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Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa. (IV)

aleandraporcu

Gli ultimi giorni erano di nuovo pieni con commenti sulla lingua sarda. Bene, almeno se ne parla.

Capisco bene la critica alle università sarde. Neanch’io sono un’amica dell’italofilia dell’università di Sassari. Ci sono alcuni docenti lì, che proprio non posso vedere e che sono poco a favore del sardo. Non mi allungo su questo tema.

Ho letto la critica di Mastino qualche giorno fa.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/11/05/news/e-ora-di-smascherare-i-veri-assassini-della-lingua-dei-sardi-1.8057683

L’ho condivisa in Facebook e sono stata criticata perché infatti alcuni ritengono che lui abbia criticato il libro di Corongiu per prendere più contributi (o una cosa simile).

Io a Mastino non lo conosco di persona e non so quali siano i suoi motivi, ma questo non toglie niente al fatto che il libro di Giuseppe Corongiu è poco scientifico, pieno di accuse e polemiche… e  cazzate.

Volevo parlare di Wagner questa volta, ma i discorsi degli ultimi giorni e gli articoli scritti nell’Unione e nella Nuova Sardegna, hanno più importanza in questo momento.

Stiamo ancora parlando del libro di Giuseppe Corongiu.

Anche se, a quanto pare, ormai, Roberto Bolognesi si è lasciato brevettare la linguistica…

continuo…

Nella scienza, soprattutto nelle scienze umane non esiste bianco e nero… ma esitono varie prospettive e vari modi per avvicinarsi alle tesi e teorie.

Corongiu usa le tesi degli studiosi e li mischia con ciò che ha sentito in bidda e le riduce ad un nucleo. Poi estrappola a piacere dei concetti, solo ed esclusivamente per far pubblicità alla Limba Sarda Comuna.

La LSC è una norma, basata sull’italiano e arricchito con qualche elemento logudorese. È talmente evidente che anche una persona come me (nata e cresciuta fuori) lo vede a prima vista.

Vi suona questa frase? Una frase simile l’ha detta anche Emilia Calaresu (http://www.formaparis.com/blog-formaparis/www.sardegnaeliberta.it/docs/calaresu.pdf) (175), dopo aver analizzato la traduzione di questi due articoli dello statuto speciale (mi sa):

“[versione originale in italiano] [versione in Limba Sarda Comuna]

Articolo 10 Articolo [sic]
10
La Regione, al fine di favorire lo svilup-
po economico dell’Isola, può disporre,
nei limiti della propria competenza tri-
butaria, esenzioni e agevolazioni fiscali
per nuove imprese.
Sa Regione, pro favorèssere su disvi-
lupu econòmicu de s’Isula, podet di-
spònnere, in sos lìmites de sa cum-
petèntzia tributaria sua, esentziones e
giuamentos fiscales pro sas impresas
noas.
Articolo 11 Artìculu 11
La Regione ha facoltà di emettere pre-
stiti interni da essa esclusivamente ga-
rantiti, per provvedere ad investimenti
in opere di carattere permanente, per
una cifra annuale non superiore alle
entrate ordinarie.
Sa Regione tenet facultade de emìte-
re imprestidos internos garantidos dae
issa a manera esclusiva, pro provìdere
a investimentos in òperas de caràtire
permanente, pro una cifra [sic] annua-
le chi non depet essere prus arta de is
intradas ordinàrias.
Anche una semi-speaker come me nota subito che la traduzione in Limba Sarda Comuna è praticamente solo un calco pari pari del testo in italiano. La costruzione grammaticale della frase, cioè la sintassi, è completamente italiana, e anche le scelte lessicali. Non sono stati tradotti i concetti ma le strutture frasali, come se il sardo non avesse più una sua tipicità e diversità anche sintattica rispetto all’italiano. Si rischia il paradosso, con traduzioni di questo tipo, di mostrare piuttosto che il sardo è grammaticalmente morto e chela sua grammatica

coincide ormai completamente con quella dell’italiano. Ma il sardo ha la sua grammatica, coincidente solo in parte con quella di altre li
ngue romanze come l’italiano. Certamente un vero parlante nativo di sardo, che abbia una competenza attiva (e non soprattutto passiva come l’ho io) potrebbe trovare modi migliori per tradurre in sardo questi testi senza perderne il senso originario, ma creando un discorso in sardo e non in italiano sardizzato”

Ecco. La nemica del sardo! Andate a vedere come e cosa riporta Corongiu della critica della Calaresu… (pag.122/ 123):

“Emilia Calaresu, sarda di origine ma in forza a un’univeristà emiliana …”

Già questa frase è brutta…Corongiu ha un modo veramente brutto di scrivere, sempre inserendo quelle schifezze di aggredire le persone in maniera personale. Ahhh, guarda il caso… non critica che Michele Contini fosse in Francia e Roberto Bolognesi in Ollanda?! No, ma che qualcuno sia in Italia (il posto con la maggior emigrazione di sardi, 75 circoli sardi di 120 circoli al mondo sono in Italia)… cessu cessu.

