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La Limba Sarda Comuna, l’Ufficio della Lingua Sarda e Giuseppe Corongiu

 

Vorrei parlare del problema principale, dell’applicazione della LSC da parte dell’Ufficio della Lingua Sarda e del suo direttore Giuseppe Corongiu.

Cosa mi aspetto dall’Ufficcio della Lingua Sarda e dal suo direttore?

Loro, in termini linguistici, dovrebbero avere la funzione della codification of the norm (Codificazione della norma):

Dovrebbero seguire il documento della Limba Sarda Comuna, così com’è stato pensato dalla Commissione degli esperti che hanno fatto una prima selezione di una norma (selection of the norm).

Dopo 7 anni il suo status di “sperimentale“ dovrebbe finire, visto che lo sperimento non ha funzionato, visto che tanti linguisti, intellettuali e parlanti richiedono degli emendamenti o un cambio drastico della norma.

L’Ufficio della Lingua Sarda si dovrebbe unire a volte per evaluare le proposte, nel caso neccessario dovrebbero invitare linguisti, operatori degli uffici dei singoli comuni e parlanti del sardo come consultori per arricchire la norma, per addatarla ai parlanti e migliorarla.

Dovrebbero prendere la letteratura sarda come base per la LSC, analizzare le grammatiche sarde, rivedere le altre proposte di standard che sono state fatte ed estrapolarne gli aspetti importanti e aggiungerli alla norma.

Questo sarebbe la loro funzione, nel processo di standardizzazione.

Invece cosa fa l’Ufficio della Lingua Sarda e il suo direttore?

Le serate organizzate da loro cercano solo di promuovere la Limba Sarda Comuna così com’è attualmente. Una norma con la quale una grande parte dei parlanti non s’identifica, anzi la sentono lontana, altrimenti, la discussione non esisterebbe.

Non esisterebbero gruppi nei social net work che sono contro la LSC (bilinguismu oi per esempio), interi comuni come per esempio Sinnai, Burcei, Mara, Villasalto e Muravera che si sono uniti in bilinguismuimparis per fare corsi di sardo, insegnando un altra norma. Non esisterebbe il documento della Provincia di Cagliari, passato in consiglio, per accettare le “Arrègulas“ come norma della lingua sarda per la provincia di Cagliari.

Uno degli aspetti più importanti in un processo di standardizzazione è che la comunità accetti la norma (acceptance of the norm by the community).

Il documento LSC non è stato migliorato da quando fu firmato (2006), non è stato emendato e addirittura nel blog LSC si cerca di standardizzare anche il lessico che secondo la LSC dovrebbe essere libero.

Per ciò, a parte di poche cose, del tipo sinonimi degli articoli sos-sas / is e lu-la / ddu-dda, rimane una norma del sardo settentrionale, al massimo del sardo centrale, tagliando fuori i sardi di quasi tutto il sud della Sardegna. Lo indica anche il suo nome stesso “Limba“ Sarda Comuna, indica e preferisce già in partenza tutte le zone, laddove non si dice “lingua“, ma “limba“.

Le serate organizzate dall’Ufficio della Lingua Sarda, servono solo alla carriera personale del suo direttore, dei suoi amici e seguitori. Infatti, in questo momento viene prevalentemente mandato avanti il libro di Giuseppe Corongiu; presentazioni in tutta la Sardegna e in Spagna e chissà dove ancora. Ma anche se magari il suo libro non fosse stato finanziato dalla Regione e forse neanche le serate, comunque viene abusato il suo ruolo come direttore e dell’istituzione.

Cosa si fa con la LSC? Vengono fatti degli spot terribili in televisione, spendendo delle somme allucinanti per far credere al popolo sardo che quello fosse il “sardo giusto“ visto che la “televisione ha sempre ragione“. Vengono tradotti testi amministrativi che non leggerà mai nesseuno e si traducono libri da lingue stranieri in un sardo che la maggioranza dei sardi meridionali riconoscerebbe come “scritti in logudorese“.

Questa dovrebbe essere la elaboration of the norm (Elaborazione della norma)? Per carità!

