Home » Lingua Sarda » Is faulas de is Baronis de sa Lingua Sarda

Is faulas de is Baronis de sa Lingua Sarda

Oggi ho avuto un piccolo dibattito con Xavier Frìas Conde che aveva postato nella sua bacheca di facebook un ringraziamento agli organizzatori di un incontro al quale ha partecipato poco tempo fa.

L’ho commentato, dicendo che secondo me la Limba Sarda Comuna (LSC) così com’è non va bene. Secondo me i soldi che escono per la lingua sarda dovrebbero essere spesi per migliorarla, così come è prevvisto nella LSC stessa. Questo non è avvenuto da ormai sette anni. Doveva essere uno “sperimentu”, “sperimentale”.

Ma si può sapere fino a quando dura questo “sperimentale”?

Sappiamo tutti che la maggior parte degli “esperti” della commissione della LSC si è opposta alla propria propsota dopo la sua uscita. Sappiamo tutti che nel 2009 è uscita una proposta diciamo di “resistenza”, le “Arrègulas po su sardu” e sappiamo tutti che il fonologo Roberto Bolognesi (membro della commissione) sta proponendo da anni degli emendamenti (che fino adesso non sono stati presi in considerazione). Sappiamo tutti quando assistiamo agli incontri a Cagliari che ci partecipano vari intellettuali, scrittori, artisti e insegnanti che non sono d’accordo con la LSC così com’è ora.

Ciò che succede in questi “atobius”, scusate, “conferentzias”… è che s’incontrano i vari Baronis de sa Lingua Sarda e che si giocano la partita tra di loro, dandosi ragione uno all’altro. E poi hanno i loro piccoli eserciti su facebook nei vari gruppi che fanno propaganda all’uso della LSC. Chi dice qualchecosa contro, viene cancellato. Chi apre la bocca, viene soffocato dalle “valchirie” e chi cambia opinione, non viene più invitato.

Xavier nella sua risposta a me, ha scritto che io sono “frustrata” perché non mi avevano invitato ad una “cunferentzia” a Madrid, Giugno del 2012 http://www.limbasarda.nuoro.it/addobios.html?start=30.

Torno un passo indietro. Un gruppo di persone aveva fatto alcune conferenze sulla LSC. Una di quelle, addirittura l’ho organizza io stessa qui a Berlino (al livello di volontariato come tutte le cose che faccio per il Circolo Sardo di Berlino e.V.). http://www.istitutosanti.org/novita/2009/new2009153.asp

Io non sono mai stata contraria, ne di avere UNA lingua scritta e non sono stata contro la LSC quando è uscita, visto che era “sperimentale” che come dice lei stessa si poveva migliorare. Anzi ero a favore.

Nel Novembre del 2011 mi fecero la proposta di presentare le “Arrègulas po su sardu” a Berlino. http://www.sardanet.org/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=11%3Apresentazione-del-libro-arregulas-&catid=10%3Alingua-e-letteratura&Itemid=14&lang=it

Siccome volevo anche sentire altri punti di vista, e volevo sappere come magari si potrebbe “migliorare” la LSC, ho accettato. Come rappresentante delle Arrègulas è venuto Ivo Murgia e ne abbiamo discusso come persone adulte.

Poi ho riletto la LSC con tanta attenzione e ho letto le Arrègulas, ho riletto la LSU e anche la Limba de Mesania e ho deciso di non sostenere più la LSC, almeno non così com’è. Va migliorata.

Poi, sempre su facebook ho avuto un litigio con Giuseppe Corongiu, Sarvadore Serra e Diego Corraine che non avevano argomenti linguistici.

Secondo me, nessuno di loro si è mai letto libri teorici su processi di standardizzazioni, altrimenti seguirebbero i modelli di Haugen (1966/ 1987) e altri. Quando gli ho detto che loro di socio-linguistica non se ne intendono una bella cipolla, Giuseppe mi ha cancellato dai suoi amici di facebook.

Infatti poi all’incontro di Madrid (Giugno 2012) non sono stata invitata.

Secondo Xavier che, secondo me, non ha capito cosa è successo, io poi sono rimasta “frustrata” e per quello ho cambiato idea e sono diventata una “nemica della LSC”.

Imbecis, custa est una faula manna! Una faula ca is Baronis de sa lingua Sarda funt contendi a is personis chi preguntant poita a mei no praxit prus sa LSC.

Io in quel momento ho deciso di non scrivere più in logudorese (in LSC che è la stessa cosa) perché non volevo far più parte dell’ ingiustizia creata a tutte le persone che si oppongono a questo atto fascista.

A parte questo, mia madre è di Villaputzu, e ho sentito anche le opinioni di più persone che parlano il sardo meridionale, nel nostro Circolo a Berlino, dove una grande parte parla il Campidanese, nei vari circoli della Germania e in varie iniziative di altre associazioni.

L’esperienza più forte è stata ad Ottobre 2012 quando sono stata in Sardegna con mia madre. Ho lasciato un paio di libri in sardo sul tavolo. Ero appena venuta dalla presentazione sulle case editrici svoltasi a Cagliari. Mia madre e la sua sorella (gemelle 1958 nate a Villaputzu entrambe non hanno mai avuto niente a che fare con linguistica) hanno, senza di averglielo chiesto, preso questi libri e li hanno commentati:

“Mi guarda, questo è scritto nel NOSTRO sardo e questo NON è il nostro sardo!”

Di circa undici libri hanno distinto i libri scritti in LSC (o logudorese) da quelli scritti in Arregulas: ovvero campidanese.

Tutte queste esperienze mi hanno portato a scrivere nei vari gruppi facebook e nei blog che non mi sembra giusto di diffondere uno standard del sardo con il quale i parlanti meridionali non si possono identificare. L’accettazione di uno standard da parte dei parlanti è il punto 4 (quello più importante) nei modelli di standardizzazione!

Quando ho fatto un paio di domande scomode o critiche, certamente poi anche provocatorie alla fine, sono stata cancellata dal gruppo “Pro sa limba sarda” di Mario Camboni, con le parole che tanto doveva fare “pulizia” in quel gruppo.

Nel gruppo FILS ho chiesto se secondo gli insegnanti si possa insegnare la LSC ad Escalaplano o a Nuxis. Mi hanno cancellato anche da quel gruppo.

La differenza tra me e queste persone è che io non guadagno soldi con la LSC. Non ho neanche nessun interesse di essere invitata ai loro “adobios”.

Non ho avuto neanche nessun interesse di essere invitata alla conferenza di Madrid, siccome io in quel periodo mi trovavo a Cagliari per presentare vari progetti all’Assessorato al lavoro, progetti del Circolo Sardo di Berlino e.V. http://www.sardanet.org/cms/index.php?option=com_acymailing&ctrl=archive&task=view&listid=2-lista-iscritti&mailid=49-cagliari-conferenza-stampa-del-sardisches-kulturzentrum-berlin&lang=it

Se io voglio andare a Madrid, ci vado per i cavoli miei e in Germania mi invitano alle università tedesche per parlare di lingua sarda su per giù. Sono stata chiesta se ho interesse di scrivere la tesi di dottorato all’università di Potsdam e ci sto ancora pensando, ma non credo di farlo perché la linguistica significa “fame!” Per me è molto più facile in una città come Berlino di continuare nell’ambito turistico e/o in qualche ditta.

La linguistica comunque rimane la mia passione e scusate, ma ci tengo alla lingua di mia nonna. Per questo motivo ho imparato il sardo. In più non mi piaccione le ingiustizie.

Fatto sta è che sto seguendo le cose da fuori con altri occhi e in maniera democratica.

Non ho nessun interesse economico che riguarda la lingua sarda o la LSC. Non ho nessun’ intenzione di “fare” la lingua sarda, di dire come si scrive questo o quello, così come altri che in questo modo possono pubblicare libri e poi libri per la scuola… e farsi il monopolio con la “LIMBA”.

Secondo me un linguista, uno bravo, deve esclusivamente documentare la lingua, dare consigli e guidare processi che portino e riportino la lingua ad un popolo. I sardi sono un popolo con una lingua che nel suo seno porta due macrovarietà.

Anche se scentificamente non esistono, come spesso sottolinea Bolognesi.

