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Risposta ad Adriano Bomboi

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Adriano Bomboi mi ha postato il suo articolo nel mio facebook (http://www.sanatzione.eu/2013/02/lingua-sarda-e-lecito-o-meno-adottare-uno-standard/).

Ecco la mia risposta:

Caro Adriano,
Non so se ho capito bene ciò che volevi dire con il tuo post. Non credo che qualcuno la fuori metta in dubbio l’importanza di uno standard scritto. Io per lo meno non lo faccio. Credo che la standardizzazione del sardo sia molto importante. Siamo però già passato oltre. Il problema è la Limba Sarda Comuna (LSC). Le discussioni negli ambiti intellettuali  e linguistici riguardano questo tema. Credo che nessuno metta in dubbio che il sardo sia una lingua, la lingua dei sardi. Credo che nessuno sia contro l’uso del sardo nell’amministrazione e soprattutto nessuno sia contro l’inserimento del sardo nelle scuole per garantire la sua sopravvivenza.

Il problema qui è che per un processo di standardizzazione ci sono vari punti da rispettare. Seguendo lo schema di Haugen (1966), sono i seguenti 4:

The initiation in the case of linguistic form will be called the selection of a norm, while implementation will be referred to as the codification of form. In the case of linguistic function the initiation will here be known as the elaboration of function, while the implementation will be called acceptance by the community.

Cioè:
1. Selezione di una norma
2. Codificazione di una norma
3. Elaborazione di una norma
4. Accettazione della norma della comunità

Il primo punto è avvenuto. È stata scelta una norma. La LSC che è un sardo settentrionale con qualche elemento meridionale, mischiato con l’italiano (si veda il mio articolo: https://alexandrarrexinisarrexonus.wordpress.com/2013/02/02/la-verita-sulla-limba-sarda-comuna-lsc/ ).

Il secondo punto è stato raggiunto da quattro gatti “esperti di lingua sarda” che hanno “codificato” una cosa che fa ridere ai polli e soprattutto alle persone che parlano veramente il sardo e i parlanti di dialetti meridionali, infatti proprio per questo ci è stata la reazione, le “Ainas po su sardu. Arregulas…”

Nella LSC c’è scritto che la sua “elaborazione” avverrà tramite altre istituzioni, esperti e il popolo. Cosa che da sette anni NON è successa per niente. Non vi è stata nessuna riforma  della LSC, ma neanche un intento approssimativo. Sifanno delle conferenze per diffondere lo standard così com’è e basta.

Ciò che dico io è che sarà molto difficile che il popolo, la natzione sarda, accetti quella cosa. L’accetteranno se gli verrà imposta, nei media, nelle scuole e nell’amministrazione. Si fa con i sardi (soprattutto meridionali) ciò che gli italiani hanno fatto con i sardi.

Il “Language planning” di Haugen che poi tramite Kloss, Fishman e lui stesso fu portato al “Revised model of language planning” (1987) in Sardegna è stato ignorato al massimo. Sono state mischiati interessi politici e interessi di singole persone con la linguistica.

Non è una questione politica. La politica in un processo di standardizzazione ha certamente importanza per l’implemetazione nelle leggi, per i soldi che si spendono per la lingua e per altre cose, ma NON per il processo di standardizzazione in se.

E qui che nasce il problema tra gente come me e altri che voglio far finta che stiamo parlando di politica. Io e altre persone non hanno nessun problema con la questione di avere un sardo scritto, due o dieci, se lo vuole la maggior parte del popolo e se veramente il popolo avrà la possibilità di far parte del processo di standardizzazione. Ma fino adesso NON è affatto così.

Perché? Il problema è il modo in cui sono avvenuti i punti 1 e 2. e l’ignorare conseguentemente i punti 3 e 4. Questo ci porta al risultato che troviamo ora:

Unu carraxu.

Per quanto riguarda la tua domanda o affermazione:
“E allora le domande che dovremmo porci sono: ma chi è l’avversario della Lingua Sarda e della Sardegna? L’adozione della LSC oppure la costante e preponderante invasione dell’italiano? Certamente quest’ultima.”

Il problema è che la LSC è un unica invasione della lingua italiana. Si tratta di una “dialettalizzazione” del sardo, o come chiameresti questo:

“Is obbietivos fundamentales ant a èssere cussos de sa promotzione, de s’isvilupu e de s’aplicatzione de sa leges derivadas dae sa Lege Regionale 26/1997, dae sa Lege 482/99 de sa Repùblica Italiana e dae sa Carta Europea de is Limbas Regionales o de Minoria (1992), e fintzas s’elaboratzione e sa proposta de acontzos normativos a totus is livellos istitutzionales, in ue bi nde siat sa netzessidade; in prus, s’ente at a tènnere su dovere de vigilare a pitzus de s’aplicatzione de is polìticas linguìsticas istabilidas dae su guvernu sardu e de coordinare is atziones e is mesuras de is assessorados in matèria de polìtica linguìstica.”

