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Cacio e Pepi

Stavo leggendo ora su Facebook le ultime news sulla lingua sarda. Pur troppo forse non ho capito tutti i dettagli, ma vediamo. Se non ho capito bene, corregetemi. Allora, fatemi capire …

Si sta parlando del fatto che la Corte Costituzionale nega i seggi europei alle minoranze linguistiche. Ai sardi e ai friulani. Ovviamente non è carino. Giacché ci ricordiamo altri eventi nel passato laddove la lingua sarda è stata discriminata. La lingua parlata, non quella scritta.

In questo caso però qualcuno ci vuol far credere che la negazione nel caso attuale ha a che vedere con lo standard scritto della lingua sarda. Cito:

“Sa Corte Costitutzionale botzat su recussu subra de sa lege eletorale europea e negat a sa Sardigna su status de minoria linguìstica de prima categoria. Pro sa  Cunsulta su sardu, ca mancat  de tutela in s’istatutu ispetziale e  ca non b’at una limba comuna, non podet atzèdere a sos collègios eletorales ispetziales riservados a su tedescu de su Sud Tirolu, a su frantzesu de sa Badde de Aosta e a s’islovenu  de su Friuli Venètzia Giùlia.”

Questo sardo citato qui dovrebbe essere la soluzione. Il sardo “comune”. Nell’articolo del quale ho preso queste frasi poi seguono le solite autocelebrazioni della CSU e di quanto siano bravi e belli. Chiudendo la giornata d’oggi nel loro blog con un articolo di Frantziscu Sedda che si esprime pro LSC, anche se non parla il sardo.

Intanto cito una risposta di Paolo Zedda a queste affermazioni:

“La decisione è stata la stessa per il ricorso dei friulanofoni e dei sardi e tutti sanno che in Friuli lo Statuto della Regione Autonoma tutela la lingua friulana. L’ordinanza lamenta che i giudici non abbiano compiuto più approfonditi accertamenti sulla appartenenza linguistica dei ricorrenti, non che non esista un sardo unificato.”

Leggendo tra le righe, vuol dire che il friulano ha uno standard scritto e ha subito lo stesso la negazione.

Fatevi la vostra opinione, io la mia me la sono fatta, de diora 🙂

 

 

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5 thoughts on “Cacio e Pepi

  1. Grazie della notizia e dei link. Devo premettere che Paolo Zedda avrebbe dovuto essere ancor più esplicito e preciso, riportando l’ordinanza testuale della Corte Cost. Del resto si sa già che la 482 istituisce due classi di lingue di minoranze storiche, di cui la prima contiene ciò che alcuni hanno poi definito, con scarso tatto civico, addirittura “straniere”. Questa prima classe contiene lingue delle “popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate”. La seconda “di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.” Peraltro il francese valdostano è parlato appena. L’attenzione per queste tre zone linguistiche (del francese, tedesco, sloveno) dipende comunque da trattati internazionali successivi alle guerre (non so se mi spiego). E questa tre zone di frontiera hanno degli stati alle spalle con cui l’Italia ha degli accordi. Poi c’è il caso dell’albanese, ancora diverso. Friulano e sardo non sono ‘stranieri’ in nessun senso (ma ora che ci penso col friulano ci sono altri problemi di vecchia ma non vecchissima data, dunque il caso è ancora diverso, anche dal sardo), sono semmai tipologicamente diversi (e questo non è per ora un criterio politico, v. al contrario il caso di tedesco, fr. ingl. policentrici ), e c’è seriamente da augurarsi che nessuno voglia farli diventare tali nelle attuali condizioni politiche di terza guerra mondiale diffusa. Che la 482 sia mal formulata, è un altro discorso. E vorrei anche leggere il testo dell’ordinanza della Corte per vedere se effettivamente imputa al sardo la mancanza di una lingua tetto o di una lingua standard di riferimento. Cosa che non starebbe né in cielo né in terra, perché non è lo standard che fa di un insieme linguistico una lingua; il sardo è peraltro definito per questa ragione – cioè per l’assenza di un tetto omotipologico – e dai linguisti, una macrolingua http://www-01.sil.org/iso639-3/macrolanguages.asp. E per tali lingue, se in difficoltà, lo standard imposto, con una certa violenza per giunta, genera le condizioni del suo definitivo e fatale indebolimento. Anche questo è abbastanza studiato.
    Leggiamo, perciò, l’ordinanza.

  2. Cara Alexandra, un’altra cosa ancora. Sarebbe bene, data la serietà dell’argomento, avere TUTTI i materiali primari, a partire dalle prima contestazioni e dai testi contestati. Altrimenti non si capisce … e non specifico oltre.

  3. Gentile prof.ssa Lorinczi
    ecco il testo della sentenza della Consulta.
    http://www.giurcost.org/decisioni/2016/0165o-16.html
    i nostri eroi dell’unificazione a tutti costi fanno proprie le argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato Centralista romano e di fatto prendono lucciole per lanterne.
    La Consulta sul punto dell’unificazione linguistica non ha preso posizione, ha solo riportato sommariamente le varie posizioni ed ha deciso in punta di diritto su una questione formale.
    Il resto è il solito armamentario di disinformazione militante.