Però, se si seguono alcune teorie di Eugenio Coseriu, non possiamo ignorare il sapere linguistico e metalinguistico dei parlanti. Non possiamo ignorare la tradizione letteraria e culturale perché questi fattori sono LA la parte “socio-” nella Bindestrichlinguistik “socio-linguistica”.

Un altra curiosità… ma se la lingua sarda è UNA e se la LSC dovrebbe essere per tutti e incorporare tutto, non vedo perché non sia possibile aggiungere l’apertura di alcune cose?

Tipo le finali in -i, la -x- e la coniugazione dei verbi.

Ahhh? perché poi sarebbero DUE LINGUE? Allora lo ammettete?

La LSC è piena di bugie. Non è ne sperimentale e non ci è mai stata l’intenzione di migliorarla, altrimenti nei convegni si parlerebbe di COME migliorarla, invece questi “adovios” servono solo per diffonderla… e ai Baronis per spalleggiarsi a vicenda, per sprecare soldi pubblici e dividerli tra la ingroup.

Per chiuderla e dirla chiaramente a persone come Xavier che a quanto pare non hanno capito.

A me non si può comprare perché sono una intellettuale sardo-tedesca, secondo me due provenienze dove l’onore e l’onesta valgono ancora qualchecosa. Non mi servono allori come a queste vittime su facebook che cercano di darsi importanza con gruppi e pubblicità e scemenze.

Io mi creo le mie cose e non ho bisogno di essere invitata da nessuna parte e guadagno i miei soldi da quando ho 16 anni e non ho mai chiesto niente a nessuno in Sardegna. Anzi, io alla Sardegna con il Circolo Sardo di Berlino e.V. ho solo dato amore, tempo e anche soldi di tasca, po is arrexinis, po su sanguini e po ajaja!

Advertisements

34 thoughts on “Is faulas de is Baronis de sa Lingua Sarda

  1. Cara Alexandra, per capire pienamente cosa sta succedendo sarebbe bene divulgare anche in questa sede (tanto sono pubblici, anche se altrove), l’essenza degli scambi avuti con Frías Conde, Corongiu, Corraine ed altri a proposito della LSC. La tattica dell’esclusione (cancellazione) o al limite dell’insulto o del dileggio non è stata riservata soltanto a lei, ma in genere a chi non si piega al “conformismo politically correct della cultura sussidiata” (citazione da un articolo all’indirizzo http://www.roars.it/online/kulturinfarkt-tesi-su-arte-industria-innovazione/#comments). Gli sportellisti linguistici o i sindaci dei comuni di zone meridionali (dire ‘campidanesi’ non è politicamente corretto) potrebbero raccontare cose interessanti circa le pressioni per usare la LSC. E’ anche interessante notare come i sostegni alla diffusione dell’ideologia sottostante alla LSC vanno sempre più esteriorizzati, cioè ricercati al di fuori del contesto sociolinguistico proprio della Sardegna, la quale con la stessa presenza condizionerebbe le manifestazione propagandistiche che vi avvengono. Studiosi che della Sardegna sanno poco o nulla e che comunque sono indifferenti, psicologicamente ed epistemicamente, alle vicende sociolinguistiche sarde, vengono invitati ufficialmente a diffondere il ‘verbo’ standardizzante od altro (come la bontà assoluta, quasi naturale, e assolutamente non problematica del bilinguismo, ovviamente decontestualizzato, e del suo mantenimento o sviluppo). Altra strategia è portare il discorso all’estero o in posti comunque più favorevoli alla LSC logudoresizzata. Lei ricorda mi pare qualcosa riguardante la FILS.
    Ebbene, io ho assistito alla chiusura ufficiale del corso e al discorso del rappresentante ufficiale della RAS, il quale si è guardato bene dal menzionare il nome di Renato Soru al quale si deve pur qualcosa, nel bene e nel male (nemmeno gli altri intervenuti lo hanno fatto, a malapena hanno ricordato Antonio Sanna come uno dei promotori principali del movimento di emancipazione del sardo dei primi anni ’70; il merito fondatore maggiore è andato al compianto prof. Lilliu, già solennemente festeggiato nella stessa mattinata per altre ragioni, per cui pioveva abbondantemente sul bagnato). Vice versa si sono dette cose approssimative e riduttive sullo sloveno d’Italia (caso complesso tinto di drammaticità storica), del quale invece il pubblico sardo presente non poteva sapere granché. Evidentemente nemmeno il modello friulano tira più tanto. Cosa succede in altre parti del mondo importa poco, persino se vicino all’UE (vedi il caso del romeno-moldavo, di cui in Germania ci sono ottimi specialisti). Che poi questi discorsi si facciano in sardo non costituisce purtroppo un valore culturale aggiunto dal momento che le stesse cose, se dette in italiano o se dette da persone più competenti, potrebbero essere dette meglio. Ma siamo ottimisti: si tratta di allenamenti linguistici, ogni inizio è difficile e facendo s’impara.
    Cordialità.

    • Cara Marinella,

      Mi fa molto piacere che lei abbia letto la mia nota. Ho letto un bel paio di testi che ha scritto lei e a volte la cito anche. Mi piace citare donne, soprattutto quando si parla di LSC hanno uno sguardo molto più chiaro, logico e scientifico degli uomini nello stesso ambito, si veda anche alcune critiche di Emilia Calaresu. Infatti le do ragione sull’ultimo punto. Aggiungendo però che la maggior parte di queste persone fa solo finta di parlare il sardo.

      Lo ritengo assolutamente vergognoso, ciò che accade in Sardegna, credo che sia imbarazzante che ci sia un monopolio, un gruppo di persone che voglia (e addirittura lo fa) “fare” il sardo e che abbia il potere di soffocare tutto un altro gruppo di intellettuali (forse più intellettuali di loro) solo perché qualcuno li abbia dato l’incarica. Infatti lo vedo come una piccola mafietta e lo scrivo e lo dico quando e dove posso.

      Comunque, i discorsi accaduti con le persone menzionate erano su facebook. Visto che loro mi hanno cancellato, non riesco neanche più di ritrovarli e copiarli. Comunque, non si preoccupi. Andrò avanti con la mia piccola guerra in forma di una one-woman-show, sperando che prima o poi si aggrega qualcuno.

      Grazie e buona serata, Alexandra

  2. Cara Alexandra, cò che dice a proposito degli interventi ‘femminili’ mi ha dato da pensare, nel senso che è diventata ancor più evidente – lo era già, ma l’aspetto genere lo ha messo maggiormente in risalto – la componente di potere in tutte le ultime vicende di politica linguistica sarda/di Sardegna. Soru ha agito, imposto, preteso, sulla base del potere che
    aveva, senza dare molta retta a chi potere non aveva. I suoi continuatori, che non hanno nemmeno il minimo buon senso di esprimere un po’ di rispetto e un po’ di gratitudine nei suoi confronti (perché in questo momento non sarebbe politicamente corretto, con la giunta del presidente Cappellacci), usano sempre il potere e la discrezionalità che ne deriva. Chi è con loro sono amici, chi la pensa diversamente sono nemici. Semplice ed afficace – finché dura. Ci sono state alcune donne di potere che hanno assecondato Soru, M.A. Mongiu ad esempio, ma per lo più sono uomini che vogliono gestire il monopolio di un certo tipo di politica linguistica. Il fatto che in genere le donne non abbiano le stesse chances di accesso al potere, si riflette bene anche in questa situazione. Se per di più la pensano diversamente, le possibilità diminuiscono ulteriormente. Infatti, di politica linguistica applicata stiamo parlando e non di teoria – del puro piacere della riflessione.

