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Giuseppe Corleone e Al Arbau

Esplode un amore tra Pepi e un consigliere regionale. Il consigliere regionale, del quale non ho mai sentito che fosse coinvolto in contesti che riguardano la lingua sarda, e se lo era almeno non ai livelli come altre persone… ma, a quanto pare è il più grande fan di Pepi.

Talmente grande che addirittura vuole cambiare una legge che mantenga Pepi come dittatore dell’Ufitziu de sa LIMBA.

Mi meraviglia? Non più di tanto, sembra che è una prassi “normale” in Sardegna di cambiare le leggi a piacere per mantenere gli accozzati e tagliare fuori altri.

Metto in dubbio che il nostro consigliere abbia preso l’11% dei voti del popolo sardo, ma lui è dentro e Michela Murgia no… anche questo, grazie ad una legge… non so, diciamo “fascista”, una legge che in questa forma esiste solo nel oriente per tagliare fuori i talebani.

Ecco…fuori dai coglioni tutti i “disturbatori” della situazione…

I nostri due protagonisti addirittura hanno pubblicato oggi un articolo nell’Unione Sarda per far finta che si trattasse di una cosa “normale”… Dai! Cambiamo la legge… lo svincolo burocratico che ci sta sulle palle… e vendiamolo come l’amore profondo per la LIMBA.

Cambiamo le leggi per il nostro grande amore per la lingua!

Inutile aggiungere che il nostro consigliere “democratico” è di Ollolai… ahhh… ecco perché gli piace il lavoro di Pepi che taglia fuori quasi tutti gli intellettuali giovani sardi soprattutto meridionali e il sardo meridionale.

Io credo che le leggi ci siano per vari motivi. A parte il fatto che Giuseppe Corleone per me è un personaggio che non posso vedere, credo che un incarico così importante debba subire dei cambiamenti.

Credo che dopo un certo periodo ci vogliono nuove energie, nuove idee e nuovo personale in un istituzione che riguarda l’identità.

Intanto non è vero che Giuseppe Corongiu abbia svolto un grande lavoro. Qualche cosa buonamedia.facebook.12052012-3237-4402-9f27-758687280679.normalized l’ha fatta, ma come sappiamo, la maggior parte delle sue attività servivano solo a promuovere se stesso e i suoi amici… e non la lingua sarda.

E questo lo dico con cognizione di causa, seguendo le cose da 13 anni… non so, ma presumo che il nostro consigliere, addirittura laureato in giurisprudenza… cessu cessu, non abbia le mie conoscenze linguistiche e neanche quelle che riguardano la questione della lingua sarda.

Detto questo, è da mesi che gente mi scrive che Giuseppe Corongiu dice da mesi che non vede l’ora di andarsene e tornarsene a Quartu. Ma, allora è anche un pochino un bugiardo? Ovviamente lo è.

Lui non se ne vuole andare e ha messo di mezzo un suo accozzo, infatti il consigliere che ora cerca di salvargli il sederino…

ma perché questo se se ne vuole andare?

Può darsi che Corongiu in realtà non voglia tornare a Quartu… laddove non lo vogliono neanche… ho sentito che ha un bellissimo sopranome a Quartu…

Per chiuderla… sono del parere che ci vuole una persona nuova,  mettendo a parte la mia opinione privata su questo personaggio. e quando dico “nuovo”, non intendo uno dei suoi amici.

Intendo che ci dovrebbe essere un concorso per cercare una persona adatta, giovane e preparata… democratica e senza pregiudizi.

 

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7 thoughts on “Giuseppe Corleone e Al Arbau

  1. Ma, pare che Arbau abbia ritirato gli emendamenti:
    http://www.labaseonline.it/rubriche/sostiene-arbau/941/lingua-sarda-siamo-per-il-dialogo
    La spiegazione non mi convince tanto (si dialoga prima di fare proclami alla stampa, poi si fanno solo brutte figure: come minimo la gente capisce che le idee sono un pochino confuse). E poi forse è il caso di separare bene i problemi: 1) difesa della lingua sarda; 2) posizione di un funzionario che da qualche anno è direttore del servizio lingua e cultura sarda della RAS. Secondo quale logica tutto questo ha come risultato una penosa leggina ad personam?
    Me lo segno il nome di questo Arbau: la prossima volta avrò le idee chiare su chi non votare. Senza parole.

  2. Citiamo per intero il diretto interessato “su cussìgiu regionale at detzisu de non detzìdere duncas comente bos so narende dae un’annu cras càmbio vida. Mi dispraghet a un’ala, ma a s’àtera so cuntentu. Est unu sinnale lègiu pro su Movimentu Linguìsticu, ma a su matessi tempus nemos est insostituìbile. Apo a èssere unu simple ativista de sa limba sarda cun s’umilidade cuncreta de sos chi ant fatu. Gràtzias a sas amigas e amigos beros chi m’ant agiudadu. Sa vida sighit, sa limba finas. Ànimu!”
    A (Quartu) Sant’Elena , dunque … Umilmente e con spirito di servizio, secondo le proprie parole. E dalla nave che stava andando alla deriva sono già fuggiti quegli esserini adattabili al massimo. Ne so qualcosa.

