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Perché il sardo è una lingua (2012)

“A volte, dare una spiegazione sui vari tipi di lingue e linguaggi che esistono, è più facile per i non-linguisti che per linguisti. I non-linguisti differenziano in maniera chiara, per esempio distinguono facilmente tra lingua e dialetto. […]. I non-linguisti dichiarano una lingua quella che si scrive, invece i linguisti hanno imparato a ignorare questa differenza, anzi hanno scoperto che si tratta solo di una differenza fittizia […].” (Coulmas: 1985: 16).

Normalmente, oggigiorno nessuno metterebbe in dubbio che il sardo sia una lingua e non un dialetto dell’italiano. Ispirata però da una notizia di attualità, sono arrivata a chiedermi, con quale criterio le persone che lavorano nella Cassazione, si fanno le loro idee; Se in un tribunale per poter parlare di delitto, si chiamano esperti: medici, psicologhi, chimici ecc. Quando invece si parla di lingua? Non ci si dovrebbe forse affidare a nessun esperto? A quanto pare, in Italia succede. La Cassazione, con dei giudici che dovrebbero difendere la dignità delle persone e delle varie comunità, ha sentenziato, qualche settimana fa, che il sardo è un dialetto e non una lingua. Persone che ovviamente hanno studiato giurisprudenza e non linguistica.

A questo punto, dove sono i critici sardi? I linguisti e gli intellettuali, difensori della lingua sarda? Sono qui e si stanno lamentando. Sono usciti vari articoli nella pagina di in “Formaparis”, su Facebook e nei quotidiani sardi. Un partito indipendentista ha convocato un incontro a Cagliari, dal titolo: “Fine della lingua sarda?”, dove si parlerà di questo problema.

Essendo figlia di emigrati sardi, nata e cresciuta in Germania e avendo studiato romanistica e linguistica, sono rimasta veramente senza parole per l’accaduto. Per questo ed altri motivi vorrei offrire il mio modesto contributo “da fuori”.

Mi chiedo: Come mai sia possibile che oggigiorno esistano ancora incertezze generali sul fatto che il sardo sia una lingua propria e non un dialetto dell’italiano? Forse è così come dice Coulmas. Il problema è che non esiste una lingua sarda unificata scritta, accettata e adoperata dal Popolo Sardo, meglio: da tutti sardofoni. Questa situazione porta spesso ad alcuni non-linguisti, che sono ovviamente un numero molto più grande dei linguisti, a pensare che il sardo non sia a pari dignità con l’italiano.

Il purismo ottocentesco in Italia, il Fascismo italiano e la tarda riconoscenza (1999) delle lingue minoritarie nella Costituzione dello Stato Italiano, ha contribuito a far credere al Popolo Sardo che la loro lingua fosse un dialetto dell’italiano appunto. L’ha fatto credere non solo a loro, ma anche agli italiani. E per questo motivo, il sardo non ha mai avuto lo stesso prestigio dell’italiano.

In quest’articolo vorrei quindi avvicinarmi al problema della distinzione tra lingua e dialetto.

Considerando che il Sardo non possiede una forma di lingua scritta, accettata dalla maggior parte dei parlanti, dobbiamo stabilire altri criteri che dimostrino che il sardo non sia un dialetto. Di solito questi criteri non sono insiti nel “corpus” dell’idioma in considerazione, poiché ogni dialetto è funzionale come lo è una lingua (anche un dialetto ha parole, una grammatica, morfologia ecc. insomma: è un sistema composto da “materiale linguistico”).

Ciò che rimane allora, sono esclusivamente dei criteri sociologici e culturali, criteri che vorrei elencare qui di seguito. Ovviamente, riferendomi ad altri linguisti, testi scientifici di linguistica e sociolinguistica. Le citazioni, in lingue straniere sono state da me tradotte, in modo non lineare, rispettandone sempre l’autenticità del contenuto.

Iniziamo: La soluzione dei non-linguisti, di vedere nella lingua scritta l’aspetto più importante, è collegata al concetto di lingua=nazione. I dialetti elevati a lingue, lo sono diventati con la fondazione degli stati. Di solito questi dialetti erano la base della lingua letteraria, almeno in Italia con il fiorentino e le Tre Corone (Dante, Boccaccio e Petrarca) è stato così. Tutto questo accompagnato però da un processo storico.