    • Istimada professoressa Lorinczi,
      isto de accordu chin sa prus parte manna de sas críticas contra de sa Lsc, sas chi inoghe e in atterue at manifestau Alexandra, peroe de custu nde podimos arrejonare áttera ’orta, si lu cherides. Tando, como, comente tzitadinu sardu, bos cherjo dimandare intamis itte azis fattu bois, itte faghides como o itte cherides fághere in su benidore pro chi sa limba sarda torret a éssere senda a cumone de tottus sos sardos (in pare chin sa cultura issoro). Pro assempru, su sardu bois l’azis imparau? E si l’azis imparau, pro itte no l’impreades che a limba normale, pro narrer, iscriende in custu blog etottu? E si a su sardu li faghet a mancu su léssicu e pruschetottu s’istile iscientíficos, bois chi sezis mastra in s’universidade, itte azis fattu pro las arranzare custas mancántzias?
      Credide a mie, no bos iscrio pro nde leare briga, pro nche bos móere cuntierra, ma prusaprestu che a unu sardu chi a iscríere in italianu li diat éssere prus a discassu: epperoe soe cumbintu chi como toccat a nois, sos chi cherimos su sardu che a limba normale in pare chin s’italianu e chi sas átteras puru, duncas, toccat a nois a si nche móere, a fagher cosa: a l’imparare, a nche pessare a sos fizos allegándelis in sardu, a lu faeddare nois etotu in calesisiat occasione, a nos ispassiare faeddándelu e gai sighinde…
      O faula est custa?
      A menzus bídere!

      • Gentile Davide Mulas, stavo per risponderle, ringraziandola anzitutto per il suo garbato intervento, quando è successo questo: cercando un link ad un articolo di cui le parlerò ancora, mi sono imbattuta in questa intervista fatta a “Giuseppe Corongiu … una de les màximes autoritats sobre el sard”, che si trova all’indirizzo http://www.nuvol.com/entrevistes/giuseppe-corongiu-el-principal-problema-del-sard-es-la-manca-de-democracia-a-lilla/.
        La auguro buona lettura. Anche per chi non conosce il catalano direttamente, l’articolo credo sia comprensibile in linee generali.
        Le risponderò punto per punto e con la massima sincerità al più presto, tra oggi e domani. Il suo intervento è un invito a nozze.
        A preso e buona Pasqua. Marinella Lorinczi

  3. Cara Marinella (scusa, ti do del tu, visto che a Berlino diamo sempre del tu a tutti anche gente più grande e che rispettiamo… molto trendy 🙂

    ma ti sembra una coincidenza che le commissioni “degli esperti” (che a me, a parte di poche eccezioni, fanno ridere) fossero state composte da uomini? Se si prende la somma della Commissione LSU e LSC arriviamo a più di venti persone. Di queste venti persone c’érano tre donne: 1. Antonietta Dettori che non ha firmato la LSU, 2. Maria Teresa Pinna Catte che poi è uscita fuori prima (voci dicono per malattia) 3. Anna Oppo che almeno è riuscita di fare l’idagine (non l’ho letto e non voglio giudicare). Il resto erano tutti uomini con lètà media di 60 anni. Non ho nessun problema con persone che hanno una certa età, titolo di studio ed esperienza, ma comunque mi piace la diversità e credo che in una commissione ci vogliono anche dei giovani.

    I giovani sono una forza per promuovere e per fare pubblicità, per vedere le cose da un altra prospettiva e per uscire fuori da vecchi sistemi già superati. Sappiamo che il contatto linguistico, soprattutto in Sardegna, procede velocemente e che si devono trovare altri meccanismi per diffondere la lingua sarda. Questa è stata (ed è) la mia più grande critica ai processi di standardizzazione della lingua sarda. Infatti, come dici tu, si è creato un monopolio di quattro gatti amici (e gli altri sono nemici). Ma la lingua sarda non è proprietà di nessuno. Ci sono tanti giovani musicisti che usano il sardo e lo diffondono meglio di un Corriane con Papiros o un Corongiu con “sos addovios”… ma che non mi facciano ridere… ma si depint scidai… una trumixedda cumenti Dr. Drer fait prus po sa lingua sarda ca issus o puru Rossellla Faa o ita ndi sciu deu…

    Ma non solo… Sono stata qualche mese fa ad una giornata dove c’éra anche il tuo marito… (spero di essere informata bene- Giulio Angioni)… era su un attore sardo, Mario Medas… era molto carino. Servono cose che divulghino il sardo, sa lingua/limba sarda de atera manera…per dare coscienza al popolo sardo di avere una cultura grande… di aver avuto o avere personaggi grandi che parlano/ parlavano in sardo…

    Non interessa a nessuno se Sarvadore Serra ha tradotto in sardo LSC un romanzo di Garcì Lorca o se devono tradurre la bibbia in sardo… è molto più importante che le mamme tornino a chistionai su sardu cun is fillus… chi is giovanus ant a cantai in sardu e chi ant a tenni unas cantas personis chi podint essi unu “rolemodel”… e ita funt faendi? Pubricant liburus de sintassi de spanniolus, “addovios” de “informatzione” FILS/ FOLS aundi chiostionant is dexi baronis… donnia unu de manera sua… no portat a setiu… e no tengu ganas de seghiri custas cosas po ita seu femina e poi ita tengu 35 annus… ajò…

    scusa, mi sono un pochino sfogata… ma… a volte ci vuole.

    • Istimada professoressa Lorinczi,
      no nos connoschimos personalmente e deo, sicomente no est capitau e puru dae chi no bivo de linguística, sas fainas bostras iscientíficas no las appo léghidas. Chi no faco parte de truma peruna, cherjo peroe chi bois l’ischedas, e puru chi si esseret gai, l’aía giai decraradu chene nde ténnere duritu a li fagher dispiaghere a chiechisiat: a lúmene meu m’ana abesau a faeddare e duncas arreo a fagher su matessi su chi cheret chistionare chin mecus! Tando su cadelanu lu cumprendo fintzas bene, su de aer postu a sceda a Peppe Coróngiu e sas ideas suas… itte cheret narrer no lu cumprendo. A menzus bider!

      • Una mia risposta manca ancora, io la vedo ma lei no; è in quella che c’è qualche errore. A risentirci.

  4. Salude Davide,

    imoi t’ap a scriri ita pensu deu de sa pregunta tua. Sa matessi cosa chi apu scritu in s’articuleddu miu.

    “Secondo me un linguista, uno bravo, deve esclusivamente documentare la lingua, dare consigli e guidare processi che portino e riportino la lingua ad un popolo.”

    Ita bolit nai custu?

    Pensu ca Marinella at fatu po sa lingua sarda ita boliat fai comenti linguista, filologa e romanista.

    Deu no apu mai fatu nudda po su Galitzianu e no ddu apu imparau perou potzu tenni unu opnioni asuba de sa politica linguistica in Ispannia e de is associatzionis in Galicia o no?

    Po custu sa pregonta tua mi parrit unu pagu strollica.

    Ita depit fai Marinella? Imparai su sardu, imparai su sardu a is sardus? Chistionai in sardu cun is sardus chi no ddu chistionant.

    Pensu ca Marinella conoscit prus o mancu cincu o seis linguas… (comenti casi totus is romanistas).

    At scioberau de studiai su francesu e su spanniolu… su romenu e comenti bieus scrit in italianu…pensu ca conoscat s’ingresu e fortzis ateras linguas in prus.

    Imoi si depit puru giustificai de no scrit in sardu?

    Deu apu studiau italianu, spanniolu e ingresu. Su frantzesu dd’apu fatu oto annus in sa scola. Sa primu lingua mia est su tedescu, apu fatu calincunu cursu de russu, de rumenu de catalanu e de bascu (no chistionu peruna de custas linguas perou tengu una bidea cumenti funtzionant).

    Dexi annus a oi apu scioberau de imparai su sardu, poita apu tentu sa potzibilidadi de ddu fai in su circulu e cun atera genti. Innantis apu imparau su logudoresu (podis ligi calincuna cosa innoi in su blog in sa rubrica “articoli vecchi) e apustis apu imparau su campidanesu (o naraus una forma de su basciu)

    Est stetia una decisioni mia e bandat beni, perou custu no bolit nai chi aterus filologus e linguistas depint imparai e imperai su sardu po chistionai de is irballius de sa Regioni e s’ufitziu pro sa limba sarda etc…

    cumprendiu? Is sardus depint torrai a chistionai su sardu, no is linguistas… candu cherrit Marinella, su sardu ddu imparat in tres mesis (e seu segura chi ddu conoscit giai).