Le persone e le associazioni che non sostengono le facende (quasi da mafia) dell’Ufficio della Lingua Sarda e di Giuseppe Corongiu, le tagliano fuori, persino aggredendole ed insultandole come “nemici della lingua sarda“, “orientalisti“, “talebani della lingua sarda“.

Certamente esisteranno persone che non sono a favore del sardo, ma non è la stessa cosa, come essere contro la LSC attuale, norma che loro hanno dichiarato “Lingua di tutti sardi“ senza seguire il documento LSC che speriamo pensato, in fede, dagli esperti della commissione, speriamo, in fede, firmato da Renato Soru e speriamo, in fede, mandato avanti da Ugo Cappellacci.

Cosa si dovrebbe fare con la LSC, l’Ufficio della Lingua Sarda e Giuseppe Corongiu?

Si dovrebbe creare una o più commissioni e proporre modelli alternativi per emendare la LSC.

Gli emendamenti dovrebbero:

Arrichire la LSC e renderla molto più aperta, in maniera tale che permetta ai sardi meridionali di mantenere, ciò che nel loro sapere linguistico, riconoscono anche come una lingua tetto dei loro dialetti, inserendo le -i finali, la-x-, morfemi dei plurali in -is e -us e così via con una funzione di sinonimi. Non capisco perché lu-la e ddu-dda possano coesistere, ma non -gh- e -x-?!

Altrimenti si dovrebbe fare uno standard con due o più norme. Chi dice che questo crea più lingue e più identità sarde, non sa niente di sociolinguistica e di altri processi di standardizzazioni e si arrampica sugli specchi ogni volta che nasce questa discussione.

Intanto, se ci guardiamo intorno, esistono già queste due, tre norme e stanno creando la vera lingua comune, nel senso di koinè, di Gemeinsprache. Scegliedone due o di più con regole chiare che valgono per tutti, il processo della unificazione del sardo si accelerebbe, il sardo si unificherebbe da solo, in maniera naturale e giocando su questo nei media e nelle scuole… addirittura tutti si potrebbero anche divertire per trovare e ritrovare IL SARDO.

Io qui, non voglio dare una direzione, ma voglio semplicemente dire che la LSC divide i sardi e imporrla a tutti senza neanche seguirla bene, è un atto fascista e ripete la storia della lingua italiana e ciò che si è fatto con il sardo durante il fascismo.

E addirittura, non seguendo la LSC, Giuseppe Corongiu & CO, dimostrano che infondo sono loro a pensare che l’apertura (emendamenti, miglioramenti verso il sardo meridionale ecc.) crei due o tre lingue del sardo. Intanto allora esistono e loro le stanno solo oprimendo? O se non è così, allora qual’è il problema?

Ve lo dico io: Giuseppe Corongiu. È assurdo che possa fare e decidere cosa succede con la lingua del popolo sardo. Chi lavora con o per lui, dipende dalle sue decisioni. Chi è contro lui, viene tagliato fuori, non viene più invitato alle serate, viene aggredito o addirittura perde il lavoro.

Giuseppe Corongiu ha creato un bel nodo di accozzi e favori per aumentare il suo potere. Credo anche che non tutti che lavorano all’Ufficio della Lingua Sarda, coloro che colaborano con lui o persone che dipendono dalle sue decisioni per contributi, condividano la sua opinione. Ma ovviamente, prima che il mio figlio non abbia più da mangiare, me ne sto zitto.

Per ciò chiedo alla Giunta che verrà eletta tra breve di sostituire il direttore de S’Ufitziu de sa Limba Sarda, Giuseppe Corongiu, con un altra persona. Ovviamente nessuno dei suoi amici.

In più di seguire il documento LSC così com’è stato pensato… con la possibilità di creare una vera lingua comune.

Chiedo di inserire un organo di controllo all’interno dell’Ufficio della Lingua Sarda.

Perché?

Perché qui non stiamo parlando di un associazione privata, di una cricca di sport, incontro anziani per il corso di nuoto, circolo sardo di Jamaica o di un gruppo birretta ogni venerdì sera.

Qui stiamo parlando di un Ufficio sostenuto da soldi pubblici e un direttore pagato da soldi pubblici.

