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Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa.

Ho letto il libro di Giuseppe Corongiu.

Il sardo, una lingua normale. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea,                                                      Cagliari (Condaghes: 2013).

Non scriverò la critica tutta in una volta, oggi inizio con premesse e aspetti generali.

Premesse:

Ovviamente, Giuseppe Corongiu, non ha torto in tutto quello che scrive, soprattutto condivido la parte giuridica, amministrativa e la sua descrizione sul modo in cui lo Stato Italiano abbia cercato di soffocare le lingue minoritarie negli ultimi sessant’anni. Ma questo lo descrissse già Sergio Salvi nelle Le lingue tagliate. Storia delle minoranze linguistiche in Italia, Milano (Rizzoli: 1975). Uno dei tanti libri che Corongiu non elenca nella sua bibliografia. E  comunque anche altre persone ne hanno scritto anche nei nostri giorni, per ciò, niente di nuovo.

Ciò che mi ha dato fastidio è, più che altro, che Giuseppe Corongiu cerca di sostenere la sua opinione parlando male di quasi duecento anni di Romanistica, della filologia italiana (e sarda), scienza mandata avanti da centinaia di studiosi italiani, sardi, tedeschi e altri.

Secondo Giuseppe Corongiu, la maggior parte dei filologi e linguisti che hanno scritto sul sardo (a parte dei suoi amici-guarda il caso) l’hanno fatto solo per accattivarsi le simpatie del proprio professore e per ottenere una catedra o altri benefici. E i loro professori nei loro tempi hanno fatto la stessa cosa… e così sono nati tutti i “miti” sul sardo.

Secondo Giuseppe Corongiu gli studiosi (a parte dei suoi amici-guarda il caso) hanno scritto bugie sul sardo per marginalizzarlo, per lasciare il sardo nel suo ghetto, in modo tale che il sardo non diventi mai una lingua “normale”.

Secondo Giuseppe Corongiu, gli studiosi vanno in giro da duecento anni e raccontano balle al popolo sardo. Scrivono e dicono che ci siano tanti dialetti del sardo, che ci siano due macrovarietà, e che il sardo abbia dei tratti arcaici ecc…

…perché vogliono dividere i sardi, per rafforzare l’italiano e perché infondo vogliano in realtà che il sardo rimanga una “lingua museo” solo usata nel folkglore… con il futuro che porterà prima o poi alla sua sicura morte.

Tutto questo hanno voluto quasi tutti gli studiosi… e adesso, grazie al cielo, viene Giuseppe Corongiu, il salvatore della situazione e il suo “Movimento Linguistico” per unire il popolo sardo e la lingua sarda.

Scusate, ho dimenticato…

Secondo Giuseppe Corongiu, quelli che adorano la lingua sarda, soprattutto gli intellettuali meridionali,  le persone che sono contro la LSC come lingua per tutti i sardi, soffrono di “orientalismo” e sono dei poverini che dovrebbero prendere delle medicine.

Può essere vero tutto quanto? Certo…

boomerang-art

Giuseppe Corongiu lancia, ma tutto torna indietro…

Ci sarebbe anche un altra verità? Certo…

Cerchiamo di guardare anche l’altra parte della medaglia:

Secondo me, Giuseppe Corongiu sostiene queste accuse, per rafforzare la “Limba Sarda Comuna”.

Secondo me, Giuseppe Corongiu cerca di eleminare i “nemici” della “lingua sarda” con il suo libro perché ci vuol far credere che la LSC sia la lingua di tutti i sardi.

Secondo me, Giuseppe Corongiu vuole insabbiare il fatto che lui non segue il documento della LSC. Non segue la LSC così com’era prevvista. Fa quello che vuole, senza aver rispetto della gente che, in buona fede, l’aveva pensata come “sperimentale”.

Perché?

Perché forse infondo lui e i suoi amici (quasi tutti del centro-nord della Sardegna-guarda il caso) hanno fatto la Limba Sarda Comuna tra Ploaghe e Laconi.