  5. Salude Alexandra. Mi párede a mimmi chi ti deppo torrare duas respostas. Sa primu: „Imoi si depit puru giustificai de no scrit in sardu?” Pro mene, un’insinnante depet connóschere su chi cheret insinnare e fintzas li depet piaghere a gala bera, si cheret chi su dischente l’insígada che a assempru. E gai etotu chie cherjat cunsizare un’istandard o fintzas a battire a sos sardos a torrare in posse de sa limba e sa cultura issoro, tando, a parre meu, li tóccada a las connóschere custa limba e custa cultura, a si che leare s’impinnu, namos. E mascamente in sa cunditzione in ue semos chin su sardu, chi sa zente no lu torrat a faeddare ca lis ana nadu, dae sende pitzinnos minores, chi sa cultura, sa limba, fintzas s’atzentu chi giúchene, est a nárrere, issos etottu, suni feos, grosseris, míseros, innorantes e gai sighinde!
    Tando a ti l’immázinas itte posse ispantosa diat ténnere su fagher letzione in sardu sos professores in s’universidade de Casteddu? E custa est sa crítica e sa dimanda chi li cherjo fághere a Marinella Lorinczi, mastra in s’universidade de Casteddu e no de Szeged: chie, si no sos intellettuales dépene e pódene cumprire custa tarea? Bisonzu no bi nd’at de zente a “guidare processi che portino e riportino la lingua ad un popolo”: est a narrer de zente chi nos trúvene a puntorzu a carchi logu…
    E no creo chi li appa fartau de respettu a li dimandare custu a Marinella Lorinczi, e ni mancu chi tenzat bisonzu de s’avvocadu, pro mi che torrare isceda.
    Sa de duas: “Is sardus depint torrai a chistionai su sardu, no is linguistas”. E comente? A mi lu naras tue? Chin d-un’iffortzu de sa boluntade, gai, namos, a manzanu s’ischidant e cumentzant a faeddare sardu e fintzas a contonare a tenore?
    Deo puru soe istudiau, no meda, ma carchi libru l’appo léghidu e mi tóccat fueddare unas cantas limbas istranzas ca bivo in Ungheria. Custu pro nárrere chi, mancari su sardu no siat sa limba-mamma mea, mi che soe postu dae mannittu, che a tie, dae su 2009, a l’imparare isseperande su de sa zenia mea. Ma no tottus sos sardos ténene sas aínas culturales pro fagher su matessi che amos fattos ambos duos.
    E si cherzo pessare a fizos meos alleghéndelis in sardu, toccat a mie a iscríere sos libros de paristórias o lis fagher cumpréndere a sos mastros ’e iscola e a sos átteros babbos chi est normale faeddare su sardu? Un’áttera borta: chie si no sos intellettuales diant dépere ténnere su devere de bocare su sardu a foras de su ghetto de su minisprétziu?
    Bona pasca manna a tie puru! ciao

    • Kedves Dàvid! En nem tanitok szàrd nyelvet, de még szàrd nyelvészetet sem, hanem romanisztikàt, al olasz àllam hivatalos nyelvén, amivel nekem munkaszerződésem van, és ezenkìvül romàn nyelvet és kultúràt. Ahhoz hogy az ember egy bizonyos nyelvvel foglalkozzon mind nyelvész, nem kötelező, hogy beszéljen azon a nyelven. Ez àltalàban a nyelv szociàlis helyzetétől függ. De a többit, olaszul, màr leìrtam, sajnos még nem közölték le. Én a romániai kissebségi magyarokhoz tartoztam-tartozok, és aki magyarul akart beszélni, az beszélt még ha ràszòltak is. Ugyhogy nekem kissebségi problémàkban van màr személyes tapasztalatom bőven, bàr a magyar nyelv szociàlis története külömbözik a szàrdétòl.
      Gentile Davide, non insegno lingua sarda né linguistica sarda, ma linguistica romanza, usando la lingua ufficiale dello stato italiano con il quale ho il contratto di lavoro, e inoltre lingua e cultura romena. Se uno si occupa come linguista di una lingua non è obbligatorio parlarla. Questo dipende in genere dalla posizione sociale di quella lingua. Il resto l’ho già scritto in italiano ma ancora non è stato pubblicato in questo blog. Appartenevo-appartengo alla minoranza ungherese della Romania, e lì chi voleva parlare in ungherese lo faceva anche se a qualcuno non piaceva. Cosicché in materia di minoranze ho abbastanza esperienza personale, ma bisogna rilevare che la storia sociale dell’ungherese è diversa da quella del sardo.
      Cordialità.

  6. Ciao, io non ho cancellato niente…
    non so perché non potevi pubblicare quello che hai scritto, Marinella… o solo in parte, se ho capito bene. Comunque, ti do ragione.

    Davide, ho detto più o meno la stessa cosa che ha scritto Marinella. Un romanista non DEVE conoscere tutte le lingue…

    ho scritto esattamente la stessa cosa che ha scritto lei e siamo dello stesso parere. I linguisti non devono cercare di “salvare” una lingua. devono cercare di dare una mano, ma la “normalizzazione” deve partire dalle persone.

    E questo con la LSC non è avvenuto. Fino quando il sardo non sarà insegnato nelle scuole è destinato a muorire… e se nelle scuole del sud della Sardegna s’insegnerà la LSC si fanno dei danni gravissima perché si uccide la “scuola impropria”

    Insandus, sa lingua de bartzolu mia est su tedescu, insandus deu ap a chistionai su tedescu cun is fillus mius e pensu chi mamai mia at a chistionai sa lingua sua cun issus (s’italianu). est diaici. no est sa nexi de mamai mia chi sa primu lingua sua siat s’italianu. Est filla de su postfascismu e no tenit perunu interessu de chistionai su sardu. a dolu mannu est diaci. Perou, assumancu deu ddu apu imparau poita apu bofiu custu.
    Donnia unu depit scioberai ita fait.

    Più di scrivere in sardo ed essere un esempio per i sardi che ogniuno lo puo imparare se vuole, non posso fare. Io, la mia parte l’ho fatta, ma di aspettarsi che una persona, nata e cresciuta fuori dalla Sardegna parli il sardo con i propri figli, solo per il semplice motivo che si è laureata in romanistica… è assurdo.

    Ecco, Davide, ti lascio con l’ultimo newsletter di Bolognesi, con il quale ho bisticciato recentemente perché esagera troppo con la sua ironia e perché pensa di avere sempre ragione e ormai è diventato anche un pochino ottuso… ma comunque… a volte ha anche ragione.

    http://bolognesu.wordpress.com/2013/04/04/non-bat-duda-peruna-su-sardu-ddu-sunt-ochende-is-sardos-e-totu/

    Buona giornata.

    • Cara Alexandra, ho inviato due volte una riposta a Davide Mulas, ma mi risultano ancora nel moderatoio. Se le rintracci, vale la seconda, corretta (salvo errori che sono io a non vedere).

  7. Tando no nos amos cumpresu: ainnantis ‘e tottu a Marinella Lorinczi, chi ni mancu la connosco, no li appo dimandau chi alleghet chin sos fizos suos in sardu…
    Sa crítica mea no fit contra una muzere chi la narant Marinella Lorinczi. Dia aer dimandau su matessi, puru si su sambenau fit Porcu o Mulas. E chene duda fulana Porcu e fulanu Mulas m’aiant respostu su matessi: chi sos linguistas no dépene ischire tottus sas limbas…
    Su chi deo, comente tzitadinu sardu, torro a dimandare est un’áttera cosa: itte faghet s’universidade sarda, chi la pácana sos sardos, pro nche bocare a sos sardos dae custa conditzione de disisperu morale, de minisprétziu de sei, de no bídere átteru benidore de su de fuliare sa terra issoro (a baratu puru)?
    Custa est sa chistione e no áttera.
    In bonora!
    Dávide

    Ps Olasz tanár vagyok a Szegedi Tudományegyetemen, a munkahelyemen csak olaszul kell beszélnem, a barátaimmal angolul vagy spanyolul vagy olaszul is beszélek, de a rövid szabadidőmben magyarul tanulok azért, hogy értsem a hallgátaimat és azért mert magyar nyelv nagyon szép. Üdvözlöm