“Dialetti e lingue d i v e n t a n o storiche ed è per questo motivo che in alcuni casi è molto difficile rispondere alla domanda ‘lingua o dialetto?‘, siccome in alcuni casi il processo non è ancora finito e non è ancora arrivato alla sua destinazione […].” (Coseriu: 1980: 108).

Per quanto riguarda il sardo questo processo è finito. L’unico problema è che i sardi non hanno una lingua standard scritta, accettata e usata dai parlanti del sardo. Una lingua sarda che utilizzano tutti i sardofoni e che s’insegna nelle scuole. Insomma: un sardo che si usa in “maniera normale” ovvero, normalizzato. Questo, secondo me, è l’unico passo, ancora da fare in Sardegna per rassegnare alla definitiva sconfitta i detrattori della nostra lingua.

Gli altri processi che rendono il sardo una lingua, sono stati compiuti. Processi e fatti che vorrei elencare.

1.   La politica linguistica

Spesso, nella letteratura linguistica che parla del sardo, si trova la frase di Max Weinreich:

„A shprakh iz a diyalekt mit an armey un a flot“ (Una lingua è un dialetto con alle spalle un esercito e una flotta), si veda per esempio: Bolognesi/ Heeringa: 2005: 19, Casula: 2010: 9, Stolfo: 2009: 27. Una metafora buona, ma non molto soddisfacente se si vuole veramente distinguere tra lingua e dialetto. La maggior parte degli autori che usano questa metafora, sono del parere che la “flotta e l’esercito” sia collegato al riconoscimento politico di una lingua. Questo criterio è il più noto di tutti:

“Parlare di Lingua Sarda è doppiamente giusto dal giorno in cui i sardi (un numero sufficiente di sardi) hanno deciso di esigerne il riconoscimento politico. Questo però non significa che il sardo sia ‘tecnicamente’ una lingua nel modo in cui lo è l’italiano o l’inglese. Un qualsiasi dialetto locale invece lo è. Le cosiddette lingue nazionali sono in genere dei dialetti che ‘hanno fatto carriera in politica’. […].” (Bolognesi: 2002: 37).

Se non si tratta di una lingua nazionale, il riconoscimento al livello politico di una lingua minoritaria è molto importante. Questo processo è avvenuto con la legge 482, del 1999, quando nella Costituzione Italiana sono state elencate per la prima volta le minoranze linguistiche. Sono state chiamate: “Lingue storiche”. Tra loro anche il sardo. La richiesta è stata già fatta da Salvi quasi venticinque anni prima (1975) nel suo libro “Le lingue tagliate”. Sono passati cinquant’anni dalla Costituzione Italiana del 1948, nella quale si scriveva solo che le minoranze linguistiche si devono tutelare. Prima del 1999 non sono mai state nominate.

2.   Il nome di una lingua.

”Il riconoscimento di una lingua avviene di solito, non solo se i parlanti stessi la riconoscono come tale, ma anche se lo fanno i parlanti di altre comunità. Una lingua storica è una raccolta di tradizioni storiche del parlare. Queste tradizioni storiche del parlare definiscono l’autonomia di una lingua. Questo viene riconosciuto dai parlanti stessi e dai parlanti di altre comunità linguistiche. Questo riconoscimento trova espressione aggiungendo a queste tradizioni storiche del parlare un adiectivum proprium. Per esempio chiamandole: ’lingua tedesca’, ’lingua inglese’, ’lingua francese’ e così via.” (Coseriu: 1980: 109).

In italiano si dice: la lingua sarda, in inglese: Sardinian language e in tedesco: Sardische Sprache, ecc. In tutte le lingue menzionate, al sardo è affiancato la parola “lingua”. I sardi  chiamano la loro lingua Limba/ Lingua Sarda (lingua sarda) o Su sardu. L’ultimo nome dimostra che non solo le combinazioni delle parole Limba Sarda si deve analizzare, ma anche il glottonimo (il nome di una lingua): Su Sardu (Il Sardo). Seguendo Back che ha fatto una ricerca sui vari tipi di glottonimi, il sardo fa parte del tipo 3.2 perché deriva dall’etnonimo (nome dell’ etnia).:

“Esistono aree linguistiche, dove i parlanti dichiarano di far parte di una sola comunità etnica. Di solito in queste aree si sono sviluppate più di una varietà regionale standard (dialetti scritti) invece di una lingua standard che fa lingua tetto alle altre norme. Ma comunque si usa solo un glottonimo per tutte queste varietà, il quale deriva dall’etnonimo, del sentimento d’unità della popolazione.” (Back: 1982: 235).