Perché forse la maggior parte delle persone che usano la LSC, il sardo non lo conoscono. Basta leggersi le traduzioni che escono dall’Ufitziu… e non devo neanche essere purista o orientalista per vedere che quello non è sardo. Ma questo l’ho già scritto nell’articolo: “La verità sulla LSC” (in questo blog).

Perché forse così ha dato importanza a persone che velocemente hanno imparato la LSC e sono diventate “operadores de sa limba”. Persone che si sentono uno piú cool dell’altro… e sono diventate il suo esercito personale nei social network.

Perché forse, Giuseppe Corongiu e i suoi amici (qualcuno editore-guarda il caso) ci guadagnano soldi con la LSC.

Perché forse così saranno loro a dire a tutti come si scrive, con la pennina rossa in mano… quando c’è gente che il sardo lo scrive e lo conosce meglio di loro.

Perché forse così, Giuseppe Corongiu e la sua cricca di Baronis, sperano di entrare nella Storia della Lingua Sarda come Bembo, De Sanctis, Manzoni o chissà chini fanno parte della storia della lingua italiana. Il grande Corongiu e “Il Movimento Linguistico Sardo”.

Cari amici, vi lascio la scelta di pensare quello che volete. Se Giuseppe Corongiu poi se ne esce fuori con la storiella che io scrivo questo perché sono offesa, vi consiglio di leggere l’articolo: “Is faulas de is Baronis de sa Lingua Sarda” in questo blog. Credetemi che io avrei avuto solo ed esclusivamente dei benifici, se non mi avessi opposto alla LSC.

Cito il mio carissimo amico Frantziscu Lai che dice sempre per quanto riguarda la lingua sarda:

“Dove non c’è giustizia, non ci può essere armonia. È questo il motivo per il quale stiamo combattendo”.

Aspetti generali: 

Mi chiedo… cos’è il libro di Giuseppe Corongiu? Non lo so, ma vi posso dire che non è scientifico.

Non menziona i testi importanti per verificare ciò che noi chiamiamo Forschungsstand, current status of research, état de la recherche (stato di ricerca). 

Non sa citare e non cita le fonti che dovrebbero sostenere le sue tesi.

Sono sicura che non abbia letto tutti gli autori che menziona, altrimenti conoscerebbe la loro scuola di pensiero e saprebbe scrivere i loro nomi.

Non si può scrivere di standardizzazione senza menzionare Einar Haugen, scrivere di diglossia e non menzionare Charles Ferguson, parlare di “lingua e dialetto” senza citare Eugenio Coseriu, parlare di “Arcaismi” senza citare Heinrich Lausberg, Massimo Pittau e ovviamente Max Leopold Wagner.

Parlare di sociolinguistica senza citare William Labov, Peter Trudgill e Brigitte Schlieben-Lange e infine parlare di sociolinguistica sarda e ignorare del tutto i testi di Ines Loi Corvetto, Rosita Schjerve Rindler (in memoriam- mancata un mese fa, 23.09.2013) o Giovanni Masala.

Giovanni Masala è lo studioso che ci ha riportato l’opera lirica “I Shardana” che si recita ora nel Teatro Lirico di Cagliari… laddove l’unica parte non sottotitolata è quella cantata in sardo da Elena Ledda. Sinceramente, mi aspetterei dell’Ufitziu de sa Limba Sarda, e il suo direttore, che si occupassero di queste cose per rendere il sardo una “lingua normale”. Mahh, chissà forse è un problema che Elena Ledda non canta in LSC?

Giuseppe Corongiu non cita nessuno di questi scrittori, e pochissimo gli altri che menziona nella sua bibliografia.

La citazione nella scienza serve a dimostrare che ciò che stai dicendo, l’abbiano detto anche altre persone. Così colui che legge può cercarsi la fonte e vedere se è veramente stato detto così … o se è solo un’interpretazione di colui che ha citato.

La citazione serve in più a distinguere quali sono delle riflessioni degli altri e quali pensamenti sono i tuoi, altrimenti sarebbe un “furto intellettuale”, conosciuto meglio come “plagio”.