    • Forse ora il problema è meglio centrato. Per l’università in generale lo si deve chiedere all’università in generale, dove ci sono medici, ingegneri, architetti, economisti, giuristi, matematici, chimici, fisici, informatici …. poi letterati, italianisti, studiosi di lingue e letterature straniere, clissicisti, storici, archeologi, musicologi, antropologi, linguisti, di ogni sorta e tendenza, come è bene che sia, perché per questo si chiama università, … un rettore, un senato, vari consessi …. e pure studenti, con i loro numerosi rappresentanti. Che l’università in Sardegna la finanzino soltanto i sardi o la Regione, è tutto da dimostrare, tanto per non dire che non è così. Molti finanziamenti straordinari provengono da fondi europei.
      Le mie poche idee sulla revitalizzazione linguistica, che – tanto per ripetermi – non è un compito mio personale-sentimentale ma al quale potrei collaborare, le ho concentrate in una mia lunga risposta che forse perché è troppo lunga, si è arenata in qualche maglia della rete.
      E poi c’è la classe politica sarda, ovviamente composita. Ma come ha dimostrato il grande successo dei grillini proprio in Sardegna, la gente ne è stufa. Tornando all’università, tra qualche anno ci sarà il calo drastico del corpo docente che non sarà rimpiazzato se non in minima parte. I miei colleghi più giovani, in queste circostanze, cosa devono fare? Combattere per gli ideali o per la propria sopravvivenza? E se vogliono combattere per i propri ideali di cittadini della Sardegna (che però sta all’interno dello stato italiano e non credo che bisognerebbe vergognersene soltanto a causa dell’episodio berlusconico che va risolto politicamente), devono farlo secondo i dettami della RAS?; o, peggio, secondo i dettami della Direzione linguistica, che dovrebbe raccogliere fondi, idee e poi gestirli equamente, ma che non riesce nemmeno a trarre tutte le conseguenze dall’inchiesta sociolinguistica coordinata da Anna Oppo, che peraltro andava approfondita? A proposito di interessamento dei politici, ho scritto alla deputata sarda Claudia Zuncheddu per pregarla di indicarmi dove stava quella sentenza della Cassazione del 2012 in cui la lingua sarda è stata censurata e contro la quale anche lei aveva protestato a suo tempo, perché avrei voluto finalmente leggere il testo originale (perché la ricerca si fa così, non per sentito dire) che non riuscivo a rintracciare (ci avrò perso ore). Crede che mi ha risposto? Avrà pure una segretario, se lei non ha tempo. Lo stipendio le permetterebbe di averlo. Perché quando si tratta di andare a fondo delle questioni, il politico s’impazientisce. Slogan servono. Lo aveva fatto anche Soru. La lingua tra impazienza e imposizione muore del tutto, perché 1. i parlanti si stufano di essere rimproverati per una situazione di cui non hanno responsabilità individuale, o 2. si stufano di essere spinti a recuperare, loro e i loro figli, in quattro e quattr’otto ciò che in generazioni si è perso per ragioni storiche e non per cattiva volontà 3. si stufano si essere sgridati di nuovo perché non lo fanno né bene né in fretta, 4. si stufano di essere colpevolizzati di tutto e per tutto. Quando poi la tendenza mondiale è verso l’apprendimento dell’inglese: italiano, inglese, sardo a scuola? Si elaborino dei progetti didattici decenti e fattibili, se la gente volesse questo. E si progetti anche la formazione di un corpo docente adatto alla situazione.

  8. Questo è del 1 aprile, senza pesce, la sera tardi. Si è bloccato da qualche parte. Cerco ora di inviarlo a pezzi.
    1. Gentile Davide Mulas,
La ringrazio nuovamente, sia per le domande schiette alle quali rispondo molto volentieri sia per il tono cortese. Troppo spesso alcuni, mossi peraltro da una comprensibile preoccupazione per il futuro della lingua sarda, adottano poco originalmente lo stile proprio non soltanto di Grillo, ma molto molto prima di Sgarbi ed altri. Perorare una causa, anche se giusta, a furia di insulti e di imprecazioni porta la discussione su terreni impropri se non addirittura inaccettabili o pericolosi. Mi sto un po’ dilungando su questo aspetto dal momento che penso lei ne sia al corrente. Penso però che chi vuole discutere seriamente della questione linguistica dovrebbe prendere esplicitamente le distanze dallo stile urlante/ingiurioso inaugurato da certi sostenitori della LSC, che purtroppo getta ombra anche sull’operato della Direzione linguistica regionale perché – come si suol dire – chi tace acconsente. Tra l’altro siamo al corrente anche dei rapporti tra le varie persone e si potrebbe sostenere, e c’è chi l’ha fatto, che la Direzione tace perché altri parlano in vece sua. Ora, come ho sentito con le mie proprie orecchie poco tempo fa, secondo il rappresentante della RAS in materia di politica linguistica, ci sono professori universitari di CA e di SS classificabili in due categorie: i buoni e i cattivi. Coloro che in quell’occasione erano al tavolo della presidenza erano ovviamente i buoni, quelli seduti altrove o nemmeno invitati, erano i cattivi. Tra cui i colleghi di SS, che esplicitamente ma in loro assenza sono stati criticati. Elegante e soprattutto incoraggiante e invitante alla collaborazione. Renato Soru, né menzionato né presente in quell’occasione, cosa dovrebbe essere: buono o cattivo o un nome politicamente scorretto in questa congiuntura politica? Vede, sono stili da rispedire al mittente con cui non si può avere nessuna intenzione di collaborare anche perché i ‘cattivi’ farebbero linguistica da bar (http://libros-revistas-derecho.vlex.es/vid/limba-sarda-comuna-prima-storia-spirito-66982900). Io peraltro verso la ‘linguistica da bar’ nutro molta curiosità, non soltanto perché ‘in vino veritas’ ma perché la chiacchiera metalinguistica informale o fatta da non esperti è molto istruttiva e illuminante.
Rispondo ora alle domande. Per parecchi anni ho portato sistematicamente problematiche di linguistica sarda in sedi internazionali senza preoccuparmi delle ricadute sulla carriera che il sardo da solo non garantiva affatto (e infatti la mia carriera poco deve ai lavori sul sardo): questo si chiama anche propaganda culturale gratis et amore. Nessuno mi ha detto nemmeno ‘crepa’, del resto non me l’aspettavo né me ne importava. Ho fatto quello che ho ritenuto meglio e doveroso fare.
No, il sardo non lo parlo e la cosa non deve meravigliare. Partiamo dall’inizio. Sono trilingue dalla primissima infanzia (italiano-ungherese-romeno), scuola in ungherese, università in romeno. Nel corso della mia vita non solo sono passata da una lingua dominante all’altra, ma ne ho apprese numerose altre. Attualmente la mia lingua dominante è l’italiano e la cosa mi è costata impegno, fatica, delusioni, correzioni, incertezze ecc. ecc. che non sono del tutto risolte né lo saranno mai. Inoltre sono diventata linguista e il plurilinguismo per me è pane quotidiano nella pratica e nella teoria. La possibilità di apprendere il sardo l’ho avuta nella mia famiglia acquisita e ne ho una discreta competenza ricettiva e di lettura. E’ stato un allenamento duro perché il campidanese trexentese è difficile a causa delle nasalizzazioni e le metatesi, cadute/assimilazioni di consonanti e simili. All’università nessuno parlava il sardo, se non qualche battuta qua e là, dunque dove potevo allenarmi a parlarlo? Con i famigliari sarei stata in una situazione di inferiorità linguistica che non mi sarebbe garbata, dunque dal momento che tutti sapevano l’italiano, rispondevo in italiano: questo si chiama dialogo bilingue ed è del tutto normale. Mi bastavano tutti i problemi derivanti dal cambiamento d’ambiente per non caricarmi anche di problemi linguistici eccessivi. Avendo poi anche letto non poco in sardo (per es. molte commedie di Garau) e avendolo sentito parecchio, mi ci trovo abbastanza a mio agio. Ma non ritengo sia un mio compito, non essendo stata educata in Sardegna, fare attivismo anche in quel settore, dal momento che l’ho fatto e lo sto facendo altrimenti (usando l’ungherese minoritario in Romania, occupandomi di lingua e cultura romene qua, io che non sono romena). Sentimentalmente per me tutte le varianti sarde sono equidistanti e questa variazione mi piace e mi diverte. Per chi lo sa fare, parlare e allargare la sfera d’uso costerebbe poco, se ritenesse che serve a qualcosa.