“Gli obbiettivi fondamentali saranno quelli della promozione, dello sviluppo e dell’applicazione della legislazione derivante dalla Legge Regionale 26/1997, dalla Legge 482/99 della Repubblica Italiana e dalla Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie (1992), nonché l’elaborazione e la proposta di adeguamenti normativi a tutti i livelli istituzionali, ove ne emerga la necessità; inoltre, l’ente avrà il compito di vigilare sull’applicazione delle politiche linguistiche stabilite dal governo sardo e di coordinare le azioni e le misure degli assessorati in materia di politica linguistica.”
(http://progeturepublica.net/comunicati/politicas-linguisticas-in-progres-istitutu-pro-su-plurilinguismu/#.UMjQZ6xc0_A)

Altri esempi si trovano e li ho anche citati nel mio articolo menzionato su.

Scusa, ma ci siamo con la testa? Sinceramente e questo te lo dico con il cuore in mano. Preferisco che la lingua di mia nonna muoia con dignità prima che diventi un dialetto dell’italiano. Per me è la stessa cosa, anzi è ancora peggio.

Il sardo non è morto, ci sono ancora tanti parlanti del sardo. Veri parlanti del sardo. Sono e dovrebbero essere una fonte. Dovrebbero essere un aiuto per coloro che cercano di standardizzarla. Ogni volta che uno accenna questo punto, ti danno il “purista” o uno che non abbia capito che sia una cosa “normale” quando lingue sono in contatto.

Ma non è vero. Io non ho nessun problema con italianismi, anglicismi, cambiamenti di struttura… sì, quello sì che è normale… ma non la perdita di un intero sistema linguistico che modifica la morfologia, la sintassi e la logica di una lingua. Perdendo la logica di una lingua, si perde di pensare in quella lingua.

Chi ha letto Thomason & Kaufman “Language contact, creolization, and genetic linguistics” (1991) se ne rende conto che la LSC è una “creolizzazione” del sardo, ciò che i due linguisti chiamano “heavy borrowing”. Ciò succede soprattutto e prevalentemente nei paesi colonizzati.

Deu e is aterus ca tenint su matessi pensamentu miu, ant cumprendiu custu. Deu no bollu essi tzerraca, mi podint bociri a mei e a sa lingua mia, ma ap a essi libera. Imoi ddu seu poita apu scioberau una lingua emancipada, una lingua ca tenit arrexinis.

Certo, il mio sardo sarà sempre influenzato dal tedesco e dall’italiano o anche dallo spagnolo che ho imparato prima. Non parlerò e non scriverò mai il sardo come gente che lo ha imparato come lingua materna, ma ci posso provare.

La LSC di sicuro non fa parte di questo processo, almeno non così com’è adesso. Se si cercherà di coinvolgere anche gli altri punti (3 e 4 menzionati su), cioè prendere in considerazione l’opinione di altri intellettuali e altre proposte di standard, i comuni e i parlanti veri, per me va bene.

Ma fino a quando il monopolio sarà di gente che vuole fare politica e guadagnare soldi con il sangue e i pensieri dei miei antenati,  preferisco la morte della lingua sarda, ma almeno sarà una morte dignitosa.

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2 thoughts on “Risposta ad Adriano Bomboi

  1. In orabona ndi lompit calincunu chi, de foras, podit nai cosas giustas asuba de sa LSC! e chi nosu, de aìnturu, no si podeus atriviri a ddas nai ca seus luegus struncaus (e finsas atacaus personalmenti cun tìrria e sciamitudi) che a is inimigus de su sardu. Gràtzias Alexandra, po su chi ses faendi cun onestadi, cultura, connoscèntzia e stima po sa lìngua nosta.

    • T’agradessiu. Sa manera de cussa genti est diaderus bregungiosa. A dolu mannu no ddu apu cumprendiu innantis. Su problema est ca funt totus faulargius e is aterus funt innorantis o tenint tzidica me is ogus. Nci bolit unu traballu mannu po cambiai is cosas… perou as a biri ca sa giustissia at a binci. Su malu est cumenti unu boomerang…torrat sempiri. A si biri.

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