E per questo motivo, dovrebbero essere a servizio della lingua sarda, a servizio di tutto il popolo sardo e a serdivzio di tutti i parlanti del sardo e delle altre lingue parlate in Sardegna.

Altrimenti, si rischia di mettere in dubbio le istituzioni pubbliche, la Regione Autonoma Sarda e la democrazia in Sardegna, Italia, Spagna, Germania, nell’Europa, nell’Occidente…

cessu cessu, a quanto pare, sono un’occidentalista …

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21 thoughts on “La Limba Sarda Comuna, l’Ufficio della Lingua Sarda e Giuseppe Corongiu

  1. E’ necessario che vengano rimossi gli ostacoli che non permettono una discussione democratica sulla questione della lingua: fino ad oggi ho visto più imposizione che confronto.

  2. fine della sperimentazione? ma se è iniziata l’altro ieri e fin dal primo giorno non si è fatto che denigrarla, i sardi si comportano come i bambini piccoli quando gli si propone un nuovo cibo da assaggiare, praticamente bisogna obbligarli e solo dopo potranno dire ‘sì, è buona, ne voglio ancora!’ oppure ‘fa schifo! non ne mangerò mai!’. questi sono discorsi di chi non ha premura di parlare la lingua sarda perche tanto ne ha altre a disposizione!

    • S’ atera dii… ma ses brullendi… no est cosa de papai noa… est una mela martzia… funt duas cosas diversas e custu is sardus ddu sciint… arrexonadas de genti ca bolit imperai ateras linguas? No mi creu!

  3. ciao Alexandra. Ti naro, si apo incominzadu a legere e iscriere in sardu est meritu de Pepe Corongiu e li torro gratzie chin su coro. Est ladinu chi chie faghede e triballada tene meda inimigos. Nadu custu non mi parede chi tue asa iscrittu cosas gai leggias. W su sardu (UNU).

  4. meridionalizatela de prusu custa limba sarda ,istudiatela mentzus in manera de acunntentare puru sor de capu de josso,pero’ achitenne e usatenne una solu pro sas ufitzialitatese.

    • ma poita una sola sceti? e su tataresu e su gadduresu scaresciu ti ndi ses? no ddu bis ca su sardu miu est atesu meda de su tuu? poita ddu bolis uniri? sa storia no at uniu su campidanesu e su logudoresu e tui ddu bolis…

  5. Non c’è bisogno di sostituirlo. Ha detto in pubblico più volte che ad aprile termina. Dopo sette anni penso che sia stufo ed è fortunato perchè ha un lavoro, non campa grazie alla lingua e per questo è indipendente. Credo che lo rimpiangeremo, soprattutto se vince le elezioni Pigliaru.

    • Giulia… e poi? Ci metteranno un suo amico che seguirà la sua linea. Non campa grazie alla lingua? Ma comunque ci guadagna. Pigliaru tsnto non vincerà le votazioni. Vincerà Ugo Cappellacci o altrimenti ci sarà un voto di ‘protesta’ e vincerà qualcuno che non ci aspettiamo. Magari sarebbe utile fare un concorso per posizionare il nuovo direttore? Una cosa democratica… come si fa in altri paesi… ?!

  6. MI consenta….come dice quello…ogni nomina dirigenziale in REgione è fatta per concorso. Mi sorprenderei molto se non l’avessero fatta per il dott. Corongiu. Quando si libera un posto l’assessorato al personale lancia l’avviso e chi vuole partecipa. Certo, bisogna essere dirigenti di ruolo della P.A. …non è mica un posto per linguisti quello…è un posto per dirigenti amministrativi. Ma se Corongiu saltasse, salterebbe la politica linguistica secondo me. Speriamo che resti, magari con altre direttive politiche e indirizzi.

  7. Guadagnarci? Non credo. Anzi, penso che come dirigente del comune di Quartu guadagnasse molto di più. Ed è incompatibile con qualsiasi cifra gestita dal suo ufficio.Comunque, se vince Pigliaru lo fanno saltare immediatamente. Voglia o non voglia andarsene. La guerra è guerra e gli universitari non perdonano.