Poi Corongiu continua:

“… critica moltissimo le traduzioni operate dall’ufficio, tacciandole di aver riportato in sardo una lingua complessa, burocratica involuta, non semplificata. Tale posizione, che viene riportata a galla ogni tanto, sorprende in a una bocca a una studiosa, in quanto dovrebbe essere chiaro che i traduttori  in sardo non fanno altro che riportare ciò che viene scritto negli atti pubblici in italiano, senza modificare niente…”

Ecco, io vi ho preparato la traduzione in tedesco:

La Regione, al fine di favorire lo svilup-
po economico dell’Isola, può disporre,
nei limiti della propria competenza tri-
butaria, esenzioni e agevolazioni fiscali
per nuove imprese.
Die Regionen, al finen von favorisieren die sviluppen ökonimisch der Insel, kann disporren, im Limit der eigenen Kompetenz tributarisch Esenzionen und Agevolazionen fiskalisch für neue Unternehmen.

Ma a chi vuole prendere in giro Corongiu?

Il mio maggior problema, ciò che proprio mi fa incazzare, è il dubbio assoluto nella nostra intelligenza… ma non solo nella mia, ma quella del popolo sardo. Ma lo vediamo tutti che Emilia Calaresu ha ragione!!!

Poi Corongiu:

“Ma è sembrato all’epoca scoretto che la Calaresu abbia confuso i registri e gli obiettivi di esperienze traduttive nascenti, per deligittimare comunque il tentativo di sperimentazione dello standard.”

Ahhh… così se la gira Pepi… ma, una domanda? Sono migliorati i testi e le traduzioni in LSC?

No! Lo vedo tutti i santi giorni su facebook, tutti che scrivono in LSC scrivono in sardo porcellino… infatti è diventata la norma di coloro che il sardo non lo conoscono e che sono troppo pigri per impararlo.

E addirittura, coloro che conoscevano bene il sardo e hanno lavorato gli ultimi anni con la LSC hanno auto-disimparato il sardo.

Ma non lo dico perché sono “orientalista” e perché voglio mantenere tutti i dialetti sardi, lo dico perché ho imparato il sardo per mantenere i pensieri sardi e le tradizioni e il modo di pensare.

L’assurdità in assoluto è che coloro che urlano a voce alta “Una lingua-una nazione” e usano la LSC, non hanno capito che sono già colonizzati mentalmente perché pensano il sardo in italiano.

Come vediamo qui (scusa Max… lo sai che ti voglio bene):

“Is obbietivos fundamentales ant a èssere cussos de sa promotzione, de s’isvilupu e de s’aplicatzione de sa leges derivadas dae sa Lege Regionale 26/1997, dae sa Lege 482/99 de sa Repùblica Italiana e dae sa Carta Europea de is Limbas Regionales o de Minoria (1992), e fintzas s’elaboratzione e sa proposta de acontzos normativos a totus is livellos istitutzionales, in ue bi nde siat sa netzessidade; in prus, s’ente at a tènnere su dovere de vigilare a pitzus de s’aplicatzione de is polìticas linguìsticas istabilidas dae su guvernu sardu e de coordinare is atziones e is mesuras de is assessorados in matèria de polìtica linguìstica.”

“Gli obbiettivi fondamentali saranno quelli della promozione, dello sviluppo e dell’applicazione della legislazione derivante dalla Legge Regionale 26/1997, dalla Legge 482/99 della Repubblica Italiana e dalla Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie (1992), nonché l’elaborazione e la proposta di adeguamenti normativi a tutti i livelli istituzionali, ove ne emerga la necessità; inoltre, l’ente avrà il compito di vigilare sull’applicazione delle politiche linguistiche stabilite dal governo sardo e di coordinare le azioni e le misure degli assessorati in materia di politica linguistica.”(http://progeturepublica.net/comunicati/politicas-linguisticas-in-progres-istitutu-pro-su-plurilinguismu/#.UMjQZ6xc0_A)

Detto questo… dimostra che la LSC non è mai stata “migliorata” e la critica della Calaresu vale oggi così come valeva all’eopoca.

E assurdamente Corongiu usa ancora addirittura il termine “sperimentale” per giustificare la sua incapacità di non aver agito negli ultimi sette anni, sebbene Roberto Bolognesi abbia richiesto più di una volta degli emendamenti, sebbene gli intellettuali di Cagliari abbiano fatto uscire dei documenti, libri contro la LSC… e sebbene i cattivi “orientalisti” come me che all’inizio erano a favore della LSC si siano girati e se ne sono andati perché non è giusto agire in questo modo, come lo fa lui…

No, lui con tranquilità continua a parlare di giustizia e del suo libro. L’Unione Sarda, addirittura lo spalleggia anche.