Si cita mettendo la frase, l’autore, l’anno della pubblicazione e la pagina. Normalmente con una nota a fine pagina. Tanti usano anche lo stile della Modern Language Association (MLA), inserendo le stesse informazioni direttamente nel testo. Negli ultimi anni si è stabilita anche una forma “mista”.

Ovviamente uno non deve sempre riportare la frase di un altro e neanche la frase intera di un altro, basta anche solo perifrasare, dire il nome dell’autore, l’anno, pagina. Poi si fa riferimento inserendolo nella bibliografia… così che anche in questo caso colui che legge, possa trovare la pagina.

Giuseppe Corongiu, nel libro del quale stiamo parlando tuttora, invece parla di tesi di Pittau (pag, 110) e senza citarlo e senza metterlo nella sua bibliografia.

Ma il mio caso preferito è il seguente:

“Le ricerche compiute da Contini, ma anche da Roberto Bolognesi e Diego Corraine, finora testimoniano […]”. (pag. 44) e poi niente Corraine nella bibliografia.

Sono molto curiosa di vedere le “ricerche” di Corraine… al livello degli altri due linguisti menzionati.

Fa addirittura riferimento a Wikipedia (pag. 53). Wikipedia ovviamente è un portale molto importante e ci aiuta a capire velocemente le cose che vorremo approffondire, ma il mio professore, per esempio, l’ha vietato su ogni testo universitario.

E questi sono giusto pochi esempi dei quali il libro è pieno.

Esistono pochissimi linguisti che si possono permettere di non citare le fonti e di essere presi sul serio lo stesso. Ma qui stiamo già entrando ai livelli di Noam Chomsky o Joshua Fishman. Giuseppe Corongiu non fa di sicuro parte di questo gruppo. Addirittura uno dei linguisti più famosi al mondo, Steven Pinker, tradotto in tantissime lingue, linguista, che scrive ciò che possiamo chiamare “scienza/ linguistica popolare”, cita e mette le fonti.

Ma non finisce qui, il delettantismo scientifico di Giuseppe Corongiu che addirittura scrive frasi come:

“[…] che non trova realtà verificata scientificamente […] ” (pag. 36), “[…] ha disturbato le verità ‘sociali’ della linguistica accademica […]” (pag. 43),   “[…] pregiudizi accademici, mai verificati scientificamente […]”, (pag. 106) ecc.

Arriviamo alla parte più ridicola. Giuseppe Corongiu non sa copiare…

Ovviamente tutti facciamo errori scrivendo e anche copiando. Tutti i libri spesso vengono letti e riletti e ristampati… e troviamo sempre qualche errore. Ammetto di fare tanti errori quando scrivo in italiano, lingua che ho scritto per la prima volta a 22 anni, ma non sto parlando di questo.

Parlo del fatto che un vero studioso si riguarda 10.000 volte i nomi degli autori che cita, visto che un filologo e linguista ci pensa un pochino di tempo, prima di citare un testo… su dove impostarlo.

Un vero studioso che ha rispetto della linguistica e dei linguisti, in generale di altre persone, cerca di non sbagliare i loro nomi. Un vero linguista si cerca i caratteri in altre lingue…

Ci piacerebbe se uno (studioso) straniero scrivesse male i nomi di (studiosi) sardi? O di luoghi? Come possiamo pretendere che gli altri abbiano rispetto della nostra lingua, se noi non l’abbiamo della loro?

Può succedere, per carità… ma vediamo un attimo:

Giuseppe Corongiu (pag. 102):

Manczack / Heringa / Meyer-Lubke

Giusto: Mańczak / Heeringa / Meyer-Lübke

Giuseppe Corongiu (bibliografia):

Helsloot, Karin / Crystall / Weirich / Hobsbawn / Lorinczi / Pinker, Stephen / Tubingen

Giusto:

Heelslot, Karijn / Crystal / Weinrich / Hobsbawm / Lőrinczi / Pinker, Steven / Tübingen

Se cercate Harald Weinrich nel libro di Giuseppe Corongiu, cercatelo sotto la lettera -H- e non -W- e se cercate Eleonora D’Arborea, cercatela sotto -E- e non -D-, visto che a volte Carronzu Giussepe non sa qual’è il nome o il cognome di alcune persone.

