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Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa (VI)

Oggi, vi presento solo un punto dal libro di Pepi, per farvi vedere la sua grandissima abilità di poter scrivere un sacco di cazzate in poche pagini.

E come sempre accusa a tutti gli altri, di ciò che lui fa tutto il tempo.

Ma, il furbo lo puo fare:

Con gli indipendentisti che credono che Una Limba = Una Natzione sia la soluzione, mentre non se ne accorgono che la LSC ci porta all’italianizzazione e al seguire il modello dell’Italia.

Con quelli che pensano che la LSC sia l’unica chance per far sopravvivere almeno un pochino del sardo.

Con i suoi amicchetti razzisti che credono di essere i veri sardofoni.

Con coloro che ci vogliono guadagnare soldi e fare propaganda politica.

Con quelli che di linguistica e sociolinguistica non ne sanno niente.

Ma a mei e a sa trumixedda nosa, no andas a pigai po culu!

Questa volta citerò parecchio, visto che tanti lettori del mio blog, non hanno accesso al „libro“.

Il punto è il seguente:

    1. La Limba Sarda Comuna: il vaso di Pandora dei pregiudizi linguistici (p.117-121)

Pepi:

“Le accuse più comuni sono che si tratta di una lingua ‘artificiale’, oppure di ‘plastica’, oppure di un ‘esperanto’ o di un ‘OGM’. Oppure che è sbilanciata verso una varietà del sardo piuttosto che un’altra. Insomma, tutte belle amenità, inventate dai nemici della lingua sarda (che pur troppo sono tanti anche fra i falsi amici, quelli che si propongono come difensori dei ‘buoni’ dialetti) per bloccare un processo normale delle lingue, in tutte le lingue: quello verso un ortografia ufficiale scritta e un modello standard di uso e trasmissione. Ovviamente in ogniuna di queste accuse c’è una parte di verità, ma la proposizione si ferma a metà. Ovvero si omette di dire che tutte le lingue scritte, o standard, o letterarie, o nazionali del mondo sono così. Compreso l’italiano.“

Deu:

Allora, qui troviamo i tre “mali” del vaso di Pandora LSC:

1. I nemici dicono che la LSC sia ‘artificiale’

2. I nemici dicono che la LSC “è sbilanciata verso una varietà del sardo piuttosto che un’altra”.

3. I nemici „omettono di dire“ che tutte le lingue nazionali siano così

1. I „nemici“ (che tra l’altro di solito sono i parlanti veri del sardo) non ritengono la LSC artificiale perché abbiano un problema con il scrivere in sardo. Si sta facendo da secoli. Dovrebbero allora ritenere la letteratura scritta in sardo ‘artificiale’, ma questo, affatto, non lo fa nessun sardo.

La LSC viene vista in questo modo per le traduzioni dei testi in LSC, il „texte“ e „discours“. La grammatica viene spesso presa dall’italiano e anche il lessico. È talmente evidente che per un parlante del sardo, suona non solo ‘artificiale’, ma proprio come sardu porcheddinu.

Qui nasce il problema. Quando si usano le parole tipo: sos benes, invece di sas prendas / o patrimoniu, invece di sienda, / o spatziu pùblicu, invece di tretu de totus ecc. (e questi sono solo probabili esempi anche discutibili ovviamente… ma giusto scelti per mostrare il problema), ma se la maggioranza del lessico è italiano con tz- e -u finale… abbiate pazienza.

E addirittura sei „orientaliesta“ quando dici che i neologismi e prestazioni vanno bene, ma se esiste la parola in sardo, usiamola! NO! “Purista”, “orientalista”, “sei contro l’uso normale”… e questo vale per il lessico, così come per la morfologia e la sintassi.

Per questo la gente lo ritiene ARTIFICIALE e nudd’ateru!

2. Ahhhh è un invenzione che la LSC si basa prevalentemente sui dialetti settentrionali?

Vorrebbe allora dire che Bolognesi è un bugiardo che chiede da oltre 7 anni emendamenti?

Vorrebbe dire che i sardi meridionali intellettuali sono tutti dei bugiardi, visto che non si riconoscono nella LSC per motivi elencati in altri post miei.

Vorrebbe persino dire che lui stesso, Pepi, è un bugiardo, visto che era contro la LSU un paio di anni fa, ma tra la LSU e la LSC ci sono pochissime modifiche e anche questo è stato provato da tanti.

Mhhh?!

3. Parliamo dell’italiano allora. Dove iniziamo? Ma non dobbiamo neanche andare così lontano nella storia, iniziando da Dante, arrivando a Bembo e poi a Manzoni… Cosa è successo?

Tutti gli “italiani” trovavano così bella la lingua lingua che l’hanno voluta imparare?

Non ci ritroviamo di fronte all’unifcazione dell’Italia, dove la lingua poi è stata imposta a tutti?