L’articolo ieri della Pinna fa ridere ai polli. Ha fatto passare Corongiu come un santo, padre di famiglia… e un esperta di communicazione… ma bai e circa.

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/troppi-sardi-o-troppo-poco/

E poi Pepi chiude il suo paragrafo sulla linguista Calaresu con la frase:

“La stessa Calaresu ammette con tranquilità, tra l’altro come molti isolani del resto, di non conoscere bene la lingua di cui parla … e questo chiarisce ancor meglio la disputa”.

Che cosa? Ita as nau…? Ses unu faulargiu… mannu.

Lei l’ha detto per dimostrare che le LSC è talmente italianizzata che una persona che non conosce bene il sardo, lo vede dal primo momento. E lo potete leggere su.

Tutto il libro è così, tutte le tesi di Corongiu sono lontani di ciò che la gente ha scritto veramente e di ciò che intenzionava.

Tutto questo per sostenere una noma castrata che fa comodo a lui…

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25 thoughts on “Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa. (IV)

  1. Aggiungo questo, siccome qualcuno non capisce cosa intendo, quando parlo della LSC.

    Quando dico che la LSC è “italianizzata”… io non parlo delle grafie in se! Per me può andare bene ogni grafia che rappresenti i suoni in maniera adatta! Non avrei nessun problema con la -k- per esempio, ma credo che si debba anche seguire le abitudini dei sardi (alfabetizzati in italiano) e per ciò credo che -ch- vada bene e così via.

    Quando parlo delle norme, dei standard parlo di ciò che nella linguistica chiamiamo… texte, discours, parole. Infatti non si tratta solo del problema della grafia della LSC, cioè che mancano alcuni grafemi come la scescia… ma si tratta proprio del problema che uscì come “lingua amministrativa” e gente ha iniziato a tradurre i testi (texte) alla italiana e … con gli anni sono diventati sempre più pigri e questo sta ammazando il sardo perché sta succedendo ciò che noi chiamiamo “relexification”.

    Scrivendo “spatziu” invece di “tretu” e così via… le vedo tutti i giorni… e ho bisticciato con Corongiu su questo quando lui mi disse che sono una “purista tedesca”, infatti “orientalista” e così via… Avevo addirittura fatto la proposta di coinvolgere gli anziani per trovare soluzioni migliori in sardo. Ovviamente non era la prima a fare queste proposte.

  2. Calaresu, Calaresu questo nome non mi giunge nuovo. Ai tempi della LSU Corrainesa veniva incensata da chi adesso lo sfotte e la denigra in questo malo modo. Così pure Blasco-Ferrer anche lui glorificato ed adoperato contro l´uomo nero Corraine solo perché faceva comodo. Tutto è in Rete. Eh già ci anche le alleanze variabili in un certo modo di fare ed agire che tu stai smascherando in modo perfetto.Brava.

