Home » Uncategorized » Lingua scritta (comuna), Standard e Nazione

Lingua scritta (comuna), Standard e Nazione

 

Negli ultimi mesi si sono creati tanti problemi per quanto riguarda il sardo scritto.

 

Perché questo?

 

Ovviamente perché si sta cercando di creare uno standard scritto del sardo che funzioni per tutti.

 

Io, nel Comitato Bilinguismu Democràticu ho proposto di emendare la LSC. Limba/Lingua Sarda Comuna. 

 

Ciò che però intendo e ciò che pochi capiscono, è che non lo intendo come lo ha proposto Roberto Bolognesi, anche se comunque ho rispetto della sua proposta. Ma lui, infondo propone anche uno standard, una grafia.

 

Io, invece propongo una Lingua Sarda Comuna, una scrittura comuna che abbraccia quasi tutte le proposte di standard che ci sono state.

 

S’ingnifica di tornare alcuni passi indietro, ma forse è meglio di continuare a bisticciare. Intanto, la confusione linguistica esiste già.

 

Quando si parla di “sardo“ si parla di una lingua composta da tantissimi dialetti, una lingua che nel suo scritto si è prevalentemente appoggiata alle tradizioni di discorso orali di vari paesi.

 

Gli scrittori sardi però si sono quasi sempre appoggiati a delle regole chiari di scrittura sarda.

 

Una lingua scritta molto semplice, seguendo delle regole generali di base.

 

Vorrei parlare un attimo di queste regole di base che sono comuni. Ritroviamo queste regole in tutte le proposte di grafia, nella LSU, nella Grammatica di Lèpori, nella Limba de Mesania, nella LSC e nelle Arregulas.

 

Gli scrittori sardi e altri che scrivono in sardo hanno sempre più o meno seguito queste regole.

 

Credo che queste regole debbano essere la base per creare una Lingua Sarda Comune, nel senso vero della parola. In tedesco questo termine è stato diffuso dal linguista Eugenio Coseriu: Gemeinsprache, non come viene abusato il concetto di lingua comune per difendere e diffondere la LSC!

 

In cosa consistono queste regole generali? Pur troppo si tratta di regole che tanti parlanti che cercano di scrivere in sardo, ancora non seguono. Il mio approccio, per creare una vera lingua comune, sarebbe di diffondere almeno queste regole basilari per poter avvicinare i parlanti a scrivere un sardo „più o meno corretto“.

 

Regole che per gli scrittori, funzionari, linguisti ed esperti sono chiare, ma che per tanti parlanti non lo sono perché nessuno gli ha mai dato questo strumento in mano.

 

L’idea sarebbe di avvicinarsi al parlante in maniera facile e diciamo didattica, seguendo i suoi bisogni e le sue esigenze.

 

Con questo infatti, non scopro l’America, ma le cose si devono fare a bellu a bellu, cercando di far arrivare il messaggio principale al parlante e agli insegnanti e dopo ai bambini sardi.

 

Regole semplici che ogni uno può addottare subito e scrivere in sardo, senza leggersi grammatiche e seguire in sensu strictu una proposta di standard, ma seguirle tutte.

 

Alcune di queste regole sono:

 

  1. Non usare la paragogica, la vocale che in sardo raddoppia la penultima vocale o altre:

    Iglesias, non Iglesias(a) / Totus, non totus(u) / Canis, non Canis(i) / Sonos, non Sonos(o)

  2. Non unsare la metàtesi, lo spostamento di alcune consonanti:

    Porcu, non P(r)ocu / Sardu, non Sad(r)u / Perda, non Ped(r)a.

    Alcune di questi fenomeni sono già fossilizzati nella nostra lingua: Crobu per esempio.

  3. Scrivere la parola per intero, senza le sfumature, senza elisioni, senza colpo di glottide, nasalizzazioni, aspirazioni ecc.

    Pani, non Pa(?)i / Femina, non (-) emina / Custu, non (H) ustu

  4. I liquidi, cioè confondere la -l- con -r-, così come avviene in alcuni paesi:

    Porcu, non Po(l)cu, Sardu, non Sa(l)du

  5. Il rotacismo che è diffuso in tanti paesi:

    Sos mannos, non So(r) mannos, Andat, non Anda(ra)

    Lo stesso vale per Lenizioni: su Pani, non su (B)ani, Andat, non Anda(da)

     

 

Ecco, queste sono solo cinque regole. Credo che ci siano per la lingua sarda almeno 10-15 regole semplici che dovremo avvicinare ai parlanti. Questo crea una lingua scritta (comune) di base.