  9. Parte seconda: 2. Raccomanderei a questo proposito la lettura di questo decalogo di un linguista svizzero, plurilingue per definizione in quanto intellettuale (perché lì la gente comune spesso non lo è): http://www.francoisgrosjean.ch/myths_en.html. Ne traggo due asserzioni: The critical factor (per diventare bi/plurilingui) is NEED; in general, people become bilingual (in maniera spontanea ma anche voluta) because life requires the use of two or more languages. Dunque, lo sforzo si fa se serve. Del resto usare una lingua in ambiti dove uno non l’ha mai usata, cioè rispolverando magari usi giovanili approssimativi e financo dimenticati, non è come mettersi un vestito nuovo. Parlare in genere costa, riapprendere costa ancor di più, e per un intellettuale o, peggio, professionista della lingua, parlare male (lessico povero e lacunoso, sintassi idem, lentezza elocutiva, ricerca della parola, pause insopportabili fino al blocco totale) e averne la consapevolezza è più che frustrante. In queste condizioni tenere corsi universitari dove anche la lingua usata dovrebbe essere un modello e non soltanto il contenuto tecnico, è un compito non mio. Pasticciare con il sardo, o con altre varietà, in una circostanza formale e delicata come l’insegnamento universitario arreca, secondo me, soltanto danno. Diventa una antipropaganda implicita perché mette in risalto il divario tra competenza del sardo e quella dell’italiano. Io ci starei attenta. Avevo pensato che si sarebbe potuto partire con discorsi bilingui (nella didattica) affiancati a tirocini-laboratori prettamente linguistici, per apprendere o migliorare o rendere più fluente la lingua. A SS ho l’impressione che volevano procedere (quei cattivoni di docenti!) in un modo analogo, ma non andava bene alla RAS: o 50% di didattica frontale in sardo o niente. O CLIL o niente, senza mettere in conto che un cattivo o malrodato CLIL può portare a fallimenti gravi. Certamente, si può revitalizzare la propria lingua ma stando in compagnia di chi la parla meglio e organizzando corsi di revitalizzazione. Sarebbe però un lavoro programmato, impegnativo e in più, in una situazione universitaria odierna assai difficile che assorbe le energie. Bisognerebbe comunque anzitutto dichiarare sinceramente e misurare il proprio livello di competenza e partire da lì. Io l’ho dichiarato: ricettivo e non me ne vergogno. Devo dire, per associazione di idee, che la LSC mi fa semplicemente sorridere per quanto mi è facile comprenderla (infiniti in -re come in italiano, tutta piena di neologismi – normali peraltro, non censurerei mai l’uso dei neologismi, di cui sono pieni inglese e italiano, ad esempio; le lingue della burocrazia sono sempre di plastica o di legno, perché quella sarda deve essere diversa, soprattuto in una fase di uso incipiente?), ma l’opinione del parlante nativo è molto diversa perché per chi non è di zona ‘logudorese’ la LSC è straniante. Non si può pretendere la revitalizzazione in una variante non propria. Né si può imporre ai bambini una variante diversa da quella della famiglia. Non mi si venga a dire che così è stato anche con l’italiano. L’italiano partiva e parte da posizioni di forza; per il sardo la piattaforma del prestigio negli usi formali deve essere ancora pazientemente costruita e non imposta per fretta politica. Anzitutto aumentandone la familiarità, in tutti i sensi. Si potrebbe ragionare su questo, ma soltanto da pari a pari. I linguisti per il mestiere che fanno non sono necessariamente e obbligatoriamente degli attivisti; devono essere anzitutto eticamente corretti e possono impegnarsi per convinzione e/o come tecnici. Per convinzione posso affermare che l’incoraggiamento gentile e ottimista è la miglior cosa, nel rispetto imprescindibile degli usi linguistici e dei rapporti sociali costruiti con tali usi, nonché delle volontà dei parlanti, senza forzature ma andando gradatamente e senza fare sperimentazioni linguistiche sulla pelle dei bambini. Come tecnico nessuno mi ha mai chiesto niente; indovini perché? E poi in Sardegna non c’è soltanto il sardo.

  10. Kedves Lörinczi tanárnő!
    bos ammessedo a mannu pro s’interventu bostru, chi mi l’appo a nde fagher capia galu. Chin medas de sos annotos chi narades, torramos pares, chin paritzos átteros nono.
    1) pro nde narrer su primu, su de su dinare de sos sardos, ca creo chi sos sardos semos a créditu, e dae meda tempus (vertenza entrate), e su dinare de sa UE no est a lu leare in su cárculu, giaichí lis spetat a sos sardos comente a tottus sos átteros.
    2) de sa crisi de sa sotziedade italiana sa neghe no est a la betare a un’ómine ebbia o a sa truma de sos políticos, chi, cando lu/los bocamos dae mesu, est gai chi tottu torrat chene peccadu, intunicau e netu che antes. A dolu mannu, no est gai! Tando deo su chi dia chérrere, su chi lis dia disizare a sardos e no sardos, est pruschetottu s’indipendéntzia culturale e intellettuale. E custa no mi l’at a donare unu passaportu de colore differente. Bellegai mi lu timo a beru chi fintzas in d-una Itália differente e prus menzus de sa de oe, su chi li at a toccare a sa Sardigna est su polígonu de Chirra, e a sos sardos de si nche mórrere de su fámene.
    3) sas difficurtades chi azis nadu a impreare su sardu in s’universidade (e deo naro fintzas in atterue) no suni faulas. Ma si semos cumbintos chi sa cultura sarda, a no l’intregare in eréntzia, semos istrupiande a fizos e nepodes, tando itte semos isettande?
    4) no creo, comente narades bois, chi su sardu chi allegant not native speakers depet éssere prus peus o prus pacu sardu própiu pro l’aer imparau dae mannos. Su sardu meu est sardu comente su ‘e fradiles in bidda; fintzas s’italianu meu est differente dae s’italianu de sos dischentes meos in Casteddu! Peroe s’italianu giuchet unu modellu normativu e culturale chi galu li mancat a su sardu. E duncas torramos a sa dimanda: chie tenet sas ainas culturales pro l’ammanizare custu modellu normativu e culturale?
    In bonora!
    Ps ma s’ungheresu a l’imparant in Casteddu?

    • Gentile collega,
      non mi carichi addosso anche il problemi dell’ungherese in Sardegna, a me che non sono magiarista. In tutta l’università italiana, continentale e insulare, le lingue cosiddette minori stanno scomparendo. E non solo. Qui a Cagliari, a Magistero e poi alla Facoltà di lingue, c’era russo (piccolina la lingua, come si direbbe da queste parti), per parecchi decenni, ora non c’è più. Hanno iniziato un po’ col giapponese, dopo qualche anno se n’è andato. Abbiamo un docente competente di catalano, ed è pure catalano, l’hanno relegato in un angolino (proprio qui in Sardegna, dove l’insegnamento del catalano sarebbe molto importante) , come pure il romeno. In tutti gli atenei succede la stessa cosa. Il romeno era molto importante per la generazione di Tagliavini e dei loro allievi; dal 2007, da quando la Romania è nell’UE, non è più la grande lingua sorella orientale (e territorialmente è grande veramente), affacciata orgogliosamente sul mondo slavo, ma la lingua dei poveracci immigranti e pure zingari. Dunque non interessa. Ma le dirò di più. Tanto poco interessano queste lingue che nemmeno i colleghi linguisti (tipologi!), sapendo che io parlo ungherese, mi hanno mai chiesto di fare per gli studenti una presentazione tipologica dell’ungherese (fin qua ci potrei tranquillamente arrivare): semplicemente non interessa. Il mondo linguistico è così vasto che c’è chi lo teme.
      Quanto al berlusconismo, so bene che è un fenomeno in cui si rispecchia almeno un quarto degli italiani, ma è appunto un problema politico (e culturale in senso ampio). Profondamente radicato anche in Sardegna (v. Cappellacci). Per rimediare non basta la lingua, anzi le lingue, se l’orizzonte politico resta lo stesso. Soru avrebbe continuato a contrattare la questione finanziaria con lo stato italiano in lingua italiana, nella stessa lingua in cui i successori o altri non riescono a strappare una lira, in cui il G8 viene scippato alla Maddalena mentre molti ne hanno tratto paradossalmente profitto economico, in cui Sciola, a capo di una commissione, ha permesso l’ampliamento della villa di Berlusconi http://www.manifestosardo.org/2010/07/, e via dicendo. Sono atteggiamenti emblematici di subordinazione.