I sardi stessi si dichiarano minoranza etnica, il Popolo Sardo, non solo per la situazione geografica dell’essere un’isola, ma soprattutto perché si distinguono geneticamente da altre popolazioni europee.

3.   Appartenenza

Ancora non è stato discusso esplicitamente che cosa significa allora Lingua Sarda o Su Sardu, se non esiste una lingua tetto. Nel caso del sardo si tratta di una coesistenza di dialetti, dei dialetti sardi. Se si parla della Lingua Sarda, si sta parlando di uno di questi dialetti sardi che nel momento del parlare rappresenta la Lingua Sarda o Il Sardo, lo accenna anche Bolognesi nella citazione precedente. Bruno (1999: 88) usa, per questo fenomeno, la metafora termine ombrello.

LA lingua sarda non esiste, ogni dialetto sardo è Lingua Sarda o Su Sardu, è LA lingua. Questo dimostra che i parlanti sanno che i loro dialetti appartengono ad una famiglia linguistica, e che i dialetti sardi fanno parte di UNA lingua con tanti dialetti. Una lingua che NON fa parte del sistema linguistico italiano.

”Tutto sommato, possiamo dire che: Sebbene i sardi non abbiano una lingua standard, nel senso di una lingua sovraregionale, i parlanti si distinguono consciamente, tramite la loro lingua, dall’area culturale e linguistica italiana.” (Rindler Schjerve: 1982: 278).

4. La tradizione letteraria

La maggior parte dei dialetti sono d i v e n t a t e lingue sulla base di uno standard letterario. Kloss, distingue tra “Abstandsprachen“ (“lingue di distanza”) e “Ausbausprachen“ (“lingue in costruzione”). Il criterio più importante tra queste due è la letteratura (o la lingua scritta). Già la scelta terminologica di Kloss, indica la diversità tra questi due concetti.

“Abstandsprachen” sono le lingue che si distinguono ovviamente di altre sulla base della loro diversità strutturale. Per Kloss il sardo fa parte delle “Abstandsprachen” (1978: 28). In questo caso, la data della pubblicazione è molto importante, poiché il sardo in quel periodo non era neanche riconosciuto ufficialmente.

Kloss definisce il concetto di “Ausbausprache” così:

“Ausbausprachen sono ’lingue, che sono in costruzione, lingue che -nel loro essere in costruzione- si posso usare in vari luoghi perché sono diventate strumenti qualificati in certi ambiti’. Lingue che fanno parte di questa categoria, sono state riconosciute come tali perché sono state costruite o arricchite per servire come strumenti standardizzati per ogni faccenda letteraria.” (Kloss: 1978: 25).

Letteratura in lingua sarda esiste, non esiste una sola lingua sarda scritta (anche se esistono due tradizioni letterarie sarde, il “Campidanese Illustre” e il Logudorese Illustre”). Si scrive in sardo da mille anni. Si scriveva, e anche attualmente si scrive in sardo, basta vedere la raccolta di Tola (2006). Non si può quindi negare l’esistenza della storia letteraria sarda. Tutti i testi, scritti in sardo, sono l’evidenza di una tradizione letteraria storica sarda.

Oggigiorno, Kloss, probabilmente riconoscerebbe il sardo più come „Ausbausprache“, invece di „Abstandsprache“, siccome tutti i punti menzionati prima, la rendono tale. Al massimo, si potrebbe dire che il sardo non solo ha compiuto l’azione di d i v e n t a r e una lingua storica, ma che sta compiendo anche l’azione di  d i v e n t a r e una “Ausbausprache”. L’ultimo passo per arrivare a quest’obiettivo, così Kloss, è di arrivare a una lingua standard che non si usa solo per produrre letteratura, ma che venga usata anche in saggi, testi giornalistici e informativi (1978: 37).