… e questi sono solo gli esempi che ho trovato a prima vista.

Proprio lui si dovrebbe riempire la bocca di ciò che è scienza, unità, normalità?

Proprio lui dovrebbe avere il diritto di giudicare su tante persone che non hanno intenzioni cattive, che si occupano di lingua sarda da anni e anni, persone laureate in romanistica, linguistica e sociolinguistica?

Ma come si permette di analizzare studiosi morti in maniera così anacronistica come lo fa?

Ma come si permette?

Vi dico la verità. Sono scioccata da questo libro. Da sarda – tedesca, da linguista e da essere umano.

Voglio parlare di ciò che Giuseppe Corongiu NON dice perché gli fa comodo, perché vuol far stare zitto alla gente che non è d’accordo con lui. Proprio per questo non ha usato altre fonti, non parla di persone che per la lingua sarda hanno fatto tanto e che parlano e scrivono il sardo meridionale.

No, non sono frustrata perché non mi abbia menzionato, se avessi voluto quello avrei solo dovuto bacciargli i piedi ed essere d’accordo con lui.

Fatto sta è che io sono coerente e io ho voluto seguire la LSC così come il documento è stato prevvisto.

Cari amici, siete tutti invitati a riflettere … e poi tanto pensate quello che volete, ma almeno abbiamo anche sentito l’altra campana.

Vorrei solo parlare della probabilità, che esiste, che le cose non stanno come ci vuol fa credere Sir Giuseppe Corongiu.

La prossima volta parlerò dell’introduzione di Alessandro Lisandru Mongile Mongili e le prime tesi di Giuseppe Corongiu.

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16 thoughts on “Ciò che Giuseppe Corongiu non dice … e non sa.

  1. Concordo pienamente con le cose scritte sopra. Il mio più grande rammarico è che vengano messi in ridicolo tutti quegli studiosi che da sempre si sono impegnati per far capire realmente cosa sia e come funzioni una lingua. Mi dispiace che il potere (politico e economico) purtroppo sia dalla parte di chi sta lentamente distruggendo tutti gli sforzi fatti fino ad ora.

  2. Vostè at fatu un’anàlisi e una crìtica.
    Non poto ne cherzo dare zudìssios ma una cosa poto nàrrere:sos analistas e sos crìticos de sòlitu sone prus distantes e obietivos.
    Mi paret ca si podiant nàrrere sas matessi cosas chene totu custa granghena.
    Un’achedore chi l’at postu su tastu intas a cussu tzicu de binu chi zuco in pitu de sa mesa.
    Gràtzias su matessi po àere tocau un’àtera càmpana.

  3. Com’è poetico il signor Maurizio … Ma quel vino DOC, intendo della pregiata ditta RASLimbistica, dà alla testa a chiunque l’annusi appena appena … Passientsia’nci olidi … Ma, di grazia, per chi suona la campana?