 

La possibilità di poter scrivere in un sardo, senza spaventare nessuno e semplice.

 

Un sardo scritto che sia comprensibile per tutti, inserendo tutto ciò che possiamo trovare nella nostra storia letteraria, una storia che comunque abbiamo e che si dovrebbe seguire.

 

Secondo me, così e solo così potremo creare una lingua scritta che si avvicina alle nostre parlate e che non sia talmente rigida che i parlanti si sentano alienati dalla lingua che parlano ogni giorno.

 

Solo così un insegnante avrà delle regole che valgono per tutti e per tutta la Sardegna, senza dover essere costretti di distruggere la „scuola impropria“. Il bambino deve mantenere il contatto con i suoi nonni, zii e genitori (che in gran parte non sanno scrivere in sardo, ma lo potranno imparare insieme ai bambini).

 

L’abbiamo infatti già visto che formare gli insegnanti è quasi impossibile.

 

In tedesco questo si chiama: „Hilfe zur Selbsthilfe“. Aiuto al auto-aiuto.

 

Dobbiamo dare degli strumenti efficaci, con i quali le persone possano lavorare.

 

Queste regole di base, le possiamo unificare tramite tutte le proposte di standard che ci sono state, senza entrare nei particolari delle proposte che in realtà sono troppo complicate per il parlante medio.

 

Non per un motivo di intelligenza, ma per un motivo di essere già troppo dettagliate e mirate ad essere fatte per un mondo scientifico, per un mondo fuori dai parlanti.

 

Queste regole si potranno diffondere facilmente all’inizio per avviccinare la gente.

 

Subito, si potrebbe descriverle bene in un foglio, tutte quelle che troviamo nelle proposte e mandarle a tutte le persone per iniziare da subito a scrivere il sardo.

 

Tutte le proposte di grammatiche e di standard hanno solo ed esclusivamente dato l’impressione di voler imporre qualcosa ai parlanti, lontano da loro, pur troppo con il gusto negativo di voler creare tante lingue scritte sarde, quando invece stiamo parlando di vari standard del sardo.

 

Le basi delle proposte LSU, LSC, Mesania, Arregulas ecc… sono uguali per tutti e devono essere la base per tutto il sardo.

 

Si può scrivere: „Fizu meu“, „Figiu meu/miu“ e „Fillu miu“.

 

Si può scrivere: „Sos pitzinnos jocant“, Is pitzinnos giocant“, Is piciocus giogant“.

 

Si può scrivere: „Custu pane mi piachet“, „Custu pani mi piaghet“, „Custu pani mi praxit“.

 

Questi sono solo degli esempi, ma comunque si vede che in tutti questi esempi, sto usando le stesse regole della scrittura. Un sardo comune scritto che si capisce in tutta la Sardegna.

 

Non esiste da nessuna parte? Stranamente però io a scuola ho imparato vari standard di inglese scritto. In Germania impariamo l’inglese a 9 anni. Io poi ho avuto corsi di inglese extra al liceo e mi sono laureata in filologia inglese all’università.

 

Sono cresciuta con i vari standard dell’inglese: American Standard English, British Standard English, Australian Standard English e addirittura Canadian Standard English.

 

Ho imparato già da bambina che ci sono parole diverse in tutti i paesi anglofoni. Queste parole seguono però uno standard scritto con regole precise dell’inglese, addattate al sistema inglese.

Ho avuto anche un insegnante scozzese. In Scozia usano anche termini diversi:

 

Inglese di Scozia / Inglese Inghilterra

 

arbiter / arbitrator

defender / defendant

interdict / injunction

aliment / alimony

 

Stessa Lingua (scritta), parole diverse, seguendo le stesse regole. Qui, ovviamente potremo bisticciare se si tratta di „regionalismi“ o di uno „standard“ a parte, ma niente è perfetto.

 

Lo stesso vale anche per Irish English e parole come: delph crockery, freet, glit, handsel, kink, bosthoon ecc. “Regionalismi”? Standard in Irlanda? Chi se ne frega.

 

E qui, proprio in Irlanda vediamo che la lingua non fa la Nazione e che è probabile che tutti parlino la stessa lingua, come in Irlanda, ma il paese è spaccato per altri motivi.