  3. Il Quindici Maggio
    Ei fu. Siccome immobile,
    dato il mortal sospiro,
    stette la spoglia immemore
    orba di tanto spiro,
    così percossa, attonita
    la terra al nunzio sta,
    muta pensando all’ultima
    ora dell’uom fatale;
    né sa quando una simile
    orma di piè mortale
    la sua cruenta polvere
    a calpestar verrà.
    Lui folgorante in solio
    vide il mio genio e tacque;
    quando, con vece assidua,
    cadde, risorse e giacque,
    di mille voci al sònito
    mista la sua non ha:
    vergin di servo encomio
    e di codardo oltraggio,
    sorge or commosso al sùbito
    sparir di tanto raggio;
    e scioglie all’urna un cantico
    che forse non morrà.
    Dall’Alpi alle Piramidi,
    dal Manzanarre al Reno,
    di quel securo il fulmine
    tenea dietro al baleno;
    scoppiò da Scilla al Tanai,
    dall’uno all’altro mar.
    Fu vera gloria? Ai posteri
    l’ardua sentenza: nui
    chiniam la fronte al Massimo
    Fattor, che volle in lui
    del creator suo spirito
    più vasta orma stampar.
    La procellosa e trepida
    gioia d’un gran disegno,
    l’ansia d’un cor che indocile
    serve, pensando al regno;
    e il giunge, e tiene un premio
    ch’era follia sperar;
    tutto ei provò: la gloria
    maggior dopo il periglio,
    la fuga e la vittoria,
    la reggia e il tristo esiglio;
    due volte nella polvere,
    due volte sull’altar.
    Ei si nomò: due secoli,
    l’un contro l’altro armato,
    sommessi a lui si volsero,
    come aspettando il fato;
    ei fè silenzio, ed arbitro
    s’assise in mezzo a lor.
    E sparve, e i dì nell’ozio
    chiuse in sì breve sponda,
    segno d’immensa invidia
    e di pietà profonda,
    d’inestinguibil odio
    e d’indomato amor.
    Come sul capo al naufrago
    l’onda s’avvolve e pesa,
    l’onda su cui del misero,
    alta pur dianzi e tesa,
    scorrea la vista a scernere
    prode remote invan;
    tal su quell’alma il cumulo
    delle memorie scese.
    Oh quante volte ai posteri
    narrar se stesso imprese,
    e sull’eterne pagine
    cadde la stanca man!
    Oh quante volte, al tacito
    morir d’un giorno inerte,
    chinati i rai fulminei,
    le braccia al sen conserte,
    stette, e dei dì che furono
    l’assalse il sovvenir!
    E ripensò le mobili
    tende, e i percossi valli,
    e il lampo dè manipoli,
    e l’onda dei cavalli,
    e il concitato imperio
    e il celere ubbidir.
    Ahi! Forse a tanto strazio
    cadde lo spirto anelo,
    e disperò; ma valida
    venne una man dal cielo,
    e in più spirabil aere
    pietosa il trasportò;
    e l’avviò, pei floridi
    sentier della speranza,
    ai campi eterni, al premio
    che i desideri avanza,
    dov’è silenzio e tenebre
    la gloria che passò.
    Bella Immortal! Benefica
    Fede ai trionfi avvezza!
    Scrivi ancor questo, allegrati;
    ché più superba altezza
    al disonor del Gòlgota
    giammai non si chinò.
    Tu dalle stanche ceneri
    sperdi ogni ria parola:
    il Dio che atterra e suscita,
    che affanna e che consola,
    sulla deserta coltrice
    accanto a lui posò.

  4. Grazie dall’aldilà. Ma bisogna ancora adattare:
    La procellosa e trepida
    Gioia d’un gran disegno,
    L’ansia d’un cor che indocile
    Serve, pensando alla LSC.

  5. Grazie degli aggiornamenti. Mi sono ascoltata ovviamente quelle poche frasi. Quello che mi ha colpita sono due motivi: 1. lavoro egregiamente svolto, 2. darne continuità.
    1. Sulla qualità del lavoro dovrebbero esprimersi valutatori neutrali e soprattutto esterni (che non hanno tratto nessun beneficio da rapporti con la Direzione e che non sono in situazione di conflitto di interessi); 2. sulla continuità impostata allo stesso modo si dovrebbero prendere decisioni dopo la valutazione del lavoro (v. punto 1). La quantità, anche se fosse correttamente documentata, non è sufficiente. Sono determinanti gli obiettivi perseguiti, e le modalità applicate al riguardo. Obiettivi principali: imposizione della LSC come standard e più recentemente del CROS. Il primo obiettivo era evidente da subito (e formulato a chiare lettere persino nel sito della Regione e soltanto chi non voleva vederlo non lo ha visto fin dall’inizio), il secondo da qualche settimana. Cosicché chi ha dato e dà sostegno alla politica linguistica regionale degli ultimi anni, come rappresentata e promossa dalla e attraverso la Direzione, era ed è pienamente consapevole degli obiettivi (condivisi) oppure non gliene importa(va) niente (opportunisticamente: per la facciata era/è importante che si faccia qualsiasi cosa atta ad essere esibita, perché ritenuta politically correct). Sull’uso improprio del sito ufficiale della Regione per pubblicizzare materiali inidonei si dovrebbe aprire un altro discorso.

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