde il lavoro.

Giuseppe Corongiu ha creato un bel nodo di accozzi e favori per aumentare il suo potere. Credo anche che non tutti che lavorano all’Ufficio della Lingua Sarda, coloro che colaborano con lui o persone che dipendono dalle sue decisioni per contributi, condividano la sua opinione. Ma ovviamente, prima che il mio figlio non abbia più da mangiare, me ne sto zitto.

Per ciò chiedo alla Giunta che verrà eletta tra breve di sostituire il direttore de S’Ufitziu de sa Limba Sarda, Giuseppe Corongiu, con un altra persona. Ovviamente nessuno dei suoi amici.

In più di seguire il documento LSC così com’è stato pensato… con la possibilità di creare una vera lingua comune.

Chiedo di inserire un organo di controllo all’interno dell’Ufficio della Lingua Sarda.

Perché?

Perché qui non stiamo parlando di un associazione privata, di una cricca di sport, incontro anziani per il corso di nuoto, circolo sardo di Jamaica o di un gruppo birretta ogni venerdì sera.

Qui stiamo parlando di un Ufficio sostenuto da soldi pubblici e un direttore pagato da soldi pubblici.

E per questo motivo, dovrebbero essere a servizio della lingua sarda, a servizio di tutto il popolo sardo e a serdivzio di tutti i parlanti del sardo e delle altre lingue parlate in Sardegna.

Altrimenti, si rischia di mettere in dubbio le istituzioni pubbliche, la Regione Autonoma Sarda e la democrazia in Sardegna, Italia, Spagna, Germania, nell’Europa, nell’Occidente…

cessu cessu, a quanto pare, sono un’occidentalista …

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