 

Se noi ci sentiamo tutti sardi e uniamo tutte le nostre forze e la nostra storia e le nostre parlate in maniera democratica, saremo più forti di tutti. Questo è il mio messaggio da indipendentista.

 

Solo se si riconoscono tutti sardi come sardi, siamo forti, per questo per me lo slogan Una lingua-Una nazione, non vale. In realtà dicono: Uno standard-Una nazione. Infatti dicono questo, pensano che Lingua e Standard fossero la stessa cosa. No est diaici.

 

Anzi, è un concetto italiano e arretrato. Noi, non dobbiamo fare come gli altri. Noi siamo sardi e dobbiamo fare come fanno i sardi. La mia sardità non deriva dal fatto se scrivo:

 

mandicare, manigai, papare o papai… sto scrivendo in sardo scritto (comune) perché seguo le regole del sardo scritto che valgono per tutti ugualmente.

 

Torniamo all’inglese e paragoniamo un attimo l’American Standard English al British Standard English, Standard con i quali io sono cresciuta senza problemi, anzi, arricchendo il mio bagaglio culturale.

 

American English / British English

 

flavor / flavour

analyze / analyse

fulfill / fulfil

aging / ageing

dialog / dialogue

center / centre

 

E non parliamo di differenze anche nella morfologia e sintassi e nel lessico.

Nessun problema, sebbene stiamo parlando di varie nazioni, hanno UNA lingua scritta in comune, con vari standard. Qui vediamo che vari standard della stessa lingua possono coesistere, sebbene si tratta di due nazioni, cessu cessu… allora dovrebbe funzionare anche per la stessa nazione!

 

Dobbiamo partire da qui. Buttare giù le cose che tutte le parlate sarde hanno in comune e non le loro differenze. Così ci uniamo, così siamo sardi e così ci rispettiamo uno all’altro!

 

Chi se ne frega se all’inizio scriviamo: luche, lughe, luxe, luxi, luci?

 

Ci stiamo avviciando ad una maniera di scrivere uguale per tutti, senza imporre niente a nessuno. Questo non crea tante lingue, crea solo una scrittura per una nazione con vari standard, accessibile e aperta a tutti.

 

Ora qualcuno dirà: „Sì, ma a Lodè abbiamo le fricative dentali“, o a Ittiri abbiamo una latterale fricativa“, „A Muravera abbiamo il colpo di glottide“…

 

Torniamo al discorso. Esistono nella lingua letteraria storica della Sardegna?

 

Qualcuno ha mai scritto: „Pithinno“, „Beshtula“ o „Ma?u“…?

 

No, un motivo ci sarà… le cratteristiche fonologiche che sono poco realizzabili nella grafia, nel sardo scritto non ci sono mai state.

 

Invece alcune altre ci sono da sempre e hanno una corrispondenza logica tra fonema e grafema.

 

Dobbiamo solo seguire su connotu e nel giro di pochi anni, arriveremo ad una vera lingua comune naturale, creata dai parlanti e avremo uno standard scritto.

 

Una lingua scritta che si unificherà da sola.

 

Una normalizzazione della lingua scritta, non imposta dall’alto, una normalizzazione di lingua scritta fatta dai sardi, dalla nazione sarda.

 

La cosa bella è che questo sardo scritto (comune) può essere anche appliccato dalle altre minoranze linguistiche in Sardegna, infatti da tutti i sardi, non solo dai sardofoni.

 

Infatti, mi da fastidio che si valorizza sempre in maniera strana l’Algherese, Tabarchino ecc… mentre dall’altra parte si taglia fuori. Si vuole creare UN sardo e lì però nello scritto non si valorizzano grafemi e tradizioni della letteratura storica della Sardegna.

 

Perché questo?

 

Per me è chiaro: Una nazione, una lingua sarda, Lingue minoritarie, una scrittura, vari standard e libertà per il nostro popolo!

 

 

 

Annunci

10 thoughts on “Lingua scritta (comuna), Standard e Nazione

  1. Gentilissima Dottoressa,
    dopo essere venuto a conoscenza della sua attività
    e dopo il mio primo commento sul suo blog,
    di tanto in tanto torno a curiosare.
    Noto con piacere che la verve polemica e provocatoria
    non viene meno. Di questo non c’è da stupirsene se si
    fonde la testardaggine dei geni sardi con quelli germanici.
    Ma non in tutti i casi la testardaggine produce avanzamenti.
    Parlando anche per esperienza personale posso dirle che,
    spesso, crea spreco ed inutile dissipazione di energia.