Ciò che allora mette il dubbio ad alcuni sardi e infine anche alla Cassazione italiana, è il fatto di non voler riconoscere il sardo come lingua perché non esiste una lingua sarda scritta unitaria, come quella italiana, e il fatto che i sardi sono stati alfabetizzati in italiano rafforza questo sentimento, purtroppo.

Riassumiamo i criteri che sono stati menzionati. Criteri generali che possono far parte dell’“esercito e della flotta“ che rendono il sardo, una lingua storica. Certamente questi criteri possono essere ampliati e approfonditi.

1.   Il riconoscimento politico giuridico nella legge dello Stato, in questo caso quello Italiano con la legge nr.482 del 1999.

2.   Il nome di una lingua ”la lingua sarda“, “sa limba/lingua sarda”, “su sardu”, “il sardo”.

3.   La coscienza del popolo sardo che i loro dialetti appartengono a un altro sistema linguistico, quello sardo e non quello italiano.

4.   L’esistenza di letteratura, scritta in sardo, anche se non unitario.

5.   L’esistenza di una lingua standard scritta che funge come lingua tetto, sovraregionale.

La tesi che avevo stabilito all’inizio, ormai però non è più valida al cento per cento. Tant’è vero che non esiste UNO standard della lingua sarda, ma esistono vari. Anche l’ultimo criterio, menzionato qui, ormai è “in costruzione”; vari standard in competizione tra loro sono i candidati ufficiali e ufficiosi pronti ad assolvere questo compito.

Sotto i nostri occhi sta veramente nascendo LA lingua sarda. Stiamo arrivando a ciò che Coseriu chiama “l’Esemplare di una lingua” (1980: 113), tramite una koinè che, secondo me, si sta creando in questo momento. Si stanno già usando vari standard scritti del sardo che prima o poi si uniranno. Nascerà LA lingua sarda. Ci vorrà un po’ di tempo, l’importante è che i sardofoni continuino ad usare la loro lingua, sia nel parlato e anche nello scritto. Non solo gli intellettuali e gli scrittori, TUTTI.

Infine però, quest’ultimo criterio è l’unico criterio che alcuni NON-linguisti cercano di non vedere per evitare di dover riconoscere l’evidenza che il sardo è una lingua, una lingua al pari dell’italiano, e non un dialetto di quest’ultimo. Allora quale sarebbe la soluzione per convincere gli ultimi scettici, e infine tutti coloro che in Cassazione non sono stati in grado di chiamare un esperto che inesorabilmente gli avrebbe confermato che il sardo è una lingua e non un dialetto?

A mio modesto avviso ci si dovrebbe avvicinare ad UNO standard scritto, usando le varie proposte di standard che esistono. Ogni comune sardofono in Sardegna dovrebbe avere la libertà di scegliere quale standard vuole adottare. Ormai si possono scegliere: La Limba Sarda Unificada, Limba de Mesania, Limba Sarda Comuna, Grammatica di Lepori, Ainas po su Sardu, Grafia Sarda Comuna di Bolognesi,  ecc.

Tutte queste proposte di standard scritto (e altre) si usano già in internet ed altri posti. Sinceramente, negli ultimi anni ho osservato un processo di avvicinamento tra loro, perché infondo, si capiscono tutti, poiché stanno scrivendo la stessa lingua: Su Sardu. Questo passo, tra l’altro democratico, si dovrebbe fare per arrivare ad UNA “Lingua Esemplare” che tutti i sardi accettino e usino quotidianamente, questo senza eliminare le specificità locali nel parlato.

Tutto questo, lo dovrebbe scegliere il Popolo Sardo e non la Regione Autonoma della Sardegna. La RAS dovrebbe fungere solo come rappresentante del popolo, così come la Cassazione.

So che sembra che questa mia idea crei solo caos, ma anche questo “caos” alla fine, in futuro, sarà un processo, un passo storico nel tempo, nel D I V E N T A R E.

