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Risposta a Lisandru Mongile

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Caro Lisandru,

Ci ho riflettuto parecchio.
Imoi t’ap a torrai s’arrespusta in italianu poita bollu essi crara diaderus.

Allora, certamente non ce l’ho con te (spero che non hai nessun problema che ti do del “tu”.

Capisco benissimo il tuo punto di vista. Perché? Io non ho avuto nessun contatto con la Sardegna, nel senso che non ci ho mai vissuto. Ho fatto solo le vacanze da bambina in Sardegna nel paese di mia mamma e ho sempre parlato in italiano con i miei parenti.

Il sardo lo sentivo, ma semmai ho solo sviluppato un legame passivo con il sardo.
L’ho imparato proprio da grande e ho avuto solo la possibilità di farlo al Circolo dei Sardi e con persone che andavano lì. Infatti parlo un miscuglio di tanti dialetti.

Per quanto riguarda questo aspetto e come si cresce linguisticamente e così via, mi è piaciuto parecchio il tuo articolo. Io, ovviamente non ho mai avuto questa “bregungia de chistionai in sardu” perché per me è stato come imparare il francese, lo spagnolo e ogni altra lingua che s’impara per curiosità e passione.

Ciò che mi ha dato fastidio è stato questo omaggio al “didino”. Perché? Io le cose essendo all’estero e avendo un mentalità molto diversa dalla vostra, non accetto come sono andate le cose negli ultimi anni.

Non ho nessun problema personale con Giuseppe Corongiu. Anzi, abbiamo addirittura tanti amici in comune e credo che sia un buon padre di famiglia e che abbia anche le sue ragioni per muoversi come si muove, almeno lo spero.

Ciò che rimane è un conflitto intellettuale e dal punto di vista linguistico. Lui è filologo/ linguista come me e certamente è più grande e avrà più esperienze con il sardo e la lingua sarda. Ho quasi tutti i suoi libri a casa e li ho anche letti.

La mia critica nasce da un paio di cose che non mi piacciono e io sto seguendo la “Questione della lingua sarda” da 14 anni. In pratica da quando sono piccolina e da quando ho iniziato a studiare. Sono molto cresciuta negli ultimi anni dal punto di vista d’identità, nel avere contatto con quasi tutti i circoli sardi nel mondo e soprattutto per quanto riguarda altri punti di vista che riguardano la ligua sarda.

Ciò che ho osservato è che:

1. Non so perché proprio lui è il direttore dell’uficcio della lingua sarda. Ci è mai stato un concorso per quest’incarica? Esiste anche un opposizione all’interno degli uffici? Gente che non la pensa come lui?

2. Perché si fanno solo conferenze per promuovere la Limba Sarda Comuna, invece di migliorarla, visto che è assolutamente necessario migliorarla, siccome ci sono tanti intellettuali sardi, soprattutto meridionali, che non sono d’accordo con le scelte della Comissione… ma neanche la Comissione stessa non è più d’accordo.

3. Io ho participato almeno 4 volte alle conferenze della LSC. Quando ho iniziato di esprimere critiche a questa norma, non sono più stata invitata ai convegni (e sarei venuta anche a spese mie!) Mi hanno dato la purista perché ho detto che alcune traduzioni che si fanno nell’amministrazione, inviti e così via, sono assolutamente inaccettabili da punto di vista culturale, identitario e sociolinguistico.

4. Ho bisticciato un paio di volte con Giuseppe Corongiu in vari blog. Lui usava un nome falso. A quanto pare, gli piacce il nome “Giulia”. Mi fa ridere, so che è lui, so benissimo come scrive… e gli argomenti che tocca e come pensa. Non abbiamo 13 anni. Ho affrontiamo il problema in maniera adulta, dicendoci le cose come persone adulte. Ma uno che discute con me sulla linguistica e arriva a non avere più argomenti validi e molla il discorso dicendomi che sono una pazza e dovrei chiamare l’ambulanza… (La stessa cosa con Corràine. Ho criticato le sue scelte “etimologiche” ed ho espresso in maniera scientifica il mio parere, finendo che lui diceva che io lo odio e che sono pazza). Ma mi chiedo se persone adulte che hanno un sacco di responsabilità e che dovrebbero essere “didini” si possono comportare in questo modo. Uomini di cinquanta, sessant’anni e non faccio altri nomi.

5. Invece, essendo la presidente di un circolo molto prestigioso nella capitale della Germania, essendo delegata della Federazione dei Circoli sardi in Germania che rappresenta circa sei mila sardi che vivono all’estero e in più linguista giovane che si muove negli ambiti universitari di Berlino- Brandenburgo, in più una delle poche donne che ha il potere di organizzare progetti e attività culturali che promuovono la cultura sarda all’estero e anche in Sardegna, credo di avere tutto il diritto di ascoltare anche l’opinione degli altri e valutarlo in un modo democratico.

6. Ho fatto questo. Quasi un anno e mezzo fa ho invitato al Circolo Sardo di Berlino ad Ivo Murgia per parlare della proposta: “Ainas po su sardu”. Per dirti la verità, ero molto contro questa proposta. Non mi piaceva il fatto di avere due norme di uno standard, per lo stesso motivo che hanno gli altri. “Partziri su sardu in duus” non mi sembrava la soluzione. Ho anche valutato per tanti anni la proposta di Roberto Bolognesi, la GSC una proposta buona. Ho riletto tutte le proposte e grammatiche con tanta attenzione per la mia tesi, con un approccio molto neutrale, analizzando anche altri posti nel mondo ed Europa e le teorie socio-linguistiche di standardizzazioni in generale. La LSU, la Limba de Mesania, la LSC e le Ainas po su sardu. Ho riletto la grammatica di Lepori, quella di Puddu e persino un paio di cose di Pittau. Estremi che vanno da: “Il sardo è composto da due macrovarietà fino a il sardo è tutto uguale”, il ‘vero’ sardo dovrebbe essere il “logudorese”, fino ad alcune estreme posizioni di “emancipazione” del “Campidanese”.