  3. Per comodità:

    “Il sogno di una limba normale. Giaime ha sette anni e frequenta a Cagliari la Chatterbox Primary. A scuola, la sua lingua è l’inglese. Ma è in sardo che discute con i genitori il menù di una gelateria della Marina. Ed è in sardo che si rivolge a un amico del babbo, riconosciuto tra la folla: perché è in sardo che l’ha sempre sentito parlare. L’italiano, senza esitazioni, è riservato alla signora sconosciuta che lo accompagna. Tre lingue, tre possibilità di interazione. Tre diverse scelte, istintive e perfettamente mirate.
    FAMIGLIE Giaime è il figlio di Giuseppe Corongiu, 48 anni, giornalista specializzato in comunicazione amministrativa, una lunga militanza nel Movimento linguistico sardo, ora direttore del Servizio Lingua sarda della Regione. «Il primo proveniente dal mondo dell’attivismo che riesce a entrare nelle istituzioni», si autodefinisce. Un combattente che si è fatto burocrate. Per la causa. E un genitore sardofono, senza se e senza ma. Perché oggi la lingua sarda può essere salvata dai bambini e dai burocrati. Dai bambini perché la parlano (di nuovo) e presto potrebbero imparare a scriverla, non in alternativa, ma insieme all’italiano e all’inglese. Dai burocrati, perché possono usarla per tradurre documenti istituzionali, che siano “S’Atu de intima” del presidente Ugo Cappellacci al Governo Monti, o una circolare sulle mense scolastiche. Dimostrando che in sardo si può scrivere di tutto, mica solo attitidus, irrocos e ottave. E che si può farlo in modo uniforme in tutta l’Isola, e in tutta l’Isola farsi capire. Come in qualsiasi paese, come in qualsiasi idioma.
    FALSE CERTEZZE E infatti “Il sardo, una lingua normale” è il titolo del saggio di Giuseppe Corongiu, edito da Condaghes. “Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea”, recita il sottotitolo. «Le lingue normali sono quelle su cui non si discute, perché hanno storie consolidate e posto stabile nel mondo», spiega Corongiu al cronista. Quelle a cui siamo così assuefatti, da considerarle naturali. Dimenticando che ogni lingua, tanto più se scritta, è un fenomeno culturale, una convenzione.
    Un po’ Decalogo, un po’ diario di bordo e un po’ J’accuse, l’opera di Corongiu rilegge, in chiave dichiaratamente partigiana, decenni di battaglie politiche e linguistiche. Culminate nell’adozione il 18 aprile 2006, della Limba sarda comuna: un codice ortografico per la traduzione degli atti ufficiali della Regione, che l’allora presidente Renato Soru fa adottare «a titolo sperimentale». Tagliando, come Gordio, il groviglio delle contese accademiche su quale varietà linguistica debba rappresentare la voce dell’amministrazione. Corongiu, il pasionario che si è fatto burocrate, è il responsabile della sperimentazione. Che cammina sul territorio attraverso gli Sportelli linguistici, e potrebbe entrare nelle scuole, ma su cui si accaniscono gli oppositori: «Lingua inventata a tavolino, esperanto inutile». Con tanto di appelli al Consiglio. «Io non sono che un funzionario, esecutore di scelte politiche», si schermisce Corongiu. Ma nel suo libro spara ad alzo zero.
    IL CAMPO Terreno e simbolo della battaglia è la quarta di copertina: la Sardegna come un grande puzzle, le tessere variamente colorate a rappresentare le diverse famiglie di lingue/dialetti. A nord, le macchie periferiche di sassarese e gallurese; l’enclave catalana di Alghero. A sud, la macchiolina verde del tabarchino. Ma il grosso dell’Isola è di un bel rosso mattone, uniforme dal centro nord al golfo di Cagliari. Perché una sola è la lingua, nonostante le differenze locali. Come l’italiano dei sardi e quello dei veneti. L’inglese della Regina o quello dei cowboy. Normale.
    RICERCHE Dove sono logudorese e campidanese, reciprocamente incomprensibili? Invenzioni, argomenta Corongiu, di un naturalista del Settecento, tale Cetti. Ripreso da Spano e da Wagner in maniera acritica. Ed accettato senza verifica da linguisti, antropologi e storici delle università sarde. Autocolonizzati, pronti a interiorizzare gli stereotipi degli studiosi esterni: la Sardegna come l’Oriente inventato dagli orientalisti e smascherato da Edward Said. A rompere il conformismo – nella ricostruzione di Corongiu – arriva Michele Contini, geolinguista sardo dell’università Stendhal di Grenoble. Compie sofisticate ricerche sul campo, che Corongiu sintetizza così: «Il sardo è una famiglia piuttosto unitaria di dialetti e la tradizionale divisione in logudorese e campidanese non basta a spiegare le mutazioni tradizionali». I lavori di Contini (Direttore dell’Atlante linguistico internazionale romanzo) non sono pubblicati in italiano: troppo scomodi per gli accademici orientalizzati, tuona il polemista. Ma non sfuggono a Diego Corraine, studioso fra i più lucidi del variegato movimento linguistico. Se unitaria è la famiglia delle lingue/dialetti, è più facile ipotizzare una lingua standard nazionale. È la strategia che sfocia nell’adozione della Lsc. Il direttore dell’Ufficio preposto a sperimentarla, martella: non ha base ideologica, ma «scientifica». Lo confermano le ricerche di un altro battagliero sardo in esilio: Roberto Bolognosi, che lavora per l’Università di Amsterdam. Valutate con la linguistica computazionale, le varianti del sardo sono molto vicine. Anche se in un paese si dice fizzu e in un altro fillu, i sardi si capiscono. E possono raggiungere un compromesso: scrivendo figiu e leggendolo ciascuno a modo suo. Come si fa in inglese.
    DIBATTITO Il rischio è che la lingua scritta normalizzata sembri estranea proprio a chi non ha mai smesso di parlare il sardo. Corongiu asserisce che lo standard è indispensabile: «Per una lingua minoritaria che voglia candidarsi al bilinguismo è necessario dotarsi di un tecnoletto giuridico-amministrativo che funga da base per la Lingua ufficiale della Pubblica amministrazione». Il paradosso è che una lingua, stigmatizzata ed emarginata in quanto “del popolo” sia ora prescritta dall’alto. «Quante lingue di quelle parlate oggi non sono state imposte d’imperio da parte di autorità amministrative?», scrive l’autore del libro. «Nessuna, e questo gli studiosi lo sanno. Purtroppo non lo sanno i cittadini e quelli che scrivono lettere ai giornali». I rischi e i limiti dell’azione d’autorità non sfuggono ai fautori stessi della standardizzazione. «La politica moderna non è più quella dello Stato assolutista, né esiste oggi un Palazzo d’Inverno linguistico da espugnare», ammonisce il sociologo Alessandro Mongili nell’introduzione al saggio di Corongiu. Consigliando di mobilitare le coscienze dal basso: «In una parola, passare da Lenin a Gramsci». I problemi pratici e le resistenze resteranno. Non perché i sardi siano pocos, locos y malunidos. Ma perché dovunque si scelga uno standard emergono tensioni, sottolinea Mongili. Anche in questo, il sardo è una lingua normale.