Il sardo si dovrebbe: insegnare nelle scuole, usarlo nei media, inserire un esame obbligatorio in concorsi pubblici, usarlo sempre e da per tutto. In maniera tale che un giudice della Cassazione non possa arrivare a comprare neanche un pacchetto di sigarette in Sardegna, senza un vocabolario sardo-italiano. Se così fosse, nessuno metterebbe in dubbio che il sardo È una lingua e non un dialetto.

Si parla sempre di “difesa della lingua sarda”, invece di fare un “attacco con la lingua sarda”. Certamente, scrivendo questo, non ho scoperto l’America, ma secondo me il bravo linguista scrive le cose che i parlanti sanno già, ma che a volte vanno ricordate e riportate alla coscienza dell’essere umano.

Solo un’ultima domanda mi tormenta. Se tutti i sardofoni iniziassero a scrivere lettere minatorie ai giudici della Cassazione, naturalmente in lingua sarda, potrebbero essere citati in giudizio?

Alexandra Porcu, Berlino

Bibliografia:

Back, Otto (1982): „Sprachsituationen und Sprachennamen“, in: Braga, Giorgio / Monti Civelli, Ester (Hrsg.) Linguistic problems and European unity, Milano: Franco Angeli Editore (233-237).

Bolognesi, Roberto (1999): “Per un approccio sincronico alla linguistica e alla standardizzazione del sardo”, in: Bolognesi, Roberto / Helsloot, Karijn (Hrsg.): (1999): La lingua sarda. L’identità socioculturale della Sardegna nel prossimo millenio. Pro loco di Senorbì. Atti del convegno di Quartu Sant’ Elena 9-10 Maggio 1997, Cagliari: Condaghes (27-97).

Bolognesi, Roberto / Heeringa, Wilbert (2005): Sardegna fra tante lingue, Cagliari: Condaghes.

Bruno, Nello (1999): “Per un approccio comunicativo alla lingua sarda. Aspetti metodologici e didattici.”, in: Bolognesi, Roberto / Helsloot, Karijn (Hrsg.) La lingua sarda. L’identità socioculturale della Sardegna nel prossimo millenio. Pro loco di Senorbì. Atti del convegno di Quartu Sant’ Elena 9-10 Maggio 1997, Cagliari: Condaghes (81-97).

Casula, Francesco (2010): La Lingua Sarda e l’insegnamento a scuola. La legislazione europea, italiana e sarda a tutela delle minoranze linguistiche, Cagliari: ALFA EDITRICE.

Coseriu, Eugenio (1980): „Historische Sprache und Dialekt“, in: Göschel, Joachim/ Ivić, Pavle/ Kehr, Kurt (Hrsg.) Dialekt und Dialektologie. Ergebnisse des internationalen Symposiums ‚Zur Theorie des Dialekts’, Marburg/ Lahn, 5.-10. September 1977, Wiesbaden: Franz Steiner Verlag (106- 122).

Coulmas, Florian (1985): Sprache und Staat. Studien zur Sprachplanung und Sprachpolitik, Berlin-NewYork: Walter de Gruyter.

Kloss, Heinz (1978): Die Entwicklungen neuer germanischer Kultursprachen seit 18.00, Düsseldorf: Pädagogischer Verlag Schwann.

Rindler Schjerve, Rosita (1982): „Der Sprachenstreit in Sardinien und die Frage der ’Lingua Sarda’”, in: Braga, Giorgio / Monti Civelli, Ester (Hrsg.) Linguistic problems and European unity, Milano: Franco Angeli Editore (274-281).

Salvi, Sergio (1975): Le lingue tagliate. Storia delle minoranze linguistiche in Italia, Milano: Rizzoli.

Stolfo, Marco (2009): Si ses europeu, faedda in sardu. Deghe annos de Lege 482/1999, Sardigna, Italia, Europa, Ghilarza: Iskra.

Tola, Salvatore (2006): La letteratura in lingua sarda. Testi, autori, vicende, Cagliari: CUEC.359784

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8 thoughts on “Perché il sardo è una lingua (2012)

  1. Queste polemiche sono sempre un po’ sterili. Ci si dimentica che qualsiasi dialetto è (anche) una lingua. E’ un rapporto di differenza inclusiva, una specificazione. Il significato della “specificazione” può essere inteso in modo più o meno politico come lei fa. Il tutto però non ha nulla a che fare con la dignità della lingua, della variante, del dialetto.
    Il Sardo è una lingua? no, è una famiglia linguistica. è una lingua nazionale? no. il Sardo-campidanese è una lingua? sì. le lingue sarde sono completamentamente autonome dalla famiglia italica? ma neanche per sogno.
    e infine…perfino la “lingua italiana standard” è una “variante regionale” assurta a lingua nazionale.
    La Cassazione ha probabilmente torto, come lei dice, solo che le sue argomentazioni non lo dimostrano.