    Vengo ora al perchè di queste righe.
    Il titolo del post qui sopra è molto stimolante.
    Appurato che le mie competenze linguistiche sono scarse, rimango comunque un
    sardo-parlante campidanese. E sento quasi un dovere morale interessarmi ed informarmi
    su quanto accade intorno alla mia prima lingua.
    Nelle comparazioni fatte ha citato fra gli altri l’esempio irlandese e custa borta su ki ollu nai si ddu scriu totu in italianu.

    Una volta, dopo la presentazione di uno dei suoi libri, chiesi a Giulio Angioni:
    “Considerata la perfetta padronanza che ne ha perchè non scriverlo in sardo?”,
    risposta con tono divertito:”Ehhh…in sardo…cali sardu?”.
    E’ chiaro che la questione non è la risposta in se stessa.
    Perchè in fondo, fatti i dovuti paragoni, Joyce scrisse l’Ulisse in inglese e non per questo l’opera venne sminuita nel suo valore.
    La vera questione per il popolo sardo è non riuscire ad esprimere una classe dirigente sarda. Citando liberamente Max Weber si potrebbe dire che qui da noi “il vuoto politico che ci priva di una efficente classe dirigente” è pneumatico.
    Convinto come sono che la democrazia non può che essere sostanziale e non solo
    formale, altrimenti è contraddizione in termini, ho l’impressione che ci troviamo,
    è proprio il caso di dirlo, a mal partito.

    Molto interessante, fra gli altri, è il passaggio dove riprone la questione della rottura di una delle tante trinità a cui in Sardegna ci si è avvinghiati nel corso della storia recente: Dio-Patria-Famiglia; Territorio-Lingua-Popolo; Informatica-Inglese-Imprenditorialità etc. etc.
    Ma è quando scrive “la mia sardità non deriva da…”, che magicamente mi si apre l’orizzonte
    della rifflessione. Qui si va a toccare quella che è la nostra storica spina nel fianco.
    I nostri più longevi colonizzatori, circa 400 anni, sintetizzarono con la famosa espressione: pocos, locos y mal unidos.
    Mi chiedo, ma è possibile che nel secondo millennio noi sardi, a differenza dei
    catalani, baschi o irlandesi, ancora non sappiamo essere indipendenti “qui e ora”?
    Contrariamente alla pura apparenza le nazioni che ho citato non hanno mai cercato
    l’indipendenza, ma piuttosto hanno lottato o stanno lottando per un giusto
    riconoscimento internazionale. Questo perchè tali popoli l’indipendenza la praticano. Talvolta anche in modi certamente discutibili.
    Ma indipendenti, come proprio sentire, lo sono già e lo sono sempre stati.
    Non credo ci sia bisogno di dettagliare a supporto i vari episodi della loro storia.
    Al contrario in Sardegna l’indipendenza è una chimera, da cercare di volta in volta
    nel passato o nel futuro mitico/glorioso: nella costante resistenziale dei “veri”
    sardi nuragici; nei “liberi” Giudicati di Sardegna; o anche, per un certo periodo,
    nel Sol dell’Avvenir; oppure, come accade al giorno d’oggi nella versione
    imprenditorial-indipendentista: l’Eden della ZonaFranca.
    Per noi l’indipendenza è sempre altrove.

    Dopo i momenti di massima azione colletiva, toccati dal popolo sardo negli
    anni immediatamente successivi alla I^ G.M. e nei decenni ’60/’70, ora ci troviamo nella brutta situazione in cui la micro-catastrofe antropologica di cui siamo oggetto riprende inesorabilmente il suo lento lavoro di logoramento.
    Purtroppo questa non è una maledizione è la normale azione della Storia su tutti quei popoli che non hanno raggiunto una matura identità sociale, culturale e dunque politica.
    Sotto vari aspetti sarebbe interessante seguire a ritroso il percorso da cui si è generata la LSC. Così da capire dove nasce questa sorta di balcanizzazione linguistica che vive la “nacion sardesca”.
    Forse si scoprirebbe che, nei casi più onesti, quei miti fondatori che sembrano ispirare l’azione di certuni non sono così lontani nel tempo. Affondano le loro radici nella più recente retorica nazional-patriottica italiana di inzio ‘900, cementata poi col sangue
    versato sul Carso e sui 7 Comuni di Asiago. Una retorica introdota intelligentemente come moderno “divide et impera”.