  4. Sos acadèmicos sardos sunt belle totu contràrios a sa LSC pro resones ideològicas e polìticas e non pro motivos iscientìficos. Cunsiderant sa limba nostra comente una limba chi non si podet impreare pro totu is cosas che a s’italianu e che a totu is limbas de su mundu. Est beru chi is acadèmicos sardos sunt prenos de pregiudìtzios e a bortas sas connoschèntzias issoro sunt aprossimativas: pro nde nàrrere una, nde connosco chi non si sunt galu abigiados chi sas oclusivas surdas intervocàlicas in sardu ant fonema ebbia cada una e non duos comente in italianu..
    S’isballu mannu de sos chi lis ponent fatu est su de non cumprèndere PRO ITE sos professores universitàrios sunt contra a sa LSC (e a s’idea de cale si siat istandard) . Sunt contràrios ca pensant chi su bilinguismu non siat possìbile sena àere una ortografia istandard. E custu lu penso deo puru.
    Sunt contra a s’istandard ca si non b’at a èssere una iscritura istandard pro iscrìere totu is cosas prus formales e de importu s’at a impreare s’italianu ebbia, at a abarrare sa diglossia chi b’est oe (ma istitutzionalizada cun leges chi oe non bi sunt), e issos no ant a èssere obligados a s’imparare una limba chi non connoschent.
    Est beru su chi iscries Alexandra, chi su de Coròngiu no est unu libru iscientìficu de linguìstica.
    Ma b’at de nàrrere chi no at mancu pretesas de lu èssere, sende chi faeddat de polìtica linguìstica, de pregiudìtzios in subra de sa limba sarda (comente nde podes atzapare àteros meda publicados in custos annos chi faeddant de sos pregiudìtzios subra de s’istòria, de sa cultura e de s’ “identidade” sarda) e in prus est fintzas unu libru de divulgatzione.
    Faghemi un’esèmpiu de un’istadu in su mundu in ue pro pesare sa polìtica linguìstica apant delegados a is linguìstas ebbia…. in totue is linguistas (ma non petzi issos) si sunt ocupados mascamente de chistiones ortogràficas, pro totu su restu bi cheret gente chi siat cumpetente in is leges e in s’amministratzione.
    Sa polìtica linguìstica no est un’ iscièntzia linguìstica, est un’atu de guvernu.
    Dae s’entziclopedia Treccani:
    Sa polìtica linguìstica est ogni faina o grùstiu de leges relatzionadas tra issas, chi sas istitutziones de un’istadu impreant pro mudare is ecuilìbrios linguìsticos intre unu Pòpulu; custu nùmene pertocat diversas formas de unu protzessu chi at «livellos meda de intentzionalidade, dae su chi tenet s’atinu a su chi non bi nd’at» (Klein 2003: 67).
    http://www.treccani.it/enciclopedia/politica-linguistica_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/
    De seguru sas fainas chi at postu in pràtica Coròngiu las at fatas cun cussèntzia, pro mandare a in antis su caminu pro su bilinguismu. Una cosa chi nemos podet negare est chi sa limba sarda, in sas iscolas in ue faghent cursos in oras de letzione, l’at fata intrare isse (mancari dae sa bentana). S’ordinamentu italianu de oe in pràtica non dat a sa Sardigna perunu podere pro su chi pertocat sas iscolas. S’ùnica manera fiat de impreare sas pagas cumpetèntzias chi at sa Regione, e custu lu podet fàghere unu funtzionàriu de s’amministratzione publica chi at connoschèntzias giurìdicas e amministrativas e no unu linguista.

    • … cumenti apu scritu…Luiseddu Caria fait parti de s’esercitu in is social network de Giuseppe… ma Luiseddu, ganas calincuna cosixedda cun sa LSC?

      Craru ca no is linguistas depant fairi sa lingua, ma nimancu iat a essi una personi feti. cumenti apu scritu gei a Mongili (in s’articulu innoi… Su didinu de Lisandru Mongile), si depit sighiri cumenti ddu at pensau Einar Haugen in is librurus chi at scritu in pitzus de is standardisaduras de is linguas… ateru testus chi Corongiu no at mai ligiu, parrit.

      Po ita no chistionas cun calincunu chi Giuseppe at bogau de su sistema, personis chi no ant tentu sa propria opinioni cumenti a issu? issu no lassat traballai sa genti chi no imperat sa LSC e imoi ant a donnai prus dinai a is comunus chi imperant sa LSC. no est diaici? ti parrit giustu?

      E… cumenti apu scritu, no podis criticai totu sa storia de sa lingua de cussa manera… ita at bofiu scriri insandus? at feti fatu is puligas mentalis a issu etotu e a is amigus suus…

      Ita pensant is aterus intelletualis! (no sa genti comuna, Maurizio!) no est de importu po s’eminenza grigia.

      Candu tui tenis unu numeru de genti ca no est de acordiu cun su standard, si depit mudai, cumenti sa cumissioni ddu at postu in su documentu de sa LSC!

      Imbecis de 7 annus no ant cambiau nudda, mancai meda genti no siat de acordiu.

      Craru ca nci at a essi calincunu italofilo chi bollit lassai sa diglossia, ma nai ca totus funt diaici est unu machimini.