    • Caro… io ho riportato fonti. Lei è assolutamente libero di cercare di disdire i miei argomenti riportando delle fonti che dimostrano che ho torto. La scienza funziona così. Fino a quando lei dice solo che i miei argomenti non lo dimostrano, no ha detto niente al livello scientifico, ha dato solo un opinione personale che sinceramente in un discorso come il mio non contano. Sii più preciso e ne possiamo parlare, ma sparare a zero, fa poco effetto e dimostra solo che lei non ha capito il mio discorso. Grazie comunque del commento.

  2. La logica che non mi convince è appunto quella ribadita nella risposta. Io uso esattamente la stessa bibliografia del suo articolo.
    Solo che secondo me non dicono quello che lei sostiene.
    “Dialetti e lingue d i v e n t a n o storiche ed è per questo motivo che in alcuni casi è molto difficile rispondere alla domanda ‘lingua o dialetto” (Coseriu: 1980: 108)…. è appunto quel che dico quando nomino la variante colta Toscana divenuta lingua nazionale.
    Si badi, non intendevo affatto negare l’affermazione contenuta nel titolo, quanto sottolineare che si tratta di polemiche sterili dato che, tralasciando l’innegabile fatto che l’italiano è una lingua nazionale mentre il sardo no (il che daccapo non implica affatto che il sardo non sia una lingua) le polemiche su lingua e dialetto riguardano, per dirla con la sua bibliografia, una “differenza fittizia” (Coulmas: 1985: 16).
    p.s. tendo a essere stringato nei commenti per non appesantire la lettura, e la brevità può essere scambiata per “sparare a zero”. me ne scuso.

    • Lei scrive e non dice niente. Non ha capito che qui si tratta di un approccio di definizione alla diferenza tra dialetto e lingua, visto che queste definizioni spesso e volentieri nella linguistica vengono poco discussi. Mi sa che io qui non uso da nessuna parte la parola ‘nazione’ o ‘nazionale’, per ciò lei sta aggiungendo un concetto che nel mio discorso non c’entra niente. Ovviamente è chiaro che ogni dialetto e alquanto funzionale come una lingua, ma questo non toglie il fatto che abbiamo dei concetti di lingua e dialetto. Io qui ho cercato di avvicinarmi al concetto di lingua nelle nostre società. Se non è convinto del elenco che ho fatto, i cinque punti che potrebbero essere importanti per distinguere le definizioni, è invitato di scrivere e farlo meglio e più convincente. Facile. Buona giornata.

  3. Ciao,

    nel primo punto da lei menzionato, secondo me non ha capito che io intendo la stessa cosa. Così come il toscano è “diventato” lingua, così lo potrebbe diventare ogni altro dialetto. Non significa che ogni dialetto che sta per diventare lingua, diventi una lingua nazionale. Io la parola “nazionale” non la discuto, è una cosa che lei ora sta inserendo, ma io non ne parlo. Non parlo di lingue nazionali, parlo di dialetti primari (del latino) dei quali alcuni sono diventati “autonomi”, secondo me per i fattori che ho elencato ed altri.

    Il concetto di “lingua sarda” viene definito come “termine ombrello” (Nello Bruno) per un insieme di dialetti che però si distinguono da altri dialetti in Italia per il fatto che non fanno parte della lingua italiana, ma di quella sarda. Perché questo? Per i motivi che ho elencato ed altri.

    Le parole (la loro etimologia) “dialetto” e “lingua” in greco non hanno una grande differenza dal punto di vista del significato. Infatti come lei dice giustamente, ogni dialetto è lingua e ogni lingua dovrebbe essere dialetto. Invece noi non usiamo questi termini così. Perché no? Per i punti da me elencati (ed altri).