    Dopo i tanti e famosi tentativi di lettura del fenomeno zone interne secondo modalità: storica, giuridica, economica, sociologica e antropologica, non è da trascurare un ipotesi più umana. E cioè che certi atteggiamenti, certe auto-analisi, forse altro non sono che una risposta di difesa. Il tentativo di estrema difesa davanti al fantasma della sparizione che va materializzandosi dinanzi. Ma queste azioni, come quelle sul Carso, sono azioni disperate e disperanti. E alla fin dei conti risultano essere anti-sardi.
    Se queste aree interne “pseudo resistenziali”, già, perchè al di la dell’ipocrisia e del
    politically-correct è di questo che parliamo, dovessero perdere il principale pilastro
    su cui si fonda tutta la loro cosmogonia, sarebbe come se una parte della catastrofe
    in cui siamo immersi noi tutti sardi accelerasse d’improvviso, prendesse una forma minacciosa, concreta e reale nel “qui ed ora”.
    Ad onor del vero va detto che gli stessi “pseudo non-resistenziali” hanno alimentato, ed ancora in parte alimentano, inconsapevolmente, l’aurea folkloristica del “vero” sardo,
    bevendosi tutta la retorica poetico-giuridica ottocentesca.
    Evvai! allora con le distinzioni, i distinguo, il “noi” ed il “loro”.
    Oltre alle categorie trinitarie formalmente continuiamo a portarci appresso anche numerose opposizioni duali: nord-sud; interna-costiera; montagna-pianura; puri-impuri; balentes-tzeracos, veri-falsi, città-campagna e chi più ne ha più ne metta.
    Dove uno dei due termini è sempre meglio dell’altro. Dove la madre di tutte le dicotomie è
    “de domo/anzenu” oppure se vuole si può declinare anche in “de domu/allenu”.
    Infatti non c’era peggior odio che quello tra gli abitanti del Campidano di Cagliari
    e la sua città. Io stesso sono cresciuto usando riferermi ad azioni e comportamenti
    discutibili come a “arroba ‘e casteddaius”. Purtroppo l’erosione dei valori mitici è
    davanti ai nostri occhi ogni qual volta apriamo un quotidiano locale.
    I sardi delle varie zone, nel bene, ma specie nel male, stanno diventando sempre più simili.
    Ha ancora senso che due stupidi articoli, is/sos, ci dividano?

    Come dicono i “veri” irlandesi
    Slán agat
    Mariu Porcu

    • Mario. Grazie del tuo commento. Apprezzo molto che leggi e che rifletti. Ho letto il tuo commento con piacere e sei una persona molto democratica e colta. Ovviamente non ti posso rispondere su ogni punto accennato, ma ti posso dire che non è stupido parlare delle particolarità di una lingua, siccome la lingua fa parte della nostra identità e credo che sia importante vedere ogni aspetto della nostra identità. Siamo sardi e nel nostro essere sardi ci sono tante bellissime sfumature che vanno prese in considerazione. Fino a quando non ci respettiamo per le nostre diversità, non ci potremo mai sentire uniti. Un abbraccio.

    • No Lucia. Pur troppo non hai capito. Alla lingua standard precede sempre una lingua comune. La lingua comune la fa il popolo. Poi da questa si sviluppa lo standard. La lingua comune dovrebbe essere un primo passo per avvicinare i parlanti. Per aumentare il prestigio di una lingua e per dare degli strumenti di scrittura al popolo… poi da questa lo standard si sviluppa automaticamente in maniera naturale.

    • Ovviamente. Perché la politica linguistica sarda negli ultimi quindici anni è stata fatta da gente incapace che di linguistica se ne intende un tubo. In più seguendo solo i propri interessi e non quelli del popolo. Il mio articolo parla proprio di questo! Su populu sardu no scrit in sardu poita nemus si ddu at donau is ainas po ddu fairi! Cumprendiu? !

  2. Pingback: Alexandra e Diego uniti nella lotta! | Bolognesu: in sardu

  3. Pingback: Il sardo: schiacciato tra il populismo di Alexandra Porcu e il fascismo di Diego Corraine | Bolognesu: in sardu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...