Il purismo dell’Ottocento e Novecento di studiosi della Crusca e insegnanti, dove sono stati scritti libri come quello di Michele Siniscalchi che parla degli idiotismi di Foggia (1887) o di Fedele Romani “Calabresismi”, “Abruzzesismi” e infine „Sardismi“ (1923) per eleminare la nostra lingua e le altre parlate in Italia! … Pour le bon usage!

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Dimentichiamo le pulizie etniche di Mussolini dove andavano persino a cambiare nomi tedeschi delle lapidi nell’Alto Adige?!

E poi dopo seguono cinquanta anni nei quali, l’Italia fino al 1999, non ha fatto niente per promuovere le parlate dell’Italia, persino chiamato genocidio linguistico da alcuni scrittori.

L’italiano standard, scritto, letterario è nato così! La bella lingua nazionale nella quale sto scrivendo io adesso, est nascia diaici. Bell’esempio, Pepi e non voglio entrare a parlare del francese o russo, laddove ci possiamo immaginare come siano andate le cose?!

Il “monolinguismo isterico” degli italiani??? Ma ascu, sa LSC ita est?!

Ahhh, vero possiamo pronunciare come vogliamo.

Prima funzionava perché la gente era analfabeta. Oggi no!

Non siamo noi „nemici“ che non „diciamo“ le cose… sei proprio tu, Pepi che non dice le cose.

Mentre oggigiorno i processi di standardizzazione si svolgono in maniera diversa, in modi più democratici e spesso ne esce fuori uno standard che soddisfa a tutti e a volte ne escono fuori due o tre standard… che convivono senza problemi, anzi arrichiscono la lingua e la mantengono dinamica.

Pepi:

“Pertanto, al netto di coloro che linguisti non sono, bisognerebbe chiedere a Lavinio, a Lorinczi ([sic]) o a Brevini o a Tanda , Lupinu, Manca, Toso, Schirru e altri che cosa intendono dal punto di vista strettamente scientifico quando parlano di lingua artificiale o “esperanto“ seguendo i canoni di una metodologia riconosciuta internazionalmente, lasciando da parte la loro visione ideologica e dialettologica tutta ‘italianista’.“

Deu:

Quale sarebbe questa “metodologia riconosciuta internazionalmente”? Che la lingua s’imporre?

La LSC è un miscuglio tra sardo logudorese e mesania (infatti nasce dalle proposte LSU e Mesania, così come lo scrive Pepi due pagini dopo, 121:

“Dal compromesso della proposta linguistico-tecnica di LSU e dalla mediazione politico-strategica di Mesania, nasce poi la Limba Sarda Comuna…“

… e poi si è aggiunto un pochino d’italiano amministrativo e fatto: E allora, come lo vuoi chiamare questo?

Lì consiste il suo essere ‘artificiale’ o sfumatura da ‘esperanto’, non nel fatto che si scriva il sardo in generale, o che qualcuno abbia un problema di pronunciare: /proku/, /polku/, pro’u/ e scrivere „Porcu“ i sardi non sono mica scemi… ma arrivare da “fàgher” a “fairi” è già un altro discorso.

Il problema è proprio la LSC stessa … e non il fatto di parlare di standardizzazione o di sardo nazionale. Un „luogo comune“ che ti sei inventato tu Pepi, come tanti altri, per sostenere e promuovere la LSC … chiamarlo ‘esperanto’ e ‘di plastica’ sono degli eufemismi per quella roba lì.

Pepi:

“Recentemente anche persone dotate di una certa intelligenza e cultura come Marcello Fois, Michela Murgia, Remo Bodei, Giorgio Melis, Marcello Madau, Attilio Mastino e altri hanno fatto le stesse grossolani affermazioni.“

Deu:

Se io mi ricordo bene, la discussione, almeno per quanto riguarda i primi due nomi, toccava il problema della definizione di ‘Letteratura Sarda’. Secondo loro anche quella scritta in italiano dovrebbe essere chiamata così. Io non sono d’accordo per motivi che ho elencato altrove…

Per il resto, posso solo dire che Michela Murgia, o almeno ciò che include Progres, usa la LSC… O lei ha cambiato opinione, o altrimenti Pepi racconta balle… una scelta, scegliere la LSC, che alla Murgia costerà un sacco di voti, almeno il mio e quello degli altri ‘orientalisti’…

Per quanto riguarda gli altri, non li conosco. Solo il nome Attilio Mastino mi suona ed è relazionato all’università di Sassari (mi sa). Devo ammettere che l’articolo nella Nuova (de Eugenia Tognotti – chi “genia” no est po nudda), non mi è piaciuto per niente. Ho conosciuto qualche docente dell’università di Sassari, tipo Aldo Maria Morace (piticu s’ignorante), e devo dire che capisco la critica di Corongiu per quanto riguarda alcuni personaggi, ma non credo che tutti siano così… e se lo sono all’università di Sassari, non vuol dire che tutte le persone che sono contro la LSC, abbiano gli stessi motivi come loro! No??? Secondo Corongiu, tutti sono caduti nella trappola dei “luoghi comuni”, cazzo… ma in Sardegna vivono solo idioti o cumenti iat a essi?