    • Giulia.Ma soldi ne prende o lo fa al livello di volontariato come io che lavoro a gratis al circolo sardo di Berlino da 13 anni per promuovere la sardegna? Signor Paolo. Corongiu è stato piazzato lì da Ugo Cappellacci e prima da Soru. Me l’ha detto Ugo Cappellacci personalmente. Nessun concorso. Buona serata.

  8. Un milione di euro, mi correggo., per la pubblicità. Il fatto è che a noi, universitari umanisti, già un milione è una cifra astronomica.

    • non so quanto costi lo spazio pubblicitario a videolina, ma a prescindere da questo quello spot è un insulto alla lingua sarda parlata. colei che lo legge non sa pronunciare il sardo, poi chi ha scritto il testo ha usato un sardo comune (inesistente) infarcito di italianismi…insomma una cagata da un milione di euro!

  9. E’ saltata la continuazione:

    Mi pare che il rapporto “Lingue di minoranza e scuola. A dieci anni dalla Legge 482/99” non sia stato dato in lettura ai dei revisori peer. Per lo meno non risulta dal testo. Ritengo che invece, in questo modo, si sarebbe potuto intervenire su certi dati e su certe interpretazioni, per migliorarli. La mole di dati è veramente impressionante, come pure le dimensioni del rapporto, ma la materia, oltre a riguardare numerose e diverse situazioni presenti in Italia, è talmente sensibile che sarebbe convenuto coinvolgere più specialisti, per lo meno per una lettura finale. In Sardegna i linguisti professionisti che si occupano di lingua sarda lavorano all’università. E la Direzione linguistica regionale si suppone lo sappia. Io sono una dei non molti.

    Poche persone non possono nemmeno essere completamente informate riguardo alle decine di comuni di tutta Italia dove si sono svolte le inchieste confluite nel rapporto. E’ umanamente impossibile che lo siano. Io abito, guarda caso, proprio a Settimo San Pietro (CA), uno dei comuni studiati. E non mi ritrovo nell’affermazione (p. 53) […]. Ovviamente, le informazioni più accurate bisogna(va) acquisirle attraverso il comune.

    A p. 93 – 4 si afferma: “Piuttosto bassi i valori [di toponomastica bilingue] per il sardo: la non applicazione di questa possibilità legale può essere attribuita, oltre a problemi di tipo economico, al fatto che i nomi dei comuni spesso hanno già una grafia sardizzante, e infine al problema della grafia da usare per scrivere il sardo; la grafia unica esiste, è ufficiale ed è usata dalla regione Sardegna, ma in molti casi non è accettata dalla popolazione o dagli amministratori pubblici locali.”.

    Non so cosa si intenda per “i nomi … spesso hanno già una grafia sardizzante”. Forse si voleva dire che i nomi ufficiali esposti alle volte ricordano (Nuoro, Sassari) o replicano (Domusnovas) la forma sarda o comunque locale-tradizionale. I nomi ufficiali dei comuni vengono scritti secondo certe convenzioni (anche ortografiche) ufficiali. I nomi originari spesso hanno subito adattamenti, antichi o più recenti, più o meno deformanti, alle lingue ‘alte’ (catalano, spagnolo, italiano). Ad esempio “Selargius” (nome di un comune nell’immediata periferia di Cagliari) è una forma, accolta come ufficiale italiana, derivata dal sardo Celargius o Ceraxus (dal lat. kellariu). Adesso viene esposto, all’ingresso del paese, Selargius / Ceraxius. Più sconcertante è comunque che si parli dell’esistenza di una grafia ufficiale: quella della “Limba sarda comuna” (LSC) è sperimentale anche se promossa dalla Regione, ed è problematica perché la LSC è sbilanciata; per questo viene rifiutata dai molti che non si riconoscono nella LimbaSardaComuna. Come non è corretta, limitatamente al sardo, l’affermazione secondo cui, p. 351, “l’occitano, il sardo e il friulano dispongono sì di uno standard ufficiale.“ Si tratta invece di proposte di standard, di cui l’ultima, LSC, è stata adottata in via sperimentale per i documenti in uscita della RAS. I tentativi di imposizione in altri contesti sono appunto tentativi di imposizione ai quali ci sono state reazioni negative, per le ragioni ben descritte nel rapporto stesso, ma che si conoscono per esperienza e che emergono anche dall’inchiesta sociolinguistica del 2007 (non inclusa nella bibliografia).