    “”che l’Avvocatura generale dello Stato, nell’atto di costituzione nel giudizio instaurato dal Tribunale ordinario di Cagliari, evidenzia, a titolo esemplificativo, che mancherebbe la stessa individuazione di una lingua sarda unificata, risultando la stessa articolata in più dialetti dotati di significativa identità propria;””

    ********************************************
    Dichiarazione dell’Avvocato Felice Carlo Besotri.
    (Già senatore e padre della Legge 15 Dicembre 1999, n. 482. ” Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche )
    La Corte Costituzionale non ha deciso sul merito della questioni sollevate dai tribunali di Cagliari e Trieste, ma ha optato per la loro inammissibilità adducendo motivazioni di carattere formale, quali la non sufficiente argomentazione da parte dei tribunali della causa rimessa al giudizio della Corte, l’inadeguatezza della motivazione sull’appartenenza dei ricorrenti alle specifiche minoranze linguistiche, ecc.. Le scarne argomentazioni utilizzate della Corte, tra l’altro, trovano ancoraggio in una consolidata giurisprudenza e poco o niente hanno che fare con la tutela della minoranze.
    La sentenza della consulta segue su una linea di iperprotezione del cosi detto “interesse nazionale”, ma il percorso del ricorso non terminato, e proseguirà probabilmente con la Corte di Giustizia Europea, nella quale riponiamo la massima fiducia.
    “Inconcepibile che si dia notizia di un’ordinanza della Corte Costituzionale, non di una sentenza, senza averla letta o capita- ha dichiarato l’avvocato Besostri, difensore dei ricorrenti friulani e sardi- Se si lasciano i commenti a parti estranee al processo e che sposano acriticamente le tesi dell’aVVOCATURA DELLO STATO CENTRALISTA può succedere”. “L’ordinanza ha giudicato in procedura, in nessun punto ha accolto le eccezioni dell’Avvocatura sulla NON FONDATEZZA DELLE CENSURE: si è limitata a riportarle, comprese quelle ridicole sulla maggiore consistenza dell minoranze tutelate.
    Nell’ordinanza sono anche riportate le tesi contrarie dei ricorrenti.
    L’ordinanza ha giudicato inammissibili le ordinanze dei Tribunali di Cagliari e di Trieste perché dal loro testo non erano chiare le motivazioni di ordine costituzionale della remissione. In nessuna parte si cita la protezione di trattati internazionali che tutelerebbero meglio le minoranze francesi, tedesche e slovene. La decisione è stata la stessa per il ricorso dei friulanofoni e dei sardi e tutti sanno che in Friuli lo Statuto della Regione Autonoma tutela la lingua friulana. L’ordinanza lamenta che i giudici non abbiano compiuto più approfonditi accertamenti sulla appartenenza linguistica dei ricorrenti, non che non esista un sardo unificato. Quindi la questione è aperta e sarà riproposta nella prosecuzione del giudizio, con gli avvocati sardi Campesi e Armandi, a discrezione dei giudici con la riformulazione del quesito di costituzionalità ovvero, come avevano chiesto i ricorrenti inviando una richiesta pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
    E’ ovvio che la tutela statutaria della lingua sarda si impone, ma per beneficiare delle norme speciali dell’Italicum. Il ricorso per far dichiarare il diritto i votare secondo Costituzione è aperto a tutti, chi critica gli altri si dia una mossa, invece di invocare l’Avvocatura dello Stato, che fa il suo mestiere di tutela del centralismo. La Regione Sardegna, invece, per omogeineità politica del suo Presidente con il Primo Ministro non fa il suo: la dimostrazione è il sostegno all’approvazione della revisione costituzionale nel prossimo referendum” ha concluso l’avv. Besostri.

  4. Grazie. Aggiungo questo http://www.cr.piemonte.it/dwd/osservatorio/storico/quaderni/2009/Elezioni_Europee2009.pdf
    dove cercando con “minoranza” si vede di cosa si tratta. Che l’Avvocatura dica sul sardo quel che dice non significa infatti granché rispetto al diritto di voto. Però anche qui il testo intero sarebbe più chiarificatore. L’Avvocatura, se capisco bene, enfatizza la situazione del fr.,ted., slov. per il loro regime di coufficialità regionale. Ora, che la coufficialità implichi l’esistenza di una lingua standard o di riferimento (come il fr. di Francia, il ted. d’oltrefrontiera, lo sloveno di Slovenia) è un’implicazione non tanto tranquillamente accettata (da certi Sloveni o certi Albanesi, che vogliono la LORO lingua e non quella di un’altro stato). Viste le polemiche sulla LSC, sarebbe meglio abbandonare definitivamente questa soluzione, in cui, come certi Sloveni rispetto allo sloveno standard di Slovenia, o certi Albanesi rispetto all’albanese standard d’Albania, molti sardoparlanti non si riconoscono, tanto meno i tabarchini e gli altri.

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