Pepi:

“E se avessimo due standard come sostengono alcuni? Un ‘logudorese’ e un ‘campidanese’, per esempio. Vi immaginate: sarebbe una tendenza all’autodistruzione della lingua. Intendiamoci: tutto si può fare, anche questo. Ma bisogna sapere che cosa si sta facendo. In realtà, sarebbe una perdita di senso anche del ‘discorso’ sulla lingua perché si andrebbe nella direzione di creare due lingue, due identità. E quindi di ‘uccidere’ un’identità sarda unitaria. È semplice: se sono due standard, si tratta di due lingue, di due identità. Sarebbe come mandare il messaggio di che non siamo uniti, non siamo più un popolo sardo, ma due. Saremo come i ladini, divisi irreparabilmente.”

Deu:

1. Due grafie, non fanno due lingue! Anche in Germania, dopo la norma ortografica, scriviamo in due norme e lo fanno tanti altri popoli. Aggiungere la -x-, le -i- finali ecc… non crea due lingue, ma due grafie o una  grafia più aperta.

2. Se così fosse, non potrebbero esistere popoli e nazioni bilingui? E neanche gente bilingue come me. Sono cresciuta con il tedesco e l’italiano… ho due identità? No.

3. L’unica cosa che si uccide è il sardo meridionale.

4. Allora cosa facciamo con i galluresi, tabarchini e algheresi? Tutti LSC? Sono meno sardi loro che non usano il sardo o la LSC?

5. Cosa intende con “i ladini”? La famiglia della lingua è “Lingua romancia”, sono separati perché il Rumantsch Grischun si parla in svizzera (riconosciuto dagli svizzeri nel 1939 perché Mussolini diceva che fosse un dialetto “italiano” e che per questo voleva quelle zone… invece gli svizzeri poi gli hanno fatto vedere il dito medio). Poi c’è il ladino in Trentino Alto Adige e il terzo dialetto è il Friulano che si parla nei Friuli Venezia-Giulia… che infatti per tanti anni est stetia sa “sorri legia” del ladino (ma ormai  anche loro dito medio). Rimangono tutti dialetti della stessa lingua, anche se sono separati geograficamente e per qualche cavolata nell’ortografia.

Pepi:

“E la nascita di di due ‘sottoinsiemi’ nazionali. Come il serbocroato, o il montenegrino, o il bosniaco ecc. Una perdita di senso perché se la lingua, invece di unire divide, allora hanno ragione coloro i quali sostengono che i sardi non hanno bisogno del sardo, c’è già l’italiano che li unisce.”

Deu:

Non so, ma vogliamo ignorare il fatto che ci è stata una guerra nella former Jugoslavia??? Hello???

Le uniche cose che hanno diviso i sardi dal punto di vista linguistico, sono state le proposte LSU e LSC!

“Sottoinsiemi”? Avete sentito, sardi galluresi, algheresi e tabarchini… fate parte di un sistema di “sottoinsiemi”.

Mi fermo qui perché il resto di questo capitolo si ripete… e ripete le stronzate che ha già scritto su… la LSC è una lingua di mediazione… lingua nazionale… tutte le lingue sono artificiali e blablabla…

Proprio lui parla di “monolinguismo nazionalista italiano?”

Dice che “Bisognerebbe chiederglielo” agli accademici e autori, intellettuali ecc… perché sono contro la LSC?

Ma io ti chiedo, O Pepi, ma ci sei o ci fai?

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9 thoughts on “Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa (VI)

  1. Cumentu a su lìburu e a sa LSC finsas tropu bonu, cunsiderendi totu su mali chi est faendi (e chi at fatu) a sa lìngua sarda e a su pòpulu sardu. Ma sa giustìtzia e sa democratzia ant a binci e sa majoria (chi fueddat campidanesu) e sa minoria (chi fueddat logudoresu) ant a bessiri torra fradis e sorris e no prus nemigus… est ist nur eine Frage der Zeit (est sceti una chistioni de tempus). Gràtzias Alexandra po su traballu mannu chi ses faendi … su pòpulu t’at a torrai gràtzias.

  2. Caro Oreste, perché non vi muovete per verificare la questione dello spot costato oltre un milione di euro, mentre stanno sgombrando scuole per pericolo di crollo? E’ così che si disincentiva l’abbandono scolastico?

  3. Tutto è sporco ed è sudicio per chi è sudicio dentro.
    Sa malèsa est me in is ogus de chi dda castat e nde fueddat e biri sceti cussa,
    puru in is liburus cosa sua, cara “s’orientalista” mea.

  4. No apu cumprendiu chini iat a essi su malu innoi, segundu tui? Peppe Corongiu chi bidit su malu in totu sa genti chi no tenit sa propria idea sua? O naras chi seu deu sa “mala” sicumenti apu biu su “malu” in custu libruru?

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