      Insandus cali iat a essi su motori de su moimentu X? Genti cumenti a mei, Amos Cardia, Ivo Murgia, Perdu Perra, Paolo Zedda, Massimo Madrigale, Stevini Cherchi e potzu sighiri ponendi aterus nominis de genti chi sa LSC cumenti est imoi, no dda bolit.

      Totus genti maca, scimpra e disturbada in sa conca, cumenti ci bolit fai crei Bolognesu oi in su blog cosa sua?

      Poita no inghitzais totus cantus a scriri in Arregulas?

      Poita no ponneus is Arregulas in totu sa Sardinnia (cosa che non vogliamo fare… ma domanda retorica)

      Ok po mei una manera de scriri po totus. Una lingua scrita, una standardisadura feti, una manera feti po totus.

      Sa nosa!!! ita narras? ahhhh no? No fait?
      Poita?

      Pigai po culu a casinu.

      • No, non bi balàngio nudda… Ma mi diat agradare, cando l’ant a pònnere in totu sas iscolas, de diventare unu professore de sardu e de matèrias literàrias. Chissai chi carchi die… Pro su fatu de pònnere una ortografia istandard fundada subra de sa pronùntzia de su Cabu de Giosso…. Deo penso chi cada grafia est arbitrària, e duncas non dia èssere contràriu: bi sunt istruturas linguìsticas meda prus fungudas e meda prus de importu de s’ortografia, chi est petzi s’epidermide de una limba…. non nche pòngio nudda a imparare is règulas noas… Est craru chi is printzìpios depent èssere is pròpios de sa LSC (a su revessu): una commissione faghet curretziones de is grafemas pro bilantzare cun sos limbàgios de mesania e cabu de susu; si podet impreare totu su lèssicu sardu; cussu est s’istandard ufitziale ma cada unu est lìberu de sighire iscriende comente l’agradat de prus. Penso chi sa peus solutzione diat èssere sa de partzire sa limba sarda in duas ortografias in manera ufitziale e polìtica. E penso chi sa mègius solutzione siat de mantènnere sa LSC, lassende sa possibilidade de la emendare, in manera trasparente e organizada. No isco comente…. una possibilidade podet èssere de fàghere una cummissione de espertos organizada a posta, chi intendet is propostas democràticas de sa gente e mascamente de is maistros e is professores chi imparant su sardu in iscola. Pro su contu chi b’at gente meda contra a sa LSC, non mi paret… de seguru prus de su 95 % de is sardos no ischint mancu de ite semus faeddende.

      • A acusare sa gente de disonestade, de èssere pagada o de èssere a cumandu de calicunu… chentze mi connòschere e chentze àere perunu elementu pro lu nàrrrere non ti faghet onore.

      • Non fai parte della gente che difende la LSC nei social network? Non è un accusa. È un fatto. E se guadagni sokdi con la LSC era una domanda… non un accusa.
        Il tuo problema è uno che condividi con Corongiu, Corraine e gli altri. Non conosci il campidanese. Altrimenti sapresti che noi non possiamo scrivere con quella grafia. Non possiamo scrivere senza sescia. Punto. E non hai capito il concetto della doppia norma. Non vogliamo due lingue, ma una lingua con due norme, così come si usa in tanti posti al mondo… inutile dire sempre delle cose diverse. Tanto non mi convincerai e io non cinvinco a te… vedremo solo chi sarà più vicino alla verità. E io ho appena iniziato di dimodtrare che Giuseppe Corongiu non dice alcune cose per farvi credere quello che credete… e in più… tre anni fa, ero uguale a te… leggi i miei testi vecchi… ma sono cresciuta linguisticamente. Credo che lo farai anche te.

  5. Ho un’altra concezione di cosa dovrebbe essere un politico, uomo o donna che sia. Un politico si mette in prima fila, si espone e discute, promuove dibattiti (e non monologhi di indottrinamento) e ascolta tutti. Non si fa politica dall’ombra e attraverso altri; allora si fa l’eminenza grigia, sempre che si sia eminenti e non sembra il caso. Non si fa politica con circolari ecc., questa è burocrazia, e infatti anche in questo caso lo è. La divulgazione, altro punto dolente: solitamente lo dovrebbe fare chi le cose le sa molto bene, altrimenti ‘divulga’ fesserie, ed è, anche questa volta, il caso.