    Il campidanese, così come il logudorese… ma anche entrando in ogni piccola bidda, il lodino, il san vitese, ecc… sono sempre la “lingua sarda” per eccellenza, non avendo uno standard. Infatti volevo arrivare qui. Il punto che a tante persone fa sempre pensare che il sardo non fosse una lingua (storica) è sempre la questione dello standard… mentre non è solo lo scritto che fa una lingua, ma anche tutti gli altri aspetti da me elencati.

    Un altro dialetto primario che in questo momento sta per “diventare lingua” è il Galiciano per esempio… per quanto io sappia almeno è abbastanza vicino ad avviarsi a questa strada. Ancora non sappiamo se cela farà… O anche il tedesco della Svizzera. Mi sa che si sta ancora bisticciando su questo. Perché non è una lingua, sebbene la Svizzera sia una nazione? Discorsi interessanti, laddove a me piace anche molto lasciar un pochino di spazio per altre idee.

    Comunque, io ho solo cercato di dare una definizione, di fare un elenco per la distinzione tra lingua e dialetto… che tra l’altro si potrebbe ancora molto approfondire, leggendo Coseriu. Cosa intende con dialetti primari, secondari e terziari. Secondo me fa un discorso geniale e qualcuno dovrebbe tradurre il suo articolo scritto dal tedesco (1980) all’italiano.

    Se lei non è convinto, è ancora invitato di dare una miglior risposta, una definizione tra “dialetto” e “lingua”.

    Se poi vuole farlo anche per “lingua” e “lingua nazionale”, ben venga. Io comunque non ne stavo parlando.

    Buona giornata.

  4. Se non ne stava parlando…allora la Cassazione non c’entra proprio nulla.
    Lei aggiunge il concetto di lingua nazionale quando parla di: ” inserire un esame obbligatorio in concorsi pubblici…usarlo sempre e dappertutto”; no, mi spiace, ma questo è appunto un privilegio della lingua nazionale. non può fare un esame obbligatorio per un concorso pubblico che escluda un, che so, campano o un veneto. questa è l’unica accezione in cui la lingua “vale” più del dialetto, e lei l’ha utilizzata, ancorché implicitamente.
    per il resto non c’è alcuna differenza e può dire tranquillamente che il Sardo è una lingua. La cassazione interviene appunto quando la questione linguistica tocca elementi di diritto, come quelli da lei accennati. Allora o il riferimento alla cassazione non c’entra nulla oppure c’entra. Se c’entra, come lei asserisce sia nella premessa che nelle conclusioni, allora la questione è esclusivamente quella di status linguistico nazionale (o riconosciuto, come nel caso delle minoranze linguistiche in Alto Adige per esempio). La cassazione nella sentenza in parola non è mai entrata in questioni di tipo linguistico se non per la parte in cui incidono su diritti di difesa e accusa. I GIORNALI titolano “il sardo non è una lingua”….ma in realtà, al di là degli utilizzi impropri delle parole “lingua/dialetto” che sicuramente si possono rimpoverare ai giudici, quello che era in discussione è: il sardo ha diritto alla trascrizione delle intercettazioni nella propria lingua e viceversa? No. Perchè? Perché appunto non si tratta né di una lingua nazionale né di una minoranza linguistica riconosciuta (dalla legge, non dai linguisti).
    Il Sardo è una lingua…ma questo non implica affatto dei diritti equiparabili all’Italiano in termini giuridici. E questo ha *esclusivamente* a che fare con lo status di lingua nazionale. Altrimenti non si capisce cosa c’entri la Cassazione con il suo articolo (che poi è il senso del mio primo commento)

    • Per quanto riguarda il riconoscimento giuridico del sardo come minoranza linguistica, sei in errore. Esiste eccome (e da un bel po’ di tempo). Poi, che al momento non abbia affatto diritti equiparabili all’italiano non ci piove, ma ciò non implica né impedisce che in futuro non possa assurgere al medesimo status; al massimo, limitandoci a semplici considerazioni, è improbabile che accada, dal momento che l’italiano sta invadendo (in gran parte dell’isola, è purtroppo già successo) quel residuo campo colloquiale che il sardo era riuscito a preservare nel corso del tempo.

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