    dae s’Unione Sarda de su 10 de santugaine/ladàmine de su 2013”

    Ma proprio non ci sente da quell’orecchio: La traduzione in italiano della tesi di Contini non è stata finanziata dalla Regione. Potevano anche farla tradurre in sardo, se volevano. Ma non hanno voluto, in nessuna lingua.
    “Tale Cetti”. Francesco Cetti è uno dei più importanti naturalisti del Settecento, oltre a essere stato matematico e altro. E non ha bisogno delle certificazioni di nessuno. Tanto meno da chi produce fuffa pura.

    • Curiosone… a me scoccia di più il fatto che stesse parlando della non traduzione il modo in cui lo fa. Ha veramente un modo terribile di scrivere, come ho cercato di mettere in evidenza su. A parte il fatto che lui avrebbe avuto tutte le possibilità di tradurre Contini, visto che corongiu stesso conosce il francese… a parte il fatto che il 99% dei romanisti seri lo sa almeno leggere e capire il contesto, a parte il fatto che esistono anche tantissimi altri libri e articoli in altre lingue (come il tedesco per esempio) che non sono stati tradotti…a parte tutto questo, mi da soprattutto fastidio il modo stronzo (e non trovo altra parola…) in cui lui giri i fatti a suo favore ed è pure credibile per le persone che veramente non hanno tanta esperienza nel campo linguistico. Veramente… scrive scrive, non dice niente, ma intanto convince solo perché gli esce fuori una “Hetzkampagne”… (d’indicare il dito alle altre persone… e lui ci esce fuori come un santo). Odio persone di questo genere ed è il tipico modo politichino da gente che infondo non ha un cavolo da dire con sostanza. Altrimenti avrebbe scritto un libro solo ed esclusivamente sui “vantaggi” della LSC senza fare nomi e senza criticare gli altri. E proprio questo atteggiamento, come vediamo, dividei sardi… non il ddiscorso su logudorese o campidanese o su cos’è letteratura sarda quella solo in sardo o anche quella scritta in italiano. .. tutti discorsi interessanti sui quali possiamo essere d’accoro o meno. Ma il libro di Giuseppe fait partziri diaderus. Buona giornata a tutti e grazie dei commenti ♥

    • Non esiste nessuna intervista in” s’Unione Sarda de su 10 de de su 2013″, se “santugaine/ladàmine” significa ottobre. Come sospettavo.

      • Ieri sono andato in una biblioteca, per altre cose, dove hanno anche la collezione dell’Unione e così ho controllato. Nel numero indicato non c’è nessuna intervista, quello che abbiamo letto sta all’indirizzo che scrivi, con un fotomontaggio. Non nel giornale. Forse hanno sbagliato data, ma non ho controllato oltre, mi basta questo. Bisognerebbe vedere quando è stato caricato effettivamente nel sito da te indicato ma io non lo so fare. Comunque, ci sono tracce o indizi che fanno supporre che si tratta di una risposta all’articolo di Mastino e comunque di qualcosa di confezionato per l’occasione. E’ troppo personalizzato, con i dettagli sul bambino, ad es., che non si potrebbero mettere in un quotidiano. L’uso del bambino, con nome e cognome, è una cosa vergognosa. Vorrei sentire sua madre. Un altro dettaglio è quello dell’amico che passa, oppure della signora sconosciuta. Sembra preso da un manuale di sociolinguistica. Tutto questo per illustrare le interazioni. Quella che non compare esplicitamente è proprio la madre. Insomma, per raggiungere lo scopo, si utilizzano anche i minori. Per poi descrivere una situazione del tutto normale e diffusissima che anche tu conosci e vivi come fanno tutti i plurilingui di questo mondo, da quando esiste il plurilinguismo. E non ci vogliono quelli di Edimburgo, che vanno in giro come i venditori ambulanti, per fare propaganda al plurilinguismo. Ci sono i proverbi, ad es., o le massime:
        Quot linguas calles, tot homines vales
        
Ile języków znasz, tyle razy jesteś człowiekiem
        
Koľko rečí vieš, toľkokrát si človekom
        Koľko jazykov vieš, toľkokrát si človekom.
        Ahány nyelv, annyi ember
        (proverbio slovacco) http://ec.europa.eu/education/policies/lang/doc/com596_it.pdf
        
Kolik rečí znáš, tolikrát jsi človekem
        
Wie viele Sprachen du beherrschst, so viel mal bist du ein Mensch
        
Tantas lenguas sabes, tantas veces eres persona
        
Píu lingue sai piú pregi hai
        
Plus tu connais de langues, plus tu es humain.
        proverbo armeno, in trad, fr.: “Autant tu connais de langues, autant de fois tu es un homme.”  

