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L’orchidea blu

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7 thoughts on “L’orchidea blu

  1. Cara Alessandra, credo in Germania, come altrove, tra le prime cose che insegnano agli studenti di linguistica è che il linguista deve osservare anzitutto i fatti di lingua (in senso ampio, incluse le azioni linguistiche e paralinguistiche dei parlanti) e rifletterci, senza atteggiamenti censori e prescrittivi, men che meno derisori, men che meno se si è esterni alla comunità o all’ambiente e lo si fa pure notare a gran voce, se si è ospiti, in altre parole. E meno male che i derisi non reagiscono verbalmente con “ma chi cazzo sei tu a insegnarci le cose del mondo?” Intanto lo fanno col comportamento, come è nel loro diritto.

  2. Caro Fausto. Sono perfettamente d’accordo con te… e l’ho scritto più di una volta in questo blog che il linguista deve prima di tutto osservare i parlanti e documentare lo svillupo della lingua. In più dovrebbe pianificare e dare consigli e linee guida per quanto riguarda l’ambito in cui si muove. Ma anche il linguista ha il diritto di dire la sua opinione come persona. Non so cosa c’entra con questo post che ho riblogged da Bolognesi perché mi è piaciuto che l’abbia scritto in sardo e che descrive una riflessione del suo viaggio svolto recentemente in Sardegna. cari saluti.

  3. Cara Alessandra, tanti scrivono in sardo. E tanti scrivono dei loro viaggi. Ognuno secondo il proprio talento e mestiere. Pianificare, consigliare, guidare i parlanti è un’azione militante, non necessariamente affidata a linguisti. Un militante cerca di convincere. Un militante non milita prendendo in giro il modo di parlare del prossimo e distribuendo voti di patriottismo di vecchio stampo. La famosa massima del DrJohnson – nel XVIII secolo – su “patriottismo”, significa, semplicemente, che c’è patriottismo e patriottismo. E ci sono anche i diritti inalienabili individuali di usare la lingua o le lingue in cui ci si sente più a proprio agio, a seconda della circostanza e secondo le convenzioni sociali, storicamente determinate.

  4. Caro Fausto. Credo di aver esposto in tanti dei miei post come la vedo, il ruolo che ognuno ha nella pianificazione linguistica. Io non sono militante, anzi, credo di essere una delle poche che sottolinea sempre che non sono i linguisti a “fare” la lingua, ma che è un processo socio- e – politico-linguistico e anche culturale nel quale tutte le componenti ha una determinata funzione e che solo collaborando, si potrà arrivare ad un bilinguismo equilibrato. Non sono militante e ancora no apu cumprendiu ita mi boliast nai? 🙂

  5. Si dice a nuora perché suocera capisca. Il che potrebbe anche significare che le posizioni, o le opinioni, o i modi di agire di nuora e suocera dovrebbero rimanere ben distinte.

    • Sarà il linguaggio o la finezza della metafora. .. ma non capisco ciò che mi vuoi dire… che Roberto B. sia pesante spesso e volentieri, non è un segreto. .. ma credo che il suo post (tra l’altro scritto in un bel campidanese) non abbia niente a che vedere con delle questioni generali che ci dobbiamo porre sui processi della standardizzazione della lingua sarda 😉

  6. Cara Alexandra, forse bisogna essere espliciti del tutto. Deridere i parlanti normali, soprattutto se non fanno parte delle élites, mi sembra essere una politica tecnicamente sbagliata e controproducente ed eticamente scorretta, se uno ha l’obiettivo di ricondurre i parlanti ad una maggiore dimestichezza con la lingua devitalizzata. Ma, dal momento che non è un mio problema personale, facite come vulite.

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