  11. Pingback: Mitus asuba de su bilinguismu | Stèvini ...su chercu

  12. La lingua sarda è in prognosi riservata
    3 Marzo, 2009
    Riceviamo e pubblichiamo
    Rendere obbligatorio l’insegnamento della lingua sarda in tutte le scuole di ogni ordine e grado. La lingua sarda è in prognosi riservata
    di Oliviero Nioi
    Molti forse non sanno che la lingua sarda era una tra le candidate per diventare la lingua ufficiale dell’Italia Unita (1861). La scelte ricadde sull’italiano perché la letteratura in lingua italiana era più abbondante e qualitativamente superiore tanto che per secoli l’ italiano fu,dopo la metà del II millennio d.C., la lingua della cultura di tutta l’Europa. Furono le opere di Dante, Petrarca e Boccaccio a far pendere la bilancia a favore della scelta dell’italiano. In realtà vi era, come sempre, anche un problema numerico: i parlanti un dialetto italiano erano infinitamente più numerosi dei parlanti in sardo. Anche allora venne posto un problema : quale italiano? Tutti gli abitanti della penisola sono convinti di parlare italiano ma sfido chiunque ad affermare che i siciliani, i napoletani, i romani, i toscani, i milanesi e gli altri parlino italiano standard. Al massimo si può affermare che questi parlano un italiano regionale
    Venne adottato come standard l’italiano parlato a Fiesole (Firenze) e quindi una lingua viva, non artificiale, in modo tale che questa fosse, in linea di massima, il punto di riferimento linguistico. Per quanto riguarda le regole di scrittura l’alfabeto adottato fu quello latino. La semplificazione fu portata al massimo livello tanto che alcuni suoni dell’italiano non vengono differenziati con lettere o artifizi grafici diversi. Per fare un solo esempio in italiano per due suoni diversi viene utilizzata un’unica lettera: la lettera zeta (z) si usa sia per forma così detta sonora ( zeta di “zio”) e che per quella sorda (zeta di spazio).
    Oggi, a distanza di 148 dall’adozione della lingua italiana la maggior parte degli italiano non parlano l’italiano standard. Per la lingua scritta invece la situazione è diversa in quanto la maggior parte degli italiani hanno competenza, almeno minima, di scrittura.
    In Sardegna si parla il Sardo, lingua romanza diversa dall’italiano. Fino a cinquant’anni fa il Sardo era la prima lingua appresa nell’infanzia dalla maggior parte dei Sardi. L’italiano veniva imparato a scuola come una qualsiasi lingua straniera. La politica linguistica attuata in Sardegna attraverso gli apparati dello Stato aveva tutte le caratteristiche di una politica coloniale: imposizione forzata della lingua italiano e comportamento repressivo con guerra a tutto campo alla lingua sarda. I Sardi furono convinti che l’apprendimento della lingua sarda era di ostacolo all’apprendimento e alla conoscenza della lingua italiana. I Sardi subirono un tale condizionamento che molti arrivarono a vergognarsi della propria lingua. Questo atteggiamento dello Stato Italiano ha consentito la creazione di molti pregiudizi nei confronti dell’apprendimento e dell’insegnamento della lingua sarda che purtroppo permangono tuttora.
    In realtà il peggior nemico della lingua sarda fu per decenni lo Stato centrale fin dal momento dell’adozione dell’italiano come lingua ufficiale del Regno d’Italia. ll suo apparato didattico fece una politica di contrapposizione delle due lingue e non una politica di integrazione e arricchimento culturale . Negli ultimi cinquant’anni invece i peggiori nemici della lingua Sarda sono stati i politici della Regione Autonoma della Sardegna che avrebbero avuto invece il dovere di tutelare e adottare, almeno come secondo idioma, la lingua parlata dal Popolo Sardo.
    Finora si è parlato del Sardo come un’unica lingua ma in realtà in Sardegna si parlano due lingue e non una. Il Sardo Logudorese e il Sardo Campidanese non sono due varianti della stessa lingua ma sono due lingue distinte, molto simili tra loro ma diverse. Se possiamo fare un paragone con altre lingue romanze si può affermare che il Sardo Logudorese e il Sardo Campidanese differiscono tra loro alla stessa maniera, per fare solo alcuni esempi, del Portoghese e del Gallego, del Castigliano (Spagnolo) e del Catalano e Asturiano-Leonese, e, tra le lingue slave, del Ceco e dello Slovacco.
    I primi documenti scritti indicano che tra il decimo e l’undicesimo secolo d.C. in Sardegna erano già in uso due lingue distinte parlato l’una al nord e l’altra al sud dell’isola. Questo significa che queste lingue vengono parlate da due millenni. Queste due lingue quindi sono molto antiche e forse sono antiche almeno quanto l’italiano. Le due lingue parlate in Sardegna sono lingue romanze in quanto derivate dal latino. Tra tutte le lingue romanze le due lingue sarde sono quelle più simili al latino parlato quotidianamente. Questa grande similitudine è dovuta all’isolamento della Sardegna, allo scarso apporto di popoli esterni e ai contatti molto limitati con popolazioni parlanti lingue diverse dal sardo. Per le stesse ragioni le lingue sarde sono molto ricche di lessico di substrato preromano particolarmente nei campi della toponomastica, della fitonomastica e della zoonomastica.
    Questa lunga premessa è indispensabile per poter parlare di uno standard linguistico per la lingua sarda. Finora le operazioni di normalizzazione di una lingua avvenute in varie parti del mondo si son rese necessarie allo scopo di avere un codice scritto comune. La normalizzazione è avvenuta nelle regioni in cui esistevano, come in Sardegna, tante varietà dialettali di una stessa lingua in numero quasi uguale a quello dei centri abitanti: in ogni paese esisteva un dialetto della stessa lingua. In generale si è scelta la parlata di un centro abitato che è diventata punto di riferimento per ogni successiva acquisizione. E’ stato scelto un minimo comune denominatore grammaticale, fonetico e lessicale eliminando nel contempo tutti i particolarismi.
    Mi risulta che mai è avvenuto che la standardizzazione o normalizzazione di una lingua sia avvenuta mischiando due lingue diverse e ottenendone una come standard.
    In applicazione della Legge Regionale n. 26/1997 e della Legge n. 482/1999 la Regione Sarda ha cercato scegliere uno standard per la lingua scritta in uscita per i documenti ufficiali della Regione. Nel 2001 ha individuato come standard la Limba Sarda Unificada (LSU) mentre nel 2006 ha scelto la Limba Sarda Comuna (LSC).
    In entrambi i casi la scelta è caduta solo su una delle due lingue parlate in Sardegna: la Lingua Sarda Logudorese. Naturalmente i parlanti la Lingua Sarda Campidanese si sono sentiti discriminati da questa scelta tanto da ritenerla inaccettabile. Tanto più che i Sardi che parlano la Lingua Sarda Campidanese sono all’incirca il doppio rispetto a quelli che parlano invece il Logudorese.
    Ma l’errore più grave che è stato fatto in questa fase di scelta è quello di non aver coinvolto gli operatori del settore cioè gli insegnanti , e tra questi soprattutto quelli che da tantissimi anni lavorano sul campo e hanno quindi gli strumenti per esprimere il loro autorevole parere. Non per niente le più feroci critiche a queste disposizioni sono venute proprio dal mondo della scuola che è rimasto peraltro inascoltato.
    L’impressione generale del mondo della scuola è che questo delicato settore sia gestito da incapaci e dilettanti e che tanto denaro pubblico venga sperperato senza arrivare al alcun risultato. Per risultato s’intende l’adozione obbligatoria di bilinguismo in tutte le scuole della Sardegna di ogni ordine e grado, la formazione degli insegnanti da utilizzare per l’insegnamento della Lingua Sarda, la produzione di materiale didattico per l’insegnamento, il riconoscimento della stessa dignità della Lingua Sarda e della Lingua Italiana in tutti i contesti sociali del Popolo Sardo.
    Poiché in Sardegna si parlano due lingue entrambe devono avere pari dignità. Devono essere emanate norme sia per una che per l’altra lingua. Non mi risulta che esistano leggi Europee, Italiane o Sarde che siano d’impedimento per l’adozione di due norme una per ciascuna lingua.
    Ora bisogna rimediare e farlo anche presto perché la lingua Sarda sta morendo. In mancanza di provvedimenti urgenti fra due generazioni la Lingua Sarda non esisterà più se non nei documenti come è avvenuto e avviene ogni giorno per tante altre lingue del mondo.
    Pubblicato in: Politica e società |

  13. Cazzo, esistono due lingue sarde!

    Cazzo!