7. La mia proposta personale è molto semplice. Credo che si dovrebbe prendere una via di mezzo. Per fare questo, tutti dovrebbero essere molto più aperti a rinunciare ad alcune cose, ma anche accettarne i dubbi e i bisogni degli altri. La LSC fa finta di essere così, ma non è così e non è accettabile per niente. Sinceramente metto in dubbio che i parlanti veri di dialetti meridionali che usano la LSC conoscano veramente il “Campidanese”. La LSC è talmente lontana dai dialetti meridionali (e pur troppo dal sardo stesso perché si usano un casino di italianismi).

8. I parlanti ‘veri’ del sardo esistono ancora. Non stiamo parlando di una lingua morta che si deve ‘rifare’ come l’ebraico o tutti quegli altri esempi che si menzionano. I parlanti ci sono. Sono del parere che nessun intellettuale che parla di lingua sarda, la conosca come lingua materna. Per ciò perché non ci si arricchisce dei nostri vecchi. Perché non ci sono soldi? Credo che non vogliano soldi, credo che non sarebbe un problema che ogni collaboratore di un “ofitziu sardu” che fa una traduzione, venga affiancato da una persona che parla il sardo come prima lingua… per tradurre veramente i documenti in sardo. Credo che i sardi ci tengano molto alla loro lingua e che devono essere coinvolti. È inutile ‘fare’ una lingua tra linguisti ed intellettuali.

9. Credo che lo standard sardo dovrebbe essere molto aperto. Come proposta qui la Limba de Mesania era molto valida. Ci vuole un apertura della LSC. Non capisco perché non possano essere accettati più sinonomi e più modi di usare il sardo. L’uso di “ddu/dda” e di “sos/ sas e is” e l’uso libero del lessico è stato concesso. E allora perché non la scescia (x) finali i -i e le coniugazioni? Una delle cose più assurdi per me è stata quando ho scoperto che “passamus” in LSC è “passiamo” e in sardo meridionale è “passavamo”. Ripeto la domanda fatta un paio di volte: Perché i parlanti ‘veri’ del sardo meridionale dovrebbero diventare dislessici e cambiare addirittura un tempo verbale? È assurdo. Ma di che cosa hanno paura? Di una vera koiné? Del ‘monolinguismo isterico’ come lo chiama Bolognesi (che sta usando tre grafie diverse nel suo blog… LSC, GSC e il dialetto di Iglesias) e parla di “partzidura” proprio lui.

10. Mi auguro veramente che loro (e parlo del tuo “didino” e degli LSC’isti) si sveglino e che vedano che i loro oppositori non sono persone che vogliono fare ‘politica’, non si tratta di gente ‘cattiva’ o dei ‘nemici della lingua sarda’. Si tratta di persone che stanno lavorando da tanto tempo per la lingua sarda, persone che come te hanno in mente la lingua di ‘ajaja’, ma ancora ad un livello molto vivo. E chiudo con un piccolo annedoto di Frantziscu Lai di Muravera, persona che mi sta molto vicina da un paio di anni, essendo consigliere del Circolo e di lingua materna sarda. L’altro giorno ne stavamo parlando e ha detto: “Sai, quando io ero piccolo, ho fatto una passeggiata con mio babbo… e c’era questo ristorante di nome “Nuraxi” ed io avevo appena imparato di leggere e lo volevo leggere. Ho detto /nuraksi/ e mio babbo mi ha corretto… dicendo che non si pronunciava così… si pronuncia con il suono che noi chiamiamo scescia. In quel momento mi sono reso conto dove stanno le differenza tra l’italiano e il sardo. Ho trent’anni e da 23 anni so che quella è una cosa che appartiene alla mia cultura, alla mia infanzia e alla scrittura della lingua delle mie parti. Secondo te inizio ora a scrivere Nuraghe? Io, il sardo lo conosco e non è il mio problema che una commissione l’abbia deciso in maniera diversa, una commissione che non se ne rende conto del fatto che la lingua è la memoria storica dei sardi, di una società e di un popolo”.

Cordiali saluti, caro Lisandru, anche al “didinu” e i suoi amici che hanno un grande compito da fare. Mi auguro che lo facciano bene e che vedano che qui si deve ascoltare e accettarsi, tutti quanti e andare avanti. Per il bene della vostra memoria collettiva e il bene del popolo sardo.

Fino quando questo non accaderà, io ci lavorerò contro, visto che sono un amica della democrazia e della libertà di ogniuno di esprimere il proprio pensiero nella propria lingua, così com’è previsto in ogni paese democratico.

La lingua, la fa il popolo, non i linguisti, non gli intellettuali e neanche i politici. Ma le persone vanno informate e non manipolate. Io questo, da parte del tuo “didino” e la sua cricca, non lo vedo.

Buona giornata.

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One thought on “Risposta a Lisandru Mongile

  1. Pingback: Sa die de sa Sardinnia, risposta a Salimba2.0, Antoni Ribichesu, no at cumpresu | Alexandra: Arrexinis e Arrexonus

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