      • Nel loro sito è ora “Santandria/Onniasantu”, forse se ne sono accorti che il mese era sbagliato. Infatti è uscito qualche giorno fa. vabehh 🙂 .

  4. Cara Alexandra, “Schmutz- und Hetzkampagnen werden mit Methoden der Desinformation und der Propaganda geführt. ” Però qui si tratta solo ed esclusivamente del nulla al cubo condito di sugo tossico, cucinato da dilettanti presuntuosi. Nel quale è stato implicato alla fine anche un minorenne, quale scudo e garanzia del retto agire di un adulto, in rapporti di stretta parentela. Lasciando da parte questo incipit non indifferente e questo dettaglio non secondario, Europa ed Africa è piena di bambini ed adulti disinvoltamente plurilingui, come lei ad esempio.
    Il resto della cosiddetta intervista è fuffa che come tale va spazzata via.

  5. «Io non sono che un funzionario, esecutore di scelte politiche»
    A partire da questa singolare affermazione vorrei parlare di un ipotetico funzionario pubblico, lo scrupoloso dott. Puddu, che interpreta alla perfezione il suo ruolo e che conosce a memoria l’art. 97 della Costituzione che recita:
    <> e aggiungo anche l’Art. 54. che dice:
    <>
    Vi siete chiesti cosa pensa il nostro dott. Puddu di un suo eccentrico collega che spesso viene meno alla sua imparzialità, esternando, su materie di competenza del proprio ufficio, a piè sospinto, su tutti i media, magari utilizzando fantasiosi nick femminili, oppure orientando la claque, contro cittadini che, legittimamente, non la pensano come lui.
    A Puddu viene il dubbio che alcuni di questi cittadini, che hanno ad esempio il diritto presentare istanze di partecipazione ai vari bandi dell’ufficio diretto dal collega eterodosso, spesso vi rinunciano in ragione di tale conclamata inimicizia, che spesso rasenta l’offesa personale.
    Puddu pensa pure che se azzardasse un simile comportamento, lui che gestisce che so fondi per l’agricoltura, verrebbe messo sotto procedimento disciplinare in un nanosecondo.
    Questo significa adempiere con disciplina ed onore ai propri compiti ?
    Ho molti dubbi in proposito.
    Secondo voi Il collega di Puddu è ancora da considerare imparziale?
    A qualcuno sfugge questa basilare differenza e vorrebbe fare al tempo stesso: il militante non so bene di che cosa, l’agitatore politico, il giornalista, il ghostwriter, il consigliere di principi e principesse, di assessori e assessuore, il politico di rincalzo e dulcis in fundo il dirigente pubblico che gestisce uffici e budget di spesa.
    Come cittadini possiamo essere garantiti da un tal modo di operare?
    Non basta essere imparziali bisogna anche apparire imparziali, oppure si cambia legittimamente mestiere seguendo così le proprie multiformi e poliedriche aspirazioni ed inclinazioni non ultima quella, singolare, di farsi passare per una donna.

  6. L’art. 97 della Costituzione recita:
    I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
    Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
    Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. e aggiungo anche l’Art. 54. che dice:
    Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
    I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

    • ciao. scusa, non so se capisco bene, cosa ci vuoi dire? Puddu cosa c’entra adesso? A volte siete un pochino veloci e non capisco la concordanza… e non sono molto abituata al “politichese!”, Per favore, speigami meglio, cosa ci vuoi dire. Grazie.