    Non sono sono volgare, sto citando il mio amato Vittorione Zucconi di oggi.

    Ho appena scoperto che esistono due lingue sarde!

    Catzu, dimo’!

    Me l’ha fatto scoprire un medico.

    Si, ma un medico amico di un linguista.

    Leggete pure voi stessi: La lingua sarda è in prognosi riservata

    Il link me l’ha mandato un amico in vena di scherzi.

    Ora io sono un linguista amico di un medico: vi fareste visitare da me?

    Soprattutto se il medico fosse una scamorza e pure bugiardo?

    Si perché Oliviero Nioi è medico ed è pure amico di Blasco Ferrer.

    Ma si nci ammollat in sa linguistica.

    Un po’ come se io mi mettessi a parlare di ginecologia.

    Oddío, non è che non ne sappia proprio nulla. Diciamo pure che sono un cultore, ma…

    Ma forse anche Nioi è soltanto un umorista che per per vivere fa il medico.

    Vedremo nelle prossime puntate se riusciremo a risolvere Il mistero del Nioi linguista.

  14. Bolognesi è uno degli pseudolinguisti autoreferenziati al soldo della Cricca che gestisce in Regione la parte politica riguardante la Lingua Sarda. Pensa che lo studio della Lingua Sarda, sul campo e sui libri, possa essere risolto con le sue barzellette, oppure oltraggiando di continuo la memoria di Max Leopold Wagner. I linguisti Sardi referenziati che operano sul campo come Blasco, Paulis, Lupinu non scendono certo ai suoi livelli da bettola, da tzilleri, come si dice in sardo!

  15. Caro sig. Oliviero,

    Credo che siamo già tutti stati “presi in giro” da Bolognesi. Anche la sottoscritta, al contrario dei suoi amici, io mi abasso a quel livello, su chistionu de tzilleri ddu potzu fai deu puru, candu bollu… e a bortas sa genti no ddu cumprendit de atera manera. e non ho nessun problema di mandare Bolognesi pubblicamente a quel paese. cosa che ho fatto un paio di volte.

    Devo anche dire che Bolognesi non è sempre stato così. Negli ultimi anni è diventato sempre più ottuso e si è fatto prendere in giro dal sistema e dagli amici in Regione. A parte questo, sta facendo più politica (linguistica), di linguistica… così come tutti gli LSC’isti, visto che la maggior parte di loro, di linguistica non ne capisce una cibudda.

    A parte questo, non m’interessano i conflitti tra le singole persone. A me interessa la giustizia… E ciò che succede in Sardegna, non è giustizia, ma una grande porcheria.

    Chi dice il contrario, fa parte della crichetta o lo vorrebbe fare. Io sono uscita fuori, quando l’ho capito… sinceramente, anche troppo tardi… perché credevo is faulas, difatis.

    Buona serata.

  16. Cara Alexandra, leggo per puro caso – sono all’estero – gli scambi di cui sopra. E’ incredibile il livello di volgarita cui sono arrivati i sostenitori della LSC, sottolineo, della LSC e non del sardo. Non è una cosa nuova, ma mi auguro che impressioni sempre come se fosse la prima volta. Qua non si tratta di conflitti tra le persone – lei qui si sbaglia – ma unicamente di attacchi furibondi da parte di chi vorrebbe avere la strada spianata , facilitata dal potere (tante grazie), verso le mete illusorie che si è creato.

  17. Il sistema linguistico sardo, è nettamente autonomo rispetto agli altri sistemi linguistici neolatini. In realtà è costituito da due lingue, gemelle ma non omozigote. Il tentativo di creare una varietà unica, economicamente e tecnicamente utile, è fallita. Ed è fallita perché una parte di sardi crede di essere “puro” e considera “impuri gli altri. Si tratta di una ridicola ideologia nazionalistica e fondamentalmente razzista tenacemente arroccata in alcune ben determinate aree della Sardegna. Ma sono fuori tempo masimo: il nazionalismo, il razzismo e il fascismo sono stati sconfitti a suon di bombe dagli Alleati.
    Una, grande y libre diceva Francisco Franco, caudillo de España, mi ricorda certi discorsi in vari blog nazionalisti.

  18. Cara Alexandra,apo cumpresu su suntu de su tou discussu, e penso ca sos tuos sentimentos sun netos e jaros.Certu,si de iscrier in italianu l’aias iscritu in sardu,peri cun sa variante sarrabesa de Biddeputzi ca est bella meda, mi diat esser piaghidu de prusu.Soe de acordu cun tue pro cantu as nadu de “is baronis” ca deo nd’isco calchi cosa,e ispero chi sa politica de sa limba sarda mudet in presse sas bideas e calchi “barone” puru.Deo soe unu poeta improvisadore chi giro sa Sardigna fetende sas garas de poesia in limba sarda,in sa variante chi tue giamas logudoresu. Apo tentu s’onore mannu medas bortas de cantare pro Santa ‘Itoria in Sa bidda de mama tua,e ti devo narrer ca est unu populu de sos prus apassionados e cumpetentes de tota sa Sardigna, mancari deo cante in d’una variante diferente de s’issoro.Sa gara de poesia durat si e nono tres oras, tres oras de limba sarda in sa piata, pro mannos e minores,pro omines e feminas,ca no est beru ca sos minores no iscultana, iscultana e cumprendene.Sos chi non cumprendene,mi paret chi sunu sos chi chi sun faghinde de totu pro che ogare sa poesia improvisada dae sa politica de sa limba,sena ischire ne cumprender ca sena sos poetas improvisadores forsis sa limba sarda fit morta dae meda. Si caligunu aiat bidu s’efetu chi faghet una gara fata in d’un’iscola a sos giovanos aian cumpresu, ma bi at tzente chi tenet sa maladia de su protagonismu, e non cheret strobos in mesu,ma si non giamban modu de fagher e pessare, sa limba sighit a morrer, e issos sighini a fagher cunvegnos tra sos chi naran espertos,bi cheret cussu puru,ca cada limba cheret istudiada e ispiegada, ma bi Cheren puru sos chi la mantenin bia e caente.Non bi at mai tentu unu cunvegnu de sos chi sa Regione Sarda ordintzat dontz’annu chi apat bidu tra sos relatores unu poeta improvisadore,creo chi a parte su dannu siat puru una ‘irgonza manna,e tzente comente a tziu Remundu Piras,Peppe Sotgiu, Antoni Cubeddu,Tucone,Sassu,e tantos ateros chi an passadu sa vida fetende sos messageri de sa limba nostra s’an a furriare intro de sa tumba puru.
    Deo Alexa’.. penso ca una limba comuna si devet tenner,tocat a sos babbos e mamas su compitu de non fagher morrer sas variantes diferentes chi tenet dontzi bidda,faeddende su sardu a sos fitzos,dae cando suen su late de su sinu.Un’abratzu mannu,,e non ti straches mai de difender sos nostros valores.

  19. Ciao Bruno… grazie mille del tuo commento… molto gradito. si bieus… e ti naru ca deu bollu puru una lingua sarda, ma iat a essi prus democratica de su chi is baronis nosi bolint donai 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...