    p. 102: “fanno eccezione 6 scuole della Sardegna che dichiarano che nei comuni di loro competenza non esistono lingue di minoranza malgrado i comuni si siano dichiarati di lingua sarda. Sembra di poter evincere che i responsabili di queste scuole non siano d’accordo nel considerare il sardo come lingua, e lo vedano invece come dialetto italiano.” Penso invece, per ipotesi, che in quegli istituti avranno ritenuto che il sardo non fosse di minoranza, ma maggioritario localmente, e che di conseguenza di minoranza potesse essere, sempre localmente, qualche altra lingua, di neoimmigrati ad es. Escluso, a mio avviso, che considerassero l’idioma locale sardo o catalano come dialetto italiano.

    Infine, le conclusioni, credo del tutto corrette, che mi hanno fornito la spiegazione del perché le reazioni locali-ufficiali al rapporto siano state deboli, sono le seguenti: p. 349 “gli studenti delle scuole di minoranza, nel loro complesso e fatte salve ovviamente singole eccezioni, non sono, in sostanza, più esposti al plurilinguismo in contesto scolastico rispetto a coloro che abitano in realtà simili non considerate di minoranza.” (traduco a modo mio – sarebbe stato il caso di essere più espliciti – e spero di non sbagliare: idiomi minoritari e idiomi dialettali creano contesti linguistici equiparabili; di conseguenza (e questo è il punto dolente che si è manifestato in un DL Monti) i dialetti genetici potrebbero essere trattati – sul piano sociale – alla stregua dei ‘dialetti’ sociolinguistici, cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/minoranze-linguistiche_(Enciclopedia_dell'Italiano)/). E infatti: p. 351 “dal punto di vista sociolinguistico, praticamente tutte le LM da noi approfondite si trovano nella condizione di essere ‘dialetto’ … , codice intrinsecamente subordinato“; questo era già un dato di partenza che si è riconfermato, nella profonda sua sostanza. Ma il punto è proprio questo.

    E soprattutto la constatazione, che si riferisce a ciò che in loco è sperimentabile quotidianamente, parlando con le persone, seguendo i dibattiti, gli avvenimenti ecc. :”è perfettamente possibile sentirsi sardi senza parlare il sardo.” (p. 352).

    Si comprende, perciò, che questi non siano risultati appaganti sul piano burocratico o dell’attivismo linguistico top-down che vorrebbe raggiungere tutto in fretta, e che confermino soltanto la necessità di prevedere tempi più ampi per la revitalizzazione delle LM, del sardo in particolare. Di investire non per il futuro immediato, misurabile in carriere individuali, ma altruisticamente per il futuro delle generazioni (cfr. relational ethics) . E forse di farlo anche con altre modalità, adeguate ai tempi e alle situazioni.

  10. Cara Alexandra, il programma sta facendo degli scherzi. Per piacere, metti un po’ d’ordine perché io non lo posso fare. Grazie.

    • Cara Marinella… non posso modificare i tuoi commenti, ma credo che si capisca così. Magari la prossima volta scrivi il testo in word o office e poi fai copia incolla nel mio blog. 🙂 a presto.

    • Caro Giovanni, ecco, ci sei cascato… quale alleanza? Uno scambio di commenti che ritengono gli stessi pensieri, non crea alleanza, ma dimostra solo che c’è qualcosa che non quadra. Non capisco questo “odio” nei confronti di gente che se ne intende del proprio mestiere… e se permetti… aspetto le critiche (con fonti) ai miei post che fino adesso nessuno ha lasciato. Buona giornata.

  11. Non so quanto sia costato al popolo (vedi soldi pubblici della regione) quello spazio pubblicitario su Videolina e su Sardegna 1.. Per quanto ne so io Videolina e il quotidiano L’Unione Sarda fanno parte dello stesso gruppo affiliato al circuito di Berlusconi. Mi pare ovvio che la giunta Cappellaci possa alimentare con i soldi pubblici un circuito che palesemente gli fa la campagna elettorale oltre chè diffendere il suo padrone.

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