  7. Mah, sarà un padre esclusivamente sardofono (in laconese o in LSC o in casteddaio?) però manda il figlio alla Chatterbox dove ai bambini si parla esclusivamente inglese. Si starà preparando anche lui all’esilio? Con l’ultimo taglio di capelli sembra Paul McCartney, forse fugge verso la perfida Albione. Ma lì cosa farà? Di LSC agli inglesi non frega niente, come guadagnerà il pane? Lavorando?
    P.S. Tradurre in sardo un testo, che sia letterario, normativo, scientifico, non è cosa facile: io ho provato a tradurre un capitolo di Grazia Deledda, un testo di archeologia, persino Wagner, ma per non cadere nel ridicolo, semplicemente sardizzando parole italiane, ci vuole molto impegno. E non basta conoscere sardo e italiano, bisogna conoscere le soluzioni adottate dalle altre lingue neolatine, se sono coincidenti o discordanti, ed in quest’ultimo caso, perché. Sto parlando ovviamente soprattutto dei neologismi (per il sardo), del lessico “tecnico”, della morfologia delle parole (basta dare uno sguardo al libro della Pinto per capire che casino è).
    Il sardo non è una lingua “normale”; un giorno forse lo sarà, ma ci vuole lavoro, competenza e pazienza: non è cosa per dopolavoristi.
    Per quelle poche pagine che ho provato a tradurre, per diletto, usavo tutti i dizionari sardi a disposizione, il REW. quello italiano, quello latino, quelli spagnoli francesi portoghesi e rumeni (utilissimo quest’ultimo perché è stata l’ultima grande lingua neolatina ad essere standardizzata). Ero stremato. Altro che lingua normale.
    Per fare del sardo una lingua normale, ci vorrebbe un’accademia, con specialisti, gente seria, non dilettanti allo sbaraglio. Questo al di là delle diatribe nord-sud, della fonetica di Bolognesi e dell’ortografia LSC.
    Parola di dilettante.

    • Juanne… volevo solo parlare di Wagner perché Corongiu parla con molta polemica di Wagner. Sarà comunque una critica a Corongiu quando parlerò di Wagner. Corongiu fa il suo lavoro molto male secondo me. Invece di andare in giro a sputtanare 200 anni di romanistica, scienza umana, senza avere la più pallida idea di che cosa sta parlando, dovrebbe aggiustarsi la sua cavolo di Limba Sarda Comuna che non serve a nessuno che conosce veramente il sardo… e non so chi trovare peggio. A lui o alla gente che lo spalleggia.

  8. Certo che sono io. Ti mando un breve stralcio di un mio intervento più lungo che sebbene vecchiotto in certe parti è ancora abbastanza attuale:

    … la stragrande maggioranza dei sardi desiderano che l’80-90 per cento delle risorse finanziarie vengano destinate ad insegnare ai bambini delle scuole materne ed elementari a scrivere, leggere, parlare la propria variante locale per 2-3 ore alla settimana, esattamente come si fa per l’inglese. È triste ma è così, il sardo è oggi per la quasi totalità dei bambini sardi pressoché una lingua straniera e così va insegnato.

    Pretendere dall’oggi al domani di insegnare le altre materie in sardo è utopico in questo momento; al massimo l’insegnante di sardo potrà insegnare (sempre nella variante locale) un po’ di storia sarda e altre cognizioni inerenti la Sardegna ma dopo alcuni anni e dopo che i bambini padroneggeranno perfettamente la loro variante di sardo.

    Perché allora non rispettare questa volontà? Contemporaneamente continueranno ad esserci scrittori che usano il campidanese generale, il logudorese, la lsc, la limba de mesania, la variante locale ecc. E per i partiti politici sarà lo stesso. Anche irs e progres lo fanno già. E spero e credo che progres al prossimo congresso utilizzerà il sardo, almeno nei manifesti e nei materiali pubblicitari; e saranno naturalmente liberi di utilizzare la variante che preferiranno, che può essere anche la lsc. Ma la scuola è un altro paio di maniche.

    Chi insegnerà il sardo nelle materne e nelle elementari? Chi è laureato in scienze dell’educazione e abbia dato con successo esami di sardo all’università. Ma si deve trattare di persone che lo fanno oltreché perché ne posseggono i titoli, anche perché ne sono appassionate, che preparino, anche insieme ai bambini, il materiale didattico nella variante locale. E così anche la creatività e la fantasia degli scolari verrà stimolata e quando torneranno a casa potranno parlare con i loro nonni nel loro sardo, non in lsc! La scuola non può continuare a promuovere il mutismo tra i familiari o condannarli a parlare soltanto in italiano (porcheddino) o in lsc (porcheddina). Questi sono i requisiti oggi per insegnare una lingua nella scuola primaria, non altri. L’unificazione della lingua è e sarà un passo successivo, adesso si deve cercare di salvare quello che c’è non quello che non c’è!!!

    Se un insegnante di sardo deve insegnare per 20 ore la settimana riuscirà a farlo esattamente in 10 classi con 2 ore per classe. È quindi necessaria una nuova materia: “lingua e civiltà sarda” come esiste anche “lingua e civiltà inglese” alle elementari.
    100 nuovi insegnanti potrebbero quindi insegnare in 1000 classi. Ma quanto costano 100 nuovi insegnanti di scuola materna ed elementare?
    3600000 euro all’anno. 25000 bambini potrebbero così riappropriarsi in pochi anni della loro lingua. Con 200 nuovi insegnanti e una spesa di 7000000 di euro annuali 50000 bambini potrebbero reimparare la propria variante locale della lingua sarda, ma la regione cosa fa?