  6. Curiosone istimadu,fortzis no at a èssere sa neche tua, ma sa runza in pitu de sa Limba a dies d’oje, est pròpiu custa: b’at prus pàrreres chi non novas;prus credèntzias chi non fatos;prus bàccalos chi non rodas.
    B’at de nàrrere duncas, nessis custu est su pessamentu miu, ca sos pàrreres chi naschint dae sos fatos sone prus sìncheros de cussos chi naschint dae àteros pàrreres.
    Cheret a travallare. Istòbile.
    Ischinde su chi s’est fachende e pessande a su bene de totus ca unu contu est a bocare ispùtzicas in pitu de su travallu de sos àteros,unu contu est a motivare totu custu. Irballos nde fachimus totu ma cheret peri a andare a dainnantis e no a si frimare sèmpere a custas cuntierras de magasinu chin sa pretesa de nche las fàchere colare po arta accademia!

  7. Quale neche e non neche. Cruppa. Con due P e senza K. Mi’ che tutti sappiamo usare il Ditzionàriu di Pudhu per scrivere. Del resto meglio di nudda, pardon nudha. Ma, parlando seriamente, il vero lavoro è parlare, parlare, parlare. Parlare non costa … soldi. Non ci vogliono finanziamenti regionali concessi secondo criteri LSCisti. Più fatti di così … Questi textixèddus da traduttore automatico (come sarà? trasladòre/i automàticu?) sono penosetti. Appunto, non da “arta accademia”.

  8. Maurizio… unu pagu tenis arrexoni… perou, difatis, sa cuntierra, dd’at inghitzau issu cun su liburu suu, Corongiu, aundi at acatau sa genti, sena nimancu una prova… at scritu scillorius chi no portant a setiu… e deu, seu sceti difendendi, sicumenti est stetiu issu a scriri faulas inpitzus de genti chi no est a s’imbressi de sa lingua sarda,… genti chi sintzlilamenti criticat sceti sa LSC.

  9. Curiosone, ghite cheres chi ti nie? Pessa.la comente cheres . Tzertu non minch’as a falare su ràmene dae cuchina.Ne tue , ne àtere. 🙂
    Alexandra , zeo non chirco sas resones de nemos, est ca mi paret esazeràa totu custa granghena. Su libru l’apo letu e soe cumbintu ca est unu bonu libru. Unu libru polìticu,tzertu no accademicu e tantu prus pacu linguìsticu. Nessis no in su sensu iscientìficu de sa paràula. Gràtzias a bois po sa passièssia.

  10. Bene, ora è finalmente chiaro. “Politico”, basta mettere questa etichetta, giustifica tutto, qualsiasi tipo di discorso, anche se pasticciato (per essere moderati, viste le cose raccontate da Alexandra). Ma “politico” non calza col libro che Alexandra si è presa la briga di leggere e analizzare, perché quel libro ha come sottotitolo “Manuale per chi non ne sa nulla (di lingua sarda normale), non conosce la linguistica e vuole saperne di più …”. Dunque vorrebbe insegnare la linguistica (sarda nomale) a chi non la conosce; male, sostiene Alexandra, e credo se ne intenda. Invece “Maurizio” sostiene, avendolo letto, che non è un libro di linguistica, ma proprio per niente, evidentemente anche lui se ne intende, ma un libro con finalità politiche. Non ci capisco più niente, scusate tanto. Insomma, devo leggerlo o no se voglio sapere qualcosa di linguistica e di sardo normale? Ma credo che cambierò idea, nonché lettura. Italiano per italiano, preferisco leggere un giallo, in italiano. Scerbanenco, ad esempio. Almeno lui racconta storie credibili.

  11. Non leggerlo, non ne vale la pena. Sarei curioso di conoscere chi ne ha finanziato la pubblicazione: issu e tottu? Intendo dire sa Regioni, s’uffitziu suu, eh, no de bucciacca sua.

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