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2994

  9. Comunque state tranquilli: un paio di giorni fa ho fatto la fila dal medico nello Utah, a Uta insomma; beh, è vero, c’erano anziani e persone di mezza età ma vi assicuro che parlavano esclusivamente sardo. Mi sono divertito un mondo, perché il campidanese è una lingua un po’ buffa, mite, adatta alla comicità (tutti si dimenticano di quel vero genio comico che fu Antonio Garau). Lo scambio tra signore e signori attempati su chi era arrivato prima è stato uno spasso. E mi ha dato la convinzione che il sardo è ancora lungi dall’esser dichiarato deceduto.
    “Basciura” di Antonio Garau è strepitosa, da ridere a lacrime: Consillu Comunali de Basciura, si discute di offrire la messa da morto a carico del comune; is arrubiastus (la sinistra) è contraria:
    Samuelli: Fostei immoi poi’ nai su chi ‘ollidi, ma deu sciu ca issu (su mortu) si nd’è sempri impippau de Deus e de ì’ santus!!
    Maria Candellera (sorella de su vicariu e contzillera di maggioranza, “fervescente cattolica”): Ah! Ita seu intendendi cun is origas mias!!
    Parroco: Ma lassaiddu stai…Oramai è mortu, pober’omini! Requiescat in pace!
    Massiminu (su sindigu): Si cumprèndidi! S’importanti è chi sia’ mortu e abàrridi innui esti…
    Coiteddu (cuntzilleri di maggioranza e interramortus): Ah, balla! Po cussu podeis abarrai sigurus! Ci dd’happu interrau deu sa dì etottu! S’had’a poi furriai de costau, ma de innui èsti non ndi ‘essidi!!
    Provate a traslare questo scambio in…Orunese…

  10. chi ddu torrant in lsc peus puru…..spesso chi sostiene la lsc scrive in campidanese affermando che il campidanese non esista, po mei funti macus o imbriagus…

  11. “A scuola, la sua lingua è l’inglese. Ma è in sardo che discute con i genitori il menù di una gelateria della Marina. Ed è in sardo che si rivolge a un amico del babbo, riconosciuto tra la folla: perché è in sardo che l’ha sempre sentito parlare. L’italiano, senza esitazioni, è riservato alla signora sconosciuta che lo accompagna”

    E a nai ca pentzau ca una limba normali si fueddada non solu cun mammai e babbai ma puru cun sa zenti istrangia… Si su sardu esti bonu po fueddi cun cussus de domu abìa non esti “Una lingua normale” esti una limba de “ziminera”…
    Tontu deu ca sigu de criccai a chistionai cun sa zenti chi atopu in pratza

  12. Ottima osservazione. Da aggiungere che la madre non la si nomina separatamente e che quindi in genere verso le donne il bambino usa una lingua diversa da come si rivolge agli uomini. Ribadisco però che l’uso del personaggio bambino è un abuso. E che è tutto comunque un testo costruito ad arte. Fa parte di una campagna di autopromozione, dove le interviste giocano un ruolo importante accanto a non-peer non-reviews. I veri pensieri e sentimenti si esprimono in facebook, tipo: ” Castia, ca su chi at nau X de is tontimis de su libru tuu est beridadi! […] Tui da depis acabai de ti cunsiderai unu maistru de cosas chi non connoscis. – Cando naras is paràulas ‘tontimines’ e ‘non connosches’ ti depes castiare in s’isprigu de sa carriera tua de tzeracu … e e reconnòschere pro su chi ses – Ti depis asseliai ca su tzeracu ses tui e fintzas po dinai! Incrubas sa schina a dogni Giunta chene brigungia. Sa beridadi est chi ses in una materia chi no est cosa po tui! – Non t’at fatu ischifu su dinare de … de cale si siat Giunta sia lòmpidu, o, ma ses imbriagu? – … – Ma seis ammachiedisindi totus? – Oh m’at agredidu custu… ” (Tutto attraverso celellulari; questo è lo stato vero dell’arte; viva facebook, viva i cellulari, viva la sincerità, viva stupidità, viva il populismo!)

  13. A proposito di bambini plurlingui. Avete sentito la bambina cinquenne Abylazova, figlia di Shalabayeva, le vittime del sequestro bilaterale di stato italo-kazaco? Parla inglese, italiano con ottimo accento (ovviamente), sicuramente russo e forse kazaco. La sua carriera e ruolo sociali sicuramente non dipenderanno dal suo plurilinguismo ma dalla sorte dei genitori. Del resto, come si vede, genitori di questa tipologia sociale e politica avviano i figli al plurilinguismo quale mezzo di successo, ma è l’educazione complessiva che lo garantirà, indipendentemente da cosa si intenda per successo (affari, cultura, politica, diplomazia). E’ così semplice e normale, che non ci vogliono specialisti scozzesi a insegnarlo ad altri come imbonitori ambulanti, men che meno in relazione ai figli delle élites di tutto il mondo, Africa